Recensione
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Quattro run e mezza. E ne voglio ancora.

 

Quando Toby Fox portò il suo progetto, “UnderTale“, su Kickstarter nel 2014, in molti decisero di dar fiducia alla sua idea, arrivando a finanziare la campagna fino a una stupefacente cifra di $51.000 (contro i cinquemila dollari richiesti inizialmente dallo sviluppatore). Già dalla demo, il successo di Undertale era segnato; e, in seguito al suo rilascio nel 2015, la splendida opera magna di Fox era già pronta a entrare nella storia dei videogiochi come un cult, forte dei suoi innumerevoli pregi.

Spoiler alert: Undertale è un capolavoro. Dopo tanti anni, molti di voi lo sapranno già, e quei pochi che non lo hanno ancora giocato lo avranno sicuramente sentito nominare in mille contesti diversi. Lo scorso 15 agosto, in ogni caso, Toby Fox ha finalmente rilasciato le versioni PlayStation 4 e PlayStation Vita di Undertale, permettendo anche ai giocatori su console Sony di godere di questo meraviglioso titolo, fino ad allora presente solo su Steam. Ho quindi avuto l’occasione per tuffarmi per la prima volta nel mondo bidimensionale costruito dagli sviluppatori, esplorandolo a fondo per scoprirne tutti i segreti più oscuri e affascinanti.

E me ne sono innamorato.

 

Versione testata: 1.06

 

 

Two Worlds, One Family
Due mondi in contrasto…

Riassumeremo brevemente la trama e le premesse di Undertale, per chi non avesse ancora avuto occasione di approfondirle.

Tanto tempo fa, la Terra era abitata da due razze: i mostri e gli umani. Un giorno, tuttavia, tra le due razze scoppiò una guerra, che vide gli umani vincitori; in seguito a tale sconfitta, i mostri furono sigillati nel sottosuolo con un potente incantesimo, una Barriera magica che impediva loro di fuggire dal mondo sotterraneo. Col tempo, e impossibilitati a spostarsi nuovamente in giro per la superficie, i mostri si adattarono alla loro nuova dimora, ma non smisero mai di coltivare la speranza che, un giorno, sarebbero stati in grado di distruggere la Barriera e vedere nuovamente il sole.

Le cose cambieranno quando un bambino, in preda alla curiosità, scalerà una montagna e scivolerà all’interno di una gigantesca caverna. Noi giocatori controlleremo proprio quel bambino (a cui potremo dare un nome completamente casuale), e nei suoi panni esploreremo “Home”, la sconfinata regione sotterranea in cui i mostri hanno creato la propria società.

… In cui nulla è come sembra

Fin da subito, Undertale colpisce per la profondità dei suoi intenti e per quanto siano ispirate le idee alla sua base. Il giocatore verrà accolto da un tenerissimo fiorellino dorato (Flowey), che si premurerà di illustrarci come funzionano le cose nell’Underworld, dandoci anche una prima infarinatura dei comandi di gioco; il grosso del lavoro, però, sarà fatto da Toriel, il primo mostro che incontreremo e anche uno dei personaggi migliori di tutta l’avventura: piuttosto che attaccarci e farci del male, Toriel ci accoglierà in casa sua e si prenderà cura di noi, dimostrandoci fin da subito che, forse, i mostri non sono tutti cattivi come potrebbe sembrare.

E non sarà certo l’unica sorpresa.

 

Undertale

 

Late Show with Mettaton EX
Il giocatore potrà contare su una enorme libertà di approccio a ogni singola partita

Ciò che più abbiamo amato, durante le nostre tante avventure nel mondo di Undertale, è la completa e totale libertà di approccio a ogni singola partita. Tante sono le scelte importanti, ma tutte si possono riassumere facilmente in due estremi: Genocidio e Clemenza. Sarà infatti possibile sterminare ogni singolo mostro (o quasi) presente in gioco, oppure fare l’esatto opposto: non uccidere assolutamente nessuno. Entrambe, anche se può non sembrare così, sono scelte ugualmente difficili e complesse da portare avanti a modo loro, e richiedono dunque una forte volontà da parte del giocatore, che in buona parte dei casi deve già sapere cosa vuole fare di preciso nel corso dell’intera run. Per questo motivo, è probabile che la vostra prima partita sia, piuttosto, completamente Neutrale: alcuni mostri, magari, finiranno al tappeto, mentre altri saranno risparmiati. In tutti e tre i casi si giunge a finali del tutto diversi, ma non sarà certo l’unico risultato: a seconda delle proprie scelte, anche veri e propri pezzi dell’intera partita potrebbero assumere una forma diversa.

Abbiamo esposto i tre approcci diversi al gioco per un motivo ben preciso, più che per semplice dovere di cronaca: mettere alla luce la cura maniacale che è stata riposta nella progettazione e nella scrittura di Undertale. La bellezza di una run “Pacifista” è assolutamente indiscutibile, ma è altrettanto indiscutibile vedere in che modo il sottosuolo cambierà i propri atteggiamenti nei nostri confronti, se decideremo di uccidere un po’ più mostri del dovuto. Le strade si faranno più deserte, tutto diventerà più desolato al nostro passaggio, e molti dialoghi si faranno fortemente disturbanti. E la bellezza della scrittura emerge anche in piccoli dettagli, come un negoziante che dice di essere “troppo vecchio per affrontarci” ma che, al tempo stesso, aspettandoci per parlare con noi, “ha permesso agli altri di scappare”.

 

 

Attaccare non è sempre la scelta migliore

Se per farci temere dal sottosuolo è sufficiente combattere contro qualunque cosa che si muove senza alcuna pietà, al tempo stesso è incredibilmente interessante come la scelta di attaccare sia paradossalmente la più banale, in Undertale: se decidessimo di “risparmiare” la vita di un mostro, infatti, sarà prima necessario indebolirlo (una scelta piuttosto logica), oppure (e questo è un frangente molto più interessante) intrattenere una conversazione con lui, scoprendo la sua personalità. Più scelte azzeccate faremo, più il mostro sarà riluttante a combatterci; superata una certa “soglia di riluttanza”, sarà infine possibile “risparmiarlo”. Il prezzo da pagare è che, non uccidendo i mostri che ci affronteranno (boss inclusi) otterremo dell’oro ma non dei punti EXP, e di conseguenza una run “Pacifista” sarà da affrontare interamente al Liv. 1. Difficile, certo; ma tutt’altro che impossibile. Tutto sommato, basta conoscere i boss fino in fondo.

E come non accennare a tutte quelle piccole modifiche alle linee di dialogo, quei minuscoli dettagli che mutano da una run all’altra in base a quanto è successo nella partita precedente? Basta questo per capire come, in Undertale, nulla sia lasciato al caso.

 

A Tale Of Two Sons

Il grado di libertà fornito al giocatore è importante, certo, così come è affascinante il sistema di gioco architettato da Toby Fox, che fonde spesso più generi in un melting pot efficace e divertente fino in fondo: al dominante sistema RPG si alternano anche sezioni bullet-hell contro i boss più ostici, giochi di puri riflessi, puzzle da risolvere, capacità strategiche e molto, molto altro. Ma è abbastanza per definire Undertale un capolavoro senza macchia? Per alcuni, probabilmente, sì. Per altri, solo in parte. È vero, tutto sommato, che il continuo back-tracking in alcune run sa essere tedioso, e lo spostamento tra le varie ambientazioni (nonostante i numerosi sistemi di viaggio rapido) non è esattamente istantaneo. Ma il più grosso difetto di Undertale è un altro, ben più doloroso di qualche “semplice” problema tecnico.

 

Undertale vive, sotto i polpastrelli del giocatore, e vive di una vita che avrebbe potuto avere solo sotto forma di videogioco

 

Un’opera di una bellezza pura e meravigliosa

Sfortunatamente, Undertale sa soddisfare anche i giocatori che, comprensibilmente, potrebbero non essere soddisfatti soltanto da un sistema di gameplay profondo e studiato fin nei minimi dettagli, in cui ogni mostro richiede una diversa combinazione di “parole” per essere sconfitto. Sfortunatamente, Undertale è persino scritto da dio, e raccontato anche meglio. Ogni singolo personaggio, NPC, avversario o boss che sia, è caratterizzato alla perfezione e ha una personalità tutta sua, unica e inimitabile. Si va dallo scienziato nerd (volutamente stereotipato) all’implacabile guerriero, passando per il commediante e un incredibile numero di personaggi insicuri e timidi, così profondi nella loro caratterizzazione che è impossibile non affezionarsi a ciascuno di essi. E, tramite tutti i suoi personaggi, l’opera di Toby Fox racconta una storia dalla poesia imprevista, commovente, coinvolgente e meravigliosa, e anche estremamente divertente con il suo humor azzeccato e piacevole. Il tutto con una narrazione che non disdegna rotture della quarta parete, tecniche meta-narrative e meta-referenziali, innumerevoli citazioni ad altre opere della cultura pop e così via. Insieme a un semplice messaggio: chi affronta il mondo di Undertale non deve lasciarsi ingannare dalle apparenze. Una lezione che ci viene insegnata fin da subito, durante il nostro primissimo contatto con una delle creature del sottosuolo.

 

Undertale

 

Un’opera pulsante di vita

Undertale, in altre parole, è un’opera gigantesca, studiata profondamente e scritta da una penna meravigliosa. La storia raccontata da Toby Fox mette in gioco ben più che il semplice scontro tra due culture, non disdegnando accenni alla coscienza, all’anima, alla conoscenza, alla speranza e a tanti altri elementi ancora. Undertale vive, sotto i polpastrelli del giocatore, e vive di una vita che avrebbe potuto avere solo sotto forma di videogioco, una vita che nessuno riuscirebbe a dimenticare una volta terminata l’avventura. Due, tre, quattro volte che siano.

Il problema più grosso di Undertale, dunque, non sta in un calo di frame, in una cattiva scelta di game-design, in qualche glitch sporadico o in una falla nel sistema di gameplay. Non sta nella colonna sonora, bella da far venire i brividi, non sta nello splendido comparto artistico, e certamente non sta nella scrittura dell’intera storia, che potrebbe stupirvi nelle sue straordinarie capacità di mutare a seconda delle vostre scelte – pur rimanendo coerente con se stessa. E non sta neanche nella longevità: 7 ore sono più che sufficienti per completare la prima run, ma ve ne serviranno almeno 20 per vedere tutti i finali, e a quel punto avrete veramente assimilato Undertale così tanto da essere a posto per un bel po’.

No, il vero problema di Undertale non sta in nessuna delle cose che abbiamo appena citato. Il vero problema di Undertale è che tutte le cose belle, prima o poi, hanno una fine, e a un certo punto anche le vostre avventure nel sottosuolo non troveranno più nessun’altra sorpresa da scoprire. Sarà una fine meravigliosa, poetica, piena e bellissima, che sicuramente lascerà molto più che un semplice ricordo nella nostra mente; ma, nondimeno, sarà comunque un addio al mondo di Undertale, un saluto alla sua splendida storia e alla sua innocente bellezza fanciullesca. Un addio che, per fortuna, potrebbe essere senza fatica un semplice “arrivederci”, in augurio a quando riusciremo finalmente a rivivere l’avventura al fianco di una persona che amiamo.

In conclusione...
9.5
“Il mio sottosuolo nasconde segreti inimmaginabili ;)”
Undertale è un'opera d'arte videoludica, una di quelle rare perle che diventano sempre più comuni nel mondo dei videogiochi e che, fortunatamente, non riescono a smettere di emanare bellezza. Anche dopo due anni dall'uscita ufficiale, Undertale riesce a convincere per profondità di gameplay e per bellezza narrativa, per scrittura e per profondità di game-design, e in generale per la cura incredibile riposta dagli sviluppatori nella creazione di un'esperienza così intensa e convincente. L'opera di Toby Fox è un'avventura imperdibile per ogni amante del videogioco, un capolavoro indiscutibile che, una volta terminato, vi farà rimpiangere soltanto di non averlo vissuto prima.
(Almeno) quattro finali profondamente diversi
Scelte di gameplay originali ed efficaci
Colonna sonora straordinaria
Stile delizioso
x Il backtracking può annoiare
x Prima o poi, purtroppo, finisce

due parole sull'autore
Nato e cresciuto nell'epoca d'oro della prima PlayStation, ha visto il susseguirsi di almeno quattro generazioni di console fin da quando era bambino, ed è fermamente convinto che non smetterà mai di viverle sulla propria pelle. Suo unico rimpianto: non essere nato abbastanza presto da vedere la nascita dei primi videogiochi. Coltiva segretamente la passione per la scrittura, che sfoga sulle pagine di I Love Videogames proponendo folli idee (aka: rompendo le scatole) agli altri redattori. Gestisce anche il podcast Gameromancer e la sezione Speciali.
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