2007. Sei ancora tra i banchi di scuola e, tornato a casa accendi la tua PlayStation 2 con dentro Ben 10: Protectors of the Earth, quello che è palesemente un copia-incolla di God of War ma con meno sangue e donne nude. Fortunatamente sei ancora troppo giovane per essere così antipatico e noioso e ti godi il gioco, le trasformazioni aliene di Ben Tennyson e le boss fight piene di Quick-Time-Event dinamici.

O anche Batman Begins.

Poi ti svegli. E anche tutto sudato. Sei nel 2022 e non è stata la razza umana a essersi estinta, ma a restare in pochi sulla faccia della Terra sono i videogiochi su licenza.

Cos’è un ”Tie-In

Facciamo prima un lungo passo indietro, cosa sono i videogiochi su licenza?

Banalmente, è un videogioco che prende la licenza da qualcosa che già esiste e lo trasporta in forma videoludica. L’opposto di Proprietà Intellettuale (la famosa IP) che è un prodotto che nasce dalla mente di qualcuno, come uno studio di sviluppo nel nostro caso.

Prestare una licenza non è niente di nuovo, esiste da sempre, in tutti gli ambiti, con i libri che diventano film, e questi a loro volta diventano appunto videogiochi, da cui poi nascono altri film.

La storia dei Tie-in può anche essere definita come l’approccio di Spider-Man nei videogiochi

L’industria dell’intrattenimento ha sempre giocato con la crossmedialità in modo da agguantare più clienti possibili, propinando loro storie riproposte secondo le diverse regole dei medium.

E così nasce il comunemente chiamato tie-in, ovvero (in questo caso) il videogioco su licenza. Sapete tutti di cosa sto parlando, poichè a definire un videogiocatore, casual o meno, non è se conosce quel personaggio di League of Legends o se sa battere un boss di Dark Souls con il solo utilizzo delle palle, ma se ha mai giocato a un gioco di Spider-Man.

La vita

Ma adesso, se i prodotti su licenza sono qualcosa che può generare incredibile qualità come la trilogia del Signore degli Anelli per il cinema (e assolutamente non quella dello Hobbit), quella sarà stata la prima pietra scagliata per i videogiochi?

Quel gioco di E.T. e un pessimo videogioco su Indiana Jones e i Predatori dell’Arca Perduta. Due completi fallimenti su tutta la linea. Come qualcuno possa aver anche solo pensato che questa idea potesse avere un futuro dopo i primi due esperimenti mi è ignoto, ma lo ringrazio.

Bello ve’?

E se si è videogiocatori, si sa, bisogna sempre aspettare. E infatti c’è da aspettare fino al 1997, anno dove i tie-in escono da questa sfera di ridicole produzioni accalappiasoldi e diventano dei veri e propri videogiochi con Goldeneye 007 (anche perché I Have No Mouth And I Must Scream non se l’è cagato nessuno).

Il gioco su James Bond non è un semplice ottimo titolo basata sulla licenza del materiale originale, ma è il padre di tutti gli sparatutto competitivi.

Da allora, c’è molta più serietà nello sviluppo dei videogiochi su licenza, e con le nuove sorprendenti console, c’era una gran voglia di sperimentare.

Sulla prima PlayStation infatti ogni film Disney, anime o supereroe che fosse degno di questo titolo avevano un videogioco dedicato. E anche di qualità.

Tutti ricordiamo Hercules, Harry Potter e la Pietra Filosofale fatto da EA Games quando erano persone competenti e il mitico Spider-Man che fece cagare sotto ognuno di noi con la fusione tra Carnage e Octopus. Che tempi.

I tie-in allora funzionano, certo, si osava poco, ma erano tempi di cambiamento per i videogiochi, e andava bene così.

Lo splendore

La vera epoca d’oro per i videogiochi su licenza sta nella sesta generazione di console.

Una volta compreso che un prodotto vende e che i clienti lo richiedono, che si fa? Ovviamente lo si pubblica in quantità industriale.

In quella generazione, ogni film DOVEVA avere il suo videogioco, e infatti vediamo delle piccole perle come quello basato su King Kong di Peter Jackson, Enter the Matrix che è perfino canonico e anche il gioco di Kung Fu Panda. Ma ve lo ricordate quello su Kung Fu Panda? Non c’era nessuna necessità che degli sviluppatori incaricati di creare un titolo su un buon film Dreamworks realizzassero un prodotto così ben realizzato, eppure l’hanno fatto.

E, oltre ai giochi sull’Uomo Ragno a cadenza quasi mensile, penso che ogni videogiocatore custodisca un bel ricordo di qualche tie-in pubblicato in quella generazione.

La caduta

Il problema arriva con la settima generazione.

L’epoca di Wii, Xbox 360 e PlayStation 3 ha portato tanti problemi all’industria. In primis perché stata proprio la prima volta che il settore iniziò a essere visto come una vera industria, ed è stato un grosso periodo di transizione, dove abbiamo assistito a decisamente troppi FPS.

E i problemi colpivano anche gli sviluppatori di terze parti. Non è una novità, chi non era all’interno di uno studio Sony o Microsoft ha ammesso di aver avuto grandi difficoltà a lavorare con console così potenti, specialmente se si voleva creare un titolo più che valido.

Di fatto i tie-in sono quasi morti in questa generazione. Seppur i giochi basati su anime hanno trovato il loro salvatore con la saga di Naruto Storm, il filone ispirato ai film era sul baratro, con quasi nessun titolo memorabile a esclusione di Star Wars il Potere della Forza e, ovviamente, i giochi di Spider-Man.

Gli altri supereroi se la passavano malissimo. Tutti i primi giochi ispirati alle prime pellicole del MCU sono usciti una schifezza e ciò ha portato la Marvel a smettere di pubblicare titoli sul proprio universo cinematografico.

La morte

Ma c’era anche dell’altro. Non erano solo le console a diventare più potenti, ma anche i cellulari. E indovinate un po’, fare videogiochi per cellulare è molto più semplice.

Questo che vuol dire? Che adesso ogni film, serie TV o qualsiasi altro prodotto mainstream non ha più un titolo dedicato per console, ma una app per mobile, che nove volte su dieci faceva schifo.

Questo mi fece male al cuore

Tutti gestionali pieni di microtransazioni o giochi a turno che non aspettavano altro di iniziare a farti prendere la mano che diventavano insuperabili se non cacciavi 100€ dal tuo portafoglio.

Ed è triste dirlo, ma la situazione attuale dei videogiochi su licenza è ancora questa. Un settore relegato al Mobile per convenienza, dove si predilige di gran lunga lavorare a titoli fatti per guadagnare piuttosto che per essere semplicemente dei bei videogiochi. E con ciò non intendo dire che i il Mobile Gaming faccia schifo, ma che i tie-in fatti per Mobile sono le operazioni più pigre sul mercato.

Vediamo come questa idea di lavoro col tempo abbia assorbito anche gli anime, che ormai scarseggiano sul mercato console, ma ognuno attivo su Mobile con un Gacha game. Fortunatamente ogni tanto c’è anche qualche bella uscita come Dragon Ball Z Kakarot o il più recente videogioco di Demon Slayer.

I miracoli

Ma, in quella torpida settima generazione non ci sono stati solo lati negativi, anzi, vi è stata una riscoperta, un nuovo modo di vedere i giochi su licenza, e il suo protagonista è proprio un supereroe: Batman.

L’eroe di cui avevamo bisogno, ma che non meritavamo.

Non era una novità per un videogioco il prendere un prodotto e riproporlo in chiave videoludica seppur scollegato dai fatti descritti in un film o un libro, basti vedere ogni videogioco su Spider-Man (ovviamente) che raccontava una trama originale.

Tuttavia, nessuno prima d’ora realizzò un titolo su licenza con lo stesso budget e la stessa qualità di Batman Arkham Asylum. Il videogioco non ha soltanto impigrito tutta l’industria che a ogni action ci schiaffava sopra una copia del sistema di combattimento, ma è stato il primo a diventare un tale successo da crearci un intera serie di videogiochi, con annessa continuità e universo collegato.

Tutto esplose con il sequel, Arkham City, ancora oggi uno dei più migliori videogiochi di licenza di tutti i tempi.

E da questa idea di reimmaginare i tie-in che abbiamo avuto capolavori come The Witcher 3, ma anche Jedi Fallen Order, o i vari titoli usciti bene sui supereroi come Spider-Man (e quando mai) o il nuovo Guardians of the Galaxy.

Conosciamo tutti questa faccia.

I videogiochi possono molto di più di un film o un libro, solo che questi lo stanno scoprendo da poco, e di conseguenza è più che normale che questi rimescolino gli elementi per creare qualcosa di nuovo in forma ludica.

Certo, mi manca ancora la sensazione di uscire dalla sala di un cinema e potermici divertire con il videogioco su licenza a casa, ma se non altro è un piccolo passo che i videogiochi stanno facendo per allontanarsi sempre di più dagli altri medium e concentrarsi sul proprio.

Adesso c’è davvero da attendere i giochi su licenza, non solo perchè si è appasionati del materiale originale, ma anche perchè si può trattare di un ottimo videogioco.

E ovviamente al momento della scrittura di questo articolo c’è un gioco su Spider-Man in sviluppo.

#LiveTheRebellion