Il vaso di Pandora sui loot box è aperto, è anche il nostro paese scende in campo con il documentario tutto italiano “The Loot Box”. All’ombra della mole vanvitelliana torinese due realtà decidono di scendere in campo per dire la loro. Fisheye Production e Fine Production vi racconteranno, con il loro documentario intitolato “The Loot Box”, l’ascesa di questo problema. Verrà analizzato non solo il nostro punto di vista, di gamer, ma anche quello degli sviluppatori. Questa inchiesta verrà condotta da chi, come noi, ama i videogiochi. Noi abbiamo assistito, in questi ultimi anni al proliferare di questo virus. Il pericolo di compromettere seriamente il concetto stesso di videogame è tangibile.

La storiografia videoludica segna una milestone con riferimento al problema delle loot box. Siamo nell’ottobre del 2017 quando esplode il caso Star Wars Battelfront II. Electronic Arts, con questo acclamato tripla A, decide di sperimentare un utilizzo massivo di microtransazioni anche finalizzate al grinding dei personaggi. Fino a quel momento non si era mai arrivati a tanto. La reazione degli utenti è stata dura. Ben presto si è trasformata in una rivolta furiosa nei confronti della software house americana.

La storia videoludica moderna fissa qui l’inizio del clamore mediatico verso argomenti quali loot box, micropagamenti, microtransazioni legati al mondo dei videogiochi.

the loot box documentario
Questi nuovi modelli di business applicati al nostro divertimento hanno svegliato l’attenzione di organi istituzionali locali e organizzazioni mondiali.

L’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, con la pubblicazione dell’11ma edizione della classificazione internazionale delle malattie, ha identificato, per la prima volta in assoluto, una patologia chiamata “gaming disorder”. Questo disturbo sembra essere collegato a una vera e propria dipendenza dal medium videoludico. È facile domandarsi quanto di tutto ciò è da ricondurre a questo dilagante fenomeno.

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Ma non è soltanto un problema patologico. Diverse commissioni, formatesi in tutto il mondo, hanno indagato sul problema delle loot box. Delle pericolose somiglianze con meccanismi e logiche molto vicine al gioco d’azzardo sono state identificate. Il vantaggio ottenuto con l’apertura di un pacchetto, di una cassa, di un forziere, è soggettivamente o oggettivamente utile?

A questa domanda sicuramente dovranno rispondere le software house che più ne abusano nei loro videogiochi. Sicuramente dovranno trovare delle argomentazioni valide. L’opinione pubblica e della community dei gamer li aspetta al varco. Sicuramente da non seguire l’esempio di Electronic Arts. L’accostare la logica delle loot box a quella dell’apertura di un ovetto kinder non è consigliabile.

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Questa piccola ma funzionale divagazione serve a far capire il terreno in cui attecchiranno le idee di questo documentario. Il nostro paese è ancora poco avvezzo a problemi di questo tipo. La ritrosia comportamentale e ideologica nei confronti del medium videoludico è, purtroppo, ancora dilagante.

I ragazzi di Fisheye Production e Fine Production hanno avviato una campagna di crowdfunding per sostenere il progetto. Questo terminerà alla fine del 2019. Lo sviluppo vero e proprio partirà a inizio 2020.

La mole di lavoro è importante ma tanto di Mole loro se ne intendono. L’argomento è spinoso per cui a loro va tutto il nostro sostegno. Tenetevi solo liberi per l’inizio del 2021.

Dopo l’uscita della PS5 si andrà al cinema a vedere “The Loot Box”.

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