Lunediscord #2: Death Stranding, prima parte

Dai tempi di “Hitchcock presenta Hitchcock” negli anni ’50 le serie TV hanno visto una sostanziale evoluzione che le ha lentamente portate a essere quello che sono oggi. Negli ultimi anni, in particolare, il campo delle serie televisive ha raggiunto un picco di produzione che sembra destinato a sollevarsi sempre più ogni anno: mettendo da parte per un attimo le serie animate, un campo in continua crescita ha visto l’arrivo di colossi come (per fare qualche esempioFriendsXenaTwin Peaks e, spostandoci nei tempi più recenti, How I Met Your MotherHouse Of Cards e il sempiterno Breaking Bad, reputato da molti una delle migliori serie TV degli ultimi 20 anni.

Col passare del tempo, però, la cosiddetta “serialità” è approdata con efficacia anche nel campo dei videogiochi, non solo (banalmente) tramite la produzione di trilogie, tetralogie e saghe equiparabili all’ambiente cinematografico (UnchartedTomb RaiderAssassin’s Creed ecc.), ma anche con l’arrivo di vere e proprie “stagioni” di videogiochi dotate di una serie di “episodi”. Gli esempi più lampanti sono le avventure di Telltale Games, che dalla sua ha il vanto di aver riportato in auge le avventure grafiche seriali con il suo The Walking Dead, sebbene pure i recentissimi Life Is Strange e Hitman non si sottraggano affatto alle politiche della “serialità nei videogames”.

Abbiamo quindi visto arrivare le serie TV nei videogiochi, facendo esperienza, sulle nostre piattaforme, di storie che normalmente starebbero bene sul piccolo schermo. E se adesso provassimo a fare il procedimento inverso?

 

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Gravity Rush

Regista: Shinobu Yoshioka (Studio Ordet)

 

Gravity Rush

 

È difficile trovare un nome adatto a rappresentare su schermo una serie dedicata a Gravity Rush, ma non c’è dubbio che debba trattarsi di una serie animata con una grande attenzione sullo stile. Adottare un comparto artistico diverso rispetto a quello mostrato nella serie di videogiochi potrebbe compromettere gran parte dell’esperienza audiovisiva offerta da un’opera del genere, narrata in uno splendido cel-shading che ricorda da vicino – appunto – lo stile degli anime giapponesi.

Se proprio dobbiamo scegliere un nome (e, con esso, un’idea) da accostare al capolavoro di SIE Japan Studio, è necessario che si tratti di qualcuno già in possesso di una discreta esperienza nel settore, nonché di uno stile unico e particolarmente incline ai toni oscuri. Dopo attente riflessioni, Shinobu Yoshioka e lo Studio Ordet sembrano essere l’accoppiata vincente per portare su schermo la città di Heskeville: la cura riposta nella creazione artistica della dimensione alternativa di Black Rock Shooter, lo stile estremamente dinamico di certe scene dell’OAV (Original Anime Video) e una grande capacità di rappresentazione di certi ambienti farebbero ben sperare in un Gravity Rush creato da Yoshioka-san, che – siamo certi – non avrebbe troppe difficoltà nella resa del mondo steampunk della piccola Kat.

 

Monkey Island

Regista: Seth McFarlane

 

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Monkey Island non ha bisogno di troppe introduzioni, e il paragone con le opere di Seth McFarlane sembra parlare molto più di quanto le parole non possano fare. A spingere la scelta è l’umorismo generale della serie, che spinge sulle situazioni tendenzialmente assurde (chi non ha mai fatto una partita a braccio di ferro con insulti?) per suscitare grasse risate con il suo non-sense. In questo senso, affidare il compito di una trasposizione animata di Monkey Island al creatore dei Griffin potrebbe sembrare la scelta più azzeccata; in fondo, chiunque vorrebbe vedere un Guybrush Threepwood disegnato dalla mano del visionario regista di Ted. Il tagliente umorismo di McFarlane, poi, potrebbe aiutare a rendere la serie un’accozzaglia di critiche alla società moderna e di comprovati pregiudizi sul mondo dei pirati. Tra l’altro, non bisogna dimenticare che abbiamo già visto quanto McFarlane sia bravo a disegnare le scimmie cattive.

 

Scimmia cattiva Griffin

 

The Witcher

Regista: Peter Jackson

 

Chi ama il fantasy sa che The Witcher è una di quelle serie che non bisogna farsi scappare, nella propria vita da videogiocatori. Le splendide atmosfere della serie e il visionario character design dei mostri (oltre a una forte attenzione sui personaggi coinvolti nella trama) rendono il mondo di gioco di Geralt di Rivia uno dei più affascinanti mai creati in un videogioco, e non c’è dubbio che una mano sapiente dietro la cinepresa (e la sceneggiatura) possa fare miracoli con l’IP di CD Projekt RED.

Allo stesso modo, chi ama il fantasy sa che Peter Jackson è uno di quei registi che hanno saputo portare un certo stile al genere sul grande schermo, con le sue creature raccapriccianti (in senso buono) nel Signore degli Anelli e un’ottima resa visiva sulle sconfinate terre dell’Islanda. Perché non mettere insieme le due cose, dunque?

 


Per approfondire:
The Witcher 3: Wild Hunt

 

Una serie TV di The Witcher diretta da Peter Jackson (tenendo bene in mente, appunto, il Signore degli Anelli) potrebbe avere risultati di considerevole qualità, e poco importa che il buon Jackson non abbia mai diretto una vera e propria serie televisiva: immaginate “semplicemente” un Trono di Spade con più mostri e più azione (ma con ancora una buona concentrazione sui dialoghi e i personaggi) e il piatto è servito.

 

Fallout

Regista: Robert Rodat

 

Di film di fantascienza post-apocalittici siamo ormai pieni fino al midollo osseo, e non è difficile trovare una qualunque pellicola di qualità sul grande schermo. Dal recente Oblivion allo storico Terminator (sebbene, nell’ultimo caso, l’ambientazione sia decisamente pre-apocalittica), i nomi da poter citare per produrre una serie di Fallout non mancano di certo; e, tuttavia, è difficile trovarne uno che abbia già una certa esperienza qualitativa nel campo delle serie TV post-apocalittiche.

 

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A tal proposito, sembra quasi impossibile non pensare a Robert Rodat e al suo Falling Skies, serie TV fantascientifica prodotta da Steven Spielberg e terminata nel 2015 (USA). In fondo, la serie di Rodat non perde troppo tempo a rappresentare il “setting” in cui vengono immersi i personaggi: tutti sono lasciati a loro stessi, costretti ad affrontare una minaccia contando sulle proprie doti di sopravvivenza. La serietà di fondo della serie e l’ottimo comparto tecnico potrebbero essere un enorme punto di forza per una rappresentazione televisiva di Fallout, e una giusta attenzione sull’amaro umorismo proposto da Bethesda potrebbe facilmente rendere l’adattamento una serie di grande qualità.

Tra l’altro, perché non ingaggiare anche Diana Cilliers (costumista di District 9) e Weta Workshop per la creazione dei nemici? Magari verrebbero fuori dei Deathclaw persino più terrificanti di quanto già non siano.

 

The Legend Of Zelda

Regista: James Hawes

 

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Per quanto una serie ispirata a The Legend Of Zelda sia già stata prodotta nel lontano 1989, Un Regno Incantato per Zelda non aveva effettivamente riscosso il successo sperato, e non c’è dubbio che al nuovo millennio possa giovare parecchio la produzione di una nuova serie TV sul regno di Hyrule. Dato che la strada del cartone animato è già stata battuta, non resta che tentare almeno quella del live-action; e perché non affidare le vicende di Zelda e Link a James Hawes, regista già navigato nel campo del fantasy e responsabile di un gran numero di progetti televisivi in territori britannici?

 

 

Tutto sommato, la Gran Bretagna ben si presta a una serie di rappresentazioni mitiche di epoca medievale; si pensi a Merlin, nota serie che ripropone il ciclo arturiano sotto una chiave diversa (e di cui lo stesso Hawes è stato regista per qualche puntata), al Trono di Spade (girato, appunto, in Gran Bretagna) o anche solo al Doctor Who, giunto nell’Inghilterra del 1215 in un episodio del 1983. Con un’attenzione per il soprannaturale e una giusta cura della fotografia (con escursioni nelle lande d’Islanda, magari?) non c’è dubbio che un regista come James Hawes possa aiutare a rendere giustizia alla figura di Link anche in campo televisivo.

 

Fire Emblem

Registi: David Benioff, D. B. Weiss

 

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Immaginate un Fire Emblem spogliato dei suoi colori più vivi e con toni irrimediabilmente drammatici, ma mantenete viva nella vostra memoria la bellezza delle sue ambientazioni. Immaginate un gran numero di personaggi in grado di far breccia nei vostri cuori, e tenete bene a mente tutte le qualità della nota serie Nintendo; ma ricordatevi anche del terribile permadeath (morte permanente dei personaggi) e siate pronti a dire addio a tutte le figure che più avete imparato ad amare.

Le premesse, dunque, sembrano essere perfette per un adattamento televisivo di Fire Emblem ad opera degli stessi sceneggiatori di Game Of Thrones: nella loro sadica perizia (tralasciando per un attimo le morti improvvise e, a tratti, gratuite della stagione appena passata), David BenioffD. B. Weiss sono noti per aver saputo rappresentare su schermo delle morti ad effetto e ben studiate, in grado di colpire lo spettatore generalmente nei momenti più inaspettati. Tranne in rari casi, è difficile che una morte clamorosa nel Trono di Spade possa essere prevista alla perfezione dai fan, ed è forse questo che rende così efficaci le prime stagioni della serie. Allo stesso modo, la loro abilità registica e il loro sapiente utilizzo delle scenografie (nonché dei personaggi) sembrano adattarsi bene a ciò che Intelligent Systems propone in Occidente dal lontano 2003, facendo dei due sceneggiatori una buona accoppiata per portare Fire Emblem sulle nostre TV.

 

Mafia

Regista: David Chase

 

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Chiunque sia un appassionato di serie TV da abbastanza tempo non può non aver pensato a un nome in particolare, dopo aver letto “Mafia” in questa lista. Per un adattamento su schermo che punta sulla rappresentazione realistica e cruda della malavita organizzata, nessun nome potrebbe essere più adatto di quello che ha fatto la storia delle serie televisive negli Stati Uniti, ideando una delle produzioni di maggior successo degli ultimi 20 anni.

Quella de “I Soprano” è ormai diventata una serie cult negli Stati Uniti, definita nel 2013 – nientemeno che dalla Writers Guild Of America East & West  come la serie migliore di tutti i tempi. E, per quanto il Cinema suggerisca facilmente il nome di Francis Ford Coppola grazie al suo sempiterno contributo con la trilogia del Padrino, non c’è dubbio che David Chase sia stato in grado di confezionare una rappresentazione dalla qualità universalmente riconosciuta, per il suo grande capolavoro televisivo. Una serie TV dedicata a Mafia non potrebbe avere un gusto migliore con l’eventuale produzione di Chase, che potrebbe facilmente innalzare ancora la gloria artistica della serie 2K.

 

Dishonored

Regista: John Logan

 

Dishonored

 

Messa in scena stupefacente, cielo plumbeo e una terribile piaga a devastare la città, che nel frattempo si vede costretta a fronteggiare la minaccia di un usurpatore sul trono dell’Impero. Dishonored è stato uno dei titoli di maggior successo degli ultimi anni, un po’ per l’originalità del comparto gameplay e un po’ (un bel po’) per il suo splendido comparto artistico, che traeva ispirazione dalla Londra e dall’Edinburgo vittoriane per creare un’ambientazione mozzafiato di fine Ottocento.

Per quanto Dishonored non sia strettamente una serie horror, non c’è dubbio che la messa in scena sarebbe fondamentale per creare un adattamento televisivo degno della gloria raggiunta dalla serie (la quale, tra parentesi, si appresta a ricevere sul mercato il suo secondo capitolo). Tra i complotti del gioco e l’intervento del soprannaturale, tuttavia, il visionario e ispirato ideatore di Penny Dreadful sembra essere la scelta più saggia per portare la serie Bethesda sul piccolo schermo: ispirandosi alla Lega degli Uomini Straordinari e agli analoghi penny dreadful di fine Ottocento, John Logan ha creato un’immagine della Londra vittoriana affascinante in quasi ogni suo aspetto, immagine che ben si adatterebbe a una serie dedicata a Dishonored e, con un po’ di fortuna, anche ai suoi personaggi.