Recensione
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Una delle saghe più iconiche del mondo punta-e-clicca torna sulle nostre console e sui nostri PC, in concomitanza con la grande rinascita del genere. Saranno riusciti Benoit Sokal e Microids a rinverdire i fasti dei primi due capitoli? Scopriamolo, insieme alla bella Kate Walker, nella nostra recensione di Syberia 3.

Annunciato nel 2009 per PC e PlayStation 3, Syberia 3 si è fatto attendere per ben 8 anni dagli appassionati di avventure grafiche di tutto il mondo, non senza il timore di non vederlo mai, tra problemi finanziari e trattative tra Microids e Benoit Sokal, fumettista di professione, padre del mondo di Syberia per passione. Alla fine tutti gli ingranaggi sono andati al loro posto, e il meccanismo Voralberg di questo terzo capitolo è finalmente giunto tra le nostre mani. Ma sarà valsa la pena di attendere così a lungo? Buona lettura!

 

Versione testata: PlayStation 4

 

Proverbio Youkol: via il comparto tecnico via il dolore

In questa recensione vi racconteremo le nostre impressioni ed emozioni rigorosamente nell’ordine in cui le abbiamo vissute fin dal momento del download, circa 17GB con successiva patch da 13GB. Qual è la prima cosa che si nota una volta avviato un nuovo gioco? Il comparto grafico ovviamente, che qui, purtroppo, è senza mezzi termini impresentabile. Non intendiamo per questa generazione, tecnicamente il gioco è inqualificabile per qualsiasi macchina e qualsiasi anno di uscita. La realizzazione grafica in sé, se vista “sfogliando” alcuni screenshot, è di buon livello, grazie soprattutto alla concezione artistica delle ambientazioni (su cui torneremo approfonditamente più avanti), anche se la sua natura di progetto old-gen è ben visibile. È però in movimento che tutto si sgretola come una sottile lastra di ghiaccio, per colpa di un lavoro di programmazione e ottimizzazione superficiale, scadente e svogliato, ingiustificabile con qualsiasi tipo di budget. Il motore grafico Unity singhiozza, scatta e soffre ad ogni passo della nostra eroina, con un frame rate già ballerino di base, soggetti oltretutto a rallentamenti e freeze inspiegabili. Il fondo però si tocca con le texture mancanti in un determinato ambiente, fortunatamente inutile ai fini della progressione in quel momento.

Il trattamento che è stato riservato al comparto tecnico è inspiegabile. Perché?

Sul piano dei controlli la situazione non migliora molto; a differenza dei primi due capitoli, in Syberia 3 controlleremo direttamente Kate Walker come in una classica avventura 3D, il che sarebbe un bene per la dinamicità dell’azione ma che in pratica si trasforma in una continua lotta contro la legnosità dei movimenti dell’avvocatessa e soprattutto contro i gravissimi problemi legati alle collisioni. Ci saranno punti specifici in cui, ad esempio, non riuscirete più a salire scale che fino a un momento prima erano tranquillamente agibili, dato che il motore grafico non rileverà più la collisione, di punto in bianco, con conseguente caricamento dell’ultimo salvataggio. Insomma, si discute spesso in questo mondo di come certi problemi tecnici non riescano a penalizzare gravemente l’esperienza di gioco, ma capirete che questo non è il caso. Troppi problemi, neanche minimamente risolti dalla mastodontica patch, che ci accompagneranno dall’inizio alla fine, come un’ingombrante compagno di viaggio. Semplicemente il titolo, in queste condizioni, non doveva essere commercializzato, perché così facendo ci hanno perso la faccia Microids, Benoit Sokal e la saga stessa, una delle icone di un genere. Questa situazione è ancora più frustrante, perché una volta passati i titoli di coda, come una nevicata di nomi, la prima cosa che abbiamo pensato è stata “però, che viaggio incredibile…“.

 

Viaggiare attraverso la Russia per proteggere la cultura Youkol

Proprio così, perché al netto degli evidenti problemi tecnici, questa è un’esperienza che lascia qualcosa nel cuore, esattamente come i suoi nobili predecessori. Tutto ha inizio appena dopo la fine del secondo capitolo, quando Kate, dopo mille peripezie, riesce ad esaudire il desiderio del suo amico, il geniale inventore Hans Voralberg, la cui vita era tormentata dal desidero di incontrare gli ultimi Mammut esistenti, sull’isola di Syberia al largo delle gelide coste russe. Quello che il filmato iniziale ci fa intuire è che la nostra Kate, di ritorno verso la civiltà, viene sorpresa da una tormenta che la riduce in fin di vita nella solitaria steppa siberiana. Ma proprio quando il freddo sta per avere il sopravvento, la tribù Youkol, che già l’aiutò nelle sue peregrinazioni ferroviarie, la nota e provvidenzialmente la soccorre, affidandola prima alle cure dell’anziana sciamana Ayawaska e poi nelle mani della stessa clinica in cui è in cura il loro giovane capo, Kurk. Proprio qui inizierà il nostro viaggio, nel quale accetteremo di accompagnare i piccoli Youkol lungo il tortuoso percorso che porterà i bizzarri struzzi delle nevi, fondamentali per il loro stile di vita, verso le terre in cui potranno procreare; una tradizione che ha origine nella notte dei tempi.

Una Kate Walker eccezionale si prodiga per il bene degli Youkol, tra misteri tribali e milizie locali

Un viaggio irto di pericoli, tra gruppi paramilitari che vogliono rendere la tribù stanziale, terrificanti medici che dovrebbero essere radiati dall’albo, inquietanti divinità e i resti ormai diroccati della periferia russa post-Unione Sovietica, filtrata attraverso la mente di Sokal e attraverso gli occhi della nostra protagonista. È proprio la nostra Kate a rendere così caratteristica questa saga, un personaggio atipico e unico, ex-avvocatessa ormai avventuriera a tutto tondo, che ha lasciato a New York una carriera ben avviata, un fidanzato e la famiglia, per costruirsi una nuova vita tutta sua, lontana da ogni costrizione, che l’ha portata a conoscere persone straordinarie. E siamo stati felicissimi di ritrovare in questo capitolo una Walker più bella e determinata che mai, dotata dagli sceneggiatori di un copione eccellente, carico di personalità e ironia; come ritrovare una grande amica dopo tanto tempo. E fa piacere che anche i comprimari abbiano ricevuto lo stesso trattamento, a partire dalla tribù di piccoletti, di cui scopriremo pian piano cultura, usanze, paure e speranze, fino a capitani di nave ubriaconi e tormentati dai rimorsi, passando per ex-campionesse olimpiche, orgoglio dell’URSS alle olimpiadi di Mosca 1980. Tutta questa variegata compagnia si muove su una trama misteriosa, interessante e ricca di colpi di scena, assolutamente in linea con i livelli a cui ci aveva abituato la saga, il cui vero difetto è un villain tanto minaccioso quanto goffo e meno presente di quello che si pensi. Ovviamente non assisteremo passivamente agli avvenimenti, anzi, dipenderanno tutti dalla nostra abilità di problem solver!

 

Enigmi meccanici

Il gameplay è quanto di più classico ci si possa aspettare dal genere. Vagando per le ambientazioni, litigando col sistema di controllo e coi bug, dovremo raccogliere oggetti e riutilizzarli per risolvere problemi ed enigmi. Questi ultimi vanno dall’ottimo al geniale, e questo, per un’avventura grafica, è oro. Gli enigmi a base di meccanismi, conosciuti precedentemente grazie alle cervellotiche invenzioni di Hans Voralberg, tornano più vari e numerosi che mai, mettendo alla prova i nostri neuroni e talvolta persino l’abilità manuale. Ad esempio, a bordo sulla nave da trasporto Kristal, ci troveremo incagliati in mezzo al ghiaccio. Eccoci quindi scendere sottocoperta e azionare il rompi-ghiaccio del natante, dotato di 3 marce, da cambiare rapidamente per non surriscaldare il motore, facendolo spegnere (mettiamo il video qui sotto, ma se non volete rovinarvi la sorpresa, passate pure oltre).

Come ogni Syberia che si rispetti, ecco enigmi ingegnosi e originali come un’invenzione di Hans Voralberg

Oppure affronteremo situazioni ad alta tensione, travolti da un’atmosfera incredibile. È il caso della bottega di un’orologiaio, il quale, nel mezzo di un dialogo, avrà un attacco di cuore; a questo punto ci chiederà di trovare urgentemente la sua medicina, con l’incessante ticchettio di orologi e pendoli a metterci ansia e fretta (nonostante sappiamo che non esista game over, è questa la magia), mentre cercheremo indizi in ogni anfratto del negozio, fino alla geniale illuminazione. Non manca anche una new entry per la saga, ovvero dialoghi a scelta multipla, in cui riflettere attentamente prima di parlare, se vorremo convincere delle nostre intenzioni l’interlocutore, di cui potremo scoprire gusti o debolezza grazie all’analisi facoltativa di certe prove, guadagnando Trofei che ci ripagheranno del nostro zelo. Insomma, lato puzzle questo terzo atto non delude, dopo un’inizio un po’ blando, utile però ad abituarsi ai comandi. Unico difetto sono forse delle ambientazioni dalle dimensioni un po’ troppo generose e dispersive, che fanno calare leggermente il ritmo fin quando non capiremo dove andare e cosa fare. Però ragazzi, che atmosfera.

 

Educazione (artistica) siberiana

Il passaggio dai fondali 2D realizzati dalla sapiente mano di Benoit Sokal per i primi due capitoli, lasciano ora spazio ad ambienti completamente 3D, con tutte le magagne che abbiamo visto, ma mantenendo lo stile unico, inconfondibile e inimitabile, tipico del fumettista belga. Accompagnando Kate ci troveremo in cliniche decadenti ma asettiche, pervase da un’atmosfera malsana e “sbagliata”. Gireremo per le yurta del fervente mercato Youkol, dove sembra di percepire l’odore di incenso, spezie e animali selvatici che le pervade, per poi passeggiare nelle vie di una cittadina portuale, tra architetture tipicamente russe contaminate dal passaggio del geniale Hans, inseguendo a ritroso le sue orme. Ma è nella città di Baranour, contaminata dall’esplosione della vicina centrale nucleare anni prima, e nel suo parco divertimenti in disuso, anch’esso firmato Voralberg, che molti di voi appassionati lasceranno il cuore. L’arte diroccata del luogo, tra steampunk e stile sovietico, farà da sfondo agli avvenimenti più emozionanti di tutto il gioco, come l’incontro con un amico mai dimenticato e certi enigmi superbi.

Artisticamente Syberia 3 ha un impatto eccezionale, per gli occhi e per le orecchie

La minaccia della radioattività si contrappone ai sussurri di un’epoca felice, quando in quel parco bambini e famiglie gioivano senza pensieri grazie alle invenzioni di un genio dimenticato, che non ha mai voluto essere ricordato. Qui il tempo si è fermato, mantenendo intatti poster propagandistici e fregi di un’epoca ormai crollata insieme al muro di Berlino. Questa è sempre stata la magia della saga, quella di raccontare una storia originale e unica all’interno di un contesto poco conosciuto, ermetico e misterioso come quello russo, accentuato dalle trovate fantasiose e surreali degli sceneggiatori eppur così coerente. A contribuire all’immersione in questo fantastico setting, ecco due bombole d’ossigeno piene delle melodie di Inon Zur, compositore israeliano ben conosciuto nel mondo dei videogiochi. Autore delle colonne sonore di titoli acclamati quali Syberia 2 , Crysis, Fallout 4, Champions of Norrath e Soul Calibur V, in questo titolo ha dato il meglio di se, accompagnando l’incedere della trama con tracce indimenticabili e semplicemente bellissime, tra cui uno dei main theme più toccanti degli ultimi anni. Basta scrivere ora, solo la musica ha le giuste parole.

In conclusione...
7.5
“"Tooktook! Beek koolet!"”
Per questo commento metterò da parte l'elegante plurale redazionale, per metterci la mia faccia di amante della saga. Un rapporto che mi porta ad avviare i primi due capitoli una volta all'anno, anche solo per perdermi nelle atmosfere di Valadilène, uggioso paesino tra Francia e Svizzera, chiacchierando con Hans e battibeccando con il saccente automa Oscar. Questo terzo capitolo è stato un'altalena di emozioni, tra la rabbia per un ingiustificabile comparto tecnico e la gioia per una storia e degli enigmi assolutamente degni della serie, che tratteggiano un mondo vivo, affascinante e pieno di personaggi fantastici, a cui è impossibile non affezionarsi. Nonostante la trama sia godibile senza aver giocato i predecessori, il consiglio è di partire proprio da quelli, anche per poter mandare giù più facilmente i suoi limiti grafici. Se invece vi ritrovate nelle mie parole, acquistatelo senza remore, non ve lo dimenticherete facilmente. Pronti a partire per la Siberia un'altra volta?
Kate Walker è un personaggio straordinario
Enigmi ingegnosi e interessanti
Il mondo di gioco ha un fascino unico
Colonna sonora incredibile
x Comparto tecnico incomprensibile, che penalizza l'intera esperienza, tra...
x ... Bug, rallentamenti, freeze e texture fantasma
x Controlli decisamente migliorabili

due parole sull'autore
Un milanese col cuore sui colli piacentini, "romantico" del videogioco con una spiccata predilezione per tutto ciò che viene da Kyoto e dal passato. Se non lo beccate nel Regno dei Funghi, lo potete trovare su qualche pista virtuale a bordo di qualche bolide che non potrà mai permettersi, a causa della sua sindrome da shopping videoludico compulsivo. Appassionato tifoso dell'F.C. Internazionale, segue anche le imprese dei grandi del ciclismo. Nel tempo libero cerca qualcuno con cui confrontarsi sui film di David Lynch senza che egli muoia di noia.
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