Recensione Stifled

Realizzare un prodotto partendo solamente da una singola idea di gameplay non è sempre la soluzione migliore per realizzare un titolo che funzioni a tutto tondo.

Ne è stato è la prova tangibile Perception, titolo horror che potete trovare recensito qui e che, purtroppo, oltre a una “innovativa” scelta di gameplay non è riuscito ad entrare definitivamente nel cuore dei videogiocatori. Annunciato da Sony il giorno prima della sua uscita (probabilmente per avere il prodotto sul mercato in tempo per Halloween), Stifled è un horror sviluppato dai ragazzi di Gattai Games che si basa, come l’appena citato Perception, sulla necessità del protagonista di muoversi attraverso i suoni. Saranno riusciti gli sviluppatori a fare meglio dei ragazzi di The Deep End Games?! Basterà la possibilità di giocare l’intera avventura con PlayStation VR a rendere interessante Stifled?! La risposta tra poche righe, ma prima permetteteci di ricordarvi che il titolo è disponibile esclusivamente in formato digitale al prezzo lancio di 19.90€.

Versione testata: PlayStation 4

Cieco o Ceco?!
Nonostante alcuni frammenti di trama riescano ad essere comprensibili, gran parte della (breve) avventura ci è sembrata troppo caotica
La trama di Stifled, sin dal primo secondo di gioco, ondeggia tra l’onirico e la fantasia e ci vede vestire i panni di un uomo che, dopo essersi alzato dal letto, si vede costretto a seguire una scia di ricordi legati alla moglie, ad un misterioso incidente e alla presenza di inquietanti bambini mutati. Lo ammettiamo: nonostante alcuni frammenti di trama riescano ad essere comprensibili, gran parte della (breve) avventura ci è sembrata troppo caotica e utile solo come mero pretesto per mettere in situazioni di pericolo il protagonista. I documenti trovati in giro sono l’unico barlume di lucidità in una storia che, fino all’inaspettato finale, non riesce a convincere del tutto. Evidenziamo, però, come l’atmosfera generale del titolo sia però riuscita e, soprattutto se giocato attraverso il PlayStation VR, riesca a ricreare un mondo etereo e, per certi versi, disturbante. Uno degli elementi che, invece, non siamo riusciti ad accettare è il motivo per il quale il nostro protagonista è costretto ad emettere dei suoni per poter proseguire. Ci spieghiamo meglio: se in Perception la protagonista era una ragazza cieca, in Stifled non si farà il minimo accenno a questo problema del nostro eroe, rendendo la principale caratteristica di gameplay fine a sé stessa e non inserita all’interno di un contesto narrativo. Un vero peccato, vista l’importanza che viene data a questa meccanica. La longevità di Stifled si attesta attorno alle 3 ore, leggermente sottotono rispetto ad altri prodotti di questo genere. Bisogna però ammettere che, visto quanto accade nella sequenza finale, il giocatore sarà comunque invogliato a ricominciare la propria avventura non solo per recuperare tutti i collezionabili (documenti e bambole), ma anche per scoprire piccoli elementi narrativi che sicuramente fungono da valore aggiunto per l’esperienza targata Gattai Games.

Parlare da soli in salotto non vi rende pazzi, ma solo stupidi
Per effettuare un qualsiasi tipo di suono potremo utilizzare il tasto R2 o parlare nel nostro microfono
Come già accennato nel paragrafo precedente, la principale caratteristica di gameplay di Stifled sta nel fatto che il protagonista, per muoversi, è costretto ad emettere dei suoni in modo da far comparire l’area di gioco davanti a sé. Questo avviene in due situazioni: quando si è alla luce del sole e quindi l’area è chiaramente visibile una volta emesso un rumore e quando si è al buio, dove il rumore fungerà da effetto sonar permettendoci di vedere ciò che si para davanti a noi. Per effettuare un qualsiasi tipo di suono potremo utilizzare il tasto R2, in modo da far dire qualcosa al nostro protagonista e, in base a quanto terremo premuto il tasto, alzare o meno la voce; più forte sarà il suono emesso e più area davanti a noi riusciremo a vedere. Questo, però, ha anche un lato negativo, in quanto i mostri che incontreremo nel corso della storia saranno (giustamente) attratti da qualsiasi suono e ci uccideranno all’istante nel caso riuscissero a raggiungerci. Nel caso cercassimo un’immedesimazione maggiore, inoltre, sarà possibile affrontare l’intera campagna con indosso il PlayStation VR ed emettendo direttamente noi i suoi che andranno a far a diffondersi all’interno del gioco. Tralasciando l’imbarazzo di stare da soli in camera, con il visore Sony in testa a parlare da soli, bisogna ammettere che in questo modo la sensazione di essere all’interno del gioco aumenta sensibilmente e rende l’avventura più immersiva e riuscita. Al di là di questa meccanica legata al suono, Stifled offre poco altro, permettendoci di vagare per la casa, aprendo tutti i cassetti alla ricerca dei documenti e delle bambole, elementi che vanno a comporre la parte legata ai collezionabili di questo gioco.

Semplice non vuol dire per forza spoglio
Anche tecnicamente, Stifled offre alti e bassi
Da un punto di vista prettamente tecnico, Stifled offre modelli poligonali non esaltanti e animazioni sicuramente non da capogiro, ma l’atmosfera di alcuni ambienti (soprattutto quelli al buio) è innegabile. Peccato che a causa di un level design troppo basilare il tutto venga subito a noia e anche la riuscita atmosfera non basti a rendere il tutto accattivante. Buono il sonoro, con una colonna sonora (quando presente) funzionale, un ottimo doppiaggio in italiano e una serie di suoni che convincono appieno. Evidenziamo, però, che le frasi utilizzate dal protagonista sono davvero troppo poche e che, contando la quantità di volte che dovremo utilizzarle per arrivare alla fine del gioco, sono riuscite a infastidirci dopo una sola ora di gioco. Un dettaglio magari personale, ma che ci teniamo comunque a farvi notare. Del tutto assenti bug di qualsiasi tipo, ma il sottoscritto (che da un po’ di tempo non provava l’effetto motion sickness) ha fatto davvero fatica ad arrivare alla fine dell’avventura con indosso il PlayStation VR a causa di una nausea insistente che, dopo pochi minuti, ha cominciato subito a farsi sentire.

Verdetto
6 / 10
Perception fatto male!
Commento
Stifled è l'ennesima occasione sprecata di un titolo dal buon potenziale, ma che si nasconde dietro una singola idea di gameplay e null'altro. Una trama confusa, un gamplay povero sotto ogni aspetto e un comparto tecnico incapace di soddisfare appieno sono solo tre elementi che vanno a oscurare quanto di buono è presente nel lavoro targato Gattai Games. Sia chiaro: di fattori positivi ce ne sono e l'idea di usare la voce del giocatore per poter proseguire è sicuramente un qualcosa di interessante, ma che, a nostro parere, non basta per rendere Stifled un prodotto da recuperare ad ogni costo. Consigliato solo se siete alla ricerca di un titolo horror dalle meccaniche inedite e se, soprattutto, siete in possesso di PlayStation VR.
Pro e Contro
Atmosfera interessante
Idea di fondo valida
Comparto audio curato

x Trama caotica
x Gameplay troppo scarno
x Dura circa tre ore
x Tecnicamente povero

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