Recensione
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Sono trascorsi ormai sei anni da quando tutto ha avuto inizio, a partire dal paese del Sol Levante. Nel corso di questo arco di tempo l’intera trilogia di Zero Escape si è svolta, da 9 Hours, 9 Persons, 9 Doors, passando per Virtue’s Last Reward, sino a concludersi con il terzo e ultimo capitolo: Zero Time Dilemma. Ore e ore di gioco sono trascorse vivendo l’intera saga, tra drammi e sensazioni sempre più contrastanti, ma che finalmente hanno un epilogo, che è disponibile dal 28 giugno su Nintendo 3DS, PlayStation Vita e PC via Steam (quest’ultimo dal 29 giugno).

 

Versione testata: PC Windows

 

La sezione relativa alla trama sarà il più possibile spoiler-free, cercando di evitare di rovinare l’esperienza di gioco anche a coloro che non hanno giocato i capitoli precedenti della trilogia. Si cercherà inoltre di essere estremamente oggettivi nella stesura di questa recensione, sebbene la natura della saga di Zero Escape, e in particolar modo quella di Zero Time Dilemma, abbia portato alla nascita di sentimenti contrastanti in praticamente tutta la community dedicata, compresi noi, membri dello staff di I Love Videogames.

 

Finalmente un epilogo

Le vicende di Zero Time Dilemma sono collocate nel dicembre del 2029, un anno dopo gli eventi del Nonary Game raccontato in 9 Hours, 9 Persons, 9 Doors (da qui in poi solo 999) e quarantacinque anni prima di quanto accaduto in Virtue’s Last Reward (da ora in avanti solo VLR). Ci troviamo in un bunker nel Nevada, in occasione di una simulazione di una spedizione su Marte. Come di consueto nella serie, saranno ben nove i personaggi che vi parteciperanno, tra nuove e vecchie conoscenze, divisi in tre gruppi ed inconsci del loro imminente destino.

Il ritorno di Zero con il Decision Game

Junpey Tenmouji, Carlos, Akane Kurashiki, Sigma Klim, Diana, Phi, Eric e Mira saranno i protagonisti del Decision Game, una variante del Nonary Game di 999 e dell’Ambidex Game di VLR ideata dal misterioso Zero II, in cui si richiederà al giocatore di effettuare delle scelte che porteranno alla vita (o alla morte) di uno o più personaggi, se non addirittura tutti. Chi è già abituato ai canoni della serie, saprà sicuramente che sarà costretto a (ri)vivere più e più volte momenti di pura tensione e di ansia. Infatti, sebbene il giocatore sia consapevole che potrà modificare le proprie scelte in qualsiasi momento, dovrà comunque fare i conti con una caratterizzazione psicologica e caratteriale dei personaggi così riuscita da rendere impossibile una mancata immedesimazione nella vicenda. Ciò che ne consegue è che ciascun Bad Ending che si andrà a visualizzare lascerà il segno nei ricordi del giocatore, con uno stesso ragionamento che si applica perfettamente anche ai vari altri finali ivi presenti.

 

Senza raccontare troppo per non rovinare la vostra esperienza di gioco, la trama di Zero Time Dilemma procede seguendo numerose timeline, creando un flowchart in cui si evidenziano le varie combinazioni possibili. Sebbene le possibilità siano tante, diventa sin da subito chiaro che la durata media del titolo sia di gran lunga inferiore a quella di VLR, con una longevità che difficilmente arriverà a superare le 25 ore di gioco.

Make your choice carefully

Lo svolgimento della trama rappresenta la stragrande maggioranza del tempo trascorso giocando a Zero Time Dilemma. Sarà necessario, infatti, guardare cinematic su cinematic al fine di progredire nel gioco. La differenza sostanziale con i capitoli precedenti della saga è che questa volta non sarà possibile conoscere in quale timeline ci troviamo. Prima di procedere con la storia, si dovrà scegliere tra uno qualsiasi dei frammenti disponibili per ciascun gruppo di personaggi, ma senza conoscere quale linea temporale si andrà a continuare e in quale punto essa si trovi. Nonostante ciò, sul finire del gioco, sarà possibile capire a priori il collegamento tra la sezione scelta ed il resto del flowchart, ma diventerà anche inutile farlo una volta giunti ad un passo dalla fine a causa della maggiore linearità nell’ordine degli eventi da seguire.

 

Gli enigmi sono troppo semplici

La scelta è profondamente legata alla trama stessa, in quanto ogni 90 minuti ai nostri protagonisti sarà iniettata una sostanza che cancellerà i loro ricordi, simulando nel giocatore una situazione che si avvicina di molto a quella vissuta da ciascun personaggio. Durante questo arco di tempo, il gruppo da noi scelto antecedentemente si ritroverà a fuggire da una stanza del bunker, con meccaniche pressappoco identiche a quelle di 999 e VLR. La complessità è in generale ben al di sotto di quanto eravamo abituati a vedere, con consigli forzati da parte dei membri del gruppo in azione che verranno dati direttamente dopo un paio di tentativi andati male e in maniera fin troppo esplicita. Al termine di ciascuna di queste sezioni, arriva sempre il momento del Decision Game che, come già annunciato precedentemente, porterà il giocatore a prendere un’importante decisione, con conseguenze più o meno nefaste sulla vita dei protagonisti.

 

Durante l’esplorazione delle varie storie vissute in Zero Time Dilemma, saranno mostrate delle password utili in altre timeline. Ancora una volta, la funzione Memo del gioco non è di grande aiuto, meno che mai su PC dove è praticamente impossibile scrivere trascinando il mouse/analogico. Si tratta di un problema che ci si porta dietro sin dalle origini e che obbliga praticamente sempre a scrivere queste informazioni altrove, se non addirittura ad utilizzare il proprio smartphone per scattare fotografie (in particolar modo durante le sezioni Escape the Room).

Il vero potere di uno SHIFTer

Abbiamo già anticipato nel cappello introduttivo di questa recensione che la community ha opinioni assai contrastanti su Zero Time Dilemma. Questo lo si deve con estrema probabilità ad una serie di fattori che, a seconda del modo in cui ciascun individuo ha vissuto l’intero svolgimento della trama, ha portato a sviluppare sentimenti completamente in antitesi rispetto ad altri.

Innanzitutto, Zero Time Dilemma mostra in tutta la sua longevità la propria natura conclusiva della trilogia. Escluse poche altre rivelazioni in più sul lore della saga di Zero Escape e sul potere degli SHIFTer, non vengono diffuse altre informazioni, al contrario di quanto invece avveniva, ad esempio, in VLR. Tutto ciò che accade è “fine a se stesso”, con il solo scopo di mostrare in che modo la profonda crisi che ha colpito la popolazione mondiale viene scongiurata. Questa sensazione viene inoltre amplificata dalla prematura acquisizione della consapevolezza del proprio potere di trasportare la propria coscienza tra un universo e l’altro anche da parte dei nuovi personaggi. Alla luce di ciò, è anche piuttosto facile sostenere che il vero capitolo chiave dell’intera saga sia proprio VLR, che risulta quindi essere quello che più ha messo “la carne sul fuoco” rispetto a 999 e a Zero Time Dilemma.

 

La differenza tra forzatura e incoerenza è Importante

L’intera storia racchiusa nei tre capitoli della saga di Zero Escape si svolge lungo una grande quantità di timeline differenti, con ore e ore di dialoghi ed avvenimenti. Nonostante ciò, Kotaro Uchikoshi è riuscito nell’intento di creare una narrazione sempre coerente, priva di plot hole e capace sempre e comunque di sorprendere il giocatore/spettatore, un’impresa che ben pochi possono vantare. Tuttavia, va anche sottolineato che sono però presenti alcune forzature e che in Zero Time Dilemma questo è più vero che mai. Alcuni punti della trama, in particolar modo per quanto riguarda alcune scelte/deduzioni, la prosecuzione sembra innaturale e non c’è da biasimare nessuno se qualcuno ha avuto da storcere il naso a riguardo. Riteniamo però importante, soprattutto in un caso come questo, sottolineare la differenza tra forzatura e incoerenza. Tutto ciò che può sembrare strano, che può apparire incomprensibile e/o inserito al solo scopo di semplificarsi la vita, viene comunque spiegato e motivato con argomentazioni sempre valide, rendendo le scelte dell’autore oggettivamente corrette (ma non necessariamente accettabili da tutti).

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due parole sull'autore

Un povero laureando in informatica, che ha scelto questa strada con la speranza di poter lasciare la propria impronta nel mondo dei videogiochi. Amante dei giochi di ruolo e, soprattutto, del gaming su PC (non a caso il PC gamer della redazione) non disdegna comunque il gioco su console, con diverse centinaia di ore di gioco per ciascuna console di sua proprietà.

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