Recensione Resident Evil 7: Biohazard

Quando il vecchio incontra il nuovo
Resident Evil 7 si dimostra essere il titolo più vicino al capostipite della serie dal 1996 a questa parte

Anche per quanto riguarda il gameplay, Resident Evil 7: Biohazard dimostra un grandissimo rispetto per la trilogia originale. Ecco che ci troveremo, quindi, a vagare per i corridoi di Villa Baker a corto di proiettili e con l’ansia di incontrare un nuovo avversario, da evitare accuratamente per evitare di venire uccisi in pochi secondi. Basteranno un paio di colpi ben piazzati dei nostri avversari, infatti, a far comparire sullo schermo la scritta “You are Dead” (vi ricorda nulla?! n.d.L.) e a farci cominciare dall’ultimo salvataggio. Salvataggio che, nei primi due livelli di difficoltà, potrà avvalersi di deteriminati checkpoint automatici, ma che nella modalità “manicomio” ci obbligherà, come in passato, ad utilizzare delle piccole audiocassette per salvare solamente tramite i (pochi) registratori sparsi per la mappa. Altro elemento fondamentale del gameplay è la presenza di un inventario limitato che, spesso, vi costringerà a tornare nelle tanto amate save room (dove i nemici non potranno raggiungervi) per depositare gli oggetti nelle celeberrime casse comunicanti che hanno contraddistinto i primi capitoli della serie. Per rendere il tutto maggiormente realistico, inoltre, alcuni oggetti (in particolare determinate armi) occuperanno più di uno spazio, costringendovi ad organizzare con cura il vostro inventario e a scegliere accuratamente gli oggetti da portarsi appresso. Da evidenziare, inoltre, la presenza delle “Monete Antiche” che potranno essere spese in deterimante save room per sbloccare nuove armi e nuovi potenziamenti utili a Ethan per superare la notte più lunga della sua vita. Tornano anche le erbe medicinali che, se mescolate con una sostanza chimica, vi permetteranno di guarire dalle ferite. La barra vitale, inoltre, è visibile aprendo il menù in tempo reale sullo schermo dell’orologio da polso del nostro protagonista. Ovviamente, sempre in rispetto della tradizione, la quantità di vita sarà definitiva da un ECG che varia dal verde al rosso, passando per il giallo, in base ai danni subiti. Un altro elemento in comune con i primi capitoli della saga è la presenza di puzzle ambientali che, nonostante non si dimostrino mai davvero complessi, riescono a mantenere l’attenzione del giocatore sempre attiva e pronta a reagire. Per quanto riguarda gli antagonisti presenti in Resident Evil 7 c’è da sottolineare ancora la mancanza degli zombie nel senso stretto del termine. I nemici principali che Ethan sarà costretto ad affrontare, infatti, sono chiamati Micomorfi e sono un mix tra i Regeneradores di Resident Evil 4 e i Bloodshot di Resident Evil 6. Forti, resistenti e capaci di brevi scatti, i Micomorfi si suddividono i tre categorie principali: quelli standard, che era possibile incontrare nell’ultima versione della demo Beginning Hour, quelli quadrupedi, più rapidi, ma anche più deboli, e quelli pesanti, capaci di resistere ad un maggior numero di colpi e capaci di vomitare una pericolosa sostanza tossica verso di noi. Purtroppo sono presenti pochissime altre tipologie di avversarsi oltre alle succitate creature, cosa che, non lo nascondiamo, ci ha lasciati leggermente insoddisfatti. Fortunatamente ci pensano le boss fight a risollevare la situazione, grazie a nemici dal character design disturbante (e allo stesso tempo, affascinante) e capaci di farci consumare tutta la nostra scorta di proiettili saggiamente conservati sino a quel momento. Durante la nostra prima run a difficoltà “normale” siamo riusciti a completare l’avventura in circa sette ore, raccogliendo poco più di metà di tutti i collezionabili presenti nel gioco. Dobbiamo ammettere, però, che questa a questa longevità vanno aggiunte una o due ore, in quanto chi vi scrive è particolarmente avvezzo al genere e difficilmente riesce a provare una paura tale da rallentare la propria avanzata verso i titoli di coda. Sottolineamo, inoltre, come sia presente una scelta narrativa da compiere poco dopo la metà del gioco che andrà ad influire su un paio di scene e, soprattutto, sul filmato finale. La possibilità di raggiungere un Good Ending e un Bad Ending, quindi, contribuisce alla longevità complessiva del titolo; longevità che può aumentare anche in base ai collezionabili raccolti e alla difficoltà di gioco selezionata. Come avete potuto notare da questo paragrafo dedicato al gameplay, l’unica sostanziale differenza con i primi capitoli della saga sta nel cambio di inquadratura, rendendo Resident Evil 7 un RE a tutti gli effetti, molto più degli episodi 4, 5 e 6. Per coloro che non fossero avvezzi ai titoli in prima persona, ci sentiamo comunque di consigliare loro di dare una possibilità a RE7, in quanto il tipo di gunplay, la velocità di gioco non eccessiva e il resto della produzione si discosta quanto più possibile da un classico FPS, dimostrandosi un “semplice” cambio di prospettiva e non una vera e propria rivoluzione nel gameplay.

Realtà Virtuale, Paura Reale
Giocare Resident Evil 7 con  PlayStation VR vi darà delle emozioni indimenticabili e siamo certi che vi ricorderete di questo titolo non come se lo aveste giocato, ma come se lo aveste vissuto

Una delle caratteristiche più interessanti di Resident Evil 7: Biohazard è la possibilità di poterlo giocare interamente tramite il PlayStation VR (per gli altri visori bisognerà, invece, aspettare un anno). Nel paragrafo precedente ho specificato come, chi vi scrive, non si faccia intimorire minimamente dai titoli horror, ma devo ammetterlo: giocare RE7 con il visore marchiato Sony è tutta un’altra cosa. Sacrificando parzialmente la qualità grafica, il PlayStation VR ci proietta direttamente dentro Villa Baker e non vi nascondo che ho fatto fatica a giocare per più di mezz’ora di fila senza dover togliere il casco per riprendere fiato. Le avventure di Ethan, se giocate in questa modalità, diventano assolutamente reali e anche solo attraversare un corridoio diventa un’esperienza che solamente i giocatori più coraggiosi potranno affrontare. Non esageriamo nel dire che, al momento, Resident Evil 7 giocato in realtà virtuale è l’esperienza horror più completa, terrorizzante e agghiacciante dell’intero mercato videoludico. Questo elemento va ad influire notevolmente anche sulla longevità complessiva del titolo, visto che anche il semplice tempo di percorrenza di una stanza cambia una volta che si è “realmente” al suo interno. La paura di effettuare ogni movimento, infatti, è qualcosa che ci ha lasciati completamente inermi e, una volta, terminata la nostra sessione, ci siamo resi conto di essere rimasti rigidi e freddi per tutto il tempo della “seduta”, obbligandoci quindi a sgranchire poi le gambe per allontanare la tensione. Certo si tratta di qualcosa di estremamente soggettivo, ma, fidatevi, crediamo sia davvero difficile completare dall’inizio alla fine Resident Evil 7 con addosso il visore VR. Impeccabile il lavoro di Capcom per ovviare a qualsiasi grado di sofferenza del motion sickness, grazie ad una grandissima quantità di impostazioni per evitare qualsiasi possibile disagio dovuto alla realtà virtuale. Se proprio dovessimo fare un appunto “negativo” per quanto riguarda questa versione del titolo, dobbiamo evidenziare come, prima e dopo alcune sequenze scriptate (come alzare la cornetta del telefono, ad esempio) sia presente un leggera dissolvenza che, alla lunga, abbiamo trovato fastidiosa. Ad ogni modo Resident Evil 7: Biohazard risulta essere una vera e propria killer application per il PlayStation VR, diventando sin da subito il titolo di punta di tutta la lineup e obbligatorio per qualsiasi amante dell’horror che si definisca tale. Speriamo, inoltre, che questo possa spingere altre software house a seguire la scia di Capcom e a produrre un maggior numero di titoli per questa periferica dal potenziale tanto vasto. Se avevate ancora dei dubbi, toglieteveli: RE7 in realtà virtuale vi darà delle emozioni indimenticabili e siamo certi che vi ricorderete di questo titolo non come se lo aveste giocato, ma come se lo aveste vissuto.

Il bello di avere paura

Da un punto di vista prettamente tecnico, Resident Evil 7: Biohazard non fa certo urlare al miracolo, ma riesce a garantire un buon colpo d’occhio grazie ad ambienti ricchi di dettagli e ad un’atmosfera a dir poco affascinante. La situazione cambia leggermente quando si indossa il PlayStation VR, con ambienti che risultano più sfuocati e con una modellazione dei personaggi volutamente ridotta per permettere al titolo di girare comunque in modo fluido. Ottimo il comparto audio che, oltre ad un main theme che vi rimarrà in testa per giorni, presenta una colonna sonora malata e disturbante e un doppiaggio in lingua italiana di tutto rispetto. Ciononostante ci sentiamo comunque di consigliare di fare almento una run con il doppiaggio originale (la presenza dei sottotitoli è garantita) in quanto abbiamo trovato il cast vocale inglese migliore rispetto alla nostra versione. Per quanto riguarda la presenza di bug o problemi tecnici di qualsiasi tipo dobbiamo ammettere di essere rimasti enormemente stupiti. Non sono presenti, infatti, cali di frame, compenetrazioni o difetti evidenti di nessun tipo, rendendo Resident Evil 7 un titolo solido su tutta la linea.

1 2
Verdetto
9 / 10
Provateci ora a dire che assomiglia ad Outlast o a Silent Hill!
Commento
Alle volte per tornare al potere bisogna prendere decisioni difficili. Tentare di accontentare tutti non è un'impresa semplice ed è per questo che Capcom, questa volta, ha preso una posizione coraggiosa sotto molti punti di vista: tornare al passato, ma guardando verso il futuro. Resident Evil 7: Biohazard non è solo uno tra i capitoli più validi di tutta la serie, non è solo un titolo eccellente sia per i nuovi che per i vecchi giocatori, ma si impone come nuovo punto di riferimento per quanto riguarda l'intero genere horror nel panorama videoludico. A tutto ciò si va ad aggiungere una delle esperienze VR più coinvolgenti presenti su tutto il mercato e un rispetto quasi maniacale per il capostipite della saga. Insomma, se pensavate che un "semplice" cambio d'inquadratura potesse andare ad influire sulla qualità finale del titolo e stavate dando la serie già per morta, dovrete ricredervi: il vero RE degli horror è tornato e non è mai stato così vivo.
Pro e Contro
Trama ben strutturata
Atmosfera impeccabile
Gameplay che ibrida vecchio e nuovo alla perfezione
Esperienza VR definitiva
Torna finalmente a spaventare
Tecnicamente solido...

x ...anche se non perfetto
x Parco nemici limitato
x Gli stacchi neri nella modalità VR

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