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“Ci vuole un fisico bestiale, per resistere agli urti…” di Tiny Barbarian DX!

Leggere la lista della “dodici fatiche di Eracle (o Ercole)” non mi fa più molto effetto dopo aver messo mano, e Joy-Con, su questa perla dell’autolesionismo videoludico. Un workout intensivo capace di allenare i vostri muscoli e farvi inventare nuovi improperi, vera palestra anni ’80 tra bilanceri e cabinati che ci riporta agli hack ‘n’ slash bidimensionali come li faceva la nonna (o forse SEGA), il tutto impreziosito da una pixel art ultraterrena in cui il nostro barbaro, come un novello Conan, farà a pezzi tutte le creature così sapientemente animate e disegnate senza alcuno scrupolo o ritegno, sempre che non siano loro a spezzarci le corna prima. StarQuail Games, sotto il vessillo di Nicalis, fa uscire finalmente la sua creatura dalla gabbia dorata di Steam per farla scorrazzare su Nintendo Switch 4 anni dopo, vediamo come sono andate queste mie fatiche e se la mia Switch è ancora tutta intera.

Versione testata: Nintendo Switch

Le invasioni barbariche
essere barbari con grazia si può, ce lo mostra Starquail games…

Già il trailer fa capire di cosa stiamo parlando, geniale. Che Tiny Barbarian DX sia un action-platform 2D di stampo classico potete vederlo tutti, quello che però non si capisce dalle sole immagini è il gusto e la precisione con cui il tutto è stato confezionato. Acrobatico, fluido, esigente verso un giocatore che in due tasti e una lavetta ha tutto ciò che serve per superare i cinque episodi, pensati come un’antologia e distaccati tra loro per ambientazione e mitologia. Coreografico come Prince Of Persia: Le Sabbie del Tempo senza una dimensione e sfaccettato nel combattimento come un Golden Axe non programmato nel legno. Il nostro barbaro ha a disposizione un solo tasto per sfoderare la propria spada, declinabile in combo devastanti martellandolo o unendolo ad una delle direzioni cardinali, con conseguenti affondi, uppercut e rotazioni aeree degne del più tamarro tra i B-movie fantasy, il tutto oliato da un set di animazioni tanto adorabile quanto fluido; una vera manna, vista la difficoltà generale, che ci permetterà di fronteggiare ogni minaccia previa pratica e attitudine al massacro. Si perché ogni episodio ci pone davanti a minacce diverse, davvero diverse, tutte basate su pattern da imparare e un platforming spietato, eccellente e chirurgico, che sarà un piacere domare. Proprio nell’anima salterina il titolo da il meglio di se, con soluzioni spettacolari che coniugano level design e art design. Un piccolo esempio lo troviamo all’inizio del terzo episodio, quando ci ritroveremo all’interno delle mura di un’inquietante città fortificata dallo stile asiatico.

…con un’opera tanto impegnativa quanto sofisticata nel level design e precisa nel controllo

Il piano di gioco si sdoppierà, andando a creare un doppio fondo bidimensionale, raggiungibile scavalcando le mura prive di spuntoni, portandoci quindi ad aggirare i nemici per coglierli alle spalle e infine affrontare una boss fight superba e unica. Piccole chicche che sono una costante all’interno dei livello, portandoci ad andare avanti solo per vedere cosa si sono inventati gli sviluppatori per farci inveire contro di loro. Tra trappole ambientali, salti al millimetro tra una liana e l’altra e situazioni in cui far lavorare anche il cervello per trovare una via di fuga, il divertimento e l’impegno profuso saranno sempre costanti e il game over sarà in attesa con la sua falce ad ogni angolo. Una difficoltà tutt’altro che ingiusta però, perché il gioco ci offre 6 punti vita (recuperabili scovando del pollo arrosto nascosto nei muri, famosa tradizione barbara) e una suddivisione in aree relativamente piccole a fare da checkpoint. Non c’è la volontà di punire gratuitamente il giocatore, quanto di farlo giocare bene, nell’unico modo che gli sviluppatori hanno pensato, anche se chiaramente, di tanto in tanto il nervosismo può raggiungere certi picchi pronti a trasformarsi in odio verso il boss di turno (perché tutto sommato il resto delle sezioni scorre via in pochi tentativi). La difficoltà sta più che altro nello star mentalmente dietro alle mille nuove trovate che ci troveremo davanti, tra sezioni a bordo di gigantesche api (un R-Type all’arma bianca), massi rotolanti e frane, montagne da scalare, soffitti mobili e bullet hell sospeso nel vuoto, potrei stare qui a parlare per ore di ogni perla di gameplay se avessi spazio e voglia di spoilerare, ma fidatevi se vi dico che chi ha riferimenti altissimi per il genere, da Castlevania a Super Mario, passando per Rayman (Origins e Legends soprattutto), Shinobi, Prince of Persia e tutti i grandi classici, non può restare deluso ma solo esaltarsi davanti a questo piccolo capolavoro di giocabilità.

Depredare senza poter spendere

Come tradizione vuole, negli intricati, coloratissimi e splendidamente disegnati livelli che la barbarica opera offre, sono nascosti dei classici collezionabili, sotto forma di sonanti monete d’oro e diamanti, veri e propri trofei parte integrante della valutazione finale di un capitolo. Trovarli non sarà facile, dato che saranno nascosti nei posti più impensabili e letali, portandoci a cercarli contro il nostro istinto di sopravvivenza, molto più semplici e presenti invece le monete, che però aumenteranno semplicemente il nostro punteggio e non il nostro conto corrente. In un gioco del genere, basato su difficoltà e azione spietata, sarebbe stato gradito trovare un mercante dove spendere i nostri insanginati guadagni, magari per imparare nuove combo, aumentare un po’ la nostra massa muscolare e tenere una pozione in saccoccia per i momenti di crisi, cose che avrebbero donato più profondità ad un titolo che  ha già un orizzonte e che avrebbe dato un senso di progressione più ampio. Poco male, sia chiaro, ma questa è davvero l’unica mancanza di un titolo che fa da dio quello per cui è stato creato, ovvero divertire e spingere al limite il giocatore, facendogli fumare il cervello e portandolo a migliorarsi come dopo un duro allenamento. A chiudere l’offerta ludica troviamo anche una modalità “orda”, giocabile addirittura prima del menu principale, divertente passatempo per affilare la propria spada tra un’epopea e l’altra e soprattutto il multiplayer locale con cui condividere i Joy-Con, divertentissimo e provvidenziale per godersi l’opera in compagnia, facendo del sano casino.

Non si combatte per soldi in questo gioco, ma per godersi un’opera d’arte in pixel condita dalla voglia di salvare qualche donzella, mettendo in mostra i muscoli.

Conan in pixel

Un piccolo paragrafo a parte lo merita certamente il lato artistico e tecnico, che sotto il trucco da inflazionata pixel art nasconde uno stile meraviglioso per ambientazioni, fondali e, come già accennato, animazioni. Simboli raffiguranti mostruose divinità animali, rovine, opulenti palazzi e foreste lussureggianti dove regna la natura, tutto è curato per avere uno stile unico e forte, che richiami alla mitologia barbarica, profumato di spezie e incenso. Panorami evocativi, con colori accesi e un’atmosfera a metà tra il cupo e il caricaturale con chiare citazioni cariche d’amore (dico solo Donkey Kong), con picchi stilistici che arrivano a proporre anche elementi poligonali e tridimensionali, quasi come certe soluzioni viste nella saga vampiresca di Konami. Le musiche non sono da meno, con una chiptune tipica dell’era d’oro degli ottanta che regala melodie perfette per accompagnare il ritmo dell’azione. Un lavoro certosino che dopo i primi minuti di anonimato sboccerà in soluzioni artistiche davvero pregevoli, ancor più apprezzabili giocando in modalità portatile.

 

Scheda Prodotto
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In conclusione...
8.5
“Sbabbari, uomini di inaudita viulenza!”
Tiny Barbarian flagello di Dio, o meglio, di Switch. Una vera forza della natura che col suo perfetto mix di azione e platform dalla sorprendente profondità regala soddisfazioni e frustate in egual misura. Stilisticamente ineccepibile, una gioia per gli occhi che unisce classico, citazionismo e un'anima tutta sua, in un'irresistibile caricatura di tutta la mitologia barbara. Boss fight al cardiopalma impreziosite da trovate geniali e un glameplay in generale fluidissimo, fanno dell'opera StarQuail Games quasi una tappa obbligata per tutti gli amanti del genere con tanta voglia di mettersi alla prova. Una cosa è certa, dove passa Nicalis, non cresce più l'erba.
Perfetto e sofisticato mix action/platform
Pixel art esotica
Level design colto
Multiplayer locale a base di Joy-Con
x La difficoltà può sfociare in frustrazione
x Qualche power up avrebbe giovato

due parole sull'autore
Un milanese col cuore sui colli piacentini, "romantico" del videogioco con una spiccata predilezione per tutto ciò che viene da Kyoto e dal passato. Se non lo beccate nel Regno dei Funghi, lo potete trovare su qualche pista virtuale a bordo di qualche bolide che non potrà mai permettersi, a causa della sua sindrome da shopping videoludico compulsivo. Appassionato tifoso dell'F.C. Internazionale, segue anche le imprese dei grandi del ciclismo. Nel tempo libero cerca qualcuno con cui confrontarsi sui film di David Lynch senza che egli muoia di noia.
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