Recensione
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Devi seguire il protocollo Vesta, poi riceverai tutte le risposte che cerchi.

Gennaio si è quasi concluso, ma  l’anno nuovo del mondo videoludico ha già lanciato alcuni sassi,  più o meno grossi, destinati a lasciare il segno sul parabrezza di questo 2018. Se  le grandi produzioni possono godere di  Dragon Ball FighterZ e Monster Hunter World, il panorama indipendente  ha visto l’esordio di Super Meat Boy nella sua versione Switch e il lodevole Celeste. Tra queste rocce in pieno viso, ci sono alcuni piccoli frammenti, meno invadenti ma comunque in grado di farci passare qualche ora in spensieratezza (o quasi),  tra cui Vesta, platform adventure di FinalBoss Games disponibile dal 19 Gennaio su Nintendo Switch, PlayStation 4, Xbox One e PC.

In un'ecosistema sempre più ricco di titoli, varrà la pena investire  14,99 € sull'avventura di Vesta?

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Versione Testata: Nintendo Switch

Una storia ben narrata è solo metà del lavoro

La terra è inabitabile, Vesta si risveglia nella stanza più profonda dell’Unicorn, un’enorme struttura terraformante a forma di trivella, apparentemente l’unica umana superstite. La ragazzina non è però sola,  è circondata infatti da robot senzienti e dal fido Bot, uno schermo galleggiante che le  illustra subito la situazione, preparandola al peggio e invitandola a raggiungere la superficie, in cui MUM, a capo della struttura, le rivelerà ogni cosa.
La situazione peggiora quando Vesta scopre che ogni piano è una minaccia alla sua salute, con robot pronti a ucciderla a vista ed enormi trappole mortali. Ad aiutarla però ci sarà Seven, droide di servizio muscoloso e  guardia del corpo della stessa Vesta, che nella sua ingenuità farà di tutto per aiutare la sua piccola amica.

In una specie di gioco sadico, MUM vuole sia che Vesta muoia, sia  che sopravviva ad ogni prova.

I motivi sconosciuti per cui l’IA sottopone la ragazzina alle torture, vi verranno rivelati mano a mano che supererete i trentasei livelli del titolo. Una trama interessante e raccontata non solo dagli elementi ambientali  come i PC e le cassette virtuali della posta, o dai dialoghi coi droidi di servizio, ma anche da scene disegnate a mano e portate a schermo come tavole di un fumetto americano, decisamente uno degli aspetti più riusciti di Vesta.

Un colpo per morire

Come  già  anticipato all’inizio dello scorso paragrafo, una buona trama fa soltanto metà del lavoro, e va accompagnata sicuramente da meccaniche indovinate per la tipologia di gioco e dal divertivemto che ne consegue. Vesta si compone di trentasei livelli, 32 dei quali ci richiederanno di portare la ragazza e  Seven da un punto A ad un Punto B risolvendo enigmi, raccogliendo tre sfere di energia dai nemici o dall’ambiente e magari portandosi a casa anche i collezionabili nascosti nell’area. Se quest’ultimi sono spesso individuabili in casse da distruggere con Seven o in Pod e casseforti da aprire,  le altre due richieste rappresentano la vera e propria sfida  di Vesta.

Vesta è una ragazzina e in quanto tale non potrà spostare alcun oggetto pesante, ne tantomeno resistere ai colpi dei Robot, che ne causeranno morte instantanea. Dall’altro lato Seven potrà muovere eventuali casse,  stordire  gli avversari con i propri missili (e permettere a Vesta di spegnerli) e lanciare la giovane al di là di burroni. Inoltre il droide può subire fino a tre danni, risultando la vera e propria prima linea di difesa verso gli avversari. Al giocatore il controllo di entrambi i personaggi, utilizzabili a turno o insieme (in questo modo perderete però la possibilità di sparare) per portarli al termine del livello intatti e con tre celle d’energia. Se uno dei due verrà eliminato, bisognerà ovviamente ripartire dal check point o dall’inizio del livello.

La sfida proposta da Vesta si attesta su un livello medio- basso, soprattutto una volta che si intuiscono i pattern avversari. 

Il che ci porta a terminare il titolo in circa quattro ore e, data l’estrema facilità con cui si trovano i collezionabili, senza alcuna voglia di riprendere in mano  zone superate in precedenza.
Non solo, se alcuni livelli sono ispirati ed ingegnosi, Vesta scivola rovinosamente nelle quattro battaglie contro i boss, tutte contro lo stesso nemico e soprattutto tutte uguali per risoluzione, con come unica variante l’area di gioco.
A questo si unisce una mira non troppo precisa da parte di Seven, che spesso ha fallito di qualche pixel l’obiettivo, causandoci nei momenti più sfortunati un velocissimo game over.

vesta

Suoni delle macchine

Vesta non brilla neanche nel sonoro, con musiche quasi impercettibili che serviranno solo ad accompagnare i passi di Seven e della bambina, in ambientazioni sempre più verdi man mano che ci si avvicina al livello finale. Vesta non è uno dei migliori esponenti del genere neanche dal punto di vista grafico (fatta eccezione per le cut-scene di cui abbiamo già parlato)  proponendo modelli poligonali datati che fortunatamente non danneggiano il prodotto finale. Performance più che buona  in modalità portatile, sebbene la mappatura dei tasti sia leggermente meno comoda rispetto  ad un normale controller pro.

In conclusione...
7
“Non tutti gli umani sono comunisti, sai?”
Ad eccezione di una mira non sempre precisa, Vesta si lascia giocare tranquillamente nel corso delle 4 ore necessarie a portarlo a termine. Il problema principale del titolo di FinalBoss games però, è che si limita a fare il proprio lavoro, senza stupire particolarmente. In un mese che ci ha già regalato altri prodotti indipendenti degni di nota, ci è difficile consigliare di dare la priorità alla bambina e al suo amico droide, aspettando un conveniente sconto per portarla a casa. Nonostante questo, Vesta propone degli intermezzi a fumetto d'impatto ed una trama riuscita, in aggiunta da una buona sequenza di livelli e di enigmi ambientali. Un prodotto con cui tappare il buco tra un titolo ottimo e l'altro.
Trama interessante
Scene d'intermezzo ben realizzate
Qualche livello davvero ispirato
x Boss battle riciclate
x Sistema di mira da rivedere
x Rigiocabilità praticamente nulla

due parole sull'autore
Assuefatto giocatore fin da quando non aveva neanche un pelo sul mento, ha coltivato la propria passione con lo stesso amore con cui cura la propria barba. Molti lo definiscono un Nintendaro senza speranza, senza contare gli oltre quattromila trofei presenti sull'account PSN e gli oltre 370 giochi su Steam (quanti di questi effettivamente giocati non lo sa neanche lui).
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