Recensione
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Non è raro che, al giorno d’oggi, i gamer di più vecchia data accusino una certa mancanza di originalità nei titoli attuali, portando un’eccessiva tendenza a “riciclare la stessa minestra” a sostegno della propria tesi. In uno scenario del genere, tuttavia, può capitare che un team di sviluppatori (magari indipendente) trovi un’idea per stimolare la fantasia dei giocatori e per portare una serie di meccaniche sostanzialmente nuove nel settore dei videogiochi.

 

SUPERHOT Team è un gruppo di sviluppatori indipendente che è stato in grado di trasportare con efficacia il proprio concept da una semplice dimostrazione “Browser-Based” a piattaforme notevolmente più complesse, come LinuxMacPC e, in un prossimo futuro, Xbox One. Il loro titolo, Superhot (stilizzato come SUPERHOT), porta simbolicamente lo stesso nome del team, ed è un misto tra un FPS e Puzzle-Game con meccaniche di gioco a dir poco “insolite”.

Superhot è attualmente disponibile su Steam al prezzo di €22,99.

 

Versione testata: PC

 

 

Super…

 

Cosa fareste se un giorno, all’improvviso, un vostro amico vi dicesse di aver giocato al First-Person-Shooter più innovativo mai realizzato, e che sarebbe disposto a fornirvi tutto il necessario per lasciarlo provare anche a voi?

Superhot si presenta fin da subito come un titolo particolarmente “fuori dal comune”, grazie a un menù principale in tutto e per tutto simile a un DOS Prompt. Il giocatore riceverà istantaneamente un messaggio di chat da un amico, che proporrà di inviare un file eseguibile di uno splendido gioco dal nome di “superhot.exe“. A quel punto, l’avventura nel mondo di Superhot può cominciare.

 

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Superhot è più di quel che vuole far apparire

In qualche modo, si ha fin da subito l’impressione che il titolo di SUPERHOT Team sia molto più di quel che vuole far apparire. Al di là delle meccaniche di gioco incredibilmente innovative (che tratteremo dettagliatamente nel prossimo paragrafo), buona parte dell’intero scenario è resa semplicemente con un caratteristico bianco asettico, che va a comporre forme e ambientazioni sostanzialmente prive di qualsiasi texture. Poligoni e voxel non sono mai stati così affascinanti come in Superhot, in cui, tra una tonalità di grigio e l’altra, spicca come una fiamma il rosso dei nemici, sagome umane prive di volto che spareranno proiettili in bullet time nella nostra direzione.

A causa dell’essenza stessa del gioco in sé, è indubbio come Superhot dia il meglio senza troppi salti di frame e, possibilmente, con 60fps fissi; per quanto utilizzi un motore grafico non troppo impegnativo, tuttavia, esso soffre di una leggera pesantezza alle risoluzioni maggiori in una macchina di fascia medio-alta, ed è dunque consigliato adeguare le opzioni grafiche prima di lanciarsi nel gioco. Fortunatamente, però, abbassare la risoluzione di diversi punti non si rivelerà troppo dannoso ai fini dell’esperienza visiva, proprio grazie alla semplicità di fondo delle intere ambientazioni rappresentate in Superhot.

 

… HOT!

 

“Il tempo si muove solo quando ti muovi tu”

Time moves only when you move“. In questa breve, semplice frase, Superhot racchiude l’essenza stessa dell’intera meccanica di gioco che spinge il giocatore fino alla fine, livello dopo livello, nel tentativo di eliminare tutti i nemici e sopravvivere ad ogni situazione – se non altro per vedere gli spettacolari replay che il gioco produce alla fine di ogni livello.

Il concetto alla base di Superhot è semplice: il tempo procede a un ritmo estremamente rallentato finché il giocatore non fa un passo o non compie un’azione (come raccogliere un’arma o utilizzarla), per poi tornare nuovamente nella sua condizione di simil-stasi una volta che tale azione è conclusa. Guardando l’intera scena in prima persona, chi “imbraccia” la tastiera si ritroverà a schivare proiettili in bullet-time, disintegrare nemici con un paio di colpi ben assestati, lanciare oggetti e rubare armi in una serie di situazioni talmente coreografiche che farebbero invidia a qualunque film d’azione.

 

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Parola d’ordine: Coreografia

E la “parola d’ordine” (e anche ciò che dà più soddisfazione in assoluto), in Superhot, è proprio la “coreografia” d’insieme, formata da tutte quelle azioni spettacolari effettuate nel corso di un livello e che, alla fine, verranno assemblate nel replay dell’unico tentativo che ha portato il giocatore alla vittoria. Riguardare se stessi a velocità normale mentre si crivellano i nemici, si lanciano oggetti e si schivano pallottole è quasi surreale e incredibilmente bello da vedere, ed è sicuramente tra gli elementi riusciti in misura maggiore all’interno del gioco. La forte originalità delle meccaniche, tuttavia, lascia ben presto spazio a una pesante monotonia, spezzata soltanto dall’introduzione di un nuovo elemento esattamente a metà dell’esperienza di gioco che tenterà, in qualche modo, di “cambiare le carte in tavola” senza troppo successo.

 

Nella sua natura di “simil-puzzle-game”,  Superhot vanta la presenza di un ricorrente trial & error, che vedrà il giocatore ripetere ripetutamente i livelli più complessi nel tentativo di trovare una tattica vincente che possa portarlo alla vittoria. Spesso, tuttavia, tale tattica sarà basata esclusivamente sui riflessi del giocatore stesso e su una preventiva pianificazione delle mosse, le quali terranno conto dei colpi rimasti nel caricatore o di eventuali metodi alternativi per eliminare tutti i nemici e restare illesi. Un solo colpo di pistola basterà a eliminare sia gli avversari che il giocatore stesso, e ci saranno casi in cui persino pensare le proprie mosse in anticipo non sembrerà essere sufficiente.

 

Mind is Software

 

Superhot infrange spesso la quarta parete

E tuttavia, Superhot riesce lì dove molti altri titoli fallirebbero: terminare esattamente quando dovrebbe, per lasciare il segno al momento giusto. Superata la prima metà della campagna principale, infatti, l’intera esperienza verrà “contaminata” da alcuni tocchi tipici del miglior romanzo distopico, con continue rotture della quarta parete e un inevitabile fatalismo di fondo che potrebbe portare più di un giocatore a riflettere sulla società in cui viviamo al giorno d’oggi. Per quanto la storia non sia nulla di troppo originale, è certamente innovativo il modo in cui essa viene presentata, grazie a continue “anomalie nel sistema” e a dialoghi che sembrano mettere in contatto il giocatore con il gioco stesso.

 

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La scarsa varietà di armi, la monotonia e una forte concentrazione sui riflessi di chi gioca (che, in un titolo basato sulla stasi temporale, sembra quasi un controsenso pericoloso) potrebbero bastare ad allontanare più di un utente dal prodotto di SUPERHOT Team, il quale non si presenta certamente privo di difetti. Ciò nonostante, tuttavia, Superhot resta un titolo molto ben sviluppato, che meriterebbe almeno un’occasione da parte di tutti gli amanti delle meccaniche di gioco “non convenzionali”. Soprattutto se siete appassionati di George Orwell e delle sue opere.

 

In conclusione...
8.5
“The [NAME_HERE] Parable”
L'idea di SUPERHOT Team era certamente di realizzare un titolo "fuori dagli schemi", che potesse scuotere il giocatore e alimentare la fiamma della riflessione nel suo corpo. Sfortunatamente, Superhot ci riesce soltanto in parte; tolta una meccanica di gioco fortemente innovativa che permette un approccio del tutto nuovo al genere, il titolo del gruppo di sviluppatori indipendenti cade facilmente nella morsa della monotonia e nella frustrazione dovuta a una formula trial & error che, purtroppo, risulta minata da alcune imperfezioni stilistiche. Nonostante qualche difetto, tuttavia, Superhot è sicuramente un titolo che va provato e vissuto fino in fondo, almeno per ascoltare ciò che ha da dire e per rimanere affascinati di fronte al modo in cui la storia viene presentata. Se lascerete che vi catturi, il titolo di SUPERHOT Team saprà stupirvi dall'inizio alla fine, terminando molto presto ma sicuramente nel momento più adatto per non sembrare troppo diluito. Consigliamo, tuttavia, di aspettare un prezzo decisamente più favorevole di quello attuale.
Aspetto tecnico minimale, puro, efficace
Spettacolare, coreografico
Meccaniche di gioco innovative
Storia ben incorniciata e ben presentata
Termina al momento giusto...
x ... Ma è davvero breve
x Diventa presto monotono
x Prezzo troppo alto per l'esperienza in sé

due parole sull'autore

Nato e cresciuto nell’epoca d’oro della prima PlayStation, ha visto il susseguirsi di almeno quattro generazioni di console fin da quando era bambino, ed è fermamente convinto che non smetterà mai di viverle sulla propria pelle. Suo unico rimpianto: non essere nato abbastanza presto da vedere la nascita dei primi videogiochi. Coltiva segretamente la passione per la scrittura, che sfoga sulle pagine di I Love Videogames proponendo folli idee (aka: rompendo le scatole) agli altri redattori. Gestisce anche il podcast Gameromancer e la sezione Speciali.

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