Antony Teodosio

Speciale Stray e la psicologia del fascino felino

Ritrovare la strada di casa non è cosa facile, soprattutto se ti perdi in un luogo completamente sconosciuto, ostile e senza punti di riferimento. Sopravvivenza, salvezza, amicizia, collaborazione, speranza, ma anche inquinamento, disuguaglianza sociale. Questi sono alcuni dei temi toccati da Stray, il lavoro sviluppato da BlueTwelve Studio.


Tutti questi punti e argomenti si collocano su una base ben solida che accompagna tutta la storia, il senso di umanità.
Umanità così forte e resistente al tempo che paradossalmente, nell’affascinante storia di Stray, trascende il genere umano e viene ereditata e mantenuta da dei robot. Proprio loro abitano solitari un vecchio bunker, un rifugio programmato per non far entrare ed uscire nessuno.

Il protagonista di quest’avventura non è un supereroe tutto muscoli e armato fino ai denti, piuttosto tra le tante qualità del suo genere troviamo l’agilità, la furbizia, un bel po’ di vite più degli altri, è esploratore, curioso e ha qualcosa di così tremendamente carismatico. È un gatto!

Ci sono dei meccanismi alla base dell’attrazione umana per gli stimoli infantili, compresi quelli animali.


L’etologo Konrad Lorenz nel 1943 descrisse le caratteristiche facciali in grado di suscitare una risposta attentiva ed emotiva in chi le osserva. In particolare con il termine baby schema (Kindchenschema) Lorentz si riferisce ad un insieme che include un viso rotondo, occhi grandi e un naso e una bocca piccoli. Questa struttura tipicamente infantile innesca una risposta di maggiore attenzione, cura, affetto e protezione così come una minore probabilità di aggressività nei confronti del bambino. Le evidenze scientifiche indicano che questi stimoli attivano aree cerebrali coinvolte nell’attenzione, ricompensa, emozioni, empatia e controllo motorio.

Studi recenti hanno evidenziato come questi stimoli si possono generalizzare anche agli animali, sia reali sia alle loro rappresentazioni come i personaggi dei cartoni, e ancora, agli oggetti inanimati come peluches e giocattoli.
Gli esseri umani sono quindi predisposti per natura a reagire ed a preferire un certo tipo di fisionomia a cominciare già all’età di tre anni.

La tenerezza trasmessa dai cuccioli umani e animali non passa solo attraverso il canale visivo, ma anche quello uditivo come la risata di un bambino oppure il dolce miagolio di un gattino. O ancora tattile, come la pelle morbida di un neonato ma anche il soffice pelo animale, e persino olfattivo.

Alcuni animali domestici come il gatto e il cane conservano alcune caratteristiche morfologiche e comportamentali tipicamente infantili anche in età adulta. Questa conservazione di caratteristiche tipiche di un periodo giovanile viene chiamata neotenia, e, per alcuni studiosi, potrebbe essere il risultato di anni di addomesticamento. L’ipotesi di base è che comportamenti e caratteristiche fisiche infantili degli animali domestici, potrebbero spiegare l’attrazione umana verso questi ultimi.

Passando al personaggio di Stray, gli ingredienti sono tanti, abbiamo un bel micio dal pelo arancione, occhi grandi e verdi e un piacevole miagolio pronto al nostro comando.

Nei primi cinque minuti della storia lo vediamo strofinarsi affettuosamente e giocare con i suoi simili mentre trova riparo da una forte pioggia. Sgattaiola egregiamente in un territorio suggestivo per poi precipitare, sotto gli occhi dei suoi compagni, in una fogna, ferito e solo.

Quindi in poco tempo abbiamo un focus attentivo sul protagonista, facilitato dalle sue caratteristiche sopra citate. L’evento sfortunato della caduta (aspetto negativo legato alla sopravvivenza) del nostro già tenero personaggio aggiunge una struttura emotiva con empatia e compassione che ci spinge a prenderci cura di lui.
Risultato, la ricetta perfetta per creare un attaccamento.
 
In ambito psicologico con il termine attaccamento si fa riferimento ad un preciso tipo di modalità di relazione, un legame, che l’individuo cerca istintivamente al fine di proteggersi, per ricercare la propria serenità, il nutrimento affettivo. Sono questi elementi fondamentali per un corretto sviluppo psico-fisico.  

Lo psichiatra inglese John Bowlby nella prima metà del 1900 nota l’importanza cruciale di tali elementi ed inizia ad interrogarsi su quali possono essere le conseguenze di un eventuale tipo di attaccamento non congruente alle esigenze dell’individuo. Identifica diverse tipologie di attaccamento, tra cui sicuro o insicuro. Approfondisce poi il nucleo tematico sui meccanismi che si attivano all’interno di questa relazione particolare e, in base a questi meccanismi, quale può essere il modo migliore per dare ai bambini un attaccamento sicuro e quindi più funzionale per lo sviluppo.

Attaccamento sicuro è tornare nelle braccia della mia persona di riferimento.

Per meglio chiarire questo concetto possiamo dire, in sintesi, che avere un attaccamento sicuro significa sentirsi sicuri e protetti. Avere un attaccamento insicuro implica invece una moltitudine di emozioni concomitanti e contrastanti verso le figure di riferimento. Amore, dipendenza, paura del rifiuto, vigilanza e irritabilità. La relazione di attaccamento si sviluppa solitamente nella prima infanzia, interessa alcune fasi ed esita in attaccamento sicuro o insicuro.

Ma cosa significa avere una relazione di attaccamento sicuro o insicuro? Innanzi tutto avere un attaccamento sicuro fornisce al bambino una “base sicura”. In altre parole, si sente libero di esplorare il mondo intorno a sé se ha la consapevolezza di poter tornare nelle braccia della persona di riferimento. La consapevolezza quindi che c’è un porto sicuro dove rifugiarsi in caso di tempesta.

E di tempeste, si sa, quante nella vita se ne devono affrontare! E questo farà crescere l’individuo con maggiore sicurezza di sé, in grado di affrontare la vita con una più giusta determinazione, non in balia di ansie separative.

Per concludere ritengo che il personaggio di Stray, più di altri, si avvicina al messaggio educativo e di sviluppo emotivo necessari per un più possibile funzionale sviluppo psico-fisico. Certamente nessun personaggio virtuale potrà mai sostituire le braccia accoglienti e le parole di conforto della nostra figura di riferimento. Tuttavia è degno di nota che possa quanto meno coadiuvare tale funzione genitoriale, specialmente nel contesto in cui siamo immersi, noi ed i nostri figli, quale quello virtuale.

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