Recensione
di
il

La griglia di partenza è affollata di simulazioni automobilistiche ma Slightly Mad Studios parte cronologicamente in pole position, cercando di conquistare il cuore di chi vive a pane e gomme slick prima di Forza Motorsport 7 e Gran Turismo Sport.

L’emozione di guidare non è una sensazione alla portata di tutti. Non è dominio di chi si innervosisce nel traffico, ne di chi non vede l’ora di giungere a destinazione. Guidare è un’attività ludica, emotiva, sensoriale, che coinvolge ognuno dei 5 sensi. La vista, per vedere sfrecciare la strada davanti ai propri occhi. L’udito, per ascoltare la sinfonia cilindrica sotto il cofano. Il tatto, per dosare sterzate, accelerazioni e frenate. L’olfatto per sentire il profumo di una strada appena bagnata dalla pioggia. E il gusto, beh, quello non è tanto dato dalle papille gustative, ma da tutto ciò che ci sta accadendo intorno. Ai quattro angoli del mondo, appassionati come noi, fanatici dei motori con neuroni alimentati a benzina, pensano a come regalare questo Nirvana meccanico a chi vuole sedersi al volante anche nel mezzo del proprio soggiorno. Piccoli angoli di paradiso disegnati da Polyphony, Turn 10, Codemasters, Kunos Simulazioni e coloro che oggi sono sotto i nostri riflettori, Slightly Mad Studios sotto il vessillo di Bandai Namco Entertainment. Il team londinese, dopo trascorsi non proprio felici e dispute legali ha trovato la sua dimensione 2 anni fa, con quel Project CARS che, nonostante alcune critiche e altrettanti elogi era riuscito a fare breccia tra i simulatori automobilistici, creandosi una nicchia (non così piccola, anzi) di appassionati che da qualche giorno hanno potuto riversarsi nel “secondo step” di un progetto automobilistico ambizioso e pieno d’amore. L’abbiamo settato, rodato e infine guidato e portato al limite, in un modo un po’ vecchia maniera, ovvero pad alla mano, aspetto che gli sviluppatori avevano dichiarato di voler migliorare dopo i feedback certamente non positivi del 2015. Testacoda o controllo perfetto?

Mi fai battere il motore

Guidare Project CARS 2 è un’esperienza brutale, a tratti terrificante e sconfortante durante le prime partite. Abituato ai largamente più permissivi e scalabili Forza Motorsport (e avendo provato con mano alla Milan Games Week il settimo episodio, con pad, confermo le impressioni) mettersi al volante del secondo progetto Slightly Mad è stato come dover imparare di nuovo ad andare in bicicletta. Guidare le auto più potenti non permette errori, soprattutto con le gomme fredde e senza conoscere al meglio le traiettorie dei 130 tracciati spari in 60 location around the world, che spaziano da veri templi della religione a quattro ruote come Imola, Spa Francorchamps e Nürburgring fino alle incantevoli strice d’asfalto “da punto a punto” che si snodano lungo il Mediterraneo della Costa Azzurra e l’Oceano Pacifico della California. Numeri da far girare la testa per una delle track list più varie e importanti di sempre, testa che girerà ancor di più al primo, fulminante testacoda. Un rapporto tra alti e bassi al limite del masochismo, amore e odio fino all’illuminazione e alla comprensione (mai totale). Ogni auto va ascoltata, coccolata, bisogna parlarci e instaurare un rapporto intimo, dosando accelleratore e freno, lasciando slittare le ruote e controllandone sempre meglio la sbandata fino a entrare in una simbiosi uomo-macchina prodigiosa.

Guidare bene Project CARS 2 è un esercizio di costanza e meditazione, in cui instaurare un rapporto intimo con ogni meravigliosa auto.

180 bolidi (quasi tutti da corsa), un numero quasi piccolo considerando altri concorrenti (soprattutto Gran Turismo e il suo pregevolissimo essere enciclopedia interattiva dei motori) ma che ha permesso agli sviluppatori di concentrarsi su ogni piccolo dettaglio, differenza, esperienza, riuscendo a dare al giocatore la sensazione che ci sia sempre qualcosa da imparare. Una volta domata la trazione integrale di una Lamborghini Huran, eccoci alle prese con la trazione posteriore di una Porsche 911 GT3 RS come se avessimo appena preso in mano il pad. In questa Babele automotive il DualShock 4 risponde in maniera reattiva e coerente, non dando mai la sensazione di aver perso il controllo per colpa sua. Merito del lavoro svolto dal team di sviluppo e dei mille settaggi messi a nostra disposizione nell’apposito menù, con cui regolare zone morte, sensibilità, reattività e tutta una serie di parametri relativi ad ogni tasto e levetta analogica, quasi come se fosse il settaggio della macchina stessa. A proposito di meccanica, se la modalità carriera è il vero e ricchissimo piatto forte dell’offerta, di cui vi parleremo a breve, il pilota che è in voi si ritroverà per ore e ore nella modalità “test privato“, nel quale il titolo di trasformerà in un parco giochi solitario dalle migliaia di possibilità. Una spirale che vi spingerà a provare ogni auto, su ogni tracciato e con ogni condizione atmosferica, pasticciando con la meccanica anche solo per il gusto di provare con mano le reazioni che dipendono da ogni piccola modifica, oppure chiacchierando con l’ingegnere di pista, comodissimo menù a risposta multipla in cui il vostro meccanico di fiducia vi chiederà che problemi ha l’auto e come è possibile risolverli, una trovata fresca e interessante.

Galleria d’arte

Occhi di ghiaccio

Restiamo per ora in ambito intimistico, quello dei test privati e della voglia di provare. Abbiamo accennato alle condizioni atmosferiche, croce e delizia dell’intero titolo, mosso dal prodigioso Livetrack 3.0 del rombante Madness Engine. Ogni tracciato può essere affrontato ad ogni ora del giorno, in ogni stagione, con ogni condizione meteorologica possibile e conseguenti make-up estetici e soprattutto sensoriali (California Highway, estate, sereno, ore 19.00, tramonto, estasi). La delizia sta nell’incredibile dinamicità dei tracciati, che, in base alla quantità di pioggia che sta cadendo può allagarsi più o meno rapidamente in certi punti critici, come avvallamenti e cordoli, asciugandosi lungo la traiettoria ideale e rendendo pressoché letale avventurarsi su linee più creative. Vi ritroverete a iniziare una gara con qualche nuvola per poi vedere dopo alcuni giri le prime gocce e viceversa, sentendo sotto le ruote il graduale e prodigioso cambiamento della materia. Il risultato è da stropicciarsi gli occhi e leccarsi i baffi, una gestione degli elementi come non si era mai vista prima, creata in laboratorio, se non fosse che a condizioni estreme equivalgono algoritmi fisici altrettanto estremi e un po’ fallati che potrebbero tirare fuori il peggio di voi. Se la pioggia rimane un inconveniente gestibile regolando la velocità e cercando di non eccedere in facili confidenze, la guida su ghiaccio ha più di un problema da risolvere.

Livetrack 3.0 è il Messia del meteo dinamico che tutti noi appassionati volevamo, tra splendori pluviali e imprecazioni glaciali.

Semplicemente l’auto, qualunque essa sia, non riesce ad andare dritta, sbandando continuamente in modo non solo innaturale (perchè capita anche andando decisamente piano, rigorosamente con gomme chiodate) ma decisamente ingiocabile. Pur con tutti gli aiuti alla guida attivati, ABS, controllo della stabilità e di trazione, il pattinaggio su ghiaccio rimane un gigantesco buco nero di game design al momento, che esula dalla bravura dei piloti virtuali e in cui dubito fortemente sia complice il pad, laddove al massimo esso dovrebbe limitare la sensibilità della guida. Il fatto che poi sul test track immerso in neve e ghiaccio ideato da Mercedes-Benz nel cuore della Svezia (e teatro della prova tra reale e virtuale del pilota Nicholas Hamilton che potete vedere qua sotto), ogni auto sia decisamente più guidabile nonostante le condizioni estreme fa sorgere più di un dubbio sulla qualità di questa new entry. Novità che comprendono anche la guida su sterrato dei tracciati rallycross, decisamente più riuscito, anche se in questo campo Dirt Rally che fa solo quello e lo fa da Dio, è ancora sopra di parecchie spanne a livello di divertimento e gusto. Ma per essere un’aggiunta che ha solo l’obiettivo di rendere ancora più vario il titolo è tranquillamente promossa, grazie a un controllo delle auto da rally tutto controsterzo e agilità che è sempre una goduria provare.

Dalle prove libere alla magnum di Dom Pérignon

Tutto ha inizio dalle prove libere per “assaggiare” l’asfalto, pensare alle traiettorie migliori, furbe. Si osservano gli altri avversari con occhi di sfida nei loro colori sgargianti, ognuno con una strategia in mente. Il giorno successivo non si gioca più, si corre contro il tempo, contro la messa a punto, nella corrida delle qualifiche, con il nostro capo ingegnere che ci parla via radio attraverso l’altoparlante del DualShock per dirci quanto stiamo andando forti e incoraggiarci, spronarci a spingere. Domenica di tensione, la griglia di partenza è gremita, la gente sugli spalti sembra un mare in tempesta, il semaforo verde, la prima curva, giri su giri da affrontare con maniacale precisione, giocando sul millimetro con la radio che freme per dirci che gli avversari si stanno avvicinando e di staccarli, andare a prenderci questa vittoria. La modalità carriera è un implacabile fiume di adrenalina in cui fare rafting. Varietà totale, completa, esaltante e ramificata, una qualità generale ludica ed emotiva da riportare alla mente i fasti dei TOCA Race Driver di Codemasters dell’era PS2, in particolare il terzo, indimenticabile capitolo. Un box pieno di discipline, campionati e possibilità, dal Turing al Rallycross, passando per Indy, Kart ed eventi a invito, passando dalle categorie inferiori fino ai massimi campionati a livello mondiale. Un vero viaggio nella testa di un pilota, senza tanti fronzoli ma con una caratura ludica davvero eccellente e coinvolgente. Non manca infine l’esperienza online e le mire da eSport, con eventi, gare e prove a tempo, insomma, tutto il potpourri classico che non può mancare nei titoli competitivi di questa generazione.

In conclusione...
8.5
“Devo comprare le catene!”
Project CARS 2 è come un'auto potente e bizzosa. Sotto il cofano le meraviglie del Livetrack 3.0 e la coposa ed emozionante modalità carriera mentre la tenuta di strada risente della scarsa scalabilità (rendendolo un titolo consigliato a chi è già avvezzo al genere o chi ha tanta pazienza e tempo da dedicarci) e di alcune pecche fisiche che "rompono" la guida su ghiaccio rendendo il gioco quasi inutilizzabile in questi frangenti critici. Ottime le sensazioni pad alla mano, anche se con un volante tutto il lavoro del team è sicuramente più apprezzabile nelle sue mille sfaccettature. Bello da vedere, divertente da giocare per gli esperti e vero inno all'amore motoristico per tutti gli appassionati, i quali stanno per vivere un autunno di incredibile qualità simulativa.
Numero di tracciati da capogiro
Godibilissimo via pad
Carriera emozionante
Livetrack 3.0 è un sogno ad occhi aperti...
x ...ma su ghiaccio è un incubo
x Decisamente poco scalabile e user friendly

due parole sull'autore
Un milanese col cuore sui colli piacentini, "romantico" del videogioco con una spiccata predilezione per tutto ciò che viene da Kyoto e dal passato. Se non lo beccate nel Regno dei Funghi, lo potete trovare su qualche pista virtuale a bordo di qualche bolide che non potrà mai permettersi, a causa della sua sindrome da shopping videoludico compulsivo. Appassionato tifoso dell'F.C. Internazionale, segue anche le imprese dei grandi del ciclismo. Nel tempo libero cerca qualcuno con cui confrontarsi sui film di David Lynch senza che egli muoia di noia.
Commenta con:
Seleziona il sistema di commenti cliccando sull'icona


Torna su