Recensione
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Sono passati 20 anni da quando Gust è entrata nel mondo dei JRPG con la sua saga dedicata all’alchimia. Stiamo parlando di Atelier, serie che nel corso del tempo è riuscita a portare innovazione ad ogni nuovo capitolo riuscendo però a restare legata alle sue radici. Dopo un più che buono Atelier Sophie, Gust continua la sub-serie “Mysterious” con Atelier Firis: The Alchemist and the Mysterious Journey, un gioco che fin dal suo annuncio ha promesso di stravolgere in positivo quanto visto in tutti questi anni. Sara stato così? Lo scoprirete grazie alla nostra recensione.

recensione
Atelier Sophie: The Alchemist of the Mysterious Book
Se c’è una compagnia che nel corso degli anni è riuscita a far breccia nel cuore degli appassionati di JRPG quella è senza alcun dubbio Gust con la serie Atelier. Con l’avvento di PS3 questa serie ha subito un evoluzione costante ed immensa ad ogni c...

Versione testata: PS4

Voglia di libertà

Il gioco si apre subito introducendoci Ertona, un villaggio di minatori dove vive la piccola protagonista: Firis Mistlud. La ragazza possiede un abilità molto particolare ovvero quella di sentire la voce dei minerali, cosa che risulta essere di grande aiuto ai minatori del luogo. Nonostante questo lavoro e il fatto di essere ben voluta da tutti, Firis vive da reclusa nel suo villaggio e non le è permesso di uscire, in quanto il mondo esterno è ritenuto troppo pericoloso. La protagonista infatti sogna di uscire fuori alla scoperto, espllorando terre che conosce solo grazie ai racconti di sua sorella, Liane, una cacciatrice a cui è permesso lasciare Ertona. Tutto però sarà destinato a cambiare con l’arrivo di Sophie e Platcha, le due protagoniste di Atelier Sophie, che fatta la conoscenza di Firis, insegneranno a quest’ultima l’alchimia. Proprio l’alchimia sarà il mezzo con cui Firis avrà la sua opportunità di visitare quel mondo che tanto ha desiderato vedere ma ad una condizione: entro un anno dalla partenza Firis dovrà sostenere un esame e diventare un alchimista certificata, se non ci riuscirà sarà costretta a tornare al villaggio e non le sarà più permesso di uscire.

Normalmente una prerogativa degli Atelier è che trama ed eventi secondari si susseguano in maniera piuttosto naturale. In Firis invece gli eventi principali si svolgono proprio nell’anno di tempo limite che ci verrà imposto, tant’è che una volta finito assisteremo ai titoli di coda, ma è qui che arriva la sorpresa. Quello a cui abbiamo assistito è solo una sorta di grande prologo, col vero gioco che inizierà solo quando Firis sarà un alchimista certificata, libera di esplorare il mondo e vivendo tante avventure. È qui che assisteremo alla maggior parte degli eventi secondari legati ai personaggi, ma non manca neanche una nuova trama principale legata essenzialmente alla vita di Firis dopo l’esame.

Il gioco quindi risulta diviso in due parti principali accomunate da un unico fattore: la crescita di Firis come alchimista e ragazza, e questo tipo di narrazione funziona talmente bene che si finisce per affezionarsi alla piccola alchimista, tanto da arrivare ed essere un po’ dispiaciuti quando assisteremo al vero finale.

Alchimia da viaggio

Non appena iniziato il gioco è impossibile non notare quella che è la più grande differenza rispetto a qualsiasi altro Atelier del passato: le mappe. Dimenticate le piccole mappe divise in varie zone, ognuna vessata da caricamenti. In Atelier Firis ogni area è composta da un unica, grande mappa che al suo interno può comprendere anche dungeon e città intere. In queste mappe troveremo grande varietà di flora e fauna, nonché gli indispensabili ingredienti per effettuare la sintesi degli oggetti. Proprio i nemici e gli oggetti cambiano anche in base all’orario in cui ci ritroveremo ad esplorare un luogo, condizionato pesantemente quindi dal ciclo giorno/notte che era già stato introdotto in Atelier Sophie. Le novità però non finiscono qui, con gli LP che in questo capitolo fanno ad influenzare qualsiasi nostra azione. Anche il semplice muoversi consuma LP, e una volta arrivati a 0 saremo costretti a tornare indietro al nostro Atelier. Per evitare che questo accada, sparsi per la mappa possiamo trovare vari punti in cui accamparsi, segnati dalla presenza di un fuoco da accendere. Li, vedremo Firis richiamare il suo Atelier, che consiste in una piccola (almeno in apparenza) tenda che al suo interno si rivela molto più grande di quanto si possa pensare. Dentro all’Atelier potremo riporre tutti i materiali trovati, riposarci, assistere a vari eventi secondari dedicati ai personaggi e, ovviamente, concentrarci sull’alchimia.

Ad aiutarci a visitare il vasto mondo di Firis  intervengono degli oggetti speciali per facilitare i nostri movimenti, come la scopa magica che permette spostamenti più veloci e di volare sopra l’acqua, in modo da raggiungere nuovi punti nelle mappe, una comoda una lanterna che farà luce all’interno delle tantissime grotte presenti dove troveremo materiali più rari del solito ma anche nemici parecchio ostici a fare la guardia ai tesori. Potremo esplorare gli abissi marini grazie all’Air Drop, aprendo così nuove strade all’esplorazione fin’ora mai vista in tutta la serie fino ad arrivare all’aereonave per raggiungere luoghi altrimenti inaccessibili. La grande enfasi alla fase esplorativa è senza dubbio la più grande e gradita novità che Atelier Firis possa offrire.

Alchimiste combattenti

Fino ad oggi Atelier ci ha sempre abituati ad ottimo battle system e anche Firis non è da meno. Come al solito i nostri nemici saranno ben visibili sulla mappa e colpendoli o più semplicemente avvicinandoci daremo il via allo scontro. A differenza di Sophie, con i suoi comandi di attacco e guardia, Firis ripropone un impostazione delle battaglie più classica, con il nostro party che può portare i soliti attacchi, usare skill e nel caso degli alchimisti usare oggetti di vario genere. A lato dello schermo è presente anche una barra speciale, da riempire colpendo i nemici, che ha due funzioni principali. La prima consiste nell’usare i comandi difensivi, che vedranno un personaggio di tre difendere Firis, leader e personaggio inamovibile del gruppo. Difendersi però comporta l’abbassarsi della barra speciale, che quando sarà del tutto porta all’inevitabile conseguenza di non potersi difendere in alcun modo dagli attacchi nemici più potenti. La seconda invece è prettamente offensiva e vede l’attivarsi della meccanica chain. In modalità “catena” potremo collegare da 2 a 4 personaggi in modo che attacchino consecutivamente tramite skill e oggetti offensivi. Ogni colpo collegato aumenta la catena, che arrivata a 130% darà vita ad un attacco speciale da parte dell’ultimo personaggio che ha agito in precedenza. Se riusciremo a portare la catena a 150%, invece, avremo la possibilità di scegliere un membro del gruppo che effettuerà la sua mossa finale. Un elevata percentuale della catena inoltre comporta un aumento del danno che saremo di infliggere al nemico. 

Sfruttare la barra speciale è basilare in qualsiasi scontro ma in particolare contro i boss, dove un saggio utilizzo di difesa e attacco può portare alla vittoria che non è mai scontata neanche al livello di difficoltà minimo, mostrando quindi un ottimo bilanciamento degli scontri da parte degli sviluppatori. Sfortunatamente è chiaro come le battaglie appaiono più semplificate rispetto a quanto visto in passato ma nonostante questo gli scontri in Atelier Firis sapranno regalare soddisfazioni.

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due parole sull'autore
Grande appassionato di JRPG, ma non dice di no se si tratta di altri generi. Ha iniziato a giocare all'età di 5 anni con la sua prima console portatile, il GameBoy e poi passato al mondo PlayStation, ma il primo amore non si scorda mai e dura tutt'oggi. Stufo di aspettare in eterno localizzazioni di giochi che non si vedranno mai in occidente ha intrapreso la via dell'import, causa di grandi sofferenze al suo portafogli
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