Recensione Death Strading 2 On The Beach – Odi et Amo

Tutto è iniziato con un’esplosione

Passo dopo passo, l’umanità è progredita. Camminando attraverso le ere, l’umanità è riuscita ad evolversi. Poi c’è stata un’esplosione. Tale esplosione ha causato l’avvicendarsi della morte, e l’umanità ha smesso di essere connessa. Death Stranding è un gioco atipico, lo sappiamo già – almeno per il panorama videoludico. Ha preso ciò che per i giocatori era una croce, le fetch quest, e ne ha fatto fulcro del gameplay. Ma Kojima è così o lo si ama, o lo si odia. Lo abbiamo amato con il primo Metal Gear Solid, ma lo abbiamo odiato con Metal Gear Solid 2. Non usare Solid Snake, ma il dover giocare con Raiden, personaggio che incarna le nostre paure, le nostre domanda, ha generato un odio per quel capitolo che è stato poi rivalutato anni dopo.

Lo abbiamo amato per la storia di Big Boss, con la terza installazione della saga. Lo abbiamo odiato per aver dovuto premere quel grilletto, quel maledetto grilletto che ritorna ad angosciare. Una pallottola esplosa, un esplosione. Ogni gioco di Kojima ha questa caratteristica.

Odi et Amo, forse chiedi perché faccio questo? Non lo so ma sento che mi succede e mi tormento.

Ed è forse questo che ha pensato Kojima alla realizzazione di Death Stranding 2. Un odio per ciò che è stato, un amore per ciò che è diventato. Passo dopo passo, Hideo ha dovuto abbandonare Konami, ha dovuto rendersi conto che ormai era giunta la sua fine, nella sua vecchia vita. Una volta, anche per lui, ci fu un’esplosione.

Difficile est longum subito deponere amorem.

E in questo secondo capitolo si vede che per Hideo Kojima lasciare un amore così lungo è difficile. I rimandi al suo Bridge Baby sono tanti. Pure quando si gioca, sembra di giocare a Metal Gear Solid: The Phantom Pain. I movimenti, lo stile, tutto rimanda a quel lavoro incompiuto del 2015. La beffa oltre al danno: oltre a pulsare il suo arto reciso, il suo dolore fantasma, gli è stato portato via anche Lou.

Tar è il suo dolore fantasma, Neil Vana e la scena della bandana. Ogni cosa è un dolore fantasma in questo gioco. Una lettera d’amore ad un figlio ormai perduto. Se il primo capitolo di Death Stranding era più autoriale, cercando di dare una risposta alla morte e alla vita, prendendo ispirazione da Viaggio verso Occidente di Wu Cheng’en, Death Stranding 2 è un racconto personale. È l’altra faccia della medaglia di ciò che è Hideo: un uomo che ha i suoi rimpianti, ma anche le sue rivalse.

Avere un cast dalla sua lo erge a poter dirigere, come un regista, un film interattivo. A voler raccontare una sua perdita, che è stato un momento importante della sua vita. E la versione PC, oggetto di questa recensione, porta molte novità, sia a livello contenutistico che grafico.

Cui dono lepidum novum libellum?

Tale libretto viene donato ai giocatori. A coloro che anche loro hanno avuto un esplosione forte, tale da aver dovuto lasciare qualcosa durante il loro cammino. In tal senso, la scomparsa di Lou viene vista come motore per poter ritrovare se stessi.

Tutto viene concepito come un viaggio di scoperta, al contrario del primo che è più simile ad un viaggio di redenzione. Sicuramente molti punti di Death Stranding al tempo criticati hanno trovato un miglioramento nel sequel, che viene visto più come giocattolo che gioco.

Raggiungere la meta spetta solo a voi

Con sezioni action più frequenti da affrontare, Sam dispone da subito di un arsenale che nel primo Death Stranding si doveva sbloccare andando avanti nel viaggio. Già dalle prime battute in DS2 abbiamo delle bocche di fuoco atte a neutralizzare le varie minacce dei Muli, dei corrieri impazziti e delle creature arenate, conferendo al gioco un taglio ancora più action rispetto al predecessore. Ciò diminuisce anche i tempi morti, dando l’impressione di voler premere di più sull’acceleratore rendendo il gameplay più dinamico e appetibile anche a quella fetta di giocatori che non erano stati particolarmente attratti dal titolo precedente.

Death Stranding 2 cerca di aprirsi, come ha cercato di fare l’autore con questo capitolo. Cercare di veicolare un messaggio di speranza. Cercare a rialzarsi nei momenti perduti, tutto ciò che viene perso, tutto ciò che sembra perduto, va riconquistato. Il primo capitolo, uscì in tempo non sospetti, quando la pandemia da COVID-19 non era nemmeno nell’aria. In questo capitolo, non vuole nemmeno essere nemmeno un’opera che vuole essere premonitorio. Anche coi social, siamo quanto più disconnessi dalle persone e dalla realtà.

Viaggio Senza Ritorno

In conclusione, la versione PC di Death Stranding non stravolge ciò che è stato il capitolo uscito su PS5. A livello di contenuti tutte e due le versioni hanno gli stessi contenuti, cambia soltanto sul lato grafico. Già durante la messa in strada sull’ammiraglia Sony, Death Stranding 2 On The Beach, mostrava panorami bellissimi. Scalare le montagne del continente australiano, porta una soddisfazione immensa. Arrivare al punto di consegna, girarsi e ammirare la strada percorsa, lascia dietro di se un significato.

Che passo dopo passo, abbiamo raggiunto obbiettivi, che abbiamo superato anche gli ostacoli più difficili per arrivare alla meta. Ed è proprio questo il messaggio, che forse, Hideo Kojima ci vuole dare. Che per quanto tutto possa essere così difficile, ed estenuante, si arriva dove vogliamo arrivare. Perché alla fine di tutte le strade c’è un motivo.

Perché alla fine, c’é sempre un’esplosione

Voto e Prezzo
ND
80€ /80€
Commento
Death Stranding 2 On The Beach è la parte introspettiva di Hideo Kojima, è un viaggio che ha intrapreso lui stesso per poter abbandonare ciò che è stato guardando a quello che sarà.
Pro e Contro
Grafica
Sonoro e colonna Sonora

x Gameplay a tratti lento e fatto di fetch quest

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