Recensione
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Non ci sono più i bei vecchi platform di una volta: pieni di cose da fare e collezionabili da raccogliere. Fortunatamente Playtonic ha ben pensato di farci tuffare nel passato con Yooka-Laylee.

 

Con questo non vogliamo di certo sminuire i platform attuali, capaci di regalarci bei momenti e sfide interessanti (soprattutto nel panorama indipendente), bensì guardare con un velo di nostalgia all’epoca dei sandbox collect-a-thon come Super Mario 64, Spyro The Dragon e Banjo-Kazooie. Ed è proprio di Banjo e Kazooie che Yooka-Laylee si dichiara successore spirituale, cercando nel 2017 di dare, a coloro che vi hanno creduto su Kickstarter e a quelli che gli daranno la possibilità nei negozi, un platform di tre generazioni passate, dalle meccaniche volutamente old-style e con una vera valanga di battutine meta-referenziali.

Yooka-Laylee, distribuito da Team 17 anche in versione retail, sarà disponibile a partire dall’11 Aprile a 39,99€, per PlayStation 4, Xbox One e PC. Soldi ben spesi? Scopriamolo insieme.

Versione Testata: PlayStation 4

 

Un nuovo dinamico duo

Yooka il camaleonte e Laylee la pipistrella si stanno godendo un tranquillo pomeriggio di sole, quando dalle Torri d’Alvorio, una fabbrica di libri poco distante, inizia una vera e propria aspirazione di tutti i volumi del mondo. A farne le spese anche il Libro Unico di Laylee, contenente 145 Pagie magiche e vero obiettivo di Capital B, calabrone affarista a capo delle Torri. Le Pagie non vogliono concedere il proprio potere all’industriale e decidono di disperdersi nel mondo (sebbene vengano per lo più catturate o utilizzate per altri scopi); i due amici decidono quindi di intrufolarsi nella base di Capital B, per recuperare il libro, le pagie e impedirne il malvagio piano. Durante la loro missione, scopriranno i Gran Tomi, enormi volumi capaci di contenere al proprio interno i mondi più vari e i diversi abitanti, e stringeranno amicizia anche con Trowzer (un losco serpente commerciante di piume in grado di sbloccare poteri sensazionali) e Vendi (una sorta di frigorifero che spaccia dei tonici capaci di conferire abilità o statistiche speciali ai due eroi).

Tutti i punti di forza del genere

La trama di Yooka-Laylee non è eccezionale, e non deve esserlo: deve semplicemente fornire alla coppia un motivo per vagare per i mondi di gioco e raccogliere il vastissimo numero di collezionabili. Non è un caso se, come accadeva nell’epoca di Nintendo 64, per sbloccare mondi, le loro versioni espanse e lo stesso boss finale serviranno un determinato numero di Pagie, pena il non poter proseguire e raggiungere gli interminabili titoli di coda. Come accennato nell’introduzione, Playtonic farcisce la ricerca dei collezionabili di dialoghi rumorosi (e doppiati solo con dei versi) e punzecchianti, con battute ricche di allusioni e con una costante rottura della quarta parete (soprattutto da parte di Laylee). Ogni attività dei due eroi diventa così una battaglia all’ultima battutina, aiutando a smorzare la tensione e alleggerendo (almeno idealmente) così la mole di collezionabili.

Mamma mia! (quanti sono)

È inutile dilungarsi nell’elencare ogni tipo di collezionabile presente (anche perché basta buttare un occhio all’immagine qui sopra), ma è doveroso parlare di alcune delle numerose attività che compongono i cinque mondi (più l’hub principale) del titolo di Playtonic. Il più delle volte Yooka e Laylee dovranno utilizzare le loro abilità per farsi strada e raggiungere la Pagie o lo spirito di turno. Che siano il volo, la planata o una carica rotolante, starà al giocatore utilizzare il camaleonte nella maniera più idonea alla risoluzione della missione. Tra scalate, gare a tempo, esplorazioni di fondali marini e labirinti mortali, i due avranno a che fare anche con Kartos, un vecchio carrello da miniera che proporrà dei percorsi man mano più difficili e che strizzano più di un occhio alla giungla di un ben noto scimmione. In ogni mondo è inoltre disponibile un vero e proprio cabinato arcade, dove il pixelloso Rextro, oltre a ricevere gli insulti di Laylee, proporrà un mini-gioco a tema, con una sana dose di anni ’80 in cui sarà fondamentale ottenere il punteggio migliore (la ricompensa è infatti una Pagie). Se Kartos riesce con ogni sfida a convincere, con Rextro la situazione non è sempre rosea, e alcuni dei minigiochi non riescono pienamente nel loro compito, rendendo la sfida a punteggi solamente tediosa (i mini-giochi di Rextro compongono anche il comparto multiplayer fino a quattro giocatori di Yooka- Laylee).

Le battaglie contro i boss sono sicuramente i momenti migliori di tutta la produzione

In ogni Gran Tomo, inoltre, Yooka e Laylee incontreranno la Dottoressa Puzz, che procederà a fare esperimenti genetici sul DNA dei due amici, trasformandoli nei mezzi ed esseri più strani (come accadeva a Banjo e Kazooie), le trasformazioni serviranno ovviamente a rivelare ulteriori collezionabili per continuare l’esplorazione del mondo in ogni suo anfratto (ristretto ed espanso). Questa apparentemente infinita caccia al collezionabile avvolge anche i Boss di ogni mondo, completamente opzionali e, come per Kartos, di difficoltà crescente. Ogni nemico principale è indovinato e ha una propria storia in cui il camaleonte e la pipistrella metteranno accidentalmente piede, rovinando la giornata al malcapitato. Le battaglie contro i boss sono sicuramente i momenti migliori di tutta la produzione, regalando sfide vere e sano divertimento. Non mancano infine altri comprimari ricorrenti, citazioni alle vecchie glorie e  una guest-star d’eccezione come Shovel Knight, per la prima volta in tredimensioni e dotato di una notevole parlantina.

recensione
Shovel Knight
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Ode del camaleonte, dall’occhio ballerino

Yooka-Laylee si muove su Unity, e dal punto meramente visivo non spinge al massimo la potenza della generazione attuale. Ma per quello che deve rappresentare il gioco, la grafica cartoon e colorata riesce in ogni caso a dimostrarsi convincente e priva di grandi sbavature, anche grazie al character design, che enfatizza sugli aspetti peculiari di ogni personaggio. Purtroppo lo stesso non si può dire per il lato tecnico dove oltre ad una telecamera che, in alcune occasioni, diventerà il vostro peggior nemico, il titolo di Playtonic mostra il fianco ad alcuni cali di frame, soprattutto negli ultimi due gran tomi e durante le sfide di Kartos e Rextro, dove è richiesta assoluta precisione. Ciò nonostante, Yooka-Laylee si difende discretamente, risultando comunque mai impossibile pur con questi difetti. L’intero gioco è tradotto in italiano, rendendolo adatto anche a chi non parla inglese.

La colonna sonora è un ulteriore occhiolino ai fan di Banjo-Kazooie e di Rare in generale (di cui alcuni ex-membri militano tra i 15 di Playtonic) e vede la riunione di Grant Kirkhope, David Wise e Steve Burke, che confezionano dei brani orecchiabili e adatti ad ogni mondo visitato dalla coppia di eroi. Specialmente nel quinto tomo e sulle corse a bordo di Kartos, Wise e compagnia fanno un ottimo lavoro che sicuramente verrà apprezzato dai fan dei Platform della generazione Nintendo 64.

In difesa di Yooka-Laylee
Un tributo ai classici che prende forma man mano

In conclusione, il lavoro di Playtonic è completamente promosso se si pensa solamente a come era stato presentato: un erede spirituale di quei platform (e di Banjo-Kazooie) sandbox che non militano più nelle nostre librerie. Un tuffo nei ricordi con meccaniche che sì, al giorno d’oggi, nei giochi attuali, sono superate e lente, ma che ai tempi ci fecero innamorare del genere. Yooka-Laylee è un titolo che va gustato fino in fondo, dopo aver ottenuto ogni potere, letto fino all’ultima battuta sprezzante, raccolta l’ultima pagina, collezionato ogni singola piuma, superato ogni record di ogni minigioco arcade e preso a calci nel deretano Capital B, metabolizzato come quel che è: un tributo ai grandi classici. Un tributo che prende forma man mano che si prosegue nell’esplorazione e nella caccia ai collectibles, anche se non perfetto e capace di portarvi alla rabbia per una telecamera troppo confusa. L’avventura di Yooka e Laylee è un tuffo in un passato dimenticato da molti, ma ricordato ancora con amore da altri, e siamo sicuri che, se vi approccerete al titolo di Playtonic con la mentalità giusta, non ne rimarrete delusi.

 

In conclusione...
8
“Attenti alla Rule 34.”
Playtonic aveva promesso un gioco erede di Banjo-Kazooie (e dei Collect-a-Thon in generale) e così è stato. L'impresa è riuscita e Yooka-Laylee strizza l'occhio in più di un'occasione ai predecessori di quel genere ormai morto da anni. Un'occasione per farlo conoscere ai nuovi videogiocatori, sebbene molto probabilmente i tempi siano cambiati troppo e l'utente moderno voglia tutto e subito, rapido e con una sfida diversa. Se fate parte di questa cerchia di giocatori, Yooka-Laylee non vi farà cambiare idea, se invece siete esattamente nel target di Playtonic, ovvero volete rituffarvi in un platform ricco di cose da fare e punteggi da battere, con tra gli altri l'intramontabile David Wise alla colonna sonora, cercate di agguantare al più presto una copia del gioco.
Ottimo feeling anni '90
Colonna sonora indovinata
Risate garantite
Boss battle impegnative e divertenti
Tante idee...
x ...alcune poco riuscite
x Telecamera da rivedere
x Cali di frame in più di un'occasione

due parole sull'autore
Assuefatto giocatore fin da quando non aveva neanche un pelo sul mento, ha coltivato la propria passione con lo stesso amore con cui cura la propria barba. Molti lo definiscono un Nintendaro senza speranza, senza contare gli oltre quattromila trofei presenti sull'account PSN e gli oltre 370 giochi su Steam (quanti di questi effettivamente giocati non lo sa neanche lui).
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