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il 12 novembre 2017, 16:19
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Prima ed eccezionale parte di una trilogia firmata Nuit de la Glisse e girata da Thierry Donard, inno allo sport estremo, ode alla natura.

Venerazione, devozione, speranza e punizione. Follia esteriore che si fonde ad una spiritualità totale, la gioia della libertà sopra ogni cosa, il rischio di mettere in gioco la propria vita per un richiamo profondo a cui rispondere per rendere la vita degna di essere vissuta. Lo sport estremo come mezzo per concedersi alla Natura, madre lunatica, superba, incantevole che può dare un senso alla nascita di ogni essere umano oppure diventarne il suo boia. Storie d’amore verso gli elementi che Thierry Donard vuole raccontarci nel suo docufilm Don’t Crack Under Pressure, prova schiacciante del reale che supera la finzione cinematografica, senza stuntman o computer grafica, solo atleti, talvolta professionisti altre amatoriali e i panorami, set dal respiro ampissimo, profondo, creati ad hoc millenni or sono solo per essere contemplati.

Meditazione estrema
la disarmante bellezza di ragazzi che hanno scelto uno stile di vita da brividi in simbiosi con la natura

Il peso della pressione è un fantasma sempre presente nella mente di chi sta per compiere gesti che alcuni riterrebbero al limite del suicidio. Una pressione che nasce dalla voce interiore del proprio spirito di sopravvivenza. Non c’è niente da vincere, molto da perdere, tantissimo da godere. Freeride, freediving, kite, surf e skydiving in tuta alare praticati da esseri viventi minuscoli al cospetto dell’immensità di montagne, oceani e cieli. Scorci da lasciate attoniti e senza fiato; Alpi, fiordi norvegesi e paradisi tahitiani diventati casa di spiriti liberi che hanno trovato il loro posto nell’ecosistema, inseguendo senza alcuna fretta il “momento perfetto” in cui uomo e natura possono tornare ad essere una cosa sola. Storie emozionanti di persone all’apparenza semplici, senza affanni, come il freediver Davide Carrera, spirito meditativo trasferitosi a Tahiti dall’Italia per insegnare e praticare lo sport della sua vita, immersioni in apnea nelle acque cristalline della Polinesia francese coronate dalla barriera corallina, dove nuotare in mezzo agli squali, liberi da ogni possibilità di difesa e di respiro è un atto di fiducia ripagato dalla natura stessa. Acque che diventano il terreno da cui spiccare il volo per Jesse Richman, kite libero al vento cui aggrapparsi senza opporre resistenza, facendosi trasportare verso una felicità che, guardandolo negli occhi, sembra assoluta e perpetua, sintesi dello “Shanti” induista. Occhi che diventano quasi felini, determinati nello sfidare i pipe oceanici che si formano nell’atollo di Fakarava, quelli di Matahi Drollet, giovane surfista che sembra “nato dalla tempesta”, emozionato davanti alle telecamere quanto estroso e implacabile all’interno del tubo d’acqua che riesce solo a sfiorarlo, mentre scivola al suo interno come fosse ridotto a glaciale stato solido.

Trascendentale.

Eppure tutta questa meraviglia umana e naturale si apre con una tragedia sfiorata, proprio durante le riprese del film, durante una pericolosa discesa su una delle linee più pericolose che le Alpi hanno creato. Neve perfetta, bianco assoluto e cielo 100% ciano, arte bicromatica interrotta solo dai costoni di roccia liberatisi dal candido abbraccio. Loic Patton parte, taglia la neve con i suoi sci in curve perfette e sinuose, la superficie del manto si sgretola, da polvere diventa subito valanga che lo travolge e lo trascina con se, il tutto ripreso dalla telecamera montata sul suo caschetto. Spavento che i suoi amici, una volta ricevute notizie rassicuranti dall’ospedale, decidono di onorare ed esorcizzare continuando la ride, uno show must go on necessario e provvidenziale. Stato mentale votato sempre all’ottimismo e una passione raccontata in maniera toccante nella sua essenzialità da uno skydiver che rimarrà senza nome e oscurato nei connotati, che dice di voler rimanere anonimo perché non vuole celebrità ne soldi ma solo tranquillità. Parla del suo essere schivo e taciturno, di come lanciarsi da 2000 metri di altezza passando attraverso gole e crepacci con precisione millimetrica lo liberi da ogni peso, persino dall’adrenalina, per ritrovare sé stesso immerso nella pace cui non può ambire una volta rimesso piede a terra. È la voglia di prendersi ciò di cui Madre Natura non ci ha fornito, che siano branchie o ali, diventando esseri perfetti finché la magia non si esaurisce.

Un “buona la prima” obbligato.

Ero(t)ismo registico
piani sequenza eccezionali senza possibilità di secondo ciak si uniscono a inquadrature dove la natura diventa astrattismo

Il lavoro registico è estremo quanto ciò che i protagonisti mettono nelle loro imprese. Piani sequenza eccezionali, stilisticamente perfetti, pronti a cogliere ogni dettaglio della magnificenza del gesto e della natura. La danza subacquea di Davide, accompagnato ed esaltato dalle riprese dall’immersione fino al ritorno all’ossigeno, minuti di pace assoluta dove le bellezze dei fondali polinesiani, popolati da migliaia di pesci di forme e colori diversi che diventano effetti speciali “bio”. Stato dell’arte registico che sfrutta droni, riprese dall’elicottero e in soggettiva fornendo punti di vista inediti sul creato. Un momento di meditazione davanti al tramonto tahitiano, la neve che si stacca da un costone, i cirri intorno alle montagne che oscurano la vista degli skydiver per qualche istante, tornando ad aprirsi poi su verdi vallate, perfetti punti d’atterraggio. Indiscreti sguardi rallenty che ci mostrano il rapporto tra un surfista e i suoi pipe, tra linguacce e geometrie perfette. Lo sfondo nero delle interviste esalta parole e mimica facciale di persone dalle cui espressioni traspare ogni sensazione di cui parlano. Emozioni di persone che hanno scelto uno stile di vita votato alla libertà, al rispetto per l’ambiente e alla sfida ad esso, sempre rispettosi, divertiti e divertenti per chi li guarda, con un pizzico di invidia e tanta ammirazione. Un lavoro stilisticamente perfetto che forse pecca in qualche ripetitività di troppo ma dove le migliori sequenze valgono in toto il prezzo del biglietto; dipinti in movimento assolutamente unici che non si limitano a documentare, diventando esercizio stilistico che nutre le pupille e il cuore. Un film che fa venir voglia di partire, sognare e osare, liberarsi dalle costrizioni che ci autoimponiamo ogni giorno per spiegare nuovamente le ali.

 

Dettagli prodotto
  • Attori: Matt Annetts, Wille Lindberg, Jesse Richman
  • Formato: Blu-ray, PAL, Schermo panoramico
  • Audio: Italiano
  • Lingua: Italiano
  • Sottotitoli: Italiano
  • Regione: Regione B (Maggiori informazioni su Formati Blu-ray.)
  • Numero di dischi: 1
  • Studio: Koch Media
  • Data versione DVD: 26 ott. 2017


due parole sull'autore
Un milanese col cuore sui colli piacentini, "romantico" del videogioco con una spiccata predilezione per tutto ciò che viene da Kyoto e dal passato. Se non lo beccate nel Regno dei Funghi, lo potete trovare su qualche pista virtuale a bordo di qualche bolide che non potrà mai permettersi, a causa della sua sindrome da shopping videoludico compulsivo. Appassionato tifoso dell'F.C. Internazionale, segue anche le imprese dei grandi del ciclismo. Nel tempo libero cerca qualcuno con cui confrontarsi sui film di David Lynch senza che egli muoia di noia.
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