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Perché, dopo tutti questi anni, dovrei ancora giocare un’avventura pokémon? Un gioco ripetitivo, vecchio e che sembra non ascoltare la voce dei giocatori… ma ha anche dei difetti.

Dopo l’uscita del trailer di Pokémon Spada e Scudo, mi sono ritrovato a ragionare sulla mia esperienza con i giochi pokémon.

 

Anno dopo anno, generazione dopo generazione, mi sono avventurato nelle regioni di quel mondo dove vivono creature fantastiche dove ho vissuto avventure incredibili. Ma nonostante questo non mi sono mai fermato a chiedermi il perché.

 

In realtà anche per molti altri giochi (o saghe) non l’ho mai fatto, ma con i pokémon è un po’ diverso. I vari capitoli che sono usciti hanno diversi punti deboli che nel tempo mi avrebbero probabilmente fatto perdere interesse per molti altri giochi, eppure non è successo.

 

Un altro gioco pokémon? Dopo tutto questo tempo? Sempre.

 

In questo articolo, prima cercheremo di vedere quali sono i principali problemi dei giochi pokémon e poi analizzeremo 3 motivi per cui continuare a giocare, generazione dopo generazione.

 

I problemi nei giochi pokémon

 

Missingno

 

Se adesso mettessi a confronto pokémon rosso e pokémon ultra sole, mi troverei di fronte ad alcune differenze abissali tra i due titoli, ma ci sono voluti 20 anni per ottenerle e ci ritroviamo comunque di fronte ad un gioco che, alla base, presenta ancora gli stessi problemi.

 

La ripetitività del gameplay, che aggiunge qualche meccanica nuova di capitolo in capitolo ma che non si sconvolge mai del tutto e che non è sufficiente a dare una rinfrescata alla serie, rendendo i nuovi giochi una copia di quelli precedenti che, seppur migliorata, sempre una copia rimane.

 

il modo in cui si viene al mondo è irrilevante, è quello che fai del dono della vita che stabilisce chi sei

La poca maturità delle trame e dei personaggi (salvo poche eccezioni), che, finchè sei un bambino può andar bene, ma quando cresci che motivo ti danno di continuare a giocarci?

Qualcuno potrà dire “Beh, ma pokémon è un brand per bambini!” ed è vero, sono assolutamente d’accordo, ma questa non è una giustificazione per non riuscire a trasmettere dei messaggi più profondi.

Ve l’ho già dimostrato quando vi ho parlato di Ni No Kuni o Final Fantasy X, ma possiamo anche cambiare settore e guardare un film della Disney o una serie animata come Steven Universe: ci sono sempre dei messaggi più maturi che per i bambini è difficile cogliere (in maniera diretta almeno) ma che rimangono impressi e che contribuiscono alla crescita e che, in questo caso, potrebbero anche convincere un adulto a continuare la sua avventura nel mondo pokémon.

 

La mancanza di “modernità” perché, se confrontato ad un qualsiasi altro RPG moderno, pokémon è rimasto indietro anni luce: missioni secondarie assenti o veramente pessime, mondi finti 3D legati ad una telecamera fissa che ne limita l’esplorazione, mancanza di sfida nei combattimenti contro l’Intelligenza Artificiale (anche se in Ultra Sole e in Ultra Luna, il boss finale e il post game hanno cercato di alzare l’asticella, questo non è sufficiente).

 

 

Infine, sembra che Game Freak e The Pokémon Company, non ascoltino la voce dei loro giocatori, che chiedono a gran voce meccaniche come i pokémon che ti seguono o quelli visibili nell’open world e che vengono accontentati sí all’uscita di Let’s Go Pikachu e Eevee (che, dite quello che volete, ma sono spin off), per poi essere nuovamente presi in giro quando già dal primo trailer di Spada e Scudo queste meccaniche sembrano essere sparite (non so voi, ma io sono rimasto deluso dalla cosa).

 

Insomma, perché continuo a giocarci? Ci ho ragionato un po’ e ho tirato fuori 3 motivi per cui continuo anno dopo anno a prendere in mano la mia console e ricominciare un’avventura nel mondo dei pokémon. Queste 3 ragioni non eliminano i problemi precedenti ma mi spingono a comprare i nuovi capitoli.

 

Gotta catch’em all!

La prima motivazione che mi sono dato è: il collezionismo.

 

Catturarne uno è un’esperienza ineguagliabile

Fin da pokémon rosso e blu (o rosso e verde se vogliamo essere precisi) le varie generazioni sono sempre state composte da 2 o più capitoli complementari. Ogni versione ha le sue specie uniche che non sono catturabili nell’altra versione, rendendo il fattore collezionismo una sfida che non si può superare da soli.

Se a questo poi aggiungiamo 3 starter, di cui solo 1 ottenibile all’inizio del gioco e che costituisce la prima e più importante scelta di ogni capitolo, otteniamo qualcosa di unico nel panorama videoludico.

 

La voglia di catturarli tutti, legata alla necessità di interagire, dal vivo o da remoto, con altri giocatori è da sempre uno dei punti di forza del brand.

Ogni nuovo gioco introduce nuove specie da scoprire e catturare, ognuna con le sue mosse e con le sue caratteristiche e si inizia a giocare ancora prima di avere in mano la cartuccia: “Quale versione sceglierò? Quale leggendario mi accompagnerà nella mia avventura? E quale sarà il mio starter?”

I Choose You

Praticamente un metagaming all’ennesima potenza che crea un gioco nel gioco e che rende il tutto molto più longevo di quanto non dovrebbe essere.

 

La sfida

Ma come, prima mi elenchi la mancanza di sfida tra i problemi principali del gioco e adesso me la metti tra i motivi per cui continuare a giocarci?

Si, e no. La sfida di cui sto parlando non è quella legata alla difficoltà delle IA del gioco, non solo quella almeno.

 

Uno dei punti forti di questi giochi è l’immedesimazione, noi siamo il protagonista, noi alleniamo e alleviamo i pokémon, noi li facciamo combattere, noi sconfiggiamo il team malvagio e noi arriviamo ad ottenere il titolo di campioni della lega pokémon.

 

Ma questo lo facciamo tutti, la differenza è che ognuno di noi puó vivere l’avventura in maniera diversa, creandosi una sfida personale, ritornando al concetto di metagame, creando una sfida nella sfida.

 

I titoli pokémon permettono al giocatore di affrontarli in maniera diversa a seconda del proprio stile e delle proprie preferenze.

 

C’è chi gioca solo per viversi la storia e catturare i pokémon, magari da casual gamer a cui non interessa mettere alla prova le proprie capacità ma vuole solo divertirsi e rilassarsi vivendo un’avventura.

Gotta catch'em all

Ci sono i collezionisti, che giocano principalmente per ottenere tutti i pokémon.

 

Addirittura c’è chi prova a costruire un LivingDex, in pratica tenendo nei Box non solo un esemplare per ogni specie, ma uno per ogni stadio evolutivo.

 

Alcuni magari tentano anche di catturare ogni pokémon con una specifica ball o di ottenere un esemplare femmina o maschio a seconda della specie o ancora vanno a caccia di Shiny per infoltire la collezione.

 

 

Pokémon forti.
Pokémon deboli…

Poi c’è il pro gamer, che non si limita a catturare un pokémon, ma cerca quello con una natura favorevole, che abbia delle statistiche alte, magari con un’abilità particolare.

 

…Sono distinzioni dettate dall’egoismo…

Alleva i pokémon e attraverso il “breeding” cerca di far schiudere delle uova che contengono esemplari piú forti, con mosse particolari e con le nature da lui scelte.

 

…Gli allenatori davvero in gamba dovrebbero vincere con i loro preferiti.

Il tutto finalizzato a creare un team competitivo, perché sì, il competitivo pokémon è un mondo incredibile. Nella sua infantilità apparente, è nascosto un gioco strategico che può mettere alla prova anche il giocatore più appassionato. E, se come me non siete dei giocatori competitivi, potete comunque divertirvi a guardarlo (ero un po’ scettico inizialmente, ma è veramente molto divertente).

 

Insomma, ognuno può crearsi la propria difficoltà e, se ti stanchi di giocare in un modo, puoi provare ad approcciarti al gioco in maniera differente.

 

Oppure, puoi provare una Nuzlocke Challenge 😉

 

Effetto nostalgia

Tutti noi ci siamo avvicinati al mondo dei pokémon quando eravamo piccoli.

 

A portata d’immaginazione, esiste un luogo magico…

Il primo a cui giocai io fu pokémon rosso (e subito dopo giallo) su un emulatore per pc, ma la mia prima vera cartuccia fu pokémon argento. Ricordo ancora quando tornai a casa e là, sopra la mensola, la figura di Lugia brillava e sembrava chiamarmi a sé. Cyndaquil fu il mio primo starter, ma ricominciai più volte il gioco provandoli tutti e nella mia partita storica scelsi chikorita per accompagnarmi nella regione di Johto e in quella di Kanto poi.

 

…in cui creature magnifiche…
 

Tutt’ora quando vivo un’avventura pokémon, mi tornano in mente le memorie di un tempo ormai andato, le estati passate a giocare con i miei amici, gli scambi di pokémon ma anche le grandi sfide per vedere chi era il migliore.

 

Uno dei ricordi più belli è di un’estate in Grecia.

 

dotate di poteri incredibili…

Nei bungalow vicini al nostro c’erano due bambini, credo fossero inglesi. Io ero piccolo, l’inglese lo capivo a fatica e anche parlare era complicato, ma la lingua non era un ostacolo.

 

…aiutano a realizzare i sogni…

Fu durante quell’estate che iniziai la mia avventura storica in pokémon argento, grazie a quei due bambini riuscii ad ottenere tutti gli starter e cominciai una partita che durò per anni. Bastò tirare fuori i nostri gameboy advance che subito la comunicazione non era piú un problema.

 

Ci capivamo al volo e dove non arrivavano le parole arrivava la fantasia, legata ad un mondo dove avevamo vissuto avventure più grandi di noi.

…è il mondo dei Pokémon

Non ho mai finito del tutto il pokédex di quel gioco, e dovetti aspettare pokémon Y per decidermi a completarne uno al 100%, ma sarò sempre legato alla terra di Johto, a Lugia a Ho-oh e al mio Meganium.

 

Never Grown up

 

Difficilmente ci si avvicina la prima volta ad un gioco pokémon da adulti

Ma quando il tempo passa, si continua a giocare, legati ad un ricordo lontano, ad un profumo di estate e ad una vecchia console che racchiudeva un mondo incredibile.