Recensione
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Quando si parla di strategici a tema cittadino, la storia videoludica è fatta di molti esempi, con più o meno successo, ma tutti culminati con un solo nome: SimCity. Tuttavia, da quando Maxis ed EA hanno optato per alcune discutibili scelte di design (mirate perlopiù a stroncare la pirateria) nell’ultimo titolo della serie, il genere si è ritrovato con un buco da riempire, un trono su cui far sedere qualcuno. Chi c’è andato molto vicino è Paradox Interactive con Cities: Skylines, ma la sfida è sempre aperta, ed è per questo che dalla mente di Reborn Interactive (e in particolare del creative director Mikko Tyni), approda su Steam Urban Empire.

 

 

La Terra dei Krapfen

La prima di una serie di svolte introdotte in Urban Empire è il suo contesto: anziché una città generica, senza chiari riferimenti alla realtà, nel titolo di Reborn abbiamo per le mani un qualcosa di molto concreto. All’inizio della campagna, il giocatore avrà la possibilità di scegliere una tra quattro casate, basate su vari stereotipi europei di inizio ‘800. Si va da una famiglia nobile e tradizionalista fino a progressisti liberali, passando per lavoratori socialisti e ricchi industriali. A queste sono legate le vicende che accompagneranno i giocatori nello sviluppo delle loro città per due secoli, dal 1820 al 2020, con vari riferimenti ai reali eventi storici e alle scoperte umane nei periodi corrispondenti.

 

In maniera simile a quanto visto con Tropico, ma ancora più esplicita, avremo quindi la possibilità di plasmare il corso della storia (perlomeno quella locale) e di avere un senso di realismo che raramente viene fornito dal genere, vuoi per estrema correttezza politica, o per evitare riferimenti scomodi.

 

 

GLI EVENTI FAMILIARI DEL NOSTRO SINDACO SARANNO LEGATI AL GIOCO

La nostra famiglia e i nostri alter ego, quindi, non saranno più delle parodie di dittatori comunisti, immerse in un’isola separata dal resto del mondo, né tantomeno personaggi storici immortali con un regno e un potere infinito (Civilization, questa è per te). Anzi, col passare del tempo i nostri alter-ego, dotati ognuno delle proprie abilità personali, verranno sostituiti dai propri discendenti, che erediteranno il peso delle nostre scelte passate, e ognuno sarà legato, oltre che all’amministrazione della città, anche ai propri eventi privati e familiari. Una casata nobile avrà a che fare con gli intrighi di potere dell’impero austroungarico, ad esempio, mentre un sindaco proveniente da una famiglia di industriali dovrà decidere chi gestirà gli affari di famiglia in sua vece. Tutto questo, ovviamente, porterà spesso ad intrecciare la vita del nostro sindaco con quella della politica cittadina, in quella che è l’altra grande novità introdotta da Reborn.

 

 

 

Governo Ladro!!!11!

Di norma, un gestionale cittadino permette di effettuare micromanagement su molti aspetti sociali legati alla vita dei nostri abitanti, ma quasi sempre questo si limita a favorire gli interessi di questo o quel gruppo per accaparrarsi voti in vista di eventuali elezioni (qualora non decidessimo di abolirle all’istante). Urban Empire, invece, aggiunge un nuovo livello alla gestione amministrativa della città: le nostre politiche di sviluppo, infatti, non avranno sempre l’immediato consenso di qualsiasi organo governativo sia in carica, e dovremo far votare i vari partiti che compongono la giunta. L’idea di creare una stazione ferroviaria per favorire i commerci sembra buona? Magari per i progressisti, ma i conservatori potrebbero essere contrari, e il loro peso potrebbe essere decisivo per impedircelo. Alzare le tasse spacca l’opinione pubblica? È tempo di far leva sugli indecisi.

 

URBAN EMPIRE INTRODUCE UNA INTERFACCIA POLITICA ELABORATA

Per questa serie di meccaniche, Urban Empire mette a disposizione del giocatore un’intera interfaccia dedicata alla gestione politica, in maniera abbastanza semplificata e intuitiva da permettere di destreggiarsi senza troppe difficoltà. Il risultato non è dissimile da titoli come Democracy o i più recenti Europa Universalis, ma a questi si aggiunge la possibilità non solo di decidere le politiche, ma anche di influenzare le votazioni, tirando in ballo scandali o appellandosi ad un punteggio di “fiducia” che andrà via via assottigliandosi ogni volta che forzeremo la mano. Tutto questo aggiunge un livello di profondità strategica che, se da un lato costringe il giocatore a tenere conto di molte più variabili che non le semplici risorse da costruzione, dall’altro lo fa con una immediatezza tale che di certo farà la gioia degli appassionati, e non mancherà nemmeno di stuzzicare l’interesse dei neofiti del genere.

 

Il rovescio della medaglia, purtroppo, è che (spesso nelle fasi iniziali) il nostro potere decisionale sarà così limitato che anche costruire strutture basilari diventerà una sfida nella sfida, tra “falchi” e “colombe” pronti ad attaccarci a ogni scelta. Se non altro, le proteste sono creative… almeno fino a che non decideremo di creare scandali ad arte per screditare i nostri avversari, ovviamente…

 

 

E l’Austroungheria Ke Fa?!?

Come in ogni gestionale che si rispetti, non può mancare il classico albero tecnologico, in grado non solo di sbloccare nuove strutture, ma in questo caso anche politiche vere e proprie, legate ovviamente al periodo storico nel quale ci troviamo. Se nel 1800 il lavoro minorile e la scarsa sicurezza nelle fabbriche sono realtà tristemente consolidate, con l’arrivo del nuovo secolo avremo la possibilità di farle sparire radicalmente dalla nostra agenda. Nulla ci impedisce, tuttavia, di continuare a sfruttarle per risparmiare denaro, investendo invece nei più moderni ritrovati della tecnica.

 

La situazione così creata porta, come già citato in apertura, a dare al gioco una forte integrazione in un contesto storico familiare ai giocatori, ma lasciando tuttavia quella libertà d’azione che aveva fatto la fortuna di strategici più classici come Empire Earth: vogliamo sviluppare i transistor ma le nostre comunicazioni sono ancora limitate al telegrafo? Nessun problema. Treni a vapore e internet? Senz’altro. Basta seguire l’albero tecnologico, con ripercussioni anche sulla vita politica del nostro sindaco, variando o ampliando i propri poteri e “mezzi di convincimento”.

 

Purtroppo, con il passare degli anni e l’aumento delle politiche disponibili, si nota una certa propensione a comportamenti insensati dei partiti: la scelta di aumentare i diritti civili dei lavoratori, per esempio, dovrebbe far contenti i liberali, che invece saranno i nostri più forti avversari, mentre avremo il pieno supporto di industriali e conservatori. Certo, potremmo dire che anche la politica internazionale attuale sia spesso particolarmente fuori di testa, ma in un titolo di finzione, che dipende molto dalla propria coerenza con le informazioni fornite, ci saremmo aspettati qualcosa di più costante…

 

 

Trasparenza in Carattere 9

Purtroppo, il problema della coerenza con le informazioni, e addirittura della fruibilità delle stesse, è l’enorme scoglio che impedisce ad Urban Empire di diventare il nuovo standard del genere. Pur con le interfacce semplificate e la possibilità di mettere in pausa il gioco, la mole di informazioni da processare in ogni istante è alta, e le notifiche storiche e degli eventi casuali non aiutano. Va da sé che, in questo contesto, diventa un problema quando certi valori (come ad esempio tasse e interessi politici) cambiano da soli senza alcuna spiegazione, se non un semplice articolo di giornale che ci informa dello scoppio della guerra. Altre volte, invece, verremo indirizzati a schermate più specifiche, magari dedicate a determinati valori di questa o quell’attività commerciale, e il problema diventa navigare verso menù difficili da raggiungere.

 

L’INTERFACCIA, PURTROPPO, È SPESSO ILLEGGIBILE

Se a questo aggiungiamo che, anche su monitor particolarmente grandi (la nostra prova si è svolta su un tv-monitor 40”), le scritte sono a malapena leggibili come dimensioni, senza alcuna possibilità di variarne la grandezza, il problema passa da “seccatura minore” a “quasi ingiocabile”. Visto poi che spesso e volentieri le nostre città non sono neanche così vitali, tra abitanti, mezzi e attività, neanche in epoche più avanzate, si tratta di una scelta di design veramente incomprensibile. Avremmo capito se lo schermo fosse stato dedicato a qualcosa di più “pulsante”, qualcosa che effettivamente occupa lo sguardo, ma in questo caso buona parte della visuale è coperta da immagini statiche o brevi e scarni loop d’animazione. Sacrificare l’interfaccia ad essi, semplicemente, non ha alcun senso logico.

 

Scheda Prodotto
Data di uscita: 20/01/2017
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In conclusione...
7
““Quando il Kaiser Guglielmo incontra l’edilizia abusiva...””
Urban Empire è senza dubbio un tentativo di evolvere la formula classica del gestionale cittadino. Vuoi che si tratti di riempire quel vuoto lasciato da EA con la disfatta di Sim City, vuoi per riunire i due rami dei simulatori urbani (politico e urbanistico) in un unico pacchetto, il lavoro di Reborn è decisamente imponente. Imponente e abbastanza fresco e intuitivo da coinvolgere non solo gli appassionati, ma anche chi viene da strategici più classici privi degli aspetti di micromanagement. Tra atmosfere storiche e una sensazione di avere realmente per le mani una città in evoluzione anziché una bolla chiusa fuori dal tempo, Urban Empire avrebbe potuto essere il capostipite di una nuova generazione di gestionali, ed è innegabile che per molti versi ciò che verrà dopo dovrà averci a che fare. Purtroppo, ciò che limita il titolo di Reborn Interactive non sono problematiche legate al suo aspetto pionieristico, ma incomprensibili scelte di design che rendono l’esperienza del giocatore un continuo sforzo visivo e di ricerca. Il gioco in sé scorre bene, ma buona fortuna a provare a leggerne i testi senza perderci almeno un paio di diottrie…
Fusione tra gestionale urbano e politico
Buona resa dell’ambientazione storica
Gameplay innovativo nel genere
x Menù intuitivi ma dispersivi
x Interfaccia spesso illeggibile
x Economia e amministrazione politica incostante

due parole sull'autore
Giocatore con la G maiuscola dal 1987, è l'esperto ludico "classico" della redazione, e spazia dai videogame ai giochi da tavolo, spesso fondendo assieme le due cose. Fan Nintendo di vecchia data e nostalgico dell'era SNES vs Megadrive, nasconde sotto sotto un animo da PCista, specie considerando quelli che assembla per hobby.
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