Recensione
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E anche stavolta, siamo giunti alla conclusione: la terza stagione di quella che, attualmente, è la serie più longeva tra i titoli episodici di TellTale è giunta al termine, con il quinto episodio, “From the Gallows”, che si prepara a tirare le fila di un viaggio durato quasi sei mesi. Un viaggio fatto di alti e bassi, spesso più questi ultimi, accompagnando la famiglia Garcia attraverso varie traversie, fisiche ma anche (e soprattutto) morali.

In sei mesi abbiamo visto crescere e maturare rapporti familiari non sempre idilliaci tra Javier, il nostro protagonista, e i vari comprimari, ma sempre con in mente l’idea fissa che A New Frontier fosse una stagione atipica, e per molti versi un viaggio più personale e di introspezione rispetto ai predecessori. A farne le spese, fin qui, è stata la giocabilità, e in vari punti anche la narrativa degli eventi, presi nel mezzo di un fuoco incrociato di emozioni personali e decisioni forzate.

Eppure, la tensione narrativa è stata sufficiente a portarci a questo culmine di eventi. Ora la domanda è: ne è valsa la pena? Forse si, ma di poco…

Versione testata: PC

 

Come ormai da tradizione quando si parla di titoli a rilascio episodico, in questa recensione si farà riferimento agli avvenimenti  dei primi quattro capitoli. Cercheremo di limitare invece qualsiasi spoiler sulla trama di From the Gallows. 

 

 

FRATELLO, DOVE SEI?

L’ultimo episodio in questa travagliata stagione, si apre con un flashback che riporta in scena Salvador Garcia, il padre di Javi e David, visto l’ultima volta nell’episodio iniziale. Da questo breve ma importante momento (forse il flashback meglio riuscito, anche se vagamente cliché), avremo l’ultimo tassello del mosaico familiare dei Garcia, oltre che un indizio di ciò che vedremo nell’episodio.

 

Finalmente, infatti, The Walking Dead: A New Frontier arriva verso quella catarsi tra fratelli in cui speravamo fin dal primo episodio. Una catarsi che può essere positiva o negativa, in base alle nostre scelte, ma che tuttavia c’è ed è innegabile che, almeno da questo punto di vista, TellTale abbia avuto un occhio di riguardo.

 

SONO STATE FATTE SCELTE NARRATIVE POCO ELEGANTI

Quello che però stona è che, per arrivare a questo punto, siano state operate scelte narrative poco eleganti: a parte i momenti di discussione a cuore aperto (più o meno “animati”), la personalità di David oscilla ampiamente tra il povero diavolo e il pazzo bipolare. Se in un momento avremo a che fare con un soldato che vede campi di battaglia ovunque, l’attimo dopo potrebbe esserci un’improvvisa presa di coscienza, sulla quale potremo costruire una scena decisamente toccante, o dare sfogo a quei sentimenti di frustrazione repressa che il gioco ci offre. Le opzioni di scelta non mancano, tuttavia il sentore è che siano messe lì soprattutto per dar modo di dimostrare la personalità di Javier, non tanto quella dei suoi comprimari, che comunque seguono un comportamento su binari, anche a costo di sembrare assurdi.

 

Un esempio? Nel giro di due scene, vedremo più volte i protagonisti invertirsi i ruoli nelle idee, tra andarsene lasciando Richmond in balia dell’apocalisse, e salvarne gli abitanti. Decisamente non è il massimo da vedere a schermo, specie con una storia che fa della psicologia dei suoi protagonisti il suo cavallo di battaglia.

 

from the gallows

TUTTO RUOTA ATTORNO A ME…

Il guaio, ancora una volta, è da ricercarsi in una focalizzazione estrema verso una certa linea narrativa, che ha pervaso l’intera stagione e che mai come in “From the Gallows” viene a galla. Puntare costantemente i riflettori sulla famiglia Garcia e far ruotare attorno a essa l’intero mondo, costringe i giocatori a veder relegate le proprie scelte sugli eventi a semplici commenti, quasi note di colore di cui prendere nota e poi dimenticarsi per sempre.

 

I GIOCATORI HANNO BEN POCO CONTROLLO SUGLI EVENTI

Rispetto al passato, il nostro controllo sugli eventi è terribilmente vicino allo zero (anche se, fortunatamente, il climax narrativo di From the Gallows concede una maggior libertà e tiene conto di alcune scelte fatte negli episodi precedenti). Ribadire più volte di essere contrari a certi piani, non convincerà gli altri comprimari a passare dalla nostra parte, né a desistere nei propri propositi. Il massimo che ci viene concesso è una piccola variazione cosmetica alla scena: questo o quel personaggio secondario saranno con noi, il tono della discussione muterà leggermente dal risentito al compassionevole, ma ben poco altro. Tutto questo, anche a costo di far contraddire il filo logico del ragionamento dei PNG, che, come nel caso di David, di cui sopra, soffrono di una costante “sindrome da binario“, indirizzati a fare scelte anche contraddittorie per far progredire la storia, vanificando molte delle scelte prese sinora dai giocatori.

 

Il vero problema, tuttavia, viene fuori quando avremo a che fare con morti “importanti”, di personaggi caratterizzati e con un certo peso nella storia. A differenza del passato, l’intera stagione, e soprattutto questo ultimo capitolo, sembra voler togliere ogni briciola di pathos a qualsiasi morte non abbia a che fare direttamente con i Garcia, liquidando tutto in pochi secondi e tornando “allegramente” per la propria strada – pardon, binario. Il risultato è un brusco cambio d’atmosfera che non rende giustizia né alla caratterizzazione dei PNG né al senso di soddisfazione emotivo del giocatore. Che comunque, in tutto ciò, non ha quasi mai diritto di scelta.

 

 

LA STORIA FINITA

Con l’avvicinarsi del finale, speravamo che almeno From the Gallows si sarebbe salvato dal terribile senso di impotenza degli altri episodi, che relega l’interazione del giocatore a meri quick-time event. Invece, nonostante il piccolo passo nella giusta direzione fatto dal quarto capitolo, Thicker Than Water, torna clamorosamente indietro. Fortunatamente, il ritmo delle scene in cui è permesso al giocatore di agire, è piuttosto sostenuto, e non è quasi mai fastidioso, pur essendo molto limitante.

 

Tuttavia, a livello di gameplay, From the Gallows presenta un’interessante funzionalità, assente nei predecessori: un recap più o meno completo della nostra avventura nei panni di Javier, nel quale, con un po’ di attenzione, è possibile individuare su quali momenti chiave andare ad intervenire, tentando di ottenere un risultato differente.

 

L’unico vero risultato fisso, dopotutto, è la sequenza finale, sulla quale non vi anticipiamo nulla, ma che, se non altro, mette in chiaro in maniera definitiva che la parentesi aperta in A New Frontier  di base è chiusa, e la serie è pronta a tornare alla sua linea narrativa principale.

 

In conclusione...
6
“"Tutto ma non un altro Garcia!"”
From the Gallows è la degna conclusione di un'indegna stagione. Non c'è modo di girarci attorno: lo spin-off (poiché questo è di fatto, e proprio quest'ultimo capitolo sembra fare del suo meglio per sottolinearlo) familiare dedicato ai Garcia aveva le potenzialità di narrare una splendida storia intermedia nelle vicende di Clementine, che sempre di più si conferma il vero motore dell'intera serie. Tuttavia, l'eccessivo focus narrativo nei legami di Javier con i propri familiari, ha reso qualunque altra cosa del semplice rumore di fondo. From the Gallows non è un'eccezione, e anzi, si trova il duro compito di dover chiudere le trame lasciate in sospeso da quattro capitoli, in un tempo che non è assolutamente sufficiente. Il risultato finale non è del tutto malvagio, né il peggiore visto nella stagione, indipendentemente dalle scelte compiute, fornendo inoltre una necessaria spinta alla rigiocabilità dell'intera serie. Tuttavia, l'idea di rigiocarci un'intera serie senza più quel senso di essere ostaggi della trama resta comunque piuttosto frustrante. A questo punto tanto vale attendere la prossima corsa, dopo l'inequivocabile messaggio in coda all'episodio.
Una chiusura per quasi tutte le trame della stagione
Alcune scene veramente commoventi
Recap finale che aumenta la rigiocabilità
x Binari narrativi fin troppo forzati
x Caratterizzazione dei PNG altalenante e spesso contraddittoria
x Frequenti cali di frame

due parole sull'autore

Giocatore con la G maiuscola dal 1987, è l’esperto ludico “classico” della redazione, e spazia dai videogame ai giochi da tavolo, spesso fondendo assieme le due cose. Fan Nintendo di vecchia data e nostalgico dell’era SNES vs Megadrive, nasconde sotto sotto un animo da PCista, specie considerando quelli che assembla per hobby.

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