Recensione
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Inutile negarlo: se siete nati anche voi tra gli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, non potete non ricordare il periodo delle avventure grafiche targate LucasArts.

Inutile negarlo: se siete nati anche voi tra gli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, non potete non ricordare il periodo delle avventure grafiche targate LucasArts (Monkey Island in primis). Questa tipologia di gioco, chiamata poi anche “punta e clicca”, è riuscita ad entrare sotto la pelle di moltissimi giocatori e, nonostante il passare del tempo, a rimanere ancorata al loro cuore facendogli bramare nuove storie e nuove avventure (grafiche) per poter soddisfare questa passione mai sopita. A nulla sono serviti i vari Heavy Rain e titoli Telltale Games, lontani dalla complessità e dal fascino delle avventure targate LucasArts, ma finalmente le cose sembrano destinate a cambiare. Il salvatore, ancora una volta, risponde al nome di Ron Gilbert (ideatore di The Secret of Monkey Island) che nella prima parte del 2017 decise di lanciare una campagna Kickstarter per far nascere il suo nuovo progetto: Thimbleweed Park. Thimbleweed Park ricevette subito il consenso da parte del pubblico, cosa che gli permise di venire pubblicato su PC e Xbox One il 30 marzo, conquistando letteralmente tutti (qui potete leggere la nostra recensione). Ora la nuova opera di Ron Gilbert è pronta ad approdare su PlayStation 4 (e il mese prossimo su Nintendo Switch), quindi ci è sembrato giusto recensire anche questa nuova versione, nella speranza possiate trovare il tutto interessante e, nel caso non foste avvezzi alle avventure “punta e clicca”, venire invogliati all’acquisto di questa nuova avventura ambientata nel 1987. Buona lettura!

Versione testata: PlayStation 4

Il finale che non ti aspetti
La quantità sconfinata di citazioni, gag, siparietti e situazioni presenti all’interno della storia che compone Thimbleweed Park è qualcosa che non si vedeva da anni nell’industria videoludica

Il comparto narrativo di Thimbleweed Park (da qui chiamato anche solo TP) è qualcosa di semplicemente sensazionale. La trama vede due detective (Angela Ray e Antonio Reyes) investigare su un misterioso omicidio nella cittadina di Thimbleweed Park, luogo apparentemente (troppo) calmo che nasconde più di un segreto. Ai nostri due agenti vengono affiancati altri tre personaggi che potremo controllare nel corso dell’avventura: Delores, una sviluppatrice di videogames, Ransome, un clown che per colpa di una maledizione non può più togliersi il trucco, e Franklin, padre di Delores dall’aspetto “cadaverico”. Ogni singolo personaggio ha un background e un modo diverso di porsi nei confronti della varie persone che popolano la piccola cittadina, cosa che mette in gioco centinaia e centinaia di linee di dialogo differenti, in base a chi staremo utilizzando in quel momento. Proprio i dialoghi, infatti, sono il punto di forza dell’intera produzione. La quantità sconfinata di citazioni, gag, siparietti e situazioni presenti all’interno della storia che compone Thimbleweed Park è qualcosa che non si vedeva da anni nell’industria videoludica e siamo certi che, che siate amanti o meno della produzione LucasArts d’inizio anni Novanta, non potrete non trovare semplicemente stupefacente questo elemento di gioco. Per quanto riguarda la vera e propria trama, bisogna dire che il tutto funziona alla perfezione sino a mezz’ora dalla fine, quando la situazione prende una piega “particolare” che siamo certi saprà spezzare a metà il pubblico. Noi ci siamo trovati semplicemente spiazzati, ma, per quanto estremamente affascinati dalla soluziona narrativa utilizzata (e dalla genialità con la quale viene applicata), non ci sentiamo di promuovere del tutto questa scelta in quanto ci è parso che molti dei misteri presenti nel corso dell’avventura non vengano del tutto risolti e che rimangano un po’ “abbandonati a loro stessi”. Sia chiaro, qui si entra nel campo del personale e non vogliamo assolutamente dirvi che il finale di TP non funzioni, ma dovendo anche analizzare il comparto narrativo della produzione ci è sembrato giusto evidenziare la cosa in modo da potervi dare più informazioni possibile. La longevità del titolo, invece, si dimostra essere di altissimo livello, permettendoci di completare la modalità “casual” in circa nove ore, ma presentando anche una versione “difficile” che ne aumenta la durata di circa sei ore. Le differenze tra queste due difficoltà, infatti, sono sostanziali e permettono alla modalità “difficile” di aggiungere numerosi enigmi alla storia e di aumentarne, di conseguenza, la profondità. Giocare alla versione più semplice non permette al giocatore di godere appieno della genialità di Thimbleweed Park, presentando una storia evidentemente tagliata, con tanto di oggetti raccolti e inutilizzati in quanto necessari solamente nella difficoltà più alta. Il nostro consiglio, quindi, è quello di cominciare sin da subito con la modalità difficile, in modo di poter apprezzare appieno tutto il comparto narrativo e ludico dell’ultima fatica di Ron Gilbert.

Punta e clicca, ma non solo!
Parole chiave come “apri”, “raccogli”, “premi”, “chiudi”, “esamina”, “tira”, “dai”, “parla” e “usa” sono fondamentali

Per quanto riguarda il gameplay, Thimbleweed Park si presenta come una classica avventura “punta e clicca” permettendoci di interagire con ambienti 2D grazie a parole chiave come “apri”, “raccogli”, “premi”, “chiudi”, “esamina”, “tira”, “dai”, “parla” e “usa”. Attraverso questi comandi e il proprio inventario (che andrà ampliandosi in continuazione con nuovi e strani oggetti) dovremo risolvere una serie di enigmi ambientali che, il più delle volte, rasentano la genialità. TP, infatti, presenta sempre una sfida stimolante e talvolta complessa, ma mai snervante e/o demoralizzante per il giocatore. Anche nelle situazioni più difficili, il giocatore non si troverà mai frustrato e, nel caso foste rimasti bloccati per troppo tempo, è stato anche introdotto un sistema di aiuti che potrà aiutarvi a procedere con la vostra avventura. In questa versione PlayStation 4, segnaliamo la possibilità di utilizzare il touch pad del DualShock 4 per muovere il puntatore in modo da interagire facilmente con il mondo di gioco. Questa (valida) aggiunta si integra alla perfezione con i controlli che, nonostante l’evidente la natura PC del titolo, non fanno rimpiangere l’utilizzo del classico mouse, tanto caro agli amanti dei titoli “punta e clicca”.

Pixel Art Mon Amour
Il giocatore verrà catapultato all’interno di un’avventura dall’atmosfera retrò e dal fascino innegabile

Anche il comparto tecnico di Thimbleweed Park, chiaro rimando agli anni Novanta, risulta essere riuscito in ogni suo aspetto. La grafica realizzata attraverso la pixel art appare sin da subito curata agli occhi del giocatore che, nel giro di pochi minuti, verrà catapultato all’interno dell’avventura dall’atmosfera retrò e dal fascino innegabile. Anche il comparto sonoro merita i nostri elogi, con una colonna sonora riuscita (pur non memorabile) e un doppiaggio di altissimo livello, capace di strapparci continuamente sorrisi e alzando ulteriormente l’asticella qualitativa della produzione. Del tutto assenti bug di qualsiasi tipo, cosa che, lo ammettiamo, ha contribuito a spedirci indietro di più di 20 anni, quando ai giochi non servivano aggiornamenti per poter funzionare alla perfezione.

In conclusione...
9
“Ron Gilbert rimettiti al lavoro che ho bisogno della mia prossima dose!”
Thimbleweed Park è un titolo che, senza tanti giri di parole, dovete comprare tutti, che siate amanti delle avventure grafiche o meno. Nel primo caso troverete tutte quelle emozioni caratteristiche di quella tipologia di gioco tanto cara ai giocatori nati negli anni Ottanta, mentre nel secondo caso potreste scoprire un genere videoludico che, con il passare del tempo, è mutato e ha perso quell'identità che in passato lo contraddistingueva. Una storia interessante, dei dialoghi estremamente divertenti, un gameplay non banale e un comparto narrativo ricercato sono alcuni dei motivi per i quali non dovreste lasciare TP sullo scaffale digitale. Il finale discutibile, inoltre, non danneggia particolarmente la produzione, ma, anzi, contribuisce a rendere il tutto interessante, permettendovi di avanzare delle ipotesi e di confrontare poi le vostre idee con quelle dei vostri amici. Che cosa si può volere di più da un'avventura grafica?!
Dialoghi semplicemente geniali
Trama avvincente
Gameplay equilibrato e mai tedioso
Comparto tecnico di qualità
x Finale discutibile

due parole sull'autore
Il Luca è quell'animale mitologico a metà tra un nerd ed un videogiocatore, ma con la testa di Ca***. Dall'animo tranquillo, pare che questa creatura sia stata vista solamente poche volte in modalità berserk (con ATK+3 e danno da fuoco), ma si narra che, in quei casi, la bestia cambi colore e ripeta solamente una cosa: LUCA SPACCA!
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