Recensione
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Il genere horror nei videogiochi ha visto un gran numero di evoluzioni nel corso degli anni, trasportando nel nostro medium preferito tutte quelle sensazioni già note agli appassionati di letteratura e cinema dell’orrore. Se è vero che le due arti appena citate sono in continua evoluzione per quanto riguarda i loro generi, non c’è dubbio che un processo simile possa essere applicato anche ai videogiochi che tanto amiamo: da Alone in the Dark in poi, i survival horror sono passati dai classici zombie a creature particolarmente ispirate, transitando – in alcuni casi fortunati – persino per lo spazio profondo (Alien Isolation). Ed è proprio da quest’ultimo, recentissimo filone che Syndrome trae le proprie radici, ispirandosi un po’ a tutti i successi del genere per costruire una storia e una formula di gameplay solide ed efficaci. O, almeno, per provarci.

 

speciale
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C'è una parte di noi che tutti preferiamo tener nascosta agli occhi del mondo. A volte è sufficiente un semplice velo per coprirla, un velo così sottile da essere facilmente ignorato dagli sguardi più superficiali e sollevato dagli occhi più attenti;...

 

Sviluppato e pubblicato da Camel 101 su SteamSyndrome viene presentato come un survival-horror sci-fi in cui il giocatore vestirà i panni di un uomo svegliatosi all’improvviso dal criosonno, all’interno di una misteriosa nave spaziale. E se tali premesse vi sembrano già molto familiari, sappiate che non vi sbagliate affatto.

Syndrome è attualmente disponibile su Steam al prezzo di €22,99, con uno sconto del 15% per la prima settimana di lancio.

 

 

No, mamma, ancora cinque minuti
Syndrome punta parecchio sull’atmosfera opprimente dello spazio profondo

Fin dai primi istanti di gioco, appare evidente come Syndrome cerchi di puntare parecchio sull’atmosfera spaventosa e opprimente dello spazio profondo. Già dal suo risveglio, il nostro protagonista si ritroverà completamente isolato all’interno di una nave deserta (almeno, in apparenza), con nient’altro che se stesso e le proprie capacità per adattarsi alle terribili condizioni di stress psicologico cui sarà sottoposto.

Dopo aver ripreso conoscenza e aver riattivato i primi sistemi ausiliari, il nostro eroe dovrà seguire le tracce lasciate dall’equipaggio scomparso, nel tentativo di svelare il mistero che sembra circondare l’intera nave. Scoprirà (molto banalmente, a dire il vero) che la scoperta di uno strano manufatto ha portato la rovina sull’equipaggio intero, provocando allucinazioni e risvegliando primordiali istinti ferini che il protagonista sarà costretto ad affrontare. Ecco che, dunque, il comparto narrativo di Syndrome si dimostra già piuttosto debole e “già visto” fin dalle sue prime battute; tant’è che, se per caso vi fosse venuta in mente la saga di Dead Space, avreste di certo individuato quella che (almeno, in apparenza) sembra essere una delle maggiori influenze del titolo di Camel 101.

 

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“Ho paura del Crouch con la C”
Una buona atmosfera…

Si potrebbe, tuttavia, chiudere facilmente un occhio sul comparto narrativo del gioco, a patto che esso sia supportato da un comparto tecnico-artistico ben solido e da un gameplay efficace e divertente. Purtroppo, già anche solo nel primo caso, Syndrome ha certo dei rivali particolarmente degni nell’ambito dei survival-horror fantascientifici; lo stesso Alien: Isolation già citato in apertura, ad esempio, basterebbe – da solo – a far uscire Syndrome sconfitto dallo scontro leccandosi le ferite: per quanto l’atmosfera complessiva sia resa piuttosto bene nei corridoi della nave, infatti, il concept del gioco è supportato da un level-design piuttosto scarno e scarsamente ispirato, reso ancor più elementare dalla totale assenza di un qualsivoglia motore fisico rilevante.

… Ma tante, grandi mancanze

Per quanto la colonna sonora e i lunghi, claustrofobici passaggi della nave contribuiscano senza dubbio a dare un valore aggiunto al prodotto finale, infatti, ci sono degli istanti in cui si ha l’impressione che Syndrome sia stato confezionato e completato in fretta e furia: ne è testimone, ad esempio, l’assenza delle più elementari opzioni di configurazione su PC (come la possibilità di ri-mappare i tasti della tastiera), l’assenza di opzioni grafiche avanzate e gli evidenti cali di framerate che si registrano nel passaggio da una zona della mappa all’altra, così frequenti da arrivare a compromettere parte dell’esperienza anche su macchine di fascia medio-bassa.

Ma il lato tecnico, purtroppo, non è ancora il problema peggiore di Syndrome, per quanto comunque si configuri tra i più gravi difetti del titolo di Camel 101.

 

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Non sapevamo che mozzare una mano ti riducesse l’avambraccio a un foglio di carta velina

 

Sapevo che avrei dovuto fare il fattorino

Anche sul fronte del gameplay, infatti, gli sviluppatori di Syndrome sembrano avere ancora parecchio da imparare dalla concorrenza, a volte persino per elementi decisamente banali e semplici.

A volte, sembra che Syndrome si prenda gioco del giocatore

In alcuni frangenti, sembra quasi che Syndrome si stia solo prendendo gioco di chi sta al di là dello schermo, e non necessariamente in senso buono. Non di rado, al nostro personaggio verrà richiesto di coprire distanze imbarazzanti da una parte all’altra della nave per trovare questo oggetto o quella chiave magnetica, attivare questo o quell’interruttore, trovare questo o quell’altro membro dell’equipaggio. Si tratta di un aspetto che indubbiamente concorre all’immersione del giocatore, e che solletica il suo gusto esplorativo spingendolo a muoversi anche negli anfratti più remoti della nave; peccato che, per quanto si possa esplorare, il 90% delle stanze risulterà privo di un qualsiasi interesse, e i pochi armadietti che potranno essere saccheggiati saranno spesso completamente vuoti.

Come se ciò non bastasse, potrà capitare che il giocatore sia costretto a percorrere per almeno due o tre volte di fila l’intera lunghezza orizzontale della nave, facendo letteralmente avanti e indietro per le stesse stanze con una barra dello scatto che si consuma troppo in fretta e che è troppo lenta a ricaricarsi. Tutti questi aspetti, tuttavia, potrebbero essere anche apprezzabili ai fini di una formula di gameplay atta alla sopravvivenza; se non fosse per uno degli ultimi, grandi problemi di Syndrome e della sua formula di gioco complessiva.

L’unico modo per salvare i progressi è trovare i terminali sparsi per la nave

In Syndrome non esistono checkpoint. L’unico modo per registrare i propri progressi è trovare il terminale di salvataggio all’interno di ogni singolo piano (terminale che non ci viene descritto in nessun modo e che, in principio, si mimetizza alla perfezione con l’ambiente), salvare la partita e sperare di non morire prima di raggiungere il prossimo terminale. In caso contrario, il gioco caricherà automaticamente l’ultimo salvataggio, costringendoci ad attendere dei caricamenti piuttosto lunghi per poter riprendere la nostra avventura all’interno della nave.

E se l’ultimo terminale si trovava nel deck precedente rispetto a quello in cui siamo morti? Saremo costretti a sopportare due caricamenti piuttosto lunghi, prima per aspettare che il gioco carichi la partita e, poi, per aspettare che il gioco elabori il piano successivo una volta raggiunto l’ascensore.

 

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Alieni con cervello di gallina

Ancora una volta, l’assenza di checkpoint sarebbe un problema su cui chiudere facilmente un occhio, se tutti gli altri difetti di Syndrome non fossero già stati elencati in precedenza. Anche volendo trovare un lato positivo al di là dell’atmosfera e della grande vastità della nave, i nemici (dal character-design piuttosto ispirato, a onor del vero) si dimostrano spesso eccessivamente stupidi, dal campo visivo fin troppo ridotto e, a volte, del tutto insensibili ai rumori provocati dal giocatore mentre si sposta nell’ambiente di gioco.

L’IA di alcuni nemici è davvero imbarazzante

Durante una delle nostre sessioni, ad esempio, ci è capitato di dover attraversare una sala-mensa distraendo un nemico semplicemente col lancio di una bottiglia di vetro. Dopo aver spinto il mostro a distogliere lo sguardo, il nostro personaggio è sgattaiolato lateralmente verso l’altra uscita della stanza, gettando all’aria tavolini e sedie con un gran chiasso; il nemico, tuttavia, è rimasto immobile a fissare la parete contro cui si era schiantata la bottiglia, e lì è rimasto anche quando siamo entrati nel suo cono visivo, apparentemente dotato di un campo di percezione piuttosto ristretto.

In sostanza, dunque, nonostante un’atmosfera ben riuscita e una serie di piccoli pregi, Syndrome si configura come un titolo pieno di problemi, una “brutta copia” di una serie di survival-horror già presenti sul mercato e molto più curati. La sua ripetitività, i problemi tecnici, le sue mancanze e la sua banalità di fondo, alla lunga, lo rendono già un titolo decisamente da evitare a prezzo pieno, ma che qualche reale appassionato del genere potrebbe apprezzare se acquistato per una somma molto più ridotta.

 

Syndrome non presenta un motore grafico eccessivamente elaborato, ma è di sicuro molto esigente a livello di risorse. I cali di framerate non sono stati affatto infrequenti, e si consiglia dunque di giocarlo a risoluzioni medio-basse su macchine che non rispettano i requisiti consigliati. In un gioco del genere, un semplice calo di frame può fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta.

MINIMI:

  • Sistema operativo: Windows Vista 64-bit
  • Processore: Core i3 / AMD A6 2.4Ghz
  • Memoria: 4 GB di RAM
  • Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 260 / AMD Radeon HD 5750. OpenGL 3.3
  • Memoria: 9 GB di spazio disponibile
  • Note aggiuntive: Se state usando un controller, dovrete collegarlo prima di lanciare il gioco. Sono supportati solo controller di Xbox One. Tutti gli altri controller potrebbero non funzionare.

CONSIGLIATI:

  • Sistema operativo: Windows 7 64-bit
  • Processore: Core i5 / AMD FX 2.4Ghz
  • Memoria: 8 GB di RAM
  • Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 480 / AMD Radeon HD 5970. OpenGL 3.3
  • Memoria: 9 GB di spazio disponibile
  • Note aggiuntive: Se state usando un controller, dovrete collegarlo prima di lanciare il gioco. Sono supportati solo controller di Xbox One. Tutti gli altri controller potrebbero non funzionare.

 

In conclusione...
5.5
“Vuoi vedere il mio manufatto?”
Syndrome è un titolo dall'atmosfera cupa e a tratti ben riuscita, con un character design occasionalmente ispirato e di sicuro con delle buone basi per un titolo di qualità. Tuttavia, queste basi non si sono concretizzate una volta giunto il momento di mostrare al pubblico il prodotto finale: minato da fin troppi problemi, Syndrome potrà essere difficilmente apprezzato da chi ha giocato titoli molto più "di spicco" nello scenario dell'horror fantascientifico, anche se siamo certi che qualche reale appassionato possa riuscire a godere dei suoi (pochi, purtroppo) lati positivi.
Atmosfera ben resa
Nave molto vasta
Character design apprezzabile
x Assenza di checkpoint
x Evidenti problemi tecnici e di IA
x Tedioso e ripetitivo
x Trama non troppo originale

due parole sull'autore
Nato e cresciuto nell'epoca d'oro della prima PlayStation, ha visto il susseguirsi di almeno quattro generazioni di console fin da quando era bambino, ed è fermamente convinto che non smetterà mai di viverle sulla propria pelle. Suo unico rimpianto: non essere nato abbastanza presto da vedere la nascita dei primi videogiochi. Coltiva segretamente la passione per la scrittura, che sfoga sulle pagine di I Love Videogames proponendo folli idee (aka: rompendo le scatole) agli altri redattori. Gestisce anche il podcast Gameromancer e la sezione Speciali.
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