Recensione
di
il

Tutti ricorderanno sicuramente l’E3 2015 quando durante la conferenza di Sony in quel di Los Angeles fu presentato World of Final Fantasy. Come si evince anche dal titolo non numerato, si tratta di uno spin-off della famosa saga di Final Fantasy targata Square-Enix, con lo scopo di celebrare il trentennale del brand. Le intenzioni erano quelle di creare un prodotto che fosse capace di rievocare ricordi, sentimenti ed emozioni nei fan di vecchia, se non vecchissima, data. Un obiettivo piuttosto ambizioso si potrebbe dire, soprattutto se si tiene conto delle tendenze degli ultimi anni, con capitoli sempre più diretti verso l’action e con trame che hanno difficoltà a fare breccia nel cuore dei giocatori. World of Final Fantasy vuole così essere quello che i fan chiedono da tempo, ma il video di presentazione e tutto il materiale multimediale uscito fino ad ora non ha fatto altro che spaccare in due persino il pubblico a cui è rivolto. Il suo design e lo stile “chibi” che permea l’atmosfera di gioco hanno fatto sì che in molti nascesse la convinzione di un prodotto poco serio,  puramente commerciale senza arte né parte. La verità è però ben diversa: World of Final Fantasy è esattamente quello che gli appassionati di vecchia data volevano, come vi dimostreremo in questa recensione.

 

Versione testata: PlayStation 4

Welcome to Grymoire!

Le vicende di World of Final Fantasy iniziano con i protagonisti, due gemelli di nome Lann e Reynn, che hanno perso i propri ricordi, in un luogo ora disabitato chiamato Parco Nove Colli. Fanno da subito la conoscenza di Enna Kros che, senza troppi preamboli, li convincerà a partire all’avventura nel mondo di Grymoire. Nelle prime ore di gioco non sarà svelato praticamente nulla al giocatore, che si ritroverà catapultato in un universo strambo e bizzarro. Accompagnati da Tama, un Miraggio (sono così chiamati i mostri di Grymoire) decisamente amichevole, i due ragazzi si ritroveranno a difendere i lilichini che popolano questo mondo dalla minaccia della Federazione Bahamut. Col proseguire in questo lungo viaggio, durato circa 35 ore per noi, i pezzi del puzzle si rimetteranno pian piano a posto da soli, mostrando alla fine un quadro chiaro e completo della situazione. La narrazione si mantiene costantemente su livelli molto alti con continui colpi di scena, mai banali o scontati, grazie anche a personaggi perfettamente riusciti nonostante gli ovvi stereotipi su cui sono basati (e con cui siamo stati abituati sin da sempre). Il tutto è poi corredato da continue strizzate d’occhio ai fan storici della saga, con citazioni sempre dietro l’angolo e con molti dei protagonisti provenienti dai capitoli principali, tutti con la propria personalità lasciata intatta così com’era. Il risultato è  quello di aver dato origine ad un universo di gioco fortemente coeso, in cui tutto è motivato e niente è lasciato al caso (complici i vari estratti di un Diario sparsi per Grymoire e le varie voci dell’Enciclopedia dei personaggie che si dimostra perfettamente capace di raccontare una storia emozionante da vivere, nonostante le apparenze.

Finalmente ritorna l’ATB

Nel riproporre tutti quegli standard che hanno reso famosa la saga di Final Fantasy, non poteva che essere ovvia la scelta di utilizzare nuovamente l’ATB e gli incontri casuali quando è stato progettato il sistema dei combattimenti. World of Final Fantasy non si è però limitato ad adottare questo stile di gioco, ma ha osato di più cercando di proporne una propria interpretazione introducendo il concetto di “pila” (traduzione dell’inglese “stack”, N.d.R.).

 

Il giocatore avrà la possibilità, in combattimento, di catturare qualsiasi miraggio (imprismare) si ritrovi davanti, a patto però di soddisfare determinate condizioni, che variano per ognuno di loro. I mostri, disponibili nelle tre taglie di “S”, “M” ed “L”, possono poi essere impilati insieme al giocatore. Così facendo, saranno rese disponibili tutte le abilità delle creature che fanno parte

La pila è la novità del capitolo

della “torre”, più un notevole e decisivo miglioramento alle proprie statistiche. Lo stack può essere creato sia utilizzando le versioni giganti che quelle chibi dei protagonisti ed è d’obbligo rispettare la proprietà secondo cui un miraggio di taglia più piccola può essere posizionato solamente al di sopra di quelli di taglia maggiore e viceversa.

 

Questo sistema risulta essere non poco interessante e obbliga il giocatore a seguire un minimo di strategia per non essere brutalmente sconfitto. Il perché è determinato dal concetto di PA (Punti Azione) e di Stabilità che ora andremo a descrivere nei dettagli. Ogni personaggio è dotato di 4 PA, che sono utilizzati per eseguire le abilità disponibili e, buona parte di queste avrà un costo decisamente maggiore di quanto concesso ad ognuno. Impilandoli, però, questi si sommeranno come tutto il resto, dando così la possibilità di effettuare azioni devastanti e sicuramente più decisive.

Attento a non far crollare la pila!

Per quanto riguarda la Stabilità, invece, il concetto è estremamente intuitivo: mettere mostri uno sopra l’altro non garantisce un equilibrio impeccabile ed è pertanto possibile cadere. Nel corso di un combattimento, quindi, sarà necessario stare attenti a non far crollare mai la propria pila per mano del nemico, operazione possibile recuperando Equilibrio, o smontando autonomamente il proprio stack. In caso di fallimento ci saranno delle conseguenze da pagare, come la perdita di PA, del turno e qualche secondo di stordimento, rendendo la squadra vulnerabile. Lo stesso discorso si applica completamente ai miraggi che incontrerete nel vostro cammino e che saranno soggetti alle vostre stesse regole.

Una complessa gestione delle abilità

Costruire lo stack in modo opportuno non è un’operazione facile. Oltre a dover badare alla Stabilità, creando quindi combinazioni che crollino con difficoltà, è necessario prestare attenzione anche alle abilità disponibili, alle debolezze/resistenze elementali e alla difesa contro gli status alterati di ciascun Miraggio. Nel primo caso, impilando creature con incantesimi/tecniche di un certo tipo, si sbloccheranno anche versioni potenziate di quella categoria, incrementando e migliorando di conseguenza il vostro repertorio; nel secondo, invece, usare determinati mostri piuttosto che altri può darvi la possibilità di creare una pila che non ha debolezze, ma che non è nemmeno in grado di eccellere su uno specifico elemento.

Le abilità dello stack sono la chiave

In virtù di ciò, almeno sulla carta, non è possibile stabilire che una squadra sia migliore di un’altra e tutto dipende dalle situazioni in cui ci troveremo. Purtroppo non è così, ma analizzeremo meglio questo aspetto successivamente.

 

Il giocatore avrà a disposizione altri due potenti strumenti durante un combattimento: i MegaMiraggi e i Campioni. I primi altro non sono che miraggi di taglia XL, così grandi da non poter far parte di uno stack. Lann e Reynn dovranno combinare i propri poteri per poterne utilizzare uno in combattimento e, nel farlo, rinunceranno temporaneamente agli altri alleati del team. L’evocazione così effettuata durerà fino a quando ci saranno PA utilizzabili e non sarà possibile utilizzare oggetti, né abilità diverse da quelle specifiche dei protagonisti e della creatura così evocata. I Campioni, invece, altro non sono che gli eroi provenienti dai vari mondi di Final Fantasy, rigorosamente in versione chibi, così come li avrete incontrati a Grymoire durante la storia. Sacrificando una quantità di una potente energia che si rigenera in modo assai lento durante i combattimenti, potrete evocare quelli che avete deciso di portare con voi (massimo 3), con effetti estremamente utili nelle situazioni più disparate.

 

Mio figlio crescerà grande e forte

Finora abbiamo spesso parlato di abilità dei miraggi e della pila, senza però soffermarci su come queste vengano apprese. Innanzitutto, occorre fare una netta differenza tra Lann/Reynn e i mostri impilabili, in quanto i primi dovranno utilizzare le Miraggemme e i secondi il Miraggiario.

 

Ciascuno dei due protagonisti avrà a disposizione un certo numero di slot, espandibili salendo di livello e/o tramite oggetti rari in cui inserire delle pietre che conferiscono una specifica abilità. Anche in questo caso vale il discorso fatto con le azioni disponibili grazie alla pila, rendendo così determinante fare la scelta giusta su cosa equipaggiare e cosa no. Gli altri alleati, invece, dovranno man mano sbloccare magie, tecniche, attacchi speciali e skill passive varie sfruttando i PT (Punti Tecnica) all’interno del proprio Miraggiario, punti ottenuti progressivamente col salire di livello. Si tratta di una sorta di Sferografia in versione super-semplificata, formato da un piccolo grafo da attraversare e attivare progressivamente.

Il miraggiario è una Sferografia semplificata

In ciascun reticolo, inoltre, ci saranno dei nodi particolari che, a patto di soddisfarne le condizioni, daranno la possibilità di sbloccare la Trasfigurazione. Con questa opzione, utilizzabile solo presso punti specifici della mappa di gioco (come il “prismario” o i “Save-Point”) potremo far assumere una forma più grande o più piccola al Miraggio (ad esempio un “Behemoth” che diventa un “Babymoth”). Ma non solo, poiché potrà anche passare ad un’altra razza (come un “Chocobo” classico che si trasforma in un “Chocobo Nero”). Nel primo caso, i miraggiari saranno condivisi e tutto ciò che è stato sbloccato resterà disponibile a prescindere, eccezione fatta però per le abilità peculiari. Vale esattamente l’opposto, invece, se si considera la seconda possibilità, al punto che anche i PT ottenuti saranno conteggiati separatamente. In ogni caso si tratta di un’operazione reversibile e senza alcun costo, dando così piena libertà al giocatore. Alcune creature, infine, non sono dotate di altre forme e non sarà possibile effettuare alcuna operazione di Trasfigurazione.

recensione
Bravely Default
A coronare quello che per molti versi è stato l'anno d'oro di 3DS giunge infine in Europa l'atteso Bravely Default, JRPG di stampo classico prodotto da Square Enix e rilasciato in Giappone poco più di un anno fa. Inizialmente nato come un sequel di q...

Man mano che il giocatore svilupperà i propri miraggi, noterà che ognuno di essi è dotato di una percentuale di Sincronia che ne misura la progressione. È estremamente utile completarne uno, poiché in questo modo sarà possibile avere accesso ad un ulteriore potenziamento/skill, permanente e non modificabile. Per soddisfare questo obiettivo, contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, non è necessario raggiungere però il 100% di Sincronia, poiché spesso e volentieri questo valore sarà raggiunto solo e soltanto completando anche le altre razze. Basterà quindi sbloccare tutti i nodi del proprio reticolo, operazione che in media richiede di portare il Miraggio ad un livello tra il 60 e il 70.

1 2
9
due parole sull'autore
Un povero laureando in informatica, che ha scelto questa strada con la speranza di poter lasciare la propria impronta nel mondo dei videogiochi. Amante dei giochi di ruolo e, soprattutto, del gaming su PC (non a caso il PC gamer della redazione) non disdegna comunque il gioco su console, con diverse centinaia di ore di gioco per ciascuna console di sua proprietà.
Commenta:

Torna su