Ep. 36: Ma ce li ricordiamo gli anni ’90?
Luca D'Angelo

News+ Gioco in community, il nuovo PvP

Una realtà utopica o una utopica realtà?

Il 2019 si chiude con un vago presentimento di gioco in community nel futuro del gaming. No, non sto parlando del multiplayer in cooperativa tipo Pirate Warriors. Quello là è fine a sé stesso, si corre un po’ in giro insieme a far più punti degli altri e poi si rivende il gioco. Tutto sommato nemmeno il co-op riesce a mettere il guinzaglio alla vena PvP che è in noi. Il tipo di videogioco di cui vi parlo è appunto quello che promuove il gioco in community, che è ben diverso.

Ma sì, pensateci bene.

A voler essere banali c’è Pokémon GO, che invece di morire nel 2016 come ci si aspettava è ancora vivo e molto in voga. Capostipite di una stirpe seguito da giochi in realtà aumentata su Harry Potter e Minecraft, dallo stesso produttore e più o meno con lo stesso pubblico target. Sono tutti lì a proiettare immagini virtuali sull’erba, ma dall’altro lato dello schermo ovviamente non c’è nulla. Perché inseguire l’immagine virtuale di una creatura finta? Perché perdere tempo e diottrie invece di fare una normale passeggiata in un parco?

Allontanatevi un po' dallo schermo e guardatevi intorno.

Nel gioco in community non è sull’immagine dentro lo schermo che ci si dovrebbe concentrare. Accanto allo schermo, accanto a noi, ci sono spesso altre persone, appassionati dei nostri stessi deliri virtuali. Ma sì, chi se ne importa di fare una foto con un Pokémon, e di Harry ne incontri a bizzeffe al Lucca Comics – se sei fortunato anche quello originale, chissà. Il punto è che nello scattare abbiamo coinvolto qualcuno che magari nemmeno conoscevamo fino a due ore fa, e tra una gara a chi ha più cromatici o IV perfetti ci scappa anche una risata.

Forse stanno cercando di dirci qualcosa?

Buttate via la banale co-op dietro uno schermo, in cui c’è comunque quel punteggio maledetto che inizia una competizione a chi ce l’ha più… alto. Considerate invece il gioco con una comunità di persone. Tanto perché smettere di parlarne diventa impossibile, l’idea dietro Death Stranding è che siate da soli di fronte allo schermo ma mai effettivamente soli. Altri come voi hanno un joystick in mano, e le loro azioni lasciano un segno sul mondo che abitate. Pokémon GO abbatte anche la barriera della TV, per giocare nel mondo reale e connettersi – appunto – con altre persone, creare un senso di community tramite eventi periodici. Il gioco in comunità aiuta le persone ad aprirsi almeno un po’, cercando nel mentre di far scattare qualcosa.

Il gioco in comunità, sia di Kojima che di Niantic, punta a farvi riflettere: forse ci stiamo separando gli uni dagli altri? Uno più dell’altro vogliono lanciare una call-to-action tramite lo schermo, urlando alle persone che molte cose ci stanno separando e che c’è bisogno di tenersi più a contatto. Buonismi a parte dicono basta al PvP, o almeno offrono un’alternativa mostrando gli effetti e vagamente l’agente.

Puntano a creare un senso di community che contribuisce al mondo. Ormai la sete di spararci addosso (per finta) l’abbiamo più che soddisfatta, e coi nuovi CoD possiamo continuare ogni anno o due. Costruite un ponte in-game se vi basta, oppure puntate più in alto.

Basta che deponiate le armi e vi armiate di attrezzi.