Speciale
di Stefano Calzati
il 3 febbraio 2018, 10:33
in Speciali

BBC Earth ci racconta l’abbagliante fascino del nostro pianeta con la seconda parte del documentario più bello di sempre.

Planet Earth II, così come la parte I (questa disponibile anche su Netflix), è una meraviglia imprescindibile, didattica, essenziale per chi è minimamente interessato alla materia naturalistica, che è poi interesse verso il senso e la bellezza della vita, dell’universo e di tutto quanto. L’opera magna firmata BBC Earth è un’epopea divisa in 6 atti (isole, montagne, giungle, deserti, praterie e città) che ci racconta mondi quasi alieni eppur circoscritti e abbracciati dai 40.075 km dell’equatore, lasciando lo spettatore senza fiato, ora divertito, ora in stato di soggezione per le meraviglie geografiche e soprattutto zoologiche proiettate ad alta definizione dai nostri monitor. Il laser del lettore bluray è come la puntina di un giradischi e la sinfonia di colori, comportamenti, istinti e pura natura che nasce da un’operazione così artificiale riesce a trascinarci fuori dalla vita di comuni cittadini, un po’ rarefatta e sintetica, per ricordarci quali splendori il mondo abbia da offrire.

Il laser del lettore bluray è come la puntina di un giradischi e la sinfonia di colori, istinti e pura natura riesce a trascinarci fuori dalla vita di comuni cittadini

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Il gusto pieno del documentarismo

Il documentario è la forma “cinematografica” più pura che esista, dove eroi della macchina da presa, registi e produttori ci prestano i loro fortunatissimi occhi per raccontarci la vita di un cast che segue regole proprie, si rifiuta di leggere un copione e improvvisa, sempre e comunque, sul palco del loro ecosistema. Esibizionisti, teste calde e prime donne, tutti dotati di un talento clamoroso e innato. Un narratore onnisciente dalla voce calda e rilassante che sottolinea ogni loro azione, alzando il velo su comportamenti che non sono solo istinto ma soprattutto anima, bene immateriale che colpevolmente crediamo solo nostro e di cui ci pavoneggiamo, trovandoci poi davanti gli atteggiamenti di chi, senza esprimerlo in una lingua comprensibile all’uomo, riesce a trasmetterci tutto lo spettro delle emozioni, sovvertendo ogni nostra convinzione.

 

L’amore e la determinazione dei pinguini che abitano l’isola sub-antartica di Zavodoski, eden di un’intera specie, in cui i genitori – compagni per la vita -, si danno il cambio sfidando il mare più impervio al mondo per pescare e sfamare sé stessi e i loro piccoli, nuotando per 80km al giorno, rischiando poi l’osso del collo spinti con forza brutale dalle onde contro le scogliere, proprio quando il viaggio è agli sgoccioli, diventando letale per molti. Chi sopravvive, insanguinato e acciaccato ritrova poi la sua famiglia tra un milione e mezzo di simili, riconoscendone le voci, l’amore della sua vita che esula dal mero istinto di sopravvivenza. Una coscienza collettiva affinata in anni di evoluzione, miracolosa eppur così metodica e concreta. La tentazione di riempire questa pagina di racconti come quello che avete appena letto è fortissima, perché ad ogni cambio di ambientazione c’è qualcosa per cui valga la pena stare incollati al divano, in un ping-pong serrato tra una latitudine e l’altra; giungle alluvionali in cui i giaguari e i caimani si cacciano a vicenda mentre una particolarissima specie di delfini (scoperta di recente) nuota placida in queste acque talmente calme da sembrare oleose.

Le vette alpine candide, consacrate dal volo delle aquile, e gli scarafaggi del deserto che di prima mattina scalano le dune più alte (“come per l’uomo scalare due volte l’Everest”) per raccogliere la condensa dell’aria notturna sulla loro corazza idrorepellente e dissetarsi. Riprese in time-lapse che esaltano e ci raccontano in pochi secondi il passare delle stagioni e l’impressionante sviluppo della vegetazione, prima distesa arida e morta, poi, baciata da un nubifragio, protagonista di una resurrezione quasi biblica. I campi aperti, quasi infiniti delle praterie popolate da mandrie di erbivori nomadi e il microcosmo degli insetti, con le telecamere intente a scovare i più minuscoli dettagli di habitat e creature altrimenti impossibili da spiare, un continuo zoom-in/zoom-out che santifica colori ed elementi in grado di regalare allo spettatore una bellezza anche squisitamente superficiale, leggera, capace sia di stimolare il pensiero che di intrattenere e rilassare, grazie anche a siparietti in cui esce tutto il lato comico ed esilarante di animali dotati di uno spiccato humor, come i feroci Grizzly della Montagne Rocciose che danzano sgraziatamente attorno agli alberi per grattarsi via la folta pelliccia invernale dopo il letargo, ignari delle telecamere nascoste, spontanei e disinibiti un po’ come noi quando balliamo da soli in casa al ritmo di, vai a sapere, diciamo Intergalactic dei Beastie Boys. E poi, chi non si è mai messo in mostra per conquistare un esponente dell’altro sesso? Arte del corteggiamento in cui gli uccelli sono veri maestri, tra balli, canti e ostentazioni varie, come presentare un cuore di pezza trovato chissà dove all’amata, o aspirante tale perlomeno.

Merita poi una menzione d’onore a parte la colonna sonora curata del premio Oscar Hans Zimmer, sarto della musica sempre magico nella composizione di tracce sinfoniche di grandissimo impatto emotivo, che evidenziano con suoni travolgenti ogni singola scena. Valori musicali assoluti che vale la pena ascoltare anche durante la routine quotidiana grazie a Spotify, sognando panorami mozzafiato anche in ufficio.

E se la vita animale è una vera meraviglia, altrettanto lo è l’ingegno umano, dipinto tanto nei panorami metropolitani dell’episodio “Città”, ambienti che anche gli animali più selvaggi hanno imparato a domare, quanto nei diari, episodio “bonus” che ci racconta le avventure ai confini della natura di chi è riuscito a documentare questo ben di Dio, andando quindi a spiare anche i più evoluti degli esseri viventi immersi tra la più alta tecnologia cinematografica e le antiche asprezze di Madre Natura. Riprese in parapendio, notti largamente sotto-zero in tende pronte a trasformarsi nelle latrine dei pinguini, oppure in capanne nascoste dalla giungla, ormai diventate avamposto di uno zoo in miniatura, tutto affrontato con l’amore negli occhi per quello che, per distacco, è il lavoro più bello del mondo.  Da vedere, rivedere e tramandare, sperando di poter godere di tutto questo, là fuori, anche in un futuro lontano, cercando di non spezzare quel sottilissimo equilibrio che ancora resiste, infinitamente paziente, nonostante gli irrispettosi affronti della razza umana.

  • Regista: Vari
  • Formato: Blu-ray, PAL, Schermo panoramico
  • Audio: Italiano
  • Lingua: Italiano
  • Sottotitoli: Italiano
  • Regione: Regione B (Maggiori informazioni su Formati Blu-ray.)
  • Numero di dischi: 2
  • Studio: Koch Media


due parole sull'autore
Un milanese col cuore sui colli piacentini, "romantico" del videogioco con una spiccata predilezione per tutto ciò che viene da Kyoto e dal passato. Se non lo beccate nel Regno dei Funghi, lo potete trovare su qualche pista virtuale a bordo di qualche bolide che non potrà mai permettersi, a causa della sua sindrome da shopping videoludico compulsivo. Appassionato tifoso dell'F.C. Internazionale, segue anche le imprese dei grandi del ciclismo. Nel tempo libero cerca qualcuno con cui confrontarsi sui film di David Lynch senza che egli muoia di noia.
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