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il 14 marzo 2017, 14:42
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In un bel giorno d’autunno, per la precisione il 30 settembre 1996, il Giappone assisteva alla pubblicazione del primo capitolo di un manga che avrebbe dato il via ad un fenomeno mediatico che ancora influenza il grande pubblico: Yu-Gi-Oh! Le avventure di Yugi e del faraone Atem hanno accompagnato l’adolescenza di un’intera generazione e, nonostante si stia celebrando il 20° anniversario della serie, ancora conservano un posto speciale nel cuore degli appassionati. Come molti lettori sapranno, l’anime esportato dalla sua terra natia è stato oggetto di numerose modifiche, tra cui lo stravolgimento dell’intero senso dei dialoghi, la censura di seni troppo pronunciati, siringhe, pistole ed altri oggetti simili e la rimozione totale di temi come l’occultismo e la morte. Per tutto questo dobbiamo ringraziare 4Kids, ora conosciuta come 4K Media e che si è occupata anche dell’adattamento di Yu-Gi-Oh! The Dark Side of Dimensions da cui è stata tratta la versione italiana del film. Ci avrà convinti? Scopritelo leggendo le prossime righe.

 

 

Legami che trascendono il tempo

Evoluzione del character design

Sono ormai passati sei mesi dagli eventi finali del manga, che vedono Yugi ed Atem protagonisti dell’iconico Duello Cerimoniale per liberare l’anima del faraone e permetterle di riposare in pace. Yugi ed i suoi amici sono all’ultimo anno di liceo ed hanno già cominciato a pianificare il loro futuro: Tea è stata accettata in un programma di studio all’estero e continua ad inseguire il suo sogno di diventare una ballerina, Tristan dovrà lavorare nell’azienda del padre, Joey vuole diventare un duellante professionista e Yugi continuerà ad aiutare il nonno nel suo negozio iniziando però a creare dei giochi nuovi, sperando di riuscire a produrne uno che consenta a tutto il gruppo di riunirsi per giocare insieme. Nel mentre, Kaiba ha commissionato uno scavo nelle macerie lasciate dalla stele degli oggetti millenari nel villaggio egizio di Kul Elna, con lo scopo di recuperare tutti i pezzi del Puzzle del Millennio per poterlo assemblare nuovamente: Seto mira a far risorgere Atem, unico rivale degno di sfidarlo, per poter duellare nuovamente con lui e dimostrare una volta per tutte la sua superiorità. Sia Yugi che Kaiba avranno modo di entrare in contatto con l’antagonista del film, Aigami alias Diva ed il suo Cubo Quantico, che gli permette di riplasmare la realtà a proprio piacimento grazie al potere del Plana. In un’antica iscrizione si può leggere che il Plana è stato liberato con la dipartita del faraone, ma che se egli dovesse fare ritorno in qualche modo, allora il potere svanirà. Chiaramente Diva non ha assolutamente intenzione di permetterlo, pertanto cerca di sabotare il piano di Kaiba rubando due pezzi del Puzzle e di togliere di mezzo Yugi, l’unico contenitore possibile per l’anima di Atem. Il problema è che Aigami non è mosso dai nobili intenti che il suo maestro ha cercato di trasmettergli, ma da un odio così puro che rischia di utilizzare il Plana per produrre un mondo distorto anziché una meraviglia utopistica. Naturalmente la trama è molto più complessa ed articolata, ma non possiamo parlarne ulteriormente altrimenti sarebbe inevitabile fare anticipazioni: la storia comunque si dipanerà a ritmo serrato, tenendo lo spettatore col fiato sospeso e facendogli fare un tuffo nel passato, suscitando un buon effetto nostalgia e proponendo un’animazione eccellente per oltre due ore di film, pur essendo discutibili molte scelte logistiche relative alla parte finale.

 

Kaiba One-Man Army

Protagonista assoluto ed indiscusso di Yu-Gi-Oh! The Dark Side of Dimensions è un Seto Kaiba totalmente ossessionato dalla sua necessità di rivedere Atem per poterlo sfidare nuovamente a duello, tanto che viene da chiedersi che ne è stato nel personaggio logico e freddo che era nella storia originale. Per spiegare cos’è successo nei sei mesi tra la fine del manga e l’inizio del film, Kazuki Takahashi ha rilasciato in patria due capitoli di una breve storia chiamata Trascend Game, nella quale si può assistere alla nascita della nuova tecnologia virtuale Duel Links che si vede nel corso del film. Già in questa mini-trama Kaiba tenta di oltrepassare i limiti senza curarsi della sua sicurezza e viene salvato solo da una visione di Kisara che tenta di fermarlo e dall’intervento tempestivo del fratello. Nel film Seto appare come un uomo con più denaro che buonsenso, pronto perfino ad erigere una stazione spaziale direttamente collegata alla Terra, saltare giù da aerei in volo, estendere la rete Duel Links (che ha ispirato il gioco per Android ed iOS) con cui può sapere vita, morte e miracoli di Domino, tutto in nome della sua unica ragione di vita: perfino il suo adorato fratellino Mokuba passa in secondo piano rispetto alla sua rivalità con il faraone. Yugi ed i suoi amici hanno accettato il fatto che Atem se n’è andato, mantenendo vivo il suo ricordo ed i suoi insegnamenti, crescendo, cambiando ed inseguendo i loro sogni continuando a credere in loro stessi, mentre Kaiba rimane prigioniero della sua stessa ossessione, diventando quasi una caricatura grottesca del se stesso passato. Di per se il film parte con tutte le migliori premesse possibili, a partire dal character design completamente rinnovato ed alle nuove tecniche di animazione che hanno completamente evoluto le scene dei duelli che eravamo abituati a vedere da ragazzi, ma purtroppo tende a perdere qualche colpo: tanto per cominciare, Diva sfida tutti ai cosiddetti “Duelli Dimensionali“, nei quali è possibile evocare creature di alto livello senza pagare tributi ed è possibile scegliere il valore d’attacco dei propri mostri infondendo loro energia spirituale, inoltre i Life Points che si perdono in battaglia sono pari ai punti d’attacco dei mostri distrutti. Il problema è che per rendere i duelli più veloci e di impatto le spiegazioni degli effetti delle carte sono quasi totalmente inesistenti, rendendo per cui difficile capire cosa diavolo succede con Diva ed i suoi famigerati mostri cubici che si combinano e scompongono apparentemente all’infinito. Nella parte finale sono presenti oltre cinque minuti di film in cui non c’è alcun doppiaggio: dopo due ore di parlato è quasi uno shock trovarsi ad assistere agli eventi conclusivi senza nemmeno una parola. Purtroppo, nonostante gli spettatori si aspettassero da un momento all’altro l’apparizione di un certo personaggio, la sua presenza causa un Deus Ex Machina che farà invece storcere il naso a chiunque abbia seguito gli eventi di Yu-Gi-Oh! e si aspettasse invece una conclusione più logica e razionale della vicenda.

Nel complesso, il film è estremamente godibile ed è perfetto per passare un pomeriggio diverso, tuttavia non si può negare che qualche imperfezione abbia scalfito le aspettative di coloro che lo attendevano da un po’. Comunque Dark Side of Dimensions offre anche molte soddisfazioni a chi è in grado di osservare: ad esempio si può notare una sorta di parallelismo tra le azioni compiute da Atem nell’arco narrativo finale dell’anime “Il Mondo della Memoria” e quelle intraprese da Seto nel film. Se non  lo avete ancora visto, vi consigliamo di passare direttamente al paragrafo successivo poiché effettueremo alcune anticipazioni che potrebbero rovinarvi la visione del prodotto. Quando Kaiba si reca sul luogo degli scavi in Egitto, si ritrova a dover scacciare un intruso evocando Obelisk chiamandolo per nome, proprio come avviene ad Atem quando Bakura invade il suo palazzo. Successivamente Yugi sconfigge Seto in duello prevedendo che quest’ultimo avrebbe utilizzato Mostro Resuscitato, come quando vince il Duello Cerimoniale impedendo al faraone di attivare la magia per riappropriarsi di Slyfer. Nello scontro contro Diva, mentre Kaiba è in procinto di scomparire, consegna il Puzzle del Millennio a Yugi in una sorta di passaggio del testimone, come fece Atem quando, svanendo dal mondo della memoria, lascia in custodia l’oggetto al Seto passato conferendogli la carica di faraone. Un ultimo parallelismo si ha quando Kaiba decide di utilizzare una fusione della sua tecnologia ed una replica del cubo per infrangere ogni barriera tra le dimensioni e recarsi nel mondo dell’aldilà, proprio come Atem quando varca la soglia del regno dei morti.

Il lato oscuro dell’adattamento

 

Confronto tra la versione doppiata e originale

Purtroppo neanche Yu-Gi-Oh! The Dark Side of Dimensions è stato risparmiato dall’intervento di 4K Media. Le censure stavolta non sono così evidenti, piuttosto è stato effettuato un gigantesco lavoro di adattamento che ha modificato alcuni aspetti del film rispetto all’originale. Le carte sono state ritoccate per presentare scritte inglesi al posto di quelle giapponesi, ma nel caso di Mostro Resuscitato sia l’immagine che il nome sono stati modificati in modo sostanziale (ricordiamo che in Giapponese la carta si chiama “Resurrezione dei Morti“). Come altro esempio di adattamento non evidente basta prendere in esame la frase iconica di Atem, che gli appassionati riconosceranno certamente: “Sore wa douka na?” (che significa più o meno “Questo lo vedremo” oppure “Lo credi davvero?”). Nell’anime il faraone la pronuncia ogni volta che il nemico pensa di averlo incastrato, per poi infliggere una sonora batosta al nemico di turno. Il Kaiba della versione originale è così vittima della sua ossessione da “rubare” la battuta di Atem dicendo “Soitsu wa douka na?“, il cui significato è simile. Purtroppo tutti questi particolari vengono persi con il doppiaggio, poiché la frase pronunciata dal faraone viene rimpiazzata da un semplice “Mi permetto di dissentire” non riutilizzato da Seto nei momenti successivi del film.

L’iconica frase di Atem “Sore wa douka na?” viene rimpiazzata da un “Mi permetto di dissentire”.

Dall’adattamento emerge anche che il Cubo Quantico può essere considerato l’ottavo oggetto del millennio, cosa che non viene mai pronunciata nella versione giapponese: viene invece spiegato che ci sono tre oggetti millenari che portano la luce, tre che contengono oscurità e che il Puzzle rappresenta l’equilibrio tra essi. Questo passaggio è forse stato eliminato poiché avrebbe implicato troppe spiegazioni relative ad elementi mistici, tanto presi di mira dalla censura di 4Kids in tutti gli episodi della saga. In generale i dialoghi e le scene sono stati resi molto più leggeri e meno ricchi di pathos tramite l’introduzione di diversi momenti comici che spezzano il ritmo della narrazione, ma che alla lunga arrivano a far dubitare della serietà dei personaggi. Nella serie animata il ruolo di spalla comica era affidato a Joey in coppia con Tristan, stavolta invece ogni personaggio, Kaiba compreso, sfoggia una serie di freddure da far accapponare la pelle. I momenti di silenzio sono stati riempiti con l’aggiunta di dialoghi extra ed ogni singola traccia musicale giapponese è stata rimpiazzata da quelle americane già utilizzate per il film Piramide di Luce. La rimozione totale del pathos rende certamente il film più adatto ad essere visto anche da un pubblico più giovane, ma rovina completamente le aspettative di coloro che speravano di ottenere un prodotto fedele alla storia originale pensata da Takahashi.

Modifiche ai dialoghi, con l’aggiunta di altre battute per riempire i silenzi

L’impatto generale del film è stato comunque molto positivo, poiché è possibile goderselo senza troppe pretese ed il ritorno dei tre doppiatori storici di Yugi, Kaiba e Joey porta direttamente lo spettatore a fare un tuffo nel passato. Ai fan più esigenti invece consigliamo senz’ombra di dubbio di attendere l’arrivo in Occidente di DVD o Blu Ray contenenti la traccia originale ed i sottotitoli, per apprezzare meglio un prodotto che probabilmente era stato pensato per essere tinto da toni molto più cupi.



due parole sull'autore
Divoratrice di libri, manga ed anime; gamer-girl a tempo perso. Il suo eclatante ingresso nel mondo della tecnologia avviene all'età di tre anni, formattando, non si sa come, il computer dello zio. La sua esperienza di videogiocatrice comincia osservando il padre cimentarsi con Prince of Persia e Quake, salvo poi ricevere un computer tutto suo per iniziare a giocare autonomamente. Preferisce il genere RPG senza ombra di dubbio e serberà per sempre nel cuore il ricordo dell'estate in cui fuse la prima Play Station I giocando Suikoden II tre volte di fila per assaporare la trama fino in fondo.
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