Recensione
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Resident Evil è una serie che senza dubbio è riuscita ad influenzare e coinvolgere un vastissimo numero di videogiocatori. Per questo motivo in molti non sono riusciti ad accettare la virata action che dal quarto episodio ha coinvolto la serie, portandola ai livelli di un blockbuster targato Michael Bay e snaturandone del tutto la natura iniziale. Capcom, viste le numerose critiche e i risultati sotto le aspettative del sesto capitolo della serie, ha ben deciso di guardare al passato e di riportare sulle console di attuale e scorsa generazione il titolo che tanto l’ha resa celebre: il primo Resident Evil. L’edizione scelta per questo remake è quella distribuita nel 2002 su Nintendo Gamecube che, rispetto alla versione per PlayStation del 1996, già portava numerose innovazioni, nuove aree e nemici inediti. Riuscirà questa riedizione, disponibile solamente in versione digitale a 19.99€, ad essere entusiasmante e coinvolgente anche ai nostri giorni oppure si tratta dell’ennesimo lavoro senz’anima fatto solamente per guadagnare qualche soldo con il minimo sforzo? Scopritelo nella nostra recensione.

Versione testata: PlayStation 4

The Umbrella Conspiracy
La trama del primo Resident Evil è diventata ormai di culto.

La trama del primo Resident Evil è diventata ormai di culto. La squadra speciale S.T.A.R.S., in seguito ad una serie di misteriosi omicidi nei pressi delle montagne Arklay e alla scomparsa della squadra B.R.A.V.O., decidono di andare ad indagare per scoprire cosa nasconde la foresta che avvolge Raccoon City. Il ritrovo del relitto dell’elicottero appartenente al precedente gruppo mandato in esplorazione è solo l’inizio di un incubo che vedrà Jill, Chris, Wesker e Barry affrontare zombie, cani non morti ed una serie di creature provenienti direttamente dai loro peggiori incubi. La narrazione di questo primo capitolo della saga targata Capcom è evidentemente realizzato alla vecchia maniera, limitando l’utilizzo di filmati al minimo e lasciando che sia l’atmosfera della villa e il ritrovo di numerosi documenti sparsi nelle varie stanze a narrarci gli eventi accaduti all’interno della misteriosa magione. Ad ogni modo la storia scorre dall’inizio alla fine, senza mai risultare noiosa e capace di intrattenere grazie ad una serie di colpi di scena ben architettati e alla moltitudine di oggetti analizzabili che andranno a caratterizzare i pensieri dei protagonisti di questa vicenda. All’inizio della storia ci verrà chiesto di scegliere se utilizzare Jill Valentine o Chris Redfield, andando non solo ad influire sulla difficoltà (Chris comincerà la sua avventura privo della pistola), ma facendoci assistere a differenti eventi all’interno della trama, con tanto di nuovi personaggi incontrati (tra i quali spicca Rebecca Chambers) che vanno a comporre quel grande mosaico che l’universo di Resident Evil. Ottimo anche il character design dei nemici che, sin da subito, si dimostra infinitamente superiore agli ultimi 3 capitoli della serie principale grazie a creature capaci di rimanere nell’immaginario collettivo per lungo tempo (Tyrant e Hunter in primis).

Inventario e nastri d’inchiostro
Il gameplay contribuisce a creare quell’atmosfera caratteristica che rende Resident Evil INDIMENTICABILE

Il gameplay di Resident Evil, nonostante l’età, riesce ad entusiasmare e a proporre un notevole livello di sfida ancora oggi. Abituati ormai ad inventari dalle dimensioni infinite e ai numerosi checkpoint, riscoprire la bellezza di un limitato spazio per tenere i propri oggetti e di una serie di nastri d’inchiostro necessari per poter salvare la partita è qualcosa di veramente appagante. Le telecamere fisse che caratterizzano il titolo, inoltre, non risultano quasi mai fastidiose e contribuiscono a creare quell’atmosfera caratteristica che ancora oggi fa ricordare questo titolo ad una moltitudine di videogiocatori. Capcom è inoltre venuta in soccorso di coloro che non hanno mai apprezzato appieno il sistema di movimento all’interno dei primi capitoli di Resident Evil grazie ad una nuova impostazione dei comandi che rende il tutto più fluido, rapido e meno macchinoso. Bisogna però ammettere che questi nuovi comandi non risultano sempre facili da usare e talvolta le vecchie impostazioni risultano più intuitive, permettendoci di misurare attentamente i nostri passi per non incappare nel caldo abbraccio di uno zombie. Sempre per andare incontri ai neofiti della serie, non abituati a livelli di difficoltà troppo elevati, è stata aggiunta una nuova difficoltà che renderà godibile l’avventura anche a coloro che non sono pronti ad affrontare la vera sfida che questo titolo è capace di offrire. Ottima anche la longevità che, durante la prima partita, si può aggirare attorno alle 10/15 ore abbondanti, ma che, una volta padroneggiati i comandi e imparate a memoria le varie zone, permette al titolo di essere affrontato in velocità addirittura in meno di 3 ore (con tanto di trofeo/obiettivo atto a dimostrare la vostra bravura).

Rifarsi il trucco
Resident Evil non dimostra assolutamente i suoi 13 anni di vitA

Sotto il punto di vista tecnico, Resident Evil non dimostra assolutamente i suoi 13 anni di vita grazie ad un ottimo lavoro da parte di Capcom. Il titolo, giocabile finalmente a 16:9, è stato non solo levigato, ma in alcuni ambienti addirittura ricostruito per dare nuova vita agli sfondi statici. Peccato però che questo lavoro non sia stato fatto su tutti gli ambienti e che, inevitabilmente, sono presenti alcune zone caratterizzate da texture poco definite che davvero stonano con il grande lavoro svolto su tutto il resto. Ottimi i modelli poligonali dei personaggi che riescono, nonostante l’età, ad apparire moderni ed espressivi al punto giusto. Grande lavoro è stato fatto anche per quanto riguarda i nemici che, ancora una volta, risultano spaventosi e capaci di rimanere impressi nelle menti dei giocatori. Per quanto riguarda il comparto sonoro non c’è nulla da criticare dato che il titolo dispone di una splendida colonna sonora (per quanto volutamente limitata per creare atmosfera), di suoni agghiaccianti e di un doppiaggio mai fuori sincrono e ben realizzato.

In conclusione...
9
“Il RE è tornato! ”
Resident Evil deve vendere. Deve vendere per far capire a Capcom l'importanza storica di questa serie e per dimostrare a tutti come l'elemento survival (horror) sia il fattore principale che contraddistingue questa saga. Questo remake spaventa, diverte, mette ansia al giocatore e riesce a coinvolgerlo grazie ad un'atmosfera che, al giorno d'oggi, difficilmente è possibile trovare in altri titoli. Qualche texture in bassa risoluzione potrebbe dare fastidio agli amanti della perfezione, ma noi ci sentiamo di premiare questo titolo che, ancora una volta a distanza di 13 anni, è riuscito a sorprenderci, a dimostrarsi attuale e che per questo tutti dovrebbero giocare almeno una volta nella vita.
Trama e atmosfera di altissimo livello
Gameplay e livello di sfida ottimi
Presenti nuove aggiunte per i neofiti
Rifacimento curato in quasi tutti gli aspetti
x Qualche texture in bassa risoluzione
x Controlli volutamente legnosi non per tutti

due parole sull'autore
Il Luca è quell'animale mitologico a metà tra un nerd ed un videogiocatore, ma con la testa di Ca***. Dall'animo tranquillo, pare che questa creatura sia stata vista solamente poche volte in modalità berserk (con ATK+3 e danno da fuoco), ma si narra che, in quei casi, la bestia cambi colore e ripeta solamente una cosa: LUCA SPACCA!
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