Recensione
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Dopo cinque mesi, siamo giunti alle ultime battute di questa terza stagione di titoli episodici dedicata a The Walking Dead, e prima del gran finale, TellTale esplora un altro frammento della vita di Javier Garcia e familiari. Come suggerito dal titolo, Thicker Than Water, questo quarto episodio mette i giocatori a confronto con uno dei quesiti portanti della terza stagione: cosa conta di più, gli affetti o i legami di sangue?

 

Tuttavia, il quesito che dovremmo chiederci, giocando questo quarto episodio, è piuttosto: c’è speranza che la stagione abbia un’impennata di qualità prima della fine?

 

Beh…

 

Versione testata: PC

 

Come ormai da tradizione quando si parla di titoli a rilascio episodico, in questa recensione si farà riferimento agli avvenimenti  dei primi tre capitoli. Cercheremo di limitare invece qualsiasi spoiler sulla trama di Thicker then Water. 

 

 

 

Fratelli Coltelli

Come i predecessori, anche Thicker Than Water si apre con un flashback, un piccolo, forse insignificante frammento di vita di Javier prima dell’apocalisse, che in realtà serve a gettare le basi per la più ampia tematica affrontata nell’intero capitolo.

 

avremo finalmente modo di approfondire i legami tra Javier e David

In una piccola gabbia di battuta durante un non meglio precisato periodo prima dell’avvento degli zombie, potremo approfondire i legami tra Javier e David, sinora ampiamente relegati al solo trafiletto iniziale in Ties That Bind parte 1. David si rivela ancora una volta una figura tormentata, tanto dalla paranoia di vivere all’ombra del fratello, che dalla consapevolezza di essere incastrato in una vita che sotto sotto non ama. In base alle nostre decisioni in questi cinque minuti iniziali, potremo avere a che fare con un brav’uomo con molti complessi, incapace ma desideroso di esprimere al meglio il proprio affetto, o con una persona abusiva e ossessionata, pronta a ritorcerci contro ogni ramoscello d’ulivo che gli offriamo.

 

Avanti veloce ai giorni attuali, e ci troveremo a gestire le conseguenze della scena introduttiva, mescolate a quelle delle scelte nei capitoli precedenti. Per questa recensione, partiremo dal presupposto di aver sempre cercato di mantenere un rapporto positivo tra Javier e David, anche se le altre scelte non si discostano troppo dalla linearità della storia.

 

Esaurita la parte iniziale tra i fratelli, tuttavia, il focus narrativo torna sul gruppo di superstiti di Prescott, in una escalation di piani e progetti che culminerà in quello che nel capitolo precedente c’è stato negato: un confronto diretto con il “gran cattivo” di questa stagione.

 

 
Come sagome di cartone

Nello scorso episodio abbiamo parlato di una sensazione, quella di essere “ostaggi della trama“: nonostante la palese carenza di opzioni interattive e di eventi con un reale impatto, finora A New Frontier ci ha spinto ad andare avanti stringendo i denti, nella speranza che il finale avesse un picco qualitativo che giustificasse il tutto.

 

è il giocatore a fornire l’indizio, e il gioco a risolversi da sé

Arrivati alla vigilia dell’ultimo episodio, tuttavia, questa speranza è sempre più esile. Se già di suo A New Frontier è sicuramente la stagione più debole vista sinora nel franchise, Thicker Than Water è il suo episodio più “vorrei ma non posso”. Certo, la possibilità di esplorare è stata ampliata, e in un paio di situazioni sono presenti persino dei puzzle ambientali. La storia culmina con un cliffhanger che fa bramare una chiusura. E persino gli eventi sembrano, nel complesso, avere un ritmo più incalzante. Tuttavia, questa è solo apparenza. Definire “puzzle” i pochi momenti di interazione ambientale pare quasi una presa in giro, visto quanto forzati sono i passaggi per risolverli. Il gioco ci spinge sfacciatamente in certe direzioni, mettendoci inevitabilmente sulla strada della soluzione, laddove non intervenga brutalmente a strapparci il controllo per agire da solo. Spesso sembra che i ruoli siano capovolti: è il giocatore a fornire l’indizio, e il gioco a risolversi da sé.

 

La qualità narrativa, poi, risente di un vizio che si trascina dietro dal primo episodio della stagione: qualunque personaggio con un minimo di sviluppo o di personalità, viene relegato in secondo piano. Clem è palesemente immersa in una storia tutta sua, che lambisce solo in superficie quella di Javi, mentre i comprimari di Prescott somigliano a sagome di cartone messe lì a riempire gli spazi (cosa ancora più evidente se finora vi siete portati dietro Conrad). Certo, in questo episodio in cui il focus è tutto sulla famiglia Garcia, questo sarebbe anche normale, se non fosse che tanto Kate che Gabe sono degli stereotipi, incapaci di evolversi oltre la loro raison d’être. Inoltre entrambi sono degli intermediari, che si sostituiscono a un’interazione tra Javi e David. Il risultato? Frustrante, a dir poco, specie visto che le sequenze dirette tra i due fratelli sono le più interessanti dell’intera stagione.

 

 
[Inserire risata malvagia]

Ogni buona storia è tanto valida quanto è forte il senso di immersione che genera negli spettatori. Più “viviamo” ciò che viene narrato, e più siamo portati ad entrare nei retroscena, ad appassionarci…

 

Questo senso di immersione, tuttavia, si incrina pesantemente non appena Thicker Than Water ci mette davanti ai suoi notevoli problemi tecnici: se già in Above The Law avevamo avuto delle avvisaglie con glitch grafici, che tuttavia non influivano sulla giocabilità, questo quarto episodio non brilla affatto per ottimizzazione. Ripetuti cali di frame, crash improvvisi, tempi di caricamento inspiegabilmente lunghi. Tutta una serie di problemi che, al momento della nostra prova, sono segnalati da un numero abbastanza folto di utenti da non far sembrare il tutto un evento sporadico su specifiche configurazioni.

 

Alcune scene eliminano del tutto la moralità “grigia” della serie

Eppure, anche questo non è il punto che più stride a livello di immersione. Glitch a parte, Thicker Than Water presenta tutte le carte in regola per essere un buon episodio a livello di ritmica narrativa: tutto è teso verso un confronto catartico con Joan. All’orizzonte c’è l’interessantissima prospettiva di una ribellione contro il tiranno di Richmond. Eppure, proprio negli atti finali, qualcosa sembra andare storto: Joan, sinora macchinatrice ed estremista al pari del diabolico e glorioso Carver della seconda stagione, all’improvviso diventa la caricatura psicotica d’un cattivo. Da “sopravvissuta a ogni costo”, si trasforma in un’egocentrica priva di qualsiasi qualità redentrice, togliendo alla storia tutta quella fascia di moralità “grigia”, tra il bene e il male assoluti, che invece ci ha accompagnati sin qui.

 

Ciò che segue questo momento di assurdità è un forte senso di perplessità, che però getta le basi per l’ennesimo cliffhanger che lega inevitabilmente il giocatore a sé. Se stessimo parlando di persone, il finale di Thicker Than Water sarebbe la perfetta descrizione di una relazione abusiva

 

In conclusione...
6
“"La classe non è (ac)qua!"”
Thicker Than Water si prepara a tirare le fila di una stagione che, sinora, è stata in continua picchiata, e che sicuramente non regge il confronto con i suoi predecessori. Pur accettando (e anzi, accogliendo) il cambiamento di protagonisti, abbiamo per le mani una storia che relega i suoi giocatori al ruolo di spettatori, ma che, fortunatamente, almeno in questo capitolo sembra alleviare alcuni degli errori precedenti. Il quarto episodio di A New Frontier, però, pur provando a lasciare più libertà, a prospettare una conclusione col botto e a rimettere in tavola il senso di pericolo (finora quasi del tutto assente da questa stagione), soffre a causa di errori mirati e paradossalmente evitabili con un minimo di sforzo. A partire da un'ottimizzazione su PC che porta a frequenti cali di frame, passando per delle imboccate di indizi che tolgono al giocatore il gusto dell'interazione, fino ad un'inspiegabile serie di momenti out-of-character dei personaggi principali (o un rifiuto di evolverne la personalità), il preludio al finale di stagione, nonostante i genuini tentativi di risollevarsi, non è così efficace come sperato.
Maggiore libertà d'interazione rispetto ai capitoli precedenti
Ritmo narrativo più sostenuto
Decisioni con un reale peso narrativo
x Enigmi quasi del tutto automatizzati
x Poca coerenza nei personaggi
x Frequenti e pesanti cali di frame

due parole sull'autore

Giocatore con la G maiuscola dal 1987, è l’esperto ludico “classico” della redazione, e spazia dai videogame ai giochi da tavolo, spesso fondendo assieme le due cose. Fan Nintendo di vecchia data e nostalgico dell’era SNES vs Megadrive, nasconde sotto sotto un animo da PCista, specie considerando quelli che assembla per hobby.

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