Sono un appassionato di fumetti praticamente da sempre. Non nascondo tuttavia di presentare grosse lacune in tema di manga, tanto che, se qualcuno dovesse interrogarmi in materia, rischierei di farmi cogliere impreparato. Per fortuna, tuttavia, tra le tante opere mainstream sfuggite al mio occhio di lettore, non c’è questa.

Frieren – Oltre la fine del viaggio (di Kanehito Yamada e Tsukasa Abe; attualmente edito in Italia da JPop) è una serie manga (e anime, giunto alla seconda stagione) ormai di grande successo, intelligente, sensibile, a tratti anche innovativa. Parto dalla coda: innovativa, perché propone una storia definita fin dalla quarta di copertina come “post-fantasy”, caratterizzata insomma da interessanti elementi di originalità rispetto al genere di appartenenza; intelligente, perché un’opera del genere, senza dubbio ambiziosa, non avrebbe potuto realizzare i propri obiettivi senza una “messa in scena” adeguata e, se vogliamo, scrupolosa nel non lasciare nulla indietro; sensibile, sia per una somma degli altri due fattori, sia per il suo mostrarsi capace di parlare al lettore, e anzi di gettare le basi per un dialogo su temi profondi e alquanto delicati, come la perdita, il ricordo, la nostalgia.

Per capire a fondo di cosa parlo, è meglio soffermarsi per un attimo sull’incipit della storia; basta questo, infatti, per mostrare il principale punto di forza della serie. Il primo capitolo vede gli eroi tornare alla Capitale, dopo un viaggio decennale culminato con la sonora sconfitta del Re dei Demoni (il Sauron di turno, per intenderci): il paladino Himmel, il guerriero Eisen, il chierico Heiter… e la maga, Frieren. Questa è dotata di una vita tanto longeva da rasentare l’immortalità, riuscendo ad accumulare un’enorme esperienza in fatto di magia. Il rovescio della medaglia è che, decennio dopo decennio, tutti i compagni di viaggio di Frieren scompaiono. La morte di Himmel in particolare innescherà, nell’elfa, la decisione di intraprendere un nuovo viaggio: spinta dal rammarico per non aver potuto, o voluto, conoscere di più sul suo ex-compagno di viaggio quando questi era vivo, oltre che dalla volontà di esprimere liberamente dei sentimenti di cui si renderà sempre più conto strada facendo, Frieren si muoverà alla volta dell’estremo nord, lì dove le anime dei defunti si manifestano ai vivi. In questa seconda avventura, sarà accompagnata dai giovani umani Fern, Stark e Sein, rispettivamente maga, guerriero e chierico.

FRIEREN – OLTRE LA FINE DEL VIAGGIO: UN'EPOPEA INTRISA DI DOLCEZZA E  SPERANZA - Starshop Distribuzione
La genesi di un nuovo viaggio…
L’impianto narrativo risulta dunque duplice e unitario allo stesso tempo: è il secondo viaggio quello che viene portato all’attenzione del lettore, ma il primo fa sentire la sua fondamentale presenza non solo in quanto premessa del primo, ma anche attraverso frequenti flashback che ricordano a Frieren problemi già vissuti e nemici già affrontati, ma sotto diverse condizioni. La solidità narrativa è però assicurata dal legame intrinseco tra questi due viaggi: se il secondo viene rappresentato in primo piano, il primo lo rende possibile sullo sfondo. Ma ci si può spingere ancora più in là, e dire che la divisione tra le due avventure è soltanto illusoria, un espediente narrativo. Il trionfo degli eroi, in questo senso, non rappresenta altro che una cesura tra due diversi momenti nella vita di Frieren: c’è un prima, caratterizzato dal prevalere del senso d’avventura nella sua accezione più classica e dalla scarsa attenzione verso le sorti umane; e un dopo, che vede la protagonista mettere in discussione la propria soggettività per nulla abituata alla prospettiva di vecchiaia e morte, e quindi all’idea di doversi confrontare con dei limiti che non appartengono alla sua natura di creatura (quasi) immortale. Se la prima avventura è quella “fantasy” nel suo senso più classico, la seconda si guadagna a buon titolo il prefisso “post-”, focalizzandosi sulle motivazioni più personali e intime di una figura eroica e, si può dire, sulla ridefinizione di quest’ultima.

Non c’è più un antagonista da abbattere (ma i cattivi sulla strada non mancano di certo), il viaggio ha inizio quando i ricordi si fanno tanto intensi da non poter più essere repressi, spingendo la protagonista a un’inedita crescita emotiva.

Il tema dei ricordi e della nostalgia, come si diceva, è un altro dei punti di forza di quest’opera. Non si tratta di qualcosa di mai visto nel mondo del fumetto o della letteratura più in generale, certo: ma l’assenza di sentimentalismi fin troppo comodi a favore di una trasparente genuinità nei rapporti che sono germogliati nel primo viaggio, e che si sviluppano nel secondo, sono elementi che tendono a colpire il lettore, alimentandone l’immedesimazione nel viaggio fantastico di Frieren e dei suoi compagni, vecchi e nuovi. Non viene percorsa la via più semplice, quella del facile patetismo, si ricorre invece ad una più sofisticata, che sublima il sentimento di Frieren per Himmel mediante dei flashback che, più di ogni altro elemento narrativo, mostrano come la protagonista giunga alla scoperta di sé stessa, senza tuttavia forzarne i ritmi. Il flashback assurge, dunque, ad elemento centrale dell’intera opera, ponendosi come strumento narrativo strutturale per raccontare l’avventura e per indagare la personalità della maga elfica nel suo evolversi.

Sarebbe ingiusto, a questo punto, dimenticare il valore intrinseco e narrativo dei nuovi compagni di viaggio di Frieren; Fern, Stark e Sein, nella loro inesperienza giovanile e con i loro pregi e difetti (di cui alcuni davvero simili a quelli delle loro “controparti” precedenti), rappresentano nella maniera più evidente l’unificazione tra due piani narrativi, in realtà solo apparentemente separati tra loro. La loro progressiva comparsa sul cammino di Frieren è la sostanza che consente a quest’ultima di comprendere e dare valore alle proprie passate esperienze, così da farne tesoro e da metterle in pratica, vuoi per sconfiggere un drago, vuoi per capire meglio cosa la legava a Himmel e agli altri precedenti compagni di viaggio.

Frieren: The Framing of a Story - by Josh Sippie
… con nuovi comprimari.
Perdita, memoria, emozioni: questi concetti acquistano, nella serie, un ruolo e dei significati per nulla scontati. La protagonista, nel suo scoprirsi giorno dopo giorno, sfida dopo sfida, mostra sfaccettature sempre nuove, approfondendo sempre più il suo legame con il passato e il valore di quest’ultimo nella vita al presente. E al netto della rigida caratterizzazione iniziale dei personaggi (raccolti nel più classico dei party di avventure fantasy), non c’è spazio per gli stereotipi: non è soltanto Frieren a godere di grande profondità in quanto personaggio principale, ma anche i suoi compagni d’avventura, i quali, a differenza della maga elfica, vivono l’esperienza del viaggio per la prima volta, con il bagaglio di esperienza e crescita personale che questo comporta. Dalla loro prospettiva, l’avventura al seguito di Frieren costituisce un vero e proprio percorso di formazione; e non è da sottovalutare la possibilità, per chi legge, di trovare anche in loro un appiglio e una fonte di immedesimazione.

Agli autori di questa serie va, dunque, il merito di aver “approfittato” del genere fantasy per avvicinare il lettore e raccontare una storia lontana dagli schemi classici del genere, pregna di umanità in ogni sua pagina, tra momenti di leggerezza ed altri più drammatici, ma tutti legati dal filo rosso del viaggio come esperienza alla scoperta di sé. Un altro merito per i talentuosi Kanehito Yamada e Tsukasa Abe, è quello di essersi serviti del fumetto, medium dotato di immense potenzialità: così, il lettore può trovare tra le pagine di ogni volume molta più realtà e umanità di quanto non appaia a un primo sguardo.

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