Speciale
di Guido Avitabile
il 25 aprile 2018, 08:44
in Speciali

Thanos Impone il tuo silenzio.

Uno schiocco di dita, un semplice gesto, e tutte le trame proposte in dieci anni di film, collidono verso un unico destino.
Destino, che prende le sembianze di un Titano pazzo alla ricerca di sei minuscole gemme, in grado di donargli poteri inimmaginabili.
Sei minuscole gemme attorno alle quali sono ruotate le avventure di tutti gli eroi dei Marvel Studios.
Marvel Studios che, con Avengers: Infinity War mette tutto sul tavolo, affidando la regia a due  dei portavoce più apprezzati, i fratelli Russo.

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Il risultato è un film che è la summa dell’intrattenimento, Infinity War segnerà, nel bene e nel male, un nuovo modo di fare questo tipo di cinema.
Circa ventiquattro ore fa, ho assistito alla proiezione per la stampa dell’ultima fatica dei Marvel Studios e, è bene dirlo, l’ho fatto travolto da un’attesa ormai diventata insostenibile.
Vuoi per i pochi trailer, vuoi per l’affetto che ormai mi lega alle controparti del Marvel Cinematic Universe.

 

L’attesa per Infinity War è andata via via crescendo.

 

Fin dagli albori dieci anni fa quando dopo i titoli di coda del primo Iron Man, Tony Stark veniva messo al corrente dell’iniziativa Vendicatori. Passando per la genesi di tutti gli altri eroi, che  ha portato gli stessi Avengers a combattere i Chitauri nel 2012. All’esordio della nuova generazione, da quei Guardiani della Galassia tanto bistrattati inizialmente e ora amati da tutti. Fino al ritorno a casa dell’eroe più iconico di casa Marvel, con tanto di ragno sul petto. Ovviamente ci sono stati anche gli scivoloni, spesso di Dei troppo boriosi, ma tutti sbagliano, rialzandosi più forti di prima.

Un legame con questo universo alternativo coltivato in dieci lunghi anni, in diciotto pellicole prfecedenti che erano solo tessere di un puzzle più grande. Un puzzle di cui Thanos cerca i pezzi in due ore e mezza.

Fortunatamente questa rubrica è nata per analizzare di pancia i prodotti, e Avengers: Infinity War mi ha investito in pieno, dandomi probabilmente tutto quello che cercavo da un film corale.

Avengers: Infinity War mi ha colpito in pieno, come se Thanos mi prendesse ripetutamente a cazzotti.

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Perchè è facile dire che i Cinecomics non sono profondi,  che siano baracconate prive di sostanza e che non lasciano nulla, soprattutto in questo periodo in cui è più facile lamentarsi che semplicemente divertirsi.

Avengers: Infinity War supera anche questo pregiudizio.

Perchè il nuovo film dei fratelli Russo è un concentrato di tutto quello che si può amare del MCU. 
Ci sono i team-up da sogno, con gli eroi ancora divisi dagli eventi di Civil War, che cercano di riorganizzarsi per fermare l’Ordine Nero.
A differenza del troppo fuori luogo Ragnarok, le battute sono sì presenti ma pronunciate dai personaggi giusti, e soprattutto al momento giusto.

Ci sono praticamente tutti gli eroi visti in azione negli scorsi dieci anni, salvo due assenti (la cui motivazione è uno dei difettucci del film), anche se purtroppo (e come prevedibile) non tutti hanno lo stesso spazio. E la caratterizzazione di ognuno è quella che abbiamo imparato a conoscere senza stravolgimenti (Sì, è un’altra frecciata a Thor: Ragnarok).
C’è almeno un collegamento o una menzione ad ognuno dei diciotto film precedenti, una connessione  doverosa e che  si prende il proprio tempo per portare lo spettatore al climax finale.

E quella fase finale, quell’insieme di minuti prima pieni di euforia , che diventano dolorosi  e spiazzano, in un equilibrio che domina un po’ tutto il film.

Perchè in mezzo a tutto il marasma di attori eccezionali spicca lui e solo lui: Thanos.

Ammettiamolo, in questi dieci anni, il Titano Pazzo si è limitato nell’ordine a sorridere, stare seduto su un trono, alzarsi dal suddetto e indossare il guanto. Infinity War aveva il compito di caratterizzarlo, di renderlo davvero  il cattivo finale di questi primi dieci anni. E diamine se c’è riuscito.

Il Thanos di Brolin è strepitoso.

Sulla scia fortunata partita da Ego, passando per l’Avvoltoio e finendo con Killmonger, il Titano Pazzo si eleva ancora più in alto. Sfaccettato, combattuto, crudele, Thanos è strepitoso. Il suo piano pare non avere falle, e il suo ideale  mi ha fatto perfino mettere in dubbio per qualche istante che fosse effettivamente nel torto. Il suo Ordine Nero fa  il proprio lavoro, caratterizzati superficialmente, ma comunque efficaci come avanguardia allo scontro con il titano.

Avrei tantissimo da dire  sulla trama di Avengers:Infinity War, teorie, colpi di scena (telefonati o meno), speculazioni su come proseguiranno le vicende. Ma parte dello spettacolo è anche arrivare in sala il più puri possibili, così da  essere testimoni del grande lavoro d’intrattenimento di Marvel Studios.
Un film che osa, e che nella parte finale riesce davvero a spezzare i fan, emotivamente e fisicamente.

Una cosa però posso dirvela, l’attesa per quel quarto capitolo, legato a filo diretto con Infinity War, e previsto per il Maggio 2019, sarà dolorosa e debilitante.

Se amate il Marvel Cinematic Universe, troverete in Avengers: Infinity War  tutto quello di cui vi siete innamorati. Andate in sala tranquilli, godetevi il cast, le battaglie e le battute, ne uscirete pienamente sorpresi e soddisfatti.

Se  vi siete scottati con le ultime produzioni Marvel Studios, trovandole deludenti e prive di mordente? Infinity War potrebbe farvi cambiare idea. Un condizionale doveroso, perché posso parlare semplicemente e unicamente per me stesso.

Se siete dall’altra parte della barricata, e trovate i cinecomics insulsi, allora non ha alcun senso che poi ve ne lamentiate. Semplicemente (e mi sento stupido a doverlo ripetere ogni volta) questo tipo d’intrattenimento non fa per voi, cercate un film d’autore e divertitevi.

L’unica cosa certa è che, nel bene e nel male, di Avengers: Infinity War e di ciò che rappresenta per  la sua fetta di mercato se ne parlerà per tanto tempo.
 



due parole sull'autore
Assuefatto giocatore fin da quando non aveva neanche un pelo sul mento, ha coltivato la propria passione con lo stesso amore con cui cura la propria barba. Molti lo definiscono un Nintendaro senza speranza, senza contare gli oltre quattromila trofei presenti sull'account PSN e gli oltre 370 giochi su Steam (quanti di questi effettivamente giocati non lo sa neanche lui).
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