Vi è mai capitato di ritrovarvi faccia a faccia con uno degli idoli della vostra infanzia?

 

Non si è mai preparati al momento in cui ci si ritroverà effettivamente di fronte a una persona che si stima e si ammira profondamente. Specie se quella persona ha contribuito a cambiare la tua vita per il meglio (ma questo potrebbe essere argomento di un altro speciale).

Un paio di settimane fa, chi scrive ha avuto l’occasione di partecipare all’MCM Comic-Con, una fiera del fumetto e del videogioco organizzata in quel di Londra ben due volte l’anno. Era la seconda volta che partecipavamo all’evento sotto la bandiera di I Love Videogames, e non era sicuramente il primo evento che vedeva la nostra presenza in veste di inviati. Questa volta, però, tra gli innumerevoli ospiti dell’evento figurava David Hayter, storica voce di Solid Snake e Big Boss nella serie di Metal Gear Solid, dal primo capitolo fino al quarto (spin-off inclusi).

E non eravamo preparati all’emozione che ci avrebbe investiti, una volta incontrato il doppiatore in corridoio. La mia faccia nella foto sottostante è anche troppo esplicativa.

 

David Hayter Selfie

David Hayter: un serpente che doppia, scrive, recita
Per chi non conoscesse David Hayter (e ci chiediamo come mai il nostro webmaster non vi abbia ancora blacklistati sul sito), il doppiatore americano-canadese è noto principalmente per aver dato la voce al personaggio di Snake, ma la sua carriera vede impieghi anche come sceneggiatore e attore sul grande schermo. Tra le altre cose, Hayter ha il vanto di aver scritto la sceneggiatura di Watchmen e dei primi due X-Men, un traguardo sicuramente niente male per uno sceneggiatore professionista. Oltre ad apprezzare i suoi lavori, però, la maggioranza lo ama per la sua interpretazione del protagonista di Metal Gear Solid, una saga che – a detta dello stesso Hayter – sembra aver cambiato la vita a molte persone e videogiocatori.

 

David Hayter MCM Comic Con

David Hayter durante l’intervista all’MCM Comic Con di Londra

 

L’intervista
Quel giorno, al Comic Con, l’intervista si sarebbe svolta in un formato simile a una conferenza stampa, con David Hayter dietro una scrivania e una serie di giornalisti a rivolgergli delle domande. Eravamo in corridoio di fronte alla sala stampa, emozionati ma professionali e pronti all’intervista. Poi, David Hayter è arrivato; e la professionalità ha ceduto all’emozione di un bambino.

Vi è mai capitato di ritrovarvi faccia a faccia con uno degli idoli della vostra infanzia? A noi è successo con una voce.

Kept you waiting, huh?, ci ha chiesto il buon Hayter, prima di lasciarsi andare in qualche selfie in cui pronunciava la parola “Metal Gear”.

Poi, l’intervista è iniziata. Siamo riusciti a rivolgere un buon numero di domande, alternandoci ai giornalisti ufficiali dell’evento stesso. Di seguito un montaggio video dell’intervista (in Inglese), con trascrizione delle domande e risposte in coda.

 

 

Giornalista MCM – “Puoi parlarci della ‘magia’ del Comic Con, e del perché secondo te così tante persone, dalle vite così tanto diverse, trovano tutte una casa qui?”

David Hayter – “Be’, ne parlavamo la scorsa notte, è un posto in cui tutti sono accettati per quello che amano, e in cui si riuniscono per celebrare quello che amano. E, sai, si parlava di ‘un amico di un mio amico’, un uomo di due metri che fa cosplay di Rey da Star Wars, ed è meraviglioso. Ovviamente non era sempre così: un tempo chiunque fosse ‘nerd’ o ‘geek’ veniva un po’ emarginato, e questo sembra un posto in cui tutti possono fare liberamente quello che amano e quello che farebbero ogni giorno, ed è grandioso. È una cosa rara, a questo mondo.”

 

MCM – “Non senti un po’ uno strano ‘senso di responsabilità’ per tutto ciò, considerato che il primo X-Men è stato visto da molti come un turning point per il mondo dei fumetti, da allora reso mainstream in modi che prima non avevano mai avuto successo?”

DH – “Be’, sì, in un certo senso. Insomma, a lavorare sul primo X-Men c’eravamo io, e Brian Singer, e Kevin Feige, e Tom DeSanto, e sì… In un certo senso, abbiamo aiutato a standardizzare ciò che sarebbe diventata la formula di un cinecomic di successo, al di fuori di Batman o Superman. Ovviamente ci sono degli artisti incredibili che hanno portato quel concetto a un altro livello, facendo cose straordinarie; ma credo che noi siamo riusciti a fare qualcosa di buono per la causa dei nerd di tutto il mondo. Il nostro obiettivo, con X-Men, era di ampliare molto di più il pubblico potenziale, oltre i fan dei fumetti. E penso che ci siamo riusciti, quindi sì: penso che abbiamo portato un po’ di gioia nell’industria, ed è una bella sensazione.”

 

Giornalista 2 – “Non chiederò i dettagli di ciò che è successo, ma ho una domanda per te: ti piacerebbe lavorare ancora con Hideo Kojima, magari su una IP completamente nuova?”

DH – “Una nuova IP? Wow. Be’, sì, dipende da cosa si tratta. Kojima è un uomo brillante, e non fa nulla senza che sia destabilizzante o completamente nuovo. Quindi sì, se ci fosse qualcos’altro di grandioso su cui lavorare lo prenderei sicuramente con molta serietà.”

 

G. 2 – “C’è una qualche serie di videogiochi su cui vorresti lavorare, o anche solo un ruolo che vorresti aver avuto?”

DH – “Be’, sai, molto spesso ho detto che mi piacerebbe fare Batman, ma sono amico di Kevin Conroy e, per quanto mi riguarda, per me e per la gente lui è Batman così come io sono Snake. Insomma, mi è sempre piaciuto Daredevil, e mi piacerebbe fare Daredevil, cose del genere… La cosa positiva del mio lavoro è che ci sono sempre nuove cose interessanti – sono riuscito a essere un Jedi in Star Wars: The Old Republic per gli ultimi 8 anni. Quindi chissà; ci sono così tanti personaggi incredibili là fuori, e magari sarò abbastanza fortunato da doppiarne uno meraviglioso, in futuro.”

 

 

I Love Videogames – “Tornando ai fumetti: per qualche motivo, sei uno dei pochi su questa terra a non aver fatto innervosire Alan Moore. Puoi dirci il tuo segreto, o come tu ci sia riuscito con la sceneggiatura di Watchmen?”

DH – [ride] “Quando ho iniziato a lavorare sulla sceneggiatura, qualcuno mi ha dato il numero di casa di Alan Moore. E l’ho chiamato a casa, dicendogli: ‘Mi chiamo David Hayter, e sto adattando il tuo capolavoro, Watchmen, per il grande schermo sotto Universal Studios. E capisco che non ami Hollywood, lo comprendo pienamente; ma, allo stesso tempo, voglio farti sapere quanto amo e rispetto il materiale originale, e volevo solo dirti una cosa: se vuoi avere una qualunque parte in tutto questo, se vuoi consigliarmi o lavorare con me o non averci niente a che fare, volevo solo farti sapere dell’opportunità di lavorarci insieme. Perché rispetto tantissimo il tuo lavoro.

E lui è stato gentilissimo, mi ha detto: ‘Oh, no, David, il libro è la mia storia e il film è la tua storia. Ma se posso esserti d’aiuto in qualche modo, fammelo sapere.‘ E gli ho parlato un paio di volte mentre ci lavoravo, l’ho chiamato e gli facevo qualche domanda, ed era sempre adorabile. Quindi, il punto con Alan è che è vero: non gli piace Hollywood, non gli piace l’idea che i suoi lavori vengano adattati, ed è assolutamente una cosa degna di rispetto. Ma, da scrittore a scrittore, è sempre stato gentile e rispettoso con me, e non ha mai sfogato su di me nulla di tutta quella negatività nei confronti di Hollywood. Quindi c’è indubbiamente una differenza tra ‘la macchina, l’industria’ e il modo in cui gli artisti comunicano tra di loro.

 

ILVG – “Tornando ai videogiochi, come ti senti…”

DH – “Mi sento benissimo.” [la sala ride]

 

ILVG – [ride] “Come ti senti all’idea di aver dato la voce a una tale icona della storia dei videogiochi, un personaggio come Solid Snake?”

DH – “Mi sento benissimo, davvero. [ride] No, seriamente, è straordinario. Come ho detto, le capacità da game director di Hideo Kojima sono incredibili, e quei giochi erano cinematografici da morire, e poter avere una parte in quella serie è stato veramente un colpo di fortuna. Sono passati 20 anni da quando ho iniziato a dare la voce a Solid Snake e dal primo Metal Gear Solid, e ancora oggi spendo l’intera giornata a incontrare centinaia di persone che sono state cambiate dal gioco, che sono felici di vedermi, che vogliono parlare di Metal Gear e Snake… E così tante persone mi hanno detto che la serie gli ha cambiato la vita e li ha ispirati. Quello è esattamente il concetto alla base dell’arte, ciò per cui l’arte esiste. Sono molto grato di averne fatto parte, di essere stato così fortunato.”

 

ILVG – “Sì, è successo anche a me. Ha cambiato anche la mia vita.”

DH – “Sì, esatto, un sacco di persone mi dicono la stessa cosa. Spero che l’abbia cambiata per il meglio. [ride] Ma ci sono così tante persone che sono timide e chiuse in loro stesse, e quando si avvicinano a Snake spero che lui le aiuti a sentirsi più cazzuti. Quindi è un dono, che io sia stato in grado di lavorare a tutti questi giochi.”

 

 

ILVG – “Hai un capitolo preferito della saga?”

DH – “Be’, li adoro tutti. Davvero, sono tutti straordinari: il quarto era straordinario, il primo era fantastico, il secondo era un… Mondo pazzo e selvaggio. Ma credo che Snake Eater sia il mio preferito. E, in particolare, la battaglia con The End è veramente incredibile, così zen e bellissima. Unica.”

 

ILVG – “Da sceneggiatore e scrittore, che consiglio vorresti dare a chi si approccia all’industria, e a chi vuole avviare una carriera da scrittore?”

DH – “A chi vuole entrare nel business? Fuggite. [la sala ride] No, no, no, indubbiamente posso dire che non è facile. Ma se davvero vi piace, e davvero è qualcosa che volete fare, fatelo. Scrivete, e scrivete, e scrivete, e trovate la vostra scintilla, il vostro entusiasmo, la vostra voce. Non potrete fare a meno di essere unici, se fate così. Un altro consiglio che voglio dare è che molte persone scrivono una sceneggiatura, e c’è così tanto lavoro dietro che non riescono a immaginare di doverne fare un’altra. Ma questo è ciò che bisogna fare: scrivere la prima sceneggiatura – e probabilmente sarà terribile. Poi scrivere la seconda – e probabilmente sarà ancora terribile. Ma poi si scrive la terza, e non è così male; a quel punto si prende tutto quello che si è imparato, si torna indietro a riscrivere la prima, la seconda, e si va avanti. Ci si costruirà un corpo di lavoro che potrebbe iniziare a vendere. Ma a chi scrive soltanto una sceneggiatura, ad esempio certe persone che mi portano lo stesso script per cinque anni di fila… Direi: ‘Be’, non mi è piaciuta la prima volta… Che altro hai?’. Perché non credo che la gente si renda conto di quanto sia necessario scrivere prima che un singolo film venga realizzato. Ed è veramente una quantità estrema. Quindi sì, se non ti spaventa il lungo periodo, rischia.

 

ILVG – “E ovviamente Watchmen non è stato il tuo primo script.”

DH – “Watchmen non è stato il mio primo script, ma ci sono voluti nove anni e quattro diversi studi di produzione per realizzarlo. E non so neanche quante bozze; venti, trenta, quaranta? Anche solo quello è stato un lavoro incredibilmente massiccio. Il primo film degli X-Men aveva probabilmente almeno centoventi bozze, e sono tante. Quindi devi sicuramente perseverare e amare quello che fai.”

 

ILVG – “Perfetto. Grazie, David!”

DH – “Grazie a voi!”

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