Sta girando in queste ore uno spot di Nintendo Switch. Chi leggerà si domanderà “Ma questa notizia più da News +, sembra da News”! Ed è qui che vi sbagliate. Infatti la casa di Kyoto, per la prima volta, ha incluso in uno spot una coppia gay. Segno di voler dare un messaggio altamente inclusivo per vendere la propria console. Infatti il messaggio che vuole trasmettere il colosso è molto forte.

Sta dicendo, implicitamente, che la Switch è una console adatta per tutti i tipi di famiglia. Laddove Sony e Microsoft se la giocano sui 4K e sulla velocità di caricamento dei giochini, Nintendo gioca la carta dell’inclusività nel suo spot. Se non fosse che…

Dall’altra parte della barricata gli omossesuali non esistono.

Tomodachi Life è un simulatore di vita reale, sviluppato nel 2014 per 3DS da Nintendo.L’obbiettivo del gioco, era quello di poter immergere quanto più possibile il giocatore in nel mondo di gioco attraverso l’utilizzo dei Mii. Per chi non lo sapesse i Mii sono gli avatar, creati dal giocatore, ed utilizzabili all’interno dei giochi Nintendo.

Il titolo, all’uscita venne fortemente criticato perché, non era possibile celebrare matrimoni omossesuali. Immaginatevi di creare il vostro avatar e non poter “impersonare la vostra sessualità“. Specialmente in un simulatore di vita reale. Ha dell’assurdo! Contando che già The Sims, altro simulatore di vita, permetteva relazioni omossesuali in The Sims 2. E parliamo di un gioco del 2004!

Partono le scuse, non la voglia di risolvere

Nintendum: Nintendo pensa così tanto a tutti che la sua fanbase fa una redutcio ad nintendum per qualsiasi prodotto esca sul mercato.

Dopo le critiche, Nintendo dal suo sito, scrive delle scuse che suonano più o meno come Ci scusiamo, ma non vogliamo apportare modifiche al gioco. Ed è triste come cosa. Un’azienda che, con l’uscita di Wii, si pone al pubblico come un’azienda che fa del videogioco, un medium accessibile a tutti, non può permettersi di eliminare una parte dell’utenza. Non rendi il tuo medium inclusivo. Si può benissimo pensare che sia stato una sorta di passo falso, visto che, si non hanno cambiato la feature nel gioco, ma hanno comunque detto che nel prossimo Tomodachi, relazioni omossesuali saranno ammesse.

Simbolo che per l’azienda, forse, le opinioni dei suoi acquirenti contino qualcosa. Di sicuro lo spot della Switch, ha dell’unico. Come detto ad inizio articolo, includere una coppia gay, da un forte segnale al pubblico. Anzi sono stati i primi ed unici, a voler volgere lo sguardo ad una fetta di pubblico dimenticata dai competitor. Si spera che, nel prossimo futuro, messaggi del genere possano essere sempre più frequenti. Rendendo il medium che amiamo inclusivo ed accessibile per tutti.

Ma quindi giochi inclusivi esistono?

Tentavi sono stati fatti nel corso dei anni. Ma purtroppo i risultati sono stati molte volte disastrosi. Prendiamo come esempio Overwatch. In quel titolo, purtroppo, l’aver messo personaggi omossesuali, era più una trovata di marketing. In un Fps Arena, sapere l’orientamento sessuale di una persona, non aiuta ad immedesimarsi. Come ad esempio The Last of Us: Parte 2. In quanto la scrittura del personaggio di Ellie e del suo orientamento, servivano per poter imbastire un discorso di inclusività, anche quando il mondo ormai è andato a farsi benedire. E che in un mondo ormai alla deriva, non esiste più una distinzione fra etero ed omossesuali. Sicuramente nel panorama mainstream è possibile segnalare “Gone Home“, walking simulator che affronta la lotta delle communità LGBTQ+ durante i primi anni 90.

Tentavi sono stati fatti nel corso dei anni. Ma purtroppo i risultati sono stati molte volte disastrosi

E nel panorama Indie?

Nel panorama Indie esistono molti altri titoli da segnalare. Tra questi, mi sento di segnalare, “Coming Out Simulator” di Nicky Case. Opera parzialmente autobiografica e rilasciata in maniera gratuita. La storia pone enfasi sulla difficoltà del coming out, ma sopratutto sulle scelte e di come queste definiscano il nostro essere.

La mossa di Nintendo, dopo il passo falso di Tomodachi Life, vuole essere una prima e seria apertura, sull’inclusività di questo medium. Speriamo che anche nel prossimo futuro, molte altre aziende vogliano percorrere questa strada.

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