Ep. 30: Respiri Keanu per non far rumore

Da grandi poteri, derivano grandi responsabilità.
Il potere di raccontare nuovamente le origini di un’icona dell’universo Marvel. La responsabilità di non ripetere  situazioni già viste in altre pellicole dedicate all’Aracnide.

 

Fortunatamente il film di Jon Watts centra in pieno questo obiettivo.

 

Ospiti di Sony in quel di Milano, abbiamo assistito alla proiezione stampa di Spider-Man: Homecoming, il primo film stand alone dedicato all’arrampicamuri ambientato in quel Marvel Cinematic Universe che ci accompagna da quasi dieci anni. Frutto della partnership tra Sony e Marvel Studios, Homecoming ci mette di fronte al terzo ragno cinematografico (Tom Holland).

e, molto probabilmente, al miglior Spider-Man mai visto al cinema.

Nel cast di comprimari anche Jon Favreau, regista dei primi due Iron Man, e quindi in qualche modo tra gli artefici della genesi del MCU, che riprende i panni del burbero Happy Hogan, e Robert Downey Jr. icona dello stesso universo cinematografico, nuovamente nelle vesti di Tony Stark e di mentore del giovane Peter Parker. A posteriori è giusto che siano proprio queste due figure ad accompagnare Spider-Man a casa, tra le braccia dei Marvel Studios.

Vi ricordiamo che il film sarà disponibile nelle sale dal prossimo 6 Luglio; come di consueto siamo qui per darvi la nostra opinione in anteprima.

Essere un Eroe
Tom Holland è a suo agio sia nei panni di Peter Parker che di Spider-Man

Spider-Man: Homecoming aveva il non facile compito di  proporre l’arrampicamuri in una terza versione cinematografica, discostandosi completamente da quanto visto nei film di Raimi e di Webb. Homecoming si toglie di dosso tutti i clichè sulle origini dell’Uomo Ragno: nessun esperimento genetico sui ragni, nessun morso durante una gita scolastica, nessuna scoperta dei poteri, nessun incontro di wrestling e soprattutto nessuna morte a schermo del povero Zio Ben, a dimostrazione che non bisogna per forza  rappresentare sempre le stesse origini per introdurre  un personaggio che è ormai parte dell’immaginario collettivo, un’icona per l’appunto. Ma non per questo gli eventi non sono accaduti, alcuni vengono citati in dialoghi veloci, immediati che fanno capire allo spettatore che il passato di Peter è ben presente  nel suo essere un eroe. Per quello che  lo Spider-Man  di Tom Holland risulta comunque ottimamente caratterizzato, anche con una sola pellicola (e una mezzora di Civil War) alle spalle.
Tom Holland è perfettamente a suo agio nei panni sia di Peter Parker che di Spider-Man. Uno Spider-man riuscito a 360°: più giovane, inesperto, non è ancora l’eroe di New York, deve farsi le ossa nel Queens, recuperando biciclette rubate e aiutando signore smarrite. Peter fa di tutto per farsi notare da Stark, per far vedere che può far parte dei grandi, e  Homecoming narra quasi senza nessuna macchia la crescita di un eroe alle prime armi.

Se nel breve spazio concessogli in Civil War attirava su di sè tutte le attenzioni, in Homecoming il ragno di Holland guadagna credibilità brillando di luce propria, sia nelle scene da Peter sia in quelle ovviamente da Spider-Man. Holland è Peter Parker nella vita di tutti i giorni con Zia May (la bellissima Marisa Tomei) che pur essendo più giovane dimostra una maturità in grado di dare consigli e preoccuparsi alla follia per il nipote, con il suo amico Ned (Jacob Batalon, basato sul personaggio di Ganke dell’universo Ultimate) confidente e aiutante in quel mondo di adulti in cui Peter smania di entrare, con la bella Liz (Laura Harrier) che vorrebbe conquistare a tutti i costi. La vita scolastica e l’adolescenza di Peter  si equilibrano con i suoi inizi da eroe, un continuo cercare di guadagnare la fiducia di Happy Hogan e di mantenere alta la propria media scolastica.

 

La crescita viene narrata anche attraverso i costumi, gli upgrade inseriti da Tony, e la costruzione dell’eroe sotto lo stesso vestito. Decostruzione e poi ricostruzione di quello che sarà l’amichevole Spider-Man di quartiere dei prossimi anni. Con Homecoming l’Uomo Ragno cinematografico si è finalmente riscattato, strappando pagine direttamente dal fumetto e dalla storia editoriale dell’arrampicamuri (in pieno stile Marvel Studios) senza farle pesare sullo spettatore che non le ha mai lette. Certo, le reference ai fumetti sono belle da vedere e, una volta conclusa la pellicola favolose da elencare, ma quello che emerge dallo schermo è uno Spider-Man bello e divertente, spiritoso è adatto al grande pubblico.

Essere un Cattivo
Toomes e Parker in Homecoming si completano

Se il ragno di Holland è così riuscito però, è dovuto anche alla presenza di un mostro sacro del cinema a fargli da avversario: Michael Keaton. Abbandonato tra gli altri il mantello di Batman e lo smoking di Beetle Juice, e dopo aver interpretato un ex-attore di cinecomics in Birdman,  Keaton torna a volare nei panni di Adrian Toomes, l’Avvoltoio, cattivo inedito per una pellicola sull’Uomo Ragno ma inaspettatamente tra i migliori avversari di un film stand alone. Anzi, l’Avvoltoio di Keaton è probabilmente una delle interpretazioni migliori dell’MCU, un cattivo ben scritto con motivazioni salde e un credo convincente. La storia di Toomes si muove parallelamente con quella dello stesso Peter, impattando nell’immancabile scontro finale e appassionando lo spettatore per tutto il corso della pellicola.

Come per i comprimari di Peter, anche l’Avvoltoio ha i suoi complici, anch’essi ovviamente presi dall’universo del ragno. Uno di questi alleati è ben conosciuto per la sua capacità inventiva, ed a lui è dovuta l’armatura hi-tech (e decisamente più credibile del costume piumato) di Toomes. Gli scagnozzi di Keaton vengono per forza di cose messi in ombra (così come accade per i comprimari di Holland) per lasciare largo spazio ai due  protagonisti, così come è giusto che sia. Toomes e Parker in Homecoming si completano, e servono alla crescita l’uno dell’altro.

Essere un Mentore (o un comprimario)

Una delle paure più grandi del pubblico di internet vedendo la campagna marketing di Homecoming, era la continua presenza di Tony Stark (Robert Downey Jr.) in ogni inquadratura: vogliamo rassicurarvi, Iron Man è meno presente di quanto possiate credere, nonostante ci sia per tutto il film. Tony è il mentore, quello che ha scoperto Peter e quello che in ogni modo ha la responsabilità di ogni azione del ragno. Downey Jr. e Favreau, come detto in apertura , sono i perfetti chaperon per riportare a casa il ragnetto, team-up non invasivi  e  per niente pesanti, anzi necessari per la crescita dell’eroe che abbiamo più volte sottolineato.

Parlando di comprimari infatti, non possiamo non citare Flash Thompson (Tony Revolori) che passa da giocatore di Football  e bullo fisico, al classico leone da tastiera del nuovo millennio, che si fa bello coi soldi dei genitori e prende di mira il poveretto di turno, una scelta che inizialmente potrebbe lasciarvi spiazzati, ma  che  è ben giustificata nel corso del film, al contrario di Michelle (Zendaya) unica cosa che non mi ha convinto di tutta la produzione, sia per  un atteggiamento fin troppo fuori contesto nelle scene in cui è presente, sia per una particolare frase  che non staremo a rivelarvi. Un piccolo neo su cui posso chiudere un occhio e che spero venga migliorato nel sequel già previsto post Infinity War.

Essere tutto il resto

Come avrete notato, questa volta mi sono principalmente concentrato sul cast e sulla pellicola nella sua interezza, più che parlare del lavoro tecnico di Jon Watts. Il film come detto funziona, anche scenicamente, regalando ottimi numeri acrobatici, bei combattimenti e grandi scene d’azione, soprattutto per un film stand-alone che deve competere con altre cinque produzioni sullo stesso personaggio. Il cast di doppiatori fa il suo dovere, con qualche scelta di adattamento forse troppo moderna (soprattutto sul personaggio di Ned, quando vedrete il film capirete) e la parte del leone  la fa  ancora una volta la colonna sonora, composta da un instancabile Michael Giacchino, sempre  in  gran forma.

Una volta conclusi i titoli di coda ( e relative scene post credit) Homecoming lascia soddisfatto il fan dell’Uomo Ragno, e altrettanto estasiato il fan dei cinecomics, grazie ad un lavoro ben confezionato ed equilibrato.  Il bimbo ragno è cresciuto da solo, e ci accompagnerà nei prossimi anni, speriamo che, ora che è finalmente a casa, non ci venga portato via nuovamente.