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il 20 aprile 2017, 08:43
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Sono in una grande hall, ci sono tante porte intorno a me. Io, però sono obbligato a sceglierne una e una soltanto, perché le altre, per ora, sono chiuse con un lucchetto. Non crederete mai come mi sono ritrovato in quella grande sala. Il giorno prima ero un bambino normale, poco amato dalle persone con cui vivevo, ma pur sempre normale. Oggi invece sono un mago, ma non uno di quelli finti che si fanno chiamare prestigiatori, sono un mago vero. Io sono Harry Potter.

 

 
Retrocensioni è una rubrica a cadenza settimanale, che porta indietro l’orologio e affronta in modo pseudo-critico titoli che hanno fatto la storia. O anche no, ma che per un motivo o per l’altro abbiamo ritenuto degni di menzione e capaci di suscitare reazioni alla “Luci a San Siro”.
 
 

I lettori, coloro che si sfamano soltanto con la lettura di un bel libro, aborrano solitamente le riproduzioni cinematografiche di quel determinato e tanto amato testo, perché diversi tra loro, o addirittura stravolti rispetto all’idea originale che lo scrittore è riuscito a raccontare con le sue mani e la sua testa. I lettori più attenti (ma anche quelli più svogliati, suvvia) avranno sicuramente notato che, con l’avanzare della saga di Harry Potter, questo fenomeno è diventato sempre più visibile, tanto che qualche film sembra tutt’altra cosa in confronto al libro. Fortunatamente però ciò non è visibilissimo all’interno del film Harry Potter e la Pietra Filosofale, diretto da Chris Columbus (che ci mancherà molto nei sequel e che salutiamo calorosamente), che riesce a trasmettere il senso di magia del libro. Ma cosa succede in quei rari casi in cui un libro diventa film e poi videogioco? Per quanto possa sembrare assurdo, possono nascere cose molto molto interessanti. Si’ori e Si’ore, Harry Potter e la Pietra Filosofale.

 

 

Le origini della saga
Simbolo della letteratura mondiale degli anni ’90

Harry Potter è per molti il simbolo della letteratura mondiale degli anni ’90 e dei primi anni 2000, periodo durante il quale questo nome si è legato a mondi diversi tra loro, ma che hanno saputo unire diverse generazioni grazie agli otto film, ai tanti videogiochi, a un nuovo franchise – Animali Fantastici e Dove Trovarli, opere teatrali, giocattoli, giochi da tavolo e tanto altro ancora. Il primo dei titoli videoludici di questa lunga serie, Harry Potter e La Pietra Filosofale, fu creato nell’ormai lontano 2001, ben quattro anni dopo l’uscita del libro ma nello stesso anno del rilascio nei cinema di tutto il mondo del film di Columbus, e pubblicato inizialmente da Electronic Arts per PlayStation 1, Gameboy Color e Gameboy Advanced; e solo nel corso dei due anni successivi per Gamecube, PC, PlayStation 2 e Xbox. La critica fu abbastanza dura con questo titolo, perché considerato troppo facile e monotono, aggettivo quest’ultimo piuttosto opinabile dal momento che basta giocare per una mezz’ora circa (oppure osservare un qualsiasi video gameplay su Youtube) per potersi rendere conto di quante opportunità di fare cose differenti abbiamo a disposizioni. Non possiamo purtroppo controbattere sulla prima critica mossa, perché il gioco ha effettivamente come suo punto debole una difficoltà praticamente nulla per i giocatori più esperti, che difficilmente perderanno la barra che indica l’energia del nostro protagonista.

 

Sulle ali del film

Il titolo risente fortemente del film, oltre che del libro da cui esso è tratto, con i volti dei personaggi riprodotti fedelmente (ricordiamoci che parliamo del 2001) da quello degli attori presenti nel cast de La Pietra Filosofale: ecco quindi visibilissimi Daniel Radcliffe, Emma Watson, Rupert Grint, Maggie Smith e Richard Harris che interpretò Silente… No, dai, sorvoliamo su quest’ultimo nome.

 

Silente che interpreta Babbo Natale

 

Anche la scuola di magia e stregoneria di Hogwarts è resa in maniera ottimale: le scale che si muovono, le sale segrete, le stanze, i giardini, la hall, i dormitori; tutto mostra chiaramente ciò che il libro e il film (quest’ultimo solamente in parte) presentano, dando quel senso di open world che magari non è così palese oggi, ma che nel 2001 aveva la forza di farci perdere tra le mura della famosa scuola. Poco fa parlavamo inoltre delle varianti che il titolo offre, perché non dovremo soltanto portare a termine le missioni principali, ma anche affrontare sfide (non molto impegnative, per carità) pur sempre affascinanti. Lezioni per imparare i tanti incantesimi, collezionare gelatine tutti i gusti +1 o le Cioccorane, affrontare in duello gli altri maghi, o aiutare semplicemente gli altri – siano essi Grifondoro, Serpeverde, Tassofrasso Tassorosso o Corvonero – ci immergerà completamente nel titolo.

 

Pijalo Pijalo
Opportunità di fare cose diversissime tra loro

L’ultimo punto citato nel paragrafo precedente non è un elemento da sottovalutare per un gioco del 2001, che vi ricordiamo, era creato su un CD con una grandezza inferiore agli 800 Mb. Non parliamo di certo di elementi vari come quelli di Zelda: Breath of the Wild o di Horizon Zero Dawn (a cui vogliamo tanto bene), ma comunque di una – nemmeno tanto scarsa – opportunità di effettuare cose diversissime tra loro che ci permetteranno di non stancarci facilmente, malgrado la bassa difficoltà del gioco. Tra questi, impossibile non menzionare lo sport preferito di maghi e streghe: il Quidditch. In Harry Potter e la Pietra Filosofale potremo infatti affrontare le tre sfide contro le altre casate di Hogwarts, dopo naturalmente i primi allenamenti che ci permetteranno di prendere confidenza con scopa e boccino d’oro, grazie ai suggerimenti dati nelle prime fasi di gioco. Parliamo naturalmente di una fase preliminare del Quidditch, il cui gameplay verrà migliorato soltanto con le successive generazioni di console, quando non dovremo semplicemente volare all’interno di cerchi in un determinato lasso di tempo, ma dovremo fare attenzione ai rivali (maledetto Draco) e agli altri ostacoli presentati.

 
Le scale si muovono

Come già sottolineato in precedenza, uno degli aspetti più brillanti del primo capitolo videoludico dedicato alla saga di Harry Potter è quello legato all’ambientazione: Hogwarts sembra gigantesca, ricca di porte non tutte accessibili dall’inizio ma sbloccabili man mano che avanzeremo nel gioco. La bellezza della scuola di magia e stregoneria è visibile in ogni suo aspetto, a partire dalle aule in cui si tengono le lezioni, passando per i corridoi e i dormitori, fino ai giardini, in cui sono ambientate alcune delle missioni principali. Tra scale che si muovono, fantasmi che vagano senza un perché, personaggi di quadri che ci guardano in cagnesco e oggetti da collezionare, Hogwarts sembrerà insomma un luogo. L’ultimo punto tra questi citati non è affatto da sottovalutare, perché ci permetterà di aggiungere ore extra per concludere il titolo al 100%: gelatine tutti i gusti +1 e cioccorane che aumenteranno la nostra salute, ma anche le figurine di tutti i maghi, di cui potremo leggere una piccola biografia una volta raccolto l’oggetto disseminato per tutta Hogwarts.

 

 

A questo dobbiamo aggiungere che sono presenti tutti i personaggi principali tratti dal film e riprodotti in maniera piuttosto similare alla sua controparte reale. A differenza di altri titoli dedicati alla saga di Harry Potter, non avremo tanta libertà di scelta, in quanto l’unico personaggio che avremo l’opportunità di muovere sarà lo stesso Harry, con Hermione e Ron relegati a semplici personaggi di contorno che poco potranno fare per noi.

 

Qualche problemino c’è

È piuttosto palese il fatto che Harry Potter e la Pietra Filosofale abbia qualche problemino. Abbiamo forse già trattato abbastanza dei difetti dettati dalla facilità, e aggiungiamo a questo punto altri due difetti che appesantiscono non poco il gioco. Il primo è una certa legnosità: il personaggio non possiede quella fluidità necessaria per camminare, correre, ma soprattutto saltare e arrampicarsi in maniera naturale. Il secondo grande problema rende invece il titolo a tratti “antipatico”, in particolar modo agli amanti della saga di J.K. Rowling: il comparto audio infatti abbassa la qualità del titolo, e non parliamo semplicemente del fatto che non ci siano gli stessi doppiatori, ma anche dell’assenza di numerose frasi cult, e soprattutto di numerosi errori di pronuncia e di accenti – mitico, in questo senso, Draco Màlfoy.

Tirando le somme, ci si sarà accorti di come questo titolo fu accolto in maniera differente da videogiocatori e critica. È oggettivo il fatto che effettivamente Harry Potter e la Pietra Filosofale risulti piuttosto semplice da portare a termine anche dai meno esperti, ma che al tempo stesso offra un’esperienza che all’inizio degli anni 2000 pochi titoli sapevano dare. Non bisogna nemmeno sottovalutare il dato di fatto che in quel periodo la critica videoludica era molto diversa da quella di oggi, e che probabilmente una versione rimasterizzata di questo titolo oggi verrebbe accolta in maniera molto differente. Esplorare Hogwarts per un adolescente o per un bambino che ha appena scoperto il mondo di Harry Potter era ed è ancora magnifico perché ci permette di entrare a tutti gli effetti all’interno del magico mondo della Rowling, molto meglio rispetto a tanti altri (per non dire lo stragrande numero di) videogiochi.



due parole sull'autore
Giuseppe “Klotien” nasce in un bel pomeriggio di maggio del 1990. Passa l’infanzia a subire gol a ripetizione a Fifa ’96, fatality a Mortal Kombat e a cadere dai dirupi di Super Mario. Cresce, ma le cose non cambiano: Neo Cortex lo spinge al limite; non pago, le prende da heartless, slime e dalla gente di San Andreas… ah dimenticavo le fatality e i gol a Pes. Passa poi a Microsoft, ma nulla cambia. Decide quindi di dedicarsi allo studio delle lingue, ma va k.o. comunque a causa delle fatality dei professori dell’università.
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