Recensione
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Il cyberpunk è tornato di moda, e la cosa non può che farci piacere. Se è successo, il merito è anche di prodotti come Technobabylon.

Abbiamo già detto più e più volte di come le avventure grafiche stiano vivendo una seconda giovinezza, vuoi perché diverse proposte del mondo indie passano – giocoforza – anche attraverso questo genere, vuoi perché a modo loro alcuni studi (Telltale in testa) ne ha reinventato la formula in modo più “televisivo”, riuscendo a sdoganarle anche tra il grande pubblico. Se prima si poteva credere si trattasse di un fenomeno passeggero, ormai è chiaro che il genere è qui per restare, anche perché si presta in particolar modo ad essere giocato su mobile (soprattutto su tablet). E da questo punto di vista non si può che essere contenti della mossa di Wadjet Eye Games, che a circa due anni dall’uscita di Technobabylon su Steam decide oggi di portare il titolo anche sull’App Store di iOS.

Versione testata: iOS (iPad Air)

Three Way Handshake

Technobabylon è un fiero esponente della corrente videoludica cyberpunk, tornata (anche lei) alla ribalta in tempi recenti. E non fa nulla per nasconderlo, visto che praticamente ogni elemento della produzione rimanda a quell’immaginario, dalla trama all’ambientazione: in un contesto come la Newton del 2087, dove l’ingegneria genetica è ormai sdoganatissima e il grosso delle interazioni sociali passa attraverso Trance (una sorta di Nexus virtuale che connette tutto e tutti), il giocatore segue la vicenda da tre diversi punti di vista, inizialmente distanti ma poi sempre più vicini alla collisione e alla sovrapposizione. Gli attori giocanti sono Latha Sesame, una ragazza che trova rifugio dalla miseria della sua condizione proprio in Trance, e i due agenti CEL – il corpo di polizia di Newton e braccio armato di Central, l’Intelligenza Artificiale che funge da “Grande Fratello” per la città – Charlie Regis e Max Lao. Il filo conduttore è la presenza di un “Mindjacker Seriale” in città, che ha preso di mira i cittadini con il preciso scopo di violarne le menti: Regis e Lao, quantomeno agli inizi, saranno sulle sue tracce, mentre Latha potrebbe essere sulla lista nera del criminale.

La narrazione spinge forte sul tema etico e morale, chiaramente vissuto in chiave cyberpunk, mettendo in scena vicende che interrogano continuamente chi sta dall’altra parte dello schermo. La presenza di Central è il primo (e volendo il più banale) araldo di questa caratteristica, ma c’è spazio anche per chiedersi fino a che punto sia giusto spingersi sul tema dell’ingegneria genetica, sul virtuale che progressivamente sostituisce il reale e anche su legalità e ricatto, lasciando intravedere dietro le pieghe della storia anche la questione sociale che mette il mondo dei “poveri” contro quello dei più abbienti, con tutte le differenze rimarcate dagli scenari stessi.

Monkey Island meets Neuromancer

Dal punto di vista ludico etichettando Technobabylon come avventura grafica avremmo già detto, grossomodo, tutto. Il titolo prende a piene mani dal glorioso passato del genere, e segue quasi passo passo l’approccio che andava per la maggiore nell’era d’oro di LucasArt: punta e clicca, interazione con oggetti e scenario (è infatti presente un inventario sempre a disposizione, e non manca la possibilità di combinare gli oggetti che vi finiscono dentro) e umorismo a tratti surreale miscelato ad enigmi che non sempre appaiono lineari, e anzi un paio di volte richiedono di compiere azioni non proprio immediate. Non è un difetto – anzi, negli anni ’90 fare qualcosa che uscisse da questo schema voleva dire incorrere nelle ire degli appassionati, vedi alla voce Full Throttle – ma indubbiamente Technobabylon richiede un certo impegno ed una certa attitudine per essere affrontato, ricompensando comunque il giocatore con un’ottima scrittura e alcune linee di dialogo capaci di spezzare la tensione opprimente del tutto e regalare qualche sorriso disteso. Nei panni dei due agenti CEL l’approccio è proprio quello dell’era classica del genere, fatto di fasi di ricerca degli oggetti con cui risolvere gli enigmi e poi passando agli enigmi stessi, muovendosi sempre sullo stesso piano – quello fisico. Latha invece rimanendo in personaggio sfrutta anche le meccaniche di Trance, e quindi può muoversi attraverso due mondi distanti ma connessi e sovrapposti, interagendo con gli elementi che possono collegarsi a questa rete per raccogliere informazioni e procedere nell’esperienza. Trance è un mondo molto diverso da quello reale, che è più gretto e hardboiled: una volta connessi il tutto diventa più leggero e caricaturale, basti per esempio pensare che il sistema di sicurezza dell’appartamento di Latha è un programma il cui avatar è un cavaliere medioevale (estremamente stereotipato) o ai comportamenti infantili del programma che gestisce la macchina da cucina che si trova spesso e volentieri sulle scene (non necessariamente del crimine) che si visitano.

technobabylon

All My Circuits

Dal punto di vista visivo, Technobabylon è realizzato pixel per pixel in modo da conferire al tutto un look spiccatamente retrò, ben amalgamato con l’umore della produzione ed il suo “background storico”. Anche per questo le ambientazioni infatti risultano suggestive, pur usando una paletta cromatica che evita il più possibile le tinte accese (a meno che non si tratti di insegne al neon), e anche per questo non ci sorprende vedere che la performance è buona e la fluidità è sempre al top: Technobabylon sicuramente non impegnerà tutta la potenza del vostro dispositivo, ma d’altra parte non ne avrebbe nemmeno bisogno. L’unico neo è che al solito, in questi casi, è da privilegiare uno schermo abbastanza generoso; giocare su iPad (anche su iPad Mini) è sicuramente un notevole plus, visto che diventa più facile orientarsi all’interno delle ambientazioni e capire con quali oggetti bisogna interagire.

In conclusione...
8
“William Gibson approva”
Technobabylon è un'ottima avventura da spiaggia, da montagna o insomma da portarsi in vacanza, in questa sua incarnazione per iOS. Certo, probabilmente se siete tra quelli che in questo periodo vogliono staccare e non hanno intenzione di utilizzare la testa, forse è meglio rimandare l'appuntamento al rientro dalle ferie, ma se invece siete dei fan accaniti delle avventure grafiche - specie delle "vere" avventure grafiche, quelle tutte enigmi assurdi - il consiglio è quello di salire a bordo. Non ve ne pentirete
Ottima atmosfera
Storia ben raccontata
Richiede un certo impegno
x Da il suo meglio su iPad
x Richiede un certo impegno

due parole sull'autore
Laureato con disonore in Informatica e presunto webmaster del sito, tra una cosa e l'altra ha a che fare con la tecnologia praticamente da quando ne ha memoria. Potete leggere i suoi sproloqui in più o meno in qualunque articolo porti la sua firma o ascoltarli dalla sua viva voce premendo play su un episodio a caso di Gameromancer, il podast di I Love Videogames.
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