Tutto quello che una recensione normale di DOOM Eternal
non ha il coraggio di dire

Prima ero assuefatto al viagra, poi ho scoperto Doom Eternal, gameplay e gunplay, annessi e connessi.. Effetti collaterali: battiti accelerati, aumento dell’aggressività, priapismo. Che tradotto in italiano vuol dire cuore a mille e cazzo durissimo. Non avete bisogno di leggere altro, né in questa rece né in una recensione normale di DOOM Eternal. Mollate tutto, andate dal vostro spaccino di fiducia di videogiochi e portatevi a casa questo classico istantaneo, il vero DOOM 3 uscito a 16 anni da DOOM 3. Perché Doom (2016) era quella che il Cummenda su TestataAutorevole.net avrebbe definito una lettera d’amore alla Saga di Carmack e Romero, a quella pietra miliare che in qualche modo ha toccato tutta la storia dei videogiochi, quando qua su Gameromancer avremmo più correttamente parlato di pompino con ingoio a chi con DOOM c’era rimasto sotto, nel lontano ’93.

DOOM Eternal invece di DOOM e DOOM II è l'unico vero sequel, 40 giga che urlano non avrai altro DOOM al di fuori di me

Tutto attorno, il mondo sta andando a puttane. Urla di demoni che si alternano ai bip incessanti dei macchinari della base, fuori dai vetri a tenuta stagna solo gli umori che si alzano dalle carcasse rimaste a terra. Al centro di tutto questo, nell’occhio del ciclone e nel vivo dell’orchestra, si danno battaglia. Fregandosene di tutto, lo Slayer e il Razziatore Imperiale danzano uno contro l’altro. Uno stallo alla messicana di attese e riflessi, ascia contro doppietta e ira contro ira.

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Il Razziatore Questo stronzo va colpito quando i suoi occhi diventano verdi. Consiglio: usate la doppietta, vi permette di colpirlo anche due o tre volte per assalto e richiede meno precisione.

Ditemi quale altro cazzo di sparatutto in prima persona vi piazza un duello così. Un momento da cineteca del videogioco, completamente diverso da quello che DOOM Eternal era a livello di gameplay fino a quel momento della partita e a quello che sarà dopo. Un anti-pattern, id Software che rompe le sue stesse regole e quelle dello shooter tutte per confezionare quest’unico momento. Un unicum che diventa uno dei momenti più alti di tutta la DOOM Saga, iconico quanto l’Icona del Peccato o le note di At Doom’s Gate. Il Razziatore incrocerà l’ascia con lo Slayer altre volte, nel corso del gioco. E sarà ogni volta un calcio nelle palle, perché non ci sono scorciatoie col Razziatore. È immune alle super-armi, anche quelle sbloccate alla fine della partita. E quindi ogni volta è di nuovo un duello di pura abilità, non c’è cheat code, non c’è inganno.

Ma il gameplay di DOOM Eternal rompe le regole dello sparatutto in prima persona anche a prescindere da questo duello da Spaghetti Western. DOOM Eternal si gioca esattamente come lo giocherebbe John Romero. Esattamente come Romero giocava ossessivamente e al punto da perdere il posto di lavoro il primo DOOM. Con la precisione di un chirurgo e la faccia tosta di mujahideen, andando all’attacco anche quando la barra della salute è vicina allo zero – soprattutto, quando la barra della salute è vicina allo zero – e muovendosi continuamente. DOOM non è Call of Duty, qua non c’è spazio né pietà per i camper. Veloce come è veloce il vento e potente come un vulcano attivo, come in quel cazzo di film della Disney, metti al posto degli Unni dei demoni e ci sei.

Assettati di sangue e violenza e pronti a fraggare qualunque cosa. Come lo eravamo nel ’93. Quando DOOM è venuto alla luce scaldandosi tra il bue Carmack e l’asinello Romero, quando lo sparatutto in prima persona non era un corridoio story-driven ma un labirinto disseminato di trappole e segreti. La differenza rispetto al ’93? Ogni elemento del canone classico della serie ha il suo ruolo e il suo scopo. DOOM Eternal ha un gameplay – no, un design – studiato per costringere il giocatore a dimenticare. Chissenegrefa di quello che lo sparatutto è diventato quando ha smesso di chiamarsi DOOM Clone, qui ci si butta nella mischia e ogni momento fuori dalla mischia è sprecato. Salute, proiettili, armatura… Si può ottenere tutto combattendo, ruotando lanciafiamme, motosega e uccisioni epiche corpo a corpo.

La cosa scenograficamente più da membro turgido in DOOM Eternal sono le Glory Kill, e il gioco sapendolo spesso sfida il giocatore a farne di sempre più estreme e particolari. Ma bisogna sapere quando è il momento di esporsi, quando è il caso di saltare in faccia ad un Cacodemone che ha appena ingerito una granata e quando invece è meglio tirarlo giù alla vecchia, tutto di gunplay. Non ci si ferma mai, un bagno di sangue continuo ed orgamismico che continua a chiamare il giocatore. Ancora un’altra partita, faccio questa missione e spengo.

Cazzate.

DOOM Eternal è attrazione fatale, una sirena che canta canzonette sconce attraverso il gunplay a tutti gli Ulisse del controller. Nel giro di quattro anni la serie è passata dall’Eterno Riposo a DOOM Eternal. Non male, per una saga che fino a quattro anni fa era in pieno rigor mortis e adesso è tornata sugli scaffali, con l’effetto di imbalsamarci il cazzo in posizione eretta e far si che tale rimanga per venticinque ore filate. O anche di più, perché DOOM Eternal, con un gameplay e un gunplay così, è un serio candidato al Toy of the Year, un giocattolo vietato ai minori che ipnotizza, assufecacente come la meth ma molto più economico e senza il rischio di far cadere i denti.

DOOM Eternal è attrazione fatale, una sirena che canta canzonette sconce attraverso il gameplay a tutti gli Ulisse del controller

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Animal Crossing? New Horizons è uscito lo stesso giorno di DOOM Eternal, e ovviamente l’Internet è impazzito e giù di meme.

È come se il mio membro avesse sentito l’esigenza di avere una mano in più. Perché una recensione che parla di adrenalina in DOOM Eternal non mente, come non mentiva quando quattro anni fa utilizzava l’espressione viscerale. Perché pad alla mano id Software ha scritto e compilato una vera e propria istigazione all’autoerotismo. Un’esperienza che viene voglia di toccare e contemporaneamente fa venire voglia di toccarsi. Non bastava il core, la portata principale, no: id continua a pescare carte in questa partita di 7 e mezzo anche se ha già sballato. Ed ecco che vengono fuori le sfide a tempo, i Cancelli Slayer non adatti ai deboli di cuore peggio dell’intro dello Spider-Man di Raimi. Le situazioni ai confini della realtà come il duello con il Razziatore, le Boss Fight che alternano esibizioni da Colosseo nell’Antica Roma ai puzzle in movimento.

DOOM Eternal è un’orchestra sinfonica dove il giocatore dirige a colpi di gameplay, sentendosi allo stesso tempo potente come uno strumentista che in quei suoni vive avvolto. E tutto questo offline, giocando a solo la punta con la modalità campagna. Perché poi c’è la Battlemode ed è subito Evolve. E viene quasi da ridere, pensando al Cummenda che cazzeggia su Animal Crossing. Perché si, ci mancherà pure la natura e tutte quelle stronzate green new age che durante la quarantena da Coronavirus sembrano sexy come non mai, ma vuoi mettere passare la sera con altri due amici a cercare di ammazzarsi in un multiplayer asincrono come non se ne vedevano – appunto – da Evolve?

DOOM Eternal si 'inventa' la Battlemode per non pestare i piedi a Quake

Il gameplay rimane quello, per chi gioca nei panni dello Slayer. L’unica differenza è che le skin sbloccate nella Fortezza del Destino in Battle Mode hanno un altro sapore, perché l’unica cosa più fica di ownare due amici è ownare due amici con la skin del DoomGuy classica.

Sticazzi, se il bilanciamento è da rivedere e se la partita è abbastanza sbilanciata in favore dei demoni. Soprattutto perché il Mancubus ha quel fottuto fisico da tank. Combina una barra della salute ignobilmente lunga ad un lanciafiamme assassino, specie se al primo round si sceglie come perk quello che accorcia il tempo di ricarica. Lo Slayer avrà pure a disposizione tutto l’arsenale della campagna e relative mod arma, ma in un faccia a faccia col Mancubus ne esce comunque ammaccato. E a questo punto l’altro demone può arrivare e finire quello che ne resta. Stiamo parlando di una modalità extra, tirata su essenzialmente per farsi qualche risata in compagnia e godere in threesome del giocattolo pubblicato da Bethesda. I dettagli e le finezze si possono sistemare con delle patch postume, non serve avere tutto e subito.

La vera notizia è che DOOM Eternal quest’anno non prova a fare il posto a Quake e non ha un multiplayer PvP Arena. Ed è assolutamente un bene, anche se non sembra. Perchè è una scelta che lascia aperta la porta all’altro pezzo della Trinità di id Software, quello che a differenza di Wolfenstein e DOOM non ha ancora trovato una forma e una terra. E in un mondo che sta andando di prepotenza verso lo YOLO di Fortnite e la Battle Royale, l’Arena può essere una via d’uscita. Avere un doppione, specie un doppione mediaticamente più cazzuto come DOOM, avrebbe sparato nelle rotule di Quake. DOOM Eternal ne esce con una soluzione elegante come la Battlemode.

DOOM Eternal
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Qualcosa di non inedito, ma sicuramente non mainstream. DOOM Eternal con la Battlemode può occupare un vuoto nella scena dello sparatutto competitivo online (visto che Evolve lo abbiamo ammazzato male). Ma allo stesso tempo, ricordando chi è che ha inventato lo sparattutto competitivo online. La speranza è che sia una mossa voluta, delle prove tecniche prima di un Quake con questo gameplay che lasci perdere la deriva Hero Shooter di Quake Champions e porti sul mercato un Quake 4 – o anche solo Quake e basta, come fatto per DOOM – con la stessa filosofia applicata qui. Tornare alle origini. Alle mappe enormi e piene di passaggi e segreti su cui i giocatori arrivano con solo una pistola del cazzo, poi il resto lo raccolgono sulla mappa. Un po’ come una Battle Royale, ma con dei ritmi che fanno sembrare la Battle Royal uno shooter per ritardati.

Nel mentre, torno a farmi le seghe
su questo ludo-balocco dal gunplay gameplay spermacolare

quanto spendere
70 /70€
bignami per pigri
Quattro anni fa avevo finito DOOM 2016 contento di aver potuto avere un ultimo rendez vous con una saga seminale (nel senso che ha sparso il suo seme un po' ovunque). Mi aspettavo finisse li, grazie per il pompino e gran pacche sulla spalla a Beshesda. E invece quattro anni dopo sono qua che come poso il controller corro a farmi le seghe, pensando a quello che ho giocato e sto giocando, e continuerò a giocare per un altro bel pezzo. Perché un giocattolo come DOOM Eternal non capita tutti i giorni, e i giorni in cui capita sono giorni da incorniciare. Rigorosamente con carcasse di Pinky e Cacodemoni.
top&flop
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