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il 28 dicembre 2017, 11:00
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Avete mai sognato di impugnare un pennello e dipingere il vostro mondo di gioco? Di creare da voi la vostra esperienza, immersi nell’Arte del Videogioco? Okami fa anche questo; ma non si accontenta di essere un quadro in movimento.

È stato un mese denso di meraviglie per tutti noi, amanti dei videogiochi e della bellezza videoludica. Tra la Beta di Monster Hunter World che ci ha dato un grandissimo hype e XenoBlade Chronicles 2, c’è stato di che parlare e discutere a dignità; ma era impossibile ignorare il ritorno di una produzione assai snobbata e poco popolare, artistica come poche e meravigliosa in ogni sua parte. Okami è tornato su PlayStation 4 e PC in versione rimasterizzata lo scorso 12 dicembre, e noi non abbiamo perso occasione di averlo anche su una piattaforma di nuova generazione.

Il ciclo dell’Ars Ludica ha ospitato, finora, nomi come il meraviglioso Hellblade e l’intera saga di The Witcher, in cui le influenze estetiche si fondono alla perfezione con l’esperienza di gioco. Esperienza che, tra le altre innumerevoli cose, è proprio una delle parole chiave dell’Ars Ludica che ci piace esaminare, promuovere e sviscerare, andando a ricercare modalità e intenti, intenti autoriali e riferimenti artistici. Non potevamo, quindi, lasciar fuori Okami da questa lista, che da oggi si arricchisce di uno dei più meravigliosi e pieni esempi di “Arte Ludica” ancora in circolazione.

 

Questo articolo fa parte del ciclo “Ars Ludica“, che si propone di ricercare le componenti di artisticità in alcuni dei videogiochi più rappresentativi. Chi pensa già che i videogiochi possano essere una forma d’arte troverà, probabilmente, delle forti conferme nel corso di questo articolo; per chi, invece, crede fortemente che non lo siano, l’invito è quello di continuare a leggere. Perché non c’è arte più bella di quella che appare agli occhi di chi sa ammirarla.
Se siete curiosi di conoscere le nostre metodologie di analisi, date un’occhiata ai seguenti link: Introduzione all’Ars Ludica; Complementi.
La Ricerca Estetica: la Grazia del Pennello
Okami è di una bellezza delicata e raffinata, orientaleggiante già dal menù principale

Non passano neanche trenta secondi – giusto il tempo del caricamento – che Okami si apre ai nostri occhi in tutto il suo splendore orientaleggiante. A partire dal menù principale.

Colori pastello delicati, morbidi e chiari, motivi floreali e Kanji, Kanji, Kanji. L’atmosfera orientale è già inquadrata, in tutto il meraviglioso fascino che ne consegue per noi, ignari nativi della cultura occidentale. Il più grosso rimpianto di chi vi scrive, probabilmente, è il non essere mai riuscito ad approfondire tutta la bellezza che sta dietro l’Oriente e le sue tradizioni, le sue storie di amore e odio, di famiglia e di onore. Okami, nella sua delicata bellezza, permette di sbirciare pudicamente nei profondi meandri della cultura orientale, tuffandocisi per un breve viaggio di andata e ritorno. A partire dal suo stile grafico e artistico.

Al di là dell’evidente tecnica dell’acquerello giapponese, Okami sfrutta la meno nota “Ukiyo-e”, una parola che si può facilmente tradurre come “immagine del mondo fluttuante”. Tale parola denota una tecnica di stampa artistica su carta, impressa con matrici di legno e fortemente legata alle tradizioni giapponesi, che ne hanno visto l’apparizione nel Periodo Edo tra il XVII e il XX secolo. Tale tecnica era ampiamente popolare e di massa, pensata principalmente per chi non poteva permettersi reali dipinti, e il suo nome si riferisce alla cultura giovanile e impetuosa che fiorì a Edo, Osaka e Kyoto nel periodo appena menzionato; un bisogno di sfuggire al ciclo di morte e rinascita del Buddhismo, utilizzando l’arte come catarsi. Nulla di nuovo, insomma.

E basta dare un’occhiata alla famosa Grande Onda di Kanagawa, qui sotto, per rendersi conto di come Okami rientri in pieno in tale tecnica artistica, che vanta una bellezza e una cura senza precedenti.

 

La Grande Onda di Kanagawa

 

Ma Okami è anche e soprattutto un videogioco, e uno dei più raffinati: sotto la guida del visionario Hideki Kamiya, il team di sviluppo della cara Clover Studio fu in grado di fondere Ukiyo-e e Arte Ludica, fondendo tutte le influenze artistiche di riferimento in un delizioso cel-shading che risulta splendido da vedere: i contorni di Okami sono morbidi, acquosi e fluttuanti, quasi eterei, adattandosi perfettamente alla bellezza naturale del mondo di gioco e delle creature da esso rappresentate.

 

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Clover Studio: monografia di un (in)successo
Notifica di scioglimento di sussidiaria controllata. Così Clover Studio abbandonava definitivamente gli scaffali dei negozi di videogiochi, in un anonimo 12 ottobre del 2006. Niente cerimonie, niente elogi funebri – per quelli ci sarebbe stato tutto...

 

Il risultato è strabiliante, abbastanza da lasciare a bocca aperta: Okami è un quadro in movimento, un dipinto in continua creazione, un’opera d’arte che mette il pennello direttamente nelle mani del giocatore, chiedendogli di tracciare i contorni come meglio preferisce. Letteralmente: con la semplice pressione di un pulsante, il giocatore può utilizzare la coda di Amaterasu come un “Pennello Celestiale”, e sfruttare i poteri della Dea per influenzare il mondo circostante. Un mondo di una bellezza e una raffinatezza inenarrabile, paradossale nel suo poter essere narrato da una semplice immagine ma, al tempo stesso, nel poter perdere valore con una mera rappresentazione statica.

 

 

Okami va visto in movimento, vissuto in tempo reale. E non esiste veramente un modo migliore per descriverne la bellezza estetica – anche se, finora, abbiamo appena sfiorato la superficie di un’opera così densa di meraviglie.

 

Alle radici dell’Albero Konohana: la Cultura Giapponese
Un libro che tutti vorremmo

Il Garyou Tensei Okami è un libro che ogni fan di Okami amerebbe, se solo qui in Occidente fossimo in grado di comprenderlo. Composto principalmente da artwork con una buona percentuale di testo, il libro è stato pubblicato nel 2007 esclusivamente in Giappone e spiega molti dei riferimenti culturali presenti in Okami, dalla mitologia agli oggetti, dai personaggi ai luoghi. Basta un’occhiata alla pagina ufficiale della Wikia per rendersi conto che di carne al fuoco ce n’è veramente tanta: per realizzare Okami, Clover Studio ha scavato direttamente nelle fondamenta della cultura giapponese, traendo elementi dalla mitologia shintoista (fortissima all’interno del gioco) e dal folklore della sua nazione.

Lo stesso titolo del gioco, come molti fan sapranno, è un gioco di parole strutturato sui Kanji giapponesi: Kami è la parola generalmente utilizzata per intendere uno spirito o una divinità, e la O iniziale è un rafforzativo, risultando in qualcosa di simile a “Grande Divinità”. Ma, allo stesso tempo, Okami significa anche “Lupo” se viene letto diversamente, ed è un riferimento alla stessa dea Amaterasu (il cui nome completo è Amaterasu-o-mi-kami), la dea più importante della religione Shintoista.

 

Okami HD

 

La leggenda di Amaterasu

Si narra che Amaterasu fosse la divinità della luce: quando il dio delle tempeste Susanoo scagliò la sua ira sulla Terra, Amaterasu andò a nascondersi all’interno di una caverna, e l’oscurità cadde sul mondo. Gli dei cercarono di attirarla allo scoperto per scacciare i demoni all’esterno, ma solo la dea Ama-no-Uzume ci riuscì: dopo aver appeso a un albero uno specchio e dei Magatama (due delle tre sacre Insegne Imperiali del Giappone), la dea iniziò a fare delle danze erotiche per suscitare la curiosità di Amaterasu, che decise finalmente di uscire allo scoperto e venne attirata dalla sua splendida immagine riflessa nello specchio. Un piccolo raggio di luce tornò a splendere sul mondo nel momento in cui la dea emerse dalla caverna, ed è ciò che noi uomini, oggi, chiamiamo “Alba”.

Successivamente, Amaterasu si avvicinò così tanto allo specchio che gli dei riuscirono ad afferrarla e a riportarla nei cieli, permettendo alla luce solare di risplendere sul mondo. Non a caso, il potere principale di Amaterasu in Okami è proprio quello del Sole, un potere che possiede fin dall’inizio e che non deve esserle donato dalle Divinità Celestiali.

Okami è ricco, denso di riferimenti alla cultura giapponese

Ma non solo: Susano, diretto discendente di Nagi nel gioco, è il nome del già menzionato dio delle tempeste, mentre la spada utilizzata da Nagi, Kusanagi, dà il nome al villaggio di partenza del gioco ed è la terza Insegna Imperiale del Giappone. Lo Specchio Divino è utilizzato nel gioco per salvare i progressi, mentre i Magatama (praticamente dei gioielli) vengono semplicemente descritti come “Rosary” all’interno del gioco. Le tre insegne simboleggiano, rispettivamente, le tre virtù sacre e care al Giappone: Valore, Saggezza e Benevolenza. E non è che l’inizio della lunga lista di elementi, curiosità e tradizioni a cui Okami fa riferimento, ultima ma non ultima la leggenda di Orochi, il temibile mostro che viene risvegliato all’inizio del gioco e che, nella leggenda originale, viene eliminato da Susanoo con un po’ di astuzia.

Per una guida parzialmente completa, vi consigliamo di fare riferimento a questa guida su GameFaqs, che riassume molte delle influenze più interessanti nello sviluppo del gioco e della sua indiscutibile bellezza.

Noterete che quasi ogni singolo personaggio principale del gioco fa riferimento a un nome della mitologia Shintoista, e si potrebbe dire che, sebbene non Shintoista in senso stretto, Okami si rifaccia parecchio alla religione e alla filosofia da cui trae i suoi elementi: l’amore per la natura, la bellezza e la purezza di un mondo pulito, illuminato e privato da ogni forza oscura, e la volontà di combattere per raggiungere un risultato così pregno di significati.

 

Okami è un quadro in movimento, un dipinto in continua creazione, un’opera d’arte che mette il pennello direttamente nelle mani del giocatore

 

L’Ars Ludica di Okami: Scoperta, Bellezza Artistica, Profondità Culturale

Non basterebbero migliaia e migliaia di parole in più per descrivere a fondo Okami, un titolo così raffinato e così meravigliosamente elegante da essersi meritato il paradossale riconoscimento di Gioco dell’Anno meno venduto di sempre. La sua bellezza è stata decantata da molte testate di ogni tipo, da appassionati e da semplici giocatori, da amanti dei GDR e degli action e – in breve – da praticamente ogni amante dei videogiochi in generale. Perché in fondo è vero, Okami è soprattutto un videogioco, un’opera di intrattenimento che, in quanto tale, deve essere divertente; ma è anche un importante insegnamento da seguire, un esempio, un modello e la prova vivente del fatto che, se l’idea alla base è forte, qualunque videogioco può diventare un’opera d’arte. Anche se non deve necessariamente rappresentare l’Arte visiva.

L’Ars Ludica di Okami, come spesso abbiamo detto anche altrove, sta nella sua interattività, nella sua pienezza intellettuale, nella sua raffinatezza culturale. Giocare a Okami è ben più che arrivare dall’inizio alla fine di un’avventura: è una continua scoperta, un continuo stimolo alla curiosità, una continua meraviglia che porta a un’esperienza ludica piena, destabilizzante e unica. Ed è, in breve, tutto ciò che un videogioco debba mai essere – e tutto ciò a cui un videogioco possa mai aspirare.



due parole sull'autore
Nato e cresciuto nell'epoca d'oro della prima PlayStation, ha visto il susseguirsi di almeno quattro generazioni di console fin da quando era bambino, ed è fermamente convinto che non smetterà mai di viverle sulla propria pelle. Suo unico rimpianto: non essere nato abbastanza presto da vedere la nascita dei primi videogiochi. Coltiva segretamente la passione per la scrittura, che sfoga sulle pagine di I Love Videogames proponendo folli idee (aka: rompendo le scatole) agli altri redattori. Gestisce anche il podcast Gameromancer e la sezione Speciali.
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