Recensione
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La serie di Wolfenstein negli anni è stata la perfetta dimostrazione che il tempo, anche all’interno dell’industria videoludica, non fa sconti a nessuno: nonostante di fatto Wolfenstein 3D abbia inventato lo sparatutto in prima persona i suoi successori (pur raccogliendo discreti risultati) non sono riusciti a dare seguito alla tradizione, lasciando ad altri il compito di guidare ed innovare un genere ormai fondamentalmente diverso da quello lanciato nel 1992 da id Software. Con Wolfenstein: The New Order i ragazzi di MachineGames (studio nato nel 2009 da “esuli” di Starbreeze Studios) provano ad andare controtendenza proponendo uno sparatutto esclusivamente single-player con forti richiami alla “vecchia scuola” dal punto di vista delle meccaniche. Il risultato finale sarà destinato a fallire come l’Operazione Seelöwe oppure risulterà più simile ad uno Sbarco in Normandia?

Versione testata: Ps4 (1.01)

How i Won the War

La macchina bellica nazista per qualche misterioso motivo è estremamente più avanzata rispetto a quella Alleata, con la conseguenza di far volgere l’esito del secondo conflitto mondiale a favore delle forze dell’Asse. Nemmeno una missione al limite del suicida finalizzata alla distruzione della fortezza di Deathshead, lo scienziato artefice della superiorità bellica, riesce a sovvertire le sorti della guerra. Dopo una ferita alla testa riportata durante questa missione il Capitano William Blazkowicz rimane in stato vegetativo per 14 anni, risvegliandosi in un mondo in cui il Terzo Reich si è imposto sul resto del mondo.
La narrazione è senza dubbio uno dei cavalli vincenti del prodotto, dato l’ottimo lavoro svolto sul fronte sceneggiatura: The New Order durante le circa 16 ore di gioco tocca in modo efficace sia tematiche che ci si aspettava di incontrare (il delirio nazista e l’ossessione per la “razza superiore”) che argomenti più inaspettati. I dialoghi dannatamente ispirati, specie i pensieri del Capitano Blazkowicz tra uno spezzone di gioco e l’altro, e i personaggi praticamente tutti funzionali a quello che succede sullo schermo completano l’opera, decretando il successo della Fase uno dell’operazione di MachineGames.

Questione di Talenti

Dal punto di vista delle meccaniche, come si diceva in apertura, The New Order segue in alcuni aspetti una filosofia da vecchia scuola, che però viene miscelata con alcune tecniche più moderne: l’esempio perfetto è la gestione della salute, divisa in fasce di venti punti oltre le quali non si rigenererà (per esempio, se scenderà fino a 30 punti la rigenerazione si arresterà a 40). A scelte più arcaiche come il dover premere un tasto per raccogliere munizioni ed equipaggiamento da terra si alternano invece decisioni più fresche, con un sistema di coperture atipico ma a conti fatti efficace (premendo il tasto L1 è possibile agire sulla levetta analogica sinistra per far sporgere il personaggio in quella direzione, inclusi sopra sotto e diagonali) e soprattutto il sistema dei Talenti, riuscita variazione sul tema per quanto riguarda la progressione “ruolistica” del personaggio. Invece di accumulare esperienza da spendere poi per sbloccare le abilità il Capitano Blazkowicz imparerà sul campo quello che gli serve eliminando in un determinato modo i nemici. Il tutto è innestato su un sistema di controlli mutuato dagli FPS moderni, che non tradisce una certa propensione all’azione data la possibilità di utilizzare “in akimbo” (ovvero una per mano) quasi tutte le armi dell’inventario, inclusi fucili a pompa e lanciarazzi. Archiviata con successo anche la Fase 2 grazie a meccaniche che danzano in scioltezza tra vecchio e nuovo.

I dolori della giovane I.A.

La “fauna” di nemici nazisti si caratterizza per una certa varietà delle truppe affrontabili, che alternano la semplice carne da macello a soldati via via sempre più corazzati ed armati pesantemente. Solitamente le unità dei Reich sono accompagnate da un paio di Generali, incaricati di tenere il contatto radio con la base e richiedere rinforzi: sia che si decida di proseguire in modo silenzioso sfruttando la spruzzata di meccaniche stealth presenti che invece si prenda la situazione un po’ più di petto la priorità è eliminare i generali in modo da isolare il resto dei nemici dal loro esercito e finirli indisturbati. L’intelligenza artificiale di questi sarà capace di causare a chi gioca qualche grattacapo, complice il sistema di rigenerazione descritto sopra, ma la quantità di danni che sono capaci di infliggere non nasconde alcuni (usando un tecnicismo) svarioni, soprattutto quando si ha a che fare con semplici guardie armate solo di manganello che piuttosto che dare l’allarme camminano incontro al giocatore e sono facile preda del suo coltello. La Guerra Lampo subisce quindi una battuta d’arresto alla Fase 3 e si passa ad una guerra di trincea.

L’arte della Guerra

Sul fronte tecnico il prodotto si difende bene, grazie ad una fluidità in sostanza onnipresente che garantisce una fruizione dell’opera in termini di storia e gameplay senza problemi di sorta. Questo framerate stabile è possibile anche alla luce di una resa grafica abbastanza sottotono, con la presenza di qualche texture non troppo definita e, in generale, di una realizzazione ambientale non esageratamente dettagliata. Il versante acustico invece rileva una buona colonna sonora e soprattutto un doppiaggio italiano riuscito e all’altezza delle belle parole spese più sopra per quanto riguarda gli aspetti narrativi e scenografici del titolo.

In conclusione...
8
“Daddy's home”
Wolfenstein: The New Order riesce a portare nelle case dei giocatori uno sparatutto single player che, oltre a dare importanza al comparto narrativo e a regalare dei dialoghi ispiratissimi, riesce a proporre in modo convincente meccaniche vecchie e nuove del genere, mixando e alterando quello che lo sparatutto in prima persona era e quello che poi è diventato. Gli unici difetti da segnalare sono una resa grafica sottotono, comunque spalleggiata da un comparto tecnico sempre fluido, e l’I.A. dei nemici che tende a sragionare in alcune circostanze. Tirando le somme il bollettino di guerra parla di un prodotto probabilmente non storicamente importante come il suo illustre capostipite, ma sicuramente divertente e riuscito. In una parola: consigliato.
Narrazione e sceneggiatura di livello
Ottima commistione di meccaniche tradizionali e nuove
Il sistema di Talenti funziona
60 fps stabili e 1080p...
x ...Ottenuti sacrificando una maggiore resa grafica
x L' IA dei nemici

due parole sull'autore
Laureato con disonore in Informatica e presunto webmaster del sito, tra una cosa e l'altra ha a che fare con la tecnologia praticamente da quando ne ha memoria. Potete leggere i suoi sproloqui in più o meno in qualunque articolo porti la sua firma o ascoltarli dalla sua viva voce premendo play su un episodio a caso di Gameromancer, il podast di I Love Videogames.
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