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il 14 aprile 2017, 08:20
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Come nascono i bambini? Credevate davvero si trovassero sotto un cavolo o li portasse la cicogna? O magari siete di quelli che credono che quando Mamma e Papà si amano…

 

No, nulla di tutto questo, i Bebè vengono creati alla Baby Corp., un’azienda in tutto e per tutto per la distribuzione di teneri neonati alle famiglie di tutto il mondo. Quando uno di questi nascituri non supera il test solleticante viene direttamente trasferito nell’Ufficio, dove, tramite una formula speciale nel Latte, rimarrà Bebè per sempre per poter aiutare a dirigere gli affari della stessa Baby Corp.

Ospiti di Dreamworks e 20th Century Fox abbiamo visto in anteprima Baby Boss, l’ultima fatica della casa di produzione di Shrek, in arrivo nelle sale italiane il prossimo 20 Aprile. Diretto da Tom Grath (Madagascar, Megamind) scopriamo se varrà la pena recarsi in sala la prossima settimana.

Fratelli per forza

Il piccolo Tim vive il sogno di ogni bambino di sette anni: ha i suoi genitori tutti per se, è viziato, coccolato, senza un problema al mondo e dotato di una fantasia oltre ogni limite. Fino a quando un giorno arriva a casa un piccolo bebè, il suo fratellino, che inizia a dettare legge e a togliere man mano le attenzioni di Mamma e Papà al nostro protagonista. La cosa strana del Bebè, però, è che indossa un completo elegante. Una sera, Tim sente una voce adulta provenire dalla camera del nuovo arrivato; armato di pistola giocattolo, si intrufola nella stanza e, scopre che è lo stesso bambino a parlare così educatamente e da vero uomo d’affari. Comincia così il nuovo film di Tom Grath, che è basato sulle vicende raccontate nell’omonimo libro scritto ed illustrato da Marla Frazee nel 2010. Nel corso dei circa cento minuti che compongono la pellicola, impareremo a conoscere i due fratelli protagonisti, e soprattutto verrà messa alla prova la nostra capacità di giudizio su cosa è reale e su cosa invece è la fantasia di un ragazzino di sette anni.

Tra voci e musiche

Baby Boss regala del piacevole intrattenimento, soprattutto per i più piccoli e per quanto riguarda le animazioni in generale: il character design si basa infatti sui cartoni di Chuck Jones e di Bob Clampett, e unisce modelli poligonali a intere sequenze in due dimensioni. Piacevole da vedere e divertente per passare il pomeriggio in compagnia dei più piccoli, pur non regalando eccessivi colpi di scena ma permeando tutta la durata di citazioni più o meno esplicite.

Alle musiche invece un frizzante Hanz Zimmer che, come da tradizione Dreamworks vuole, accompagna brani molto più famosi e commerciali con una colonna sonora in linea con le diverse fantasie del giovane Tim. Ottimo anche il doppiaggio italiano, che per una volta non conta alcun talent ma solo doppiatori professionisti che devono portare il peso della versione originale, affidata tra gli altri ad Alec Baldwin, Steve Buscemi e Tobey Maguire. Ma le voci italiane funzionano in maniera ottima, e il film scorre piacevolmente verso i titoli di coda a due dimensioni. Tecnicamente, non ho dunque nulla da segnalare contro Baby Boss.

Fantasia e immaginazione

Il punto di forza del nuovo film di Tom Grath però è sicuramente la fantasia del piccolo Tim. Fin dalle prime inquadrature, e dalla voce narrante fuori campo, il bambino ci viene presentato dotato di fervida immaginazione, e capace di vivere nel piccolo della sua cameretta, del salotto, o della vasca da bagno, immense avventure. Ed è proprio questo aspetto che ci interroga per tutto il film sulla reale natura del Bebè e sulla pazza storia che li investirà da lì a poco. Ed è lo stesso punto che distingue la pellicola e lascia qualcosa a cui pensare, sebbene nella propria fanciullezza e ingenuità.

Baby Boss è quindi  un buon film d’animazione da far vedere ai più piccoli, e allo stesso tempo un più che degno intrattenimento per i più grandicelli, grazie anche alle diverse battute meno soft e più cattivelle ,  quelle con cui Dreamworks infarcisce da sempre le proprie pellicole. Il lavoro di Tom Grath non tocca la bellezza (e il divertimento) del primo Madagascar o di Megamind, e difficilmente avremo a che fare con un Baby Boss 2, ma l’ottimo finale imbastito non ci ha lasciato insoddisfatti all’uscita dalla sala.



due parole sull'autore
Assuefatto giocatore fin da quando non aveva neanche un pelo sul mento, ha coltivato la propria passione con lo stesso amore con cui cura la propria barba. Molti lo definiscono un Nintendaro senza speranza, senza contare gli oltre quattromila trofei presenti sull'account PSN e gli oltre 370 giochi su Steam (quanti di questi effettivamente giocati non lo sa neanche lui).
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