Recensione
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Anche il 2017 si sta dimostrando un’annata abbastanza ricca per il mercato indipendente, proponendo alcuni titoli indie molto attesi e ben ricevuti fra critica e pubblico, come ad esempio RiME. In questo caldissimo mese di Luglio che ormai volge al termine, siamo pronti ad accogliere una nuova avventura, Yonder: The Cloud Catcher Chronicles, che già dal suo annuncio è riuscita ad attirare a sé qualche sguardo, forti del valore aggiunto di alcuni componenti del team di sviluppo provenienti da realtà affermate del panorama videoludico, qua alle prese nel tentare di proporre un’esperienza tripla-a in formato ridotto. Con queste aspettative come si sarà concluso l’esperimento di Prideful Sloth? Scopritelo inseme a noi nella recensione di Yonder: The Cloud Catcher Chronicles.

Versione Testata: PlayStation 4

recensione
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The Legend of Yonder

Risvegliatosi sulla spiaggia di un’isola “sconosciuta”, il giovane protagonista di Yonder: The Cloud Catcher Chronicles inizierà a muovere i primi passi all’interno di un mondo ostile. Di lui sappiamo pochissimo e ci viene raccontato nel breve prologo che anticipa il naufragio sull’isola di Gemae. Qua, verrà accolto da un’entità misteriosa, Aaerie, un tempo protettrice di queste terre, che ci informerà del nostro destino, ovvero quello di liberare Gemae dalla piaga del Miasma, che sta lentamente consumando l’isola e uccidendo la vita. Questo viaggio sarà anche l’occasione per il nostro ritorno a casa, e magari cercare di scoprire qualcosa di più sul nostro passato, completamente avvolto nel buio.

Dopo questa premessa dal sapore classico, ci tufferemo a capofitto nell’avventura di Prideful Sloth e nel mondo di Yonder. Qua non avremo un attimo di sosta e ci troveremo a vagare per l’isola esplorando verdi vallate sconfinate e paesaggi da sogno, macchiati dalla minaccia del Miasma che avanza indisturbato in queste terre. Faremo anche la conoscenza dei suoi abitanti, che vivono nei villaggi sparsi qua e là nell’isola, ultimi avamposti di un mondo in decadenza. Il nostro scopo sarà quello di tornare a casa e per farlo dovremo ripulire l’isola dal Miasma. Ma non solo. Dopo i primi istanti del gioco troveremo diversi abitanti bisognosi d’aiuto, alcuni con problemi futili, altri spinti da cause più nobili, e noi saremo la risposta a tutte le loro problematiche.
Non appena avremo preso confidenza con il gioco avremo chiaro il quadro situazionale che abbiamo davanti: Yonder, senza troppi mezzi termini, è equiparabile ai numerosi walking simulator che tanto vanno di moda ultimamente, approcciandosi però al genere sfruttando meccaniche da action-adventure 3D in terza persona e strizzando l’occhio alle avventure di The Legend of Zelda. Le similitudini, più o meno ricercate con il verde eroe di Nintendo, vengono però meno quando ci si accorge che Yonder manca completamente di un sistema di combattimento, e quindi di tutta una dinamica legata al senso di sfida che qua viene completamente scremato dal gameplay. Ci troveremo quindi a visitare i numerosi villaggi mentre la quest principale avanzerà, e nel frattempo risolveremo le missioni legate agli abitanti in difficoltà, quasi a trovarci in una sorta di simulatore di quest secondarie. Queste oltretutto non brillano sempre per originalità, e le più si concluderanno consegnando al PNG di turno l’oggetto richiesto.

W(Y)onder

L’avanzamento di Yonder è scandito dal ritrovamento di alcuni folletti, che ci doneranno l’energia necessaria per ripulire l’isola dal Miasma e ci permetteranno non solo di accedere a nuove zone ma anche sbloccare passaggi contenenti tesori rari o oggetti utili alla nostra missione.
Nel corso del gioco poi ci troveremo a completare alcune quest che ci consentiranno di entrare all’interno di Gilde esclusive, conferendoci l’abilità di creare nuovi oggetti tramite un sistema di crafting abbastanza intuitivo e basato sulla raccolta compulsiva di oggetti che sarà al centro delle nostre avventure. Sebbene non sia così ponderante da rivelarsi fondamentale nella risoluzione delle quest (molti degli oggetti richiesti possono anche essere barattati negli appositi negozi), alcune specializzazioni si rivelano però utili nel corso dell’avventura, come la possibilità di creare elementi architettonici per la costruzione di ponti, che apriranno scorciatoie e collegamenti rapidi fra le varie zone dell’isola rendendo più piacevole il nostro viaggio. Questo anche a discapito di un backtracking abbastanza marcato, che si fa sentire particolarmente per l’assenza di un vero e proprio sistema di viaggio rapido, che in realtà esiste e avviene tramite lo sblocco di alcuni portali magici (anche qua completando le apposite quest) ma che non risultano così pratici come vorremmo.

Mancando, come detto, di un sistema di combattimento e conseguente sfida che coinvolga il giocatore, in Yonder potremo intrattenerci con alcune attività secondarie, per lo più utili per la nostra avventura. Fin dai primi istanti ci verrà donato un falcetto con il quale tagliare l’erba e recuperare alcuni oggetti utili (ad esempio i semi per rimboscare l’isola di Gemae), per poi ottenere martelli in grado di frantumare rocce che ci ostacolano il cammino, picconi per l’estrazione delle gemme o una pratica canna da pesca, con annesso mini-gioco e sfida dedicata. Ogni strumento, o azione che potremo compiere sarà gestita tramite un pratico menù selettivo affidato ai tasti dorsali, che ci consentirà di passare da un utensile all’altro senza dover interrompere l’azione.
Fra le attività che potremo compiere troviamo anche la gestione di alcune fattorie, che potremo prima bonificare e successivamente personalizzare costruendo strutture per ospitare gli animali e il loro quieto vivere, o dedicarci alla coltivazione alla stregua di una versione semplificata di Harvest Moon. Un’attività che ci terrà impegnati per qualche ora, specie se cercherete di portare al massimo tutti i valori di ogni fattoria, ma che nel complesso risulta abbastanza slegata dal resto del gameplay e completamente ininfluente ai fini del gioco.

Sul fronte della personalizzazione saremo in grado di decidere diversi aspetti del nostro protagonista, che oltre al sesso e all’aspetto fisico, potremo vestire acquistando i vari capi di abbigliamento ed accessori disponibili durante il nostro viaggio. È presente anche un’opzione “social” che consente tramite un oggetto speciale di depositare a terra un regalo, che potrà essere trovato da altri giocatori non appena visiteranno quel punto preciso del gioco.

 

Nonostante le buone intenzioni di Yonder: The Cloud Catcher Chronicles, il problema principale che aleggia sul gioco è la sua mancanza del senso di sfida. L’avventura principale è completabile nel giro di 8/10 ore in maniera decisamente fin troppo semplice, il tutto in funzione di quanto tempo dedicheremo alle attività secondarie. Queste però per quanto numerose, tendono a stancare presto. Le quest si limitano al ritrovamento di determinati oggetti e non faranno nulla per stimolare la vena esplorativa dei giocatori, che si limiteranno ad ad andare semplicemente da un punto A ad un punto B e viceversa solo per portare a compimento la missione. Non è solo quindi l’assenza di combattimenti a farsi sentire, ma anche quella di enigmi da completare per avanzare, qualcosa che impegni in maniera concreta e che qua è totalmente assente. Apprezziamo quindi il senso di scoperta e la bellezza dell’esplorazione, perché come vedremo tra poco il mondo di Yonder ha tanto da offrire, ma da solo non basta e tutto si limita ad una sensazione passeggera che sfuma dopo le prime ore di gioco, quando ci si accorge in quale meccanismo ricorrente cadremo (Esplorazione > Quest > Risoluzione >Esplorazione e così via in loop).

Di stagione in stagione

L’aspetto artistico di Yonder: The Cloud Catcher Chronicles è forse quello più convincente. Il mondo creato da Prideful Sloth è una vera delizia per gli occhi, ed è un piacere da esplorare e vivere. Ogni zona è ben caratterizzata, e dopo aver visitato più volte le varie aree inizieremo a familiarizzare con l’isola di Gemae riuscendo ad orientarci senza fare troppo affidamento alla mini-mappa, non sempre così chiara da leggere. Proprio l’essere riusciti a caratterizzare così in maniera credibile il mondo di Yonder è forse una delle qualità più rilevanti del gioco, che viene impreziosito ulteriormente dalla presenza di un ciclo giorno/notte e da quello stagionale, che permette di assaporare ogni sfumatura del cambiamento ambientale nel corso dell’avventura. Anche i personaggi, a partire dal protagonista che andremo a creare, godono di un buon character design, anche se le limitazioni tecniche del titolo hanno portato ad un riciclo di diversi personaggi, molti dei quali realizzati in maniera abbastanza generica.

 

Qualche problema invece lo troviamo sotto il profilo tecnico, che pur offrendo una buona performance, spesso e volentieri ci si imbatte in frequenti rallentamenti. Nulla di trascendentale, sia chiaro, ma abbastanza fastidiosi quando si verificano, specialmente in presenza della pioggia.

A supportare il tutto troviamo una colonna sonora decisamente evocativa. Essendo assente completamente qualsiasi forma di doppiaggio, questo si fa carico di dare voce al mondo di Gemae, con brani suggestivi che ben si sposano con le atmosfere del gioco e che riescono a sottolineare i momenti chiave dell’avventura con grande efficacia.

In conclusione...
7.5
“The real sub-quest simulator”
Yonder: The Cloud Catcher Chronicles vorrebbe essere un titolo ambizioso, un piccolo tripla-a del mondo indie. Purtroppo però sullo sfondo di alcune buone intuizioni di gameplay e il senso di scoperta che si prova esplorando l'isola di Gemae, sotto questa scorza il gioco implode su se stesso, vittima di un cliclico ripetersi di quest non proprio stimolanti e l'assenza di una vera e propria sfida di fondo che riesca a stimolare il giocatore. Yonder è quindi un buon punto di partenza per gli australiani Prideful Sloth, e un titolo destinato a chi cerca più qualcosa con cui rilassarsi e giocare con estrema tranquillità che non un titolo che offra una sfida più marcata, alla stregua di altri giochi appartenenti alla stessa categoria. Sebbene i difetti evidenziati Yonder dovesse ancora attirare la vostra attenzione, vi consigliamo di approfittare dello sconto del 20% disponibile al lancio per gli abbonati di PS Plus, che fa scendere il prezzo del gioco a poco meno di 20 euro, cifra onesta per il pacchetto offerto.
Ottima sensazione di esplorazione e scoperta
Comparto artistico di alto livello
x Storia principale superficiale
x Manca una sfida reale
x Rischia di stancare presto
x Sub-quest monotone

due parole sull'autore
Giacomo è il nonno del gruppo e giocatore fin dall'alba dei tempi. Finché non crepa, potete leggere i suoi deliri senili su queste pagine, che sopravviveranno al loro autore anche se chiudessimo il sito entro l'anno.
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