Antonino Lupo

News Retrocensione: Hercules

L’era della prima PlayStation e di Nintendo 64 è ricca di tie-in videoludici dal mondo Disney, che sono spesso ricordati con una certa nostalgia da chiunque abbia avuto modo di giocarli. Passando dal più vasto Mickey’s Wild Adventures (che raccoglieva i maggiori e più amati cortometraggi di Topolino in un’unica avventura) fino ad arrivare al più diretto A Bug’s Life o al curioso Dinosauri, non c’è dubbio che la storia dei videogiochi Disney sia stata particolarmente piena e variegata all’interno della quarta generazione di console. C’è però un nome, in particolare, che sembra essere in grado di risvegliare ondate e ondate di ricordi con una sola schermata, quasi allo stesso modo di Toy Story 2 (presto su questi schermi, per la cronaca): Hercules.

 

 

Si tratta di uno dei tanti tie-in realizzati da Disney in quel periodo, mentre l’era di platino dei platform bidimensionali stava iniziando a muoversi verso un tramonto. Rilasciato nel Luglio 1997 come parte della collana “Disney Action Game“, Hercules è uno di quei giochi che un po’ tutti abbiamo giocato e un po’ tutti ricordiamo con piacere, dal primissimo livello (l’addestramento con Fil) al lungo scontro finale con Ade nell’Oltretomba di fine gioco. Eppure, bisogna dirlo: nonostante tutto, Hercules non è invecchiato esattamente benissimo.

 

Hercules

 

“HAH! Ti ritroverai nella tomba, HAH!”

Già dalla schermata iniziale, il giocatore nostalgico è invaso da un’ondata di ricordi anche solo sentendo le note di Zero to Hero (“Ieri era Zero” nella versione italiana), che fa da sottofondo al menù principale. Una rapida escursione nello stringato menù delle opzioni, e ci si rende conto che (come in molti giochi dell’epoca) è possibile scegliere tra tre diversi livelli di difficoltà: Facile, Normale ed Erculea. Data la nostra tendenza autodistruttiva indiscutibile esperienza nel settore videoludico, ovviamente, abbiamo subito scelto di andare per la terza; anche perché non è possibile affrontare Ade – e dunque finire il gioco – a difficoltà Facile, una scelta degli sviluppatori piuttosto curiosa che si era già fatta sentire in Mickey’s Wild Adventures.

Hercules è un action-platform bidimensionale

Dopo aver iniziato il gioco e guardato un filmato introduttivo (tratto rigorosamente dalla pellicola originale), il giocatore si ritrova alle prese con un semplicissimo action-platform bidimensionale, in cui l’unico scopo è raggiungere la fine dei livelli – magari collezionando oggetti e monete nel frattempo, come in ogni platform del periodo che si rispetti. All’interno del campo di addestramento di Fil (che rappresenta il primo livello), Ercole dovrà affrontare fantocci e corvi, oltre a un paio di primi enigmi ambientali offerti dal gioco. Ogni tanto il suo percorso incontrerà qualche deviazione, portando il giocatore sullo sfondo o sotto il pavimento con la giusta serie di movimenti.

Ciò che è interessante è che, esclusi alcuni elementi realizzati in una sorta di 3D alle prime armi (come l’Idra, per dirne una), l’intero gioco ha un curioso stile 2D che si riflette tanto negli oggetti quanto nell’ambiente, portando il giocatore a percorrere piani bidimensionali con uno sfondo dipinto e colorato nel pieno stile Disney. A differenza di Tarzan (che uscirà nel 1999 insieme all’omonima pellicola), l’ambiente virtuale non è realizzato con modelli 3D che vanno a costituire il gioco in sé, che a tratti risulterebbe quasi un “falso 2D”; al contrario, la colorazione rispecchia pienamente lo stile del cartone animato, e persino i personaggi (protagonista compreso) sono dei semplicissimi sprite animati (figure bidimensionali sovrapposte allo sfondo).

Tuffarsi in Hercules, dunque, è indubbiamente come catapultarsi in un passato ormai troppo lontano per l’ambiente videoludico. Con tutti i pregi e i difetti del caso.

 

Hercules

 

“E così, vuoi diventare un mito? Un Eroe?”
Hercules è solido, ma non è certo il tie-in più riuscito di Disney

Non fraintendete, Hercules è un action-platformer solido e divertente, che ha di certo saputo divertire un gran numero di giovani giocatori dell’epoca e che molti ricordano ancora con grande nostalgia. Il suo level-design immediato e la sua capacità di trasportare direttamente all’interno del cartone (anche grazie alla grafica bidimensionale) sono stati degli enormi punti a favore delle generazioni di giocatori del 1997, ma c’è anche da dire che non si tratta di certo del tie-in più riuscito da parte di Disney: basti pensare anche solo a Toy Story 2, action-platform in 3D uscito nel 1999 che sperimentava parecchio con le potenzialità del level-design, implementando in gioco persino una serie di missioni secondarie. Hercules, al contrario, è fin troppo lineare e, soprattutto, maledettamente breve: il gioco conta in totale dieci livelli esatti, non troppo longevi e mediamente complessi che impegneranno il vostro tempo solo se deciderete di raccogliere tutte le lettere di “Hercules” (pratica ripresa nel Tarzan del 1999), tutte le monete e tutti i vasi che vi permetteranno di salvare il gioco alla fine di ogni livello.

Dall’altro lato, però, il level-design presenta indubbiamente i suoi grandi tocchi di stile: il campo di addestramento di Fil è pieno di macchinari dall’aspetto affascinante, la foresta del Centauro è dominata da cascate, alberi e pareti rocciose, e persino la Grande Oliva (per quanto complessa a livelli maniacali) ha il suo indiscutibile fascino di grande metropoli dell’antica Grecia, così come viene presentata all’interno del cartone animato. Impossibile, poi, non citare uno dei livelli più amati/odiati all’interno dell’intero gioco: Titan Flight (tradotto come “Volando contro i Titani” in Italiano).

 

Hercules

 

“È un magnifico cavallo, con il cervello… Di un uccello.”
Il livello a cavallo di Pegaso è uno dei più amati e odiati del gioco

Il livello a cavallo di Pegaso è forse uno dei più affascinanti dell’intero gioco, secondo soltanto alle tre “endless run” che Ercole si ritroverà ad affrontare (prima nel campo di addestramento, poi correndo verso il Ciclope e, infine, nell’Oltretomba) nel corso della sua avventura. Ripercorrendo la fase del film in cui l’eroe affronterà i quattro Titani sul dorso di Pegaso, il giocatore si ritroverà in un livello a scorrimento automatico in cui lo sfondo si muoverà automaticamente, mentre i nemici giungeranno sullo schermo uno dopo l’altro, in maniera graduale. Sebbene Ercole non affronti mai direttamente i Titani, Pegaso dovrà volare attraverso cerchi di fuoco, piogge di cristalli di ghiaccio e temibili tornado, tentando al tempo stesso di schivare i numerosi corvi e le arpie manifestatesi sulle nuvole dell’Olimpo. Alla fine, se il giocatore sarà abbastanza abile, rapido o paziente, Ercole arriverà alla statua di Zeus e lo libererà dalla pietra.

Il volo a cavallo di Pegaso, come accennato, è uno dei livelli più affascinanti ma anche uno dei più odiati dai giocatori: agli splendidi sfondi animati con i vari Titani, infatti, si aggiunge una colonna sonora che riprende la tanto amata Go The Distance (“Ce la posso fare” nella versione italiana) e la ri-arriangia con una splendida base orchestrale, mentre l’Olimpo si modella gradualmente davanti agli occhi del giocatore in tutta la sua candida bellezza, ormai corrotta dai temibili Titani. Stormi di rapaci famelici attaccheranno Pegaso e Ercole, che potranno difendersi solo a suon di spada o con i pochi poteri divini a disposizione dell’Eroe.

A quel punto, se avrete deciso di affrontare il gioco alla difficoltà più bassa, l’avventura terminerà lì, senza darvi la possibilità di andare oltre. In caso contrario, sarete spinti ad affrontare altri due livelli, che ripercorreranno la discesa negli Inferi di Ercole per salvare l’anima di Meg: una terza corsa verso la Sala di Ade e, infine, lo scontro finale contro il temibile Dio dell’Oltretomba.

 

“Chi mi ha spento i capelli?”

Una volta terminato il gioco, come in molti altri titoli così lineari, non resta praticamente nulla da fare se non rigiocarselo a un livello di difficoltà più alto. Analogamente a quanto accade negli altri giochi dell’epoca (Mickey’s Wild Adventures compreso), terminare il numero di vite costringerà a ricominciare l’intero livello da capo, che non è necessariamente un male; potrebbe esserlo se avete già raccolto tutti i vasi del livello, tutte le lettere e il 90% delle monete, magari nella Grande Oliva (il livello più complesso di tutti sul piano del level-design, con piattaforme rialzate e un gran numero di strade da seguire).

La forza di Hercules sta soprattutto nella nostalgia

Nel complesso, però, ci siamo resi conto che la forza di Hercules sta nella nostalgia, prima ancora che nella formula di gioco: Ercole potrà sferrare una raffica di pugni (spesso totalmente superflua), colpire con la spada o sferrare un potente montante caricato per distruggere gli ostacoli sul suo cammino, e potrà anche schiantarsi contro il terreno per rivelare occasionali passaggi nascosti; il nucleo del gameplay, tuttavia, si ferma lì. Sarà possibile emettere saette o scagliare palle di fuoco dalla propria spada per affrontare gruppi di nemici, ma anche in quel caso i “poteri” a disposizione di Ercole saranno soltanto due (più l’elmo, che renderà l’eroe invincibile per un tempo limitato). Ciò che è più interessante, semmai, è notare come gli sviluppatori siano riusciti a trasportare l’atmosfera del cartone animato nel videogioco, aggiungendo anche qualche extra nel frattempo: lo scontro con Medusa (che passa totalmente in secondo piano nel film) è una boss-battle ripetitiva ma interessante, e financo la battaglia con l’Idra (sebbene priva della parte in cui Ercole vola a cavallo di Pegaso) si rivela divertente ed efficace nella sua semplicità.

 

Hercules

Il Vero Eroe mentre pratica una colonscopia d’urgenza.

 

Si può dire, quindi, che Hercules sia un gioco che va indubbiamente recuperato per il suo valore “storico”, noto a un gran numero di giocatori che hanno vissuto sulla propria pelle l’era PS1. Non è certamente, però, il miglior tie-in che sia mai stato sviluppato da Disney, nonostante la sua forza nostalgica faccia il 90% del lavoro per il giocatore che si ritrova ad affrontare nuovamente la breve avventura; per una trasposizione più organica, complessa e articolata, in ogni caso, bisognerà attendere una delle nostre prossime Retrocensioni (che potrebbe o non potrebbe essere stata vinta da uno dei redattori dopo una semplice partita a Sasso, Carta, Forbici – perché noi di I Love Videogames siamo gente seria).

 

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