Ho giocato Minecraft Earth, ed è stata un’esperienza intensa e appassionante. Ma breve. Ho giocato Minecraft Earth e vorrei non essere costretto a dire che è stata un’esperienza molto breve, un qualcosa di pochi mesi che ricorda molti dei miei rapporti con l’altro sesso. 

Covid, ma perché? Perché dovevi portarmi via proprio quel gioco? Non ti bastava separarmi dai nuovi colleghi prima ancora che stringessimo un legame, e non ti bastava nemmeno isolarmi in casa a rigettare i contatti umani. È così, vero? 

Eppure io non posso dare tutta la colpa a te. Devo essere obiettivo e darla anche all’amico intangibile che sto compiangendo – e parlo di Minecraft Earth, non del mio irascibile amico immaginario Pietro a cui non piace perdere tempo. Me la devo prendere con Mojang, la mamma del mio amico, e devo farlo senza scendere ancora più nel dettaglio con le similitudini sulla famiglia. 

Mojang, maledetta, questa era un’idea da mettere in ginocchio Pokemon GO a volerci scommettere sopra. E invece non c’è stato nemmeno tempo di goderselo per l’estate 2021.

Sei in campagna, punti la fotocamera su uno spiazzo d’erba e un secondo dopo sei a scazzottare un Creeper.

Che poi non è che il gameplay fosse così complesso. Presente Minecraft, no? Coi suoi cubi di terra, acqua poco credibile. Pianticelle in 2D, alberi dal tronco cubico e animali squadrati. 

Earth è stato il tentativo di Mojang di affacciarsi sul mondo della realtà aumentata, proiettando la propria IP di punta (forse anche l’unica) nel mondo reale. Una mappa squadrata in pieno stile Minecraft da navigare camminando all’aria aperta, con qualche animale e oggetto sparso qua e là.

Si sta praticamente descrivendo Minecraft, ma la novità che ha mandato in brodo di giuggiole chi scrive era proprio l’implementazione della realtà aumentata. Perché se da un lato Niantic fa proiettare i Pokémon sul terreno, ora anche con un cenno di occlusione, Mojang doveva pur inventarsi qualcosa a riguardo. Insomma, cosa vuoi proiettare di Minecraft sul mondo reale?

La risposta, in realtà, è davvero banale. Blocchi, di qualsiasi tipo. Basta trovarli in giro per la mappa e raccoglierli. Qui entra in gioco l’altro marchio di fabbrica del gioco Mojang: i dungeon. Anche quelli ci sono in Earth, e una volta trovato il modo di accederli offrono l’esperienza completa del gioco originale (beh, un po’ ridotta magari).

Conquista e costruisci, come Minecraft ma di fronte a te.

Le meccaniche di gioco sono tutte qua. Trova i dungeon, pesta di botte gli abomini che li abitano e appropriati delle risorse che offrono. E volendo anche del dungeon. In pratica ogni sessione si trasformava in un lotta e saccheggia, che più che Minecraft ricorda lo stereotipo di pirati di una volta.

E non sono ancora arrivato alla parte più bella. La collezione di bestiame? No, non quella. Però non l’ho detto: Earth aveva una collezione di bestiame, oltre che di blocchi. Ogni animale domestico, blocco, ricompensa raccolta viene catalogata in un giga raccoglitore, dove appare davvero di tutto – anche mucche simili a quella della Milka, chissà perché. Proprio non me le ricordo le mucche viola in Minecraft.

Però oltre che per collezione i materiali erano utilizzabili. Ecco, arrivo finalmente alla ciliegina sulla torta: il gioco offre ai giocatori la possibilità di costruire basi di varia grandezza, e decorarle come preferiscono. Si piazzano sul mondo reale con la realtà aumentata, e restano in quel punto geografico finché non vengono rimosse. Una figata astrale, che non si vedeva dai tempi delle basi in Pokémon Zaffiro e Rubino.

Ed è un po’ tutto qua quello che offriva Minecraft Earth. Vuoi perché è stato soppresso prima di attecchire, vuoi che magari avrebbe comunque fatto una finaccia. Ma che aveva di così entusiasmante, vi chiederete?

Se non altro entusiasma che una casa di blocchi in Earth è probabilmente l'unica di proprietà che potrò mai permettermi.

È vero che manca del contesto, cioè che scrive qualcuno che le basi segrete le ha sempre adorate alla follia. Aprire il costone di una montagna, chiudersi chissà come dentro a decorare, lasciando solo uno spiraglio per spiare l’esterno sogghignando. Sono bastate due righe a far trasparire una visione del prodotto in oggetto piuttosto imparziale, suppongo.

Eppure un gioco, oltre ad essere un prodotto, è anche la percezione che se ne ha.

Motivo per cui The Last Of Us Parte 2 è stato amato e odiato al contempo, o per cui i sequel in generale fanno sempre schifo ma non proprio sempre. Il problema di Minecraft Earth è stato con ogni probabilità anche la percezione che si ha del prodotto di partenza. Oltre che il già citato Covid (causa indiretta della chiusura dei server) e, ancora probabilmente, una mancata pubblicità al prodotto.

Troppi pochi giocatori per Minecraft Earth. Troppo pochi a provare un prodotto di cui probabilmente avrebbero davvero goduto, complice un lockdown nemmeno quattro mesi dopo il primo rilascio del gioco. Così Earth è caduto nel fondo oscuro della botola facendo appena appena capolino. Un anno e mezzo è durato il poveretto, mentre agitava la mano cercando di farsi notare che usciva dal seminterrato.

Forse tutto sommato non avrebbe mai offerto nulla. Probabilmente sarebbe stato la moda di un periodo, poi sarebbe finito oscurato dalla vena ecologica di Pikmin Bloom. Ma chi può dirlo, ormai? Un’occasione se la meritava proprio. Ma ormai è troppo tardi per compiangere, non si può far altro che salutare un gioco che non ha mai spopolato, morto ormai da quasi un anno a questa parte.

Non ha mai spopolato, se non nella mia testa. Lì dentro immaginavo un futuro rose e fiori per un prodotto che sembra così banale. Resterà tutto là dentro, e qualsiasi cosa io dica non sarò in grado di rendere giustizia al poco che c’è da spiegare. Addio, casa di blocchi – unica di proprietà che potrò mai permettermi. Questa breve, bizzarra avventura si è conclusa in uno sbuffo di fumo.

L’unica casa davvero mia per sempre ormai è persa nell’etere delle campagne laziali.

Hai altre domande, bisogno di aiuto o semplicemente ti va di parlare di videogiochi? Ci trovi anche al Baretto Videoludico, a cercare di portare il nostro medium preferito oltre le regole.

#LiveTheRebellion