Recensione
di
il

Di mezzi-geni e pirati.

Come si fa ad essere obiettivi? Da buon redattore tendo a pormi sempre questa domanda quando ho a prescindere un debole per quello che sto trattando. Una domanda che mi rimbalza tra le pareti del cranio soprattutto quando quello che sto giocando, come questo Shantae and the Pirate’s Curse, mi ricorda di quando ero più giovane, avevo un Game Boy tra le mani e il mondo era forse più colorato, quando il gameplay della vita aveva una difficoltà decisamente più accessibile e meno schizofrenica. Anche oggi, adulto, vaccinato, talvolta rompipalle, quando la cromia di un gioco viaggia sospinta da un vento benevolo verso tinte da set completo di matite Faber-Castell, invidia dell’arcobaleno, e il moto sottrae la terza, superflua, dimensione, non posso che sciogliermi e lasciarmi andare a qualche ora di intensa libidine mentre cingo i fianchi dell’erede supremo di quel Game Boy, amore ludico di una vita in pixel art. Adesso voglio essere onesto, il mio amico Guido ha già sapientemente pubblicato, in occasione dell’uscita su PlayStation 4, il necessaire per tutti coloro che se lo fossero persi all’epoca, dato che questo è semplicemente un porting in scala 1:1, cotto e mangiato. Quelli che invece si rivedono nella mia vena nostalgica o sono semplicemente curiosi, possono stare idealmente in mia compagnia e vedere dove andrò a parare, cosa che al momento di scrivere non so neanch’io.

Cazziamo la randa e navighiamo verso i simil-Caraibi arabeggianti sulla mappa del tesoro di WayForward.

recensione
Shantae and the Pirate’s Curse
In occasione dell'uscita su PlayStation 4, dopo aver analizzato l'edizione Director's Cut di Shantae: Risky' Revenge, torniamo a parlare della mezza genio di WayForward in questo terzo capitolo già pubblicato lo scorso anno su Wii U e PC, ed ad inizi...
Questione di pedigree
Shantae and the Pirate’s Curse è la tesi perfetta del migliore del corso…

Nonostante abbia danzato e combattuto su praticamente tutte le piattaforme disponibili, la bella mezzo-genio (qui neanche mezzo, come scoprirete) dalla lunga chioma nasce e cresce insieme alle portatili Nintendo, rivelandosi su Game Boy Color e diventando grande su Nintendo DS, tramite DSi Ware, con Risky’s Revenge. Eppure io all’epoca me li sono colpevolmente persi, sbigottito dal mare di meraviglie 2D che le citate console avevano da regalarmi, educandomi alla purezza del buon level design bidimensionale. Una vera e propria scuola che vedeva nei primi banchi, a ridosso della cattedra dei maestri Nintendo, non solo me e “tutta la razza mia”, ma anche WayForward Technologies, manipolo di fanatici del 2D siti in quel di Valencia, California. Primi della classe con la passione per i grandi classici e una spiccata predilezione verso il metroidvania, nonché un talento naturale per l’arte, quella dell’animare sprite e modellare mondi di pixel.

Questo terzo capitolo della loro saga regina (il quarto è stato rilasciato lo scorso anno), la loro bambina, quella che esula dal mare di produzioni sotto licenza che sono abituati a realizzare, spesso comunque di ottima qualità come Alien: Infestatione e Mummy Demastered, è un po’ l’opera magna di questo manipolo di nostalgici che guarda al futuro, ed è parte integrante della nouvelle vague del platform 2D. Un episodio che ricorda come incedere quel metroidvania “a episodi” che è Wario Land 3, capolavoro assoluto dimenticato dai più da cui prende spunto anche per certi power up e feeling giocatore-avatar. Non siamo di fronte a un mondo aperto alla Metroid, il tutto viene circoscritto in sette isolette da scoprire e ri-esplorare posseduti dal sacro fuoco del backtracking e del completismo, che in questo titolo prende la forma di dolcissimi calamari da ardere vivi a quattro a quattro per ottenere un potenziamento di salute (una pratica irresistibilmente macabra) e la magia nera che ha trasformato i Tinkerbat di Risky in creature immonde.

E quanto è piacevole l’esplorazione. Il gusto della scoperta che nasce dalla magia di quel level design lì, quello che hanno nel DNA i campioni del genere, senza pretese innovative ma graziato da una personalità fortissima capace di renderlo un prodotto unico, lasciandosi travolgere dalla beatitudine naïf dell’ammirare sprite animati meravigliosamente, fondali che incutono relax e godersi un contesto di giocabilità old school tirata a lucido. Con prodotti del genere il retrogaming è quasi superfluo, ed è il più grande complimento che posso fargli. Il backtracking è si un leit motiv ma è alleggerito dal costante divertimento derivato da una giocabilità freschissima, allegra, sempre più sfiziosa man mano che conquisteremo i classici power up, nonostante una difficoltà talvolta arcigna, benché mai tediante, colpa di alcune perdonabili ingenuità nel modellare certi passaggi, posizionare alcuni nemici e piattaforme. Manca giusto un po’ di malizia e mestiere, soprattutto in una certa boss battle che mi ha fatto digrignare i denti e sputare epiteti per la scellerata caratterizzazione dei pattern d’attacco. La mappa oltretutto non è limpidissima, e durante l’esplorazione compulsiva si potrebbe constatare questo difetto. Ma quanto c’è di buono è talmente divertente e studiato in modo così intelligente da farci sentire leggeri come se pesassimo solo i 21 grammi dell’anima. C’è un’alternanza di elementi e ispirazioni nel corso delle 8-10 ore di gioco capace di far godere l’appassionato, tra fasi action dove prendere a frustate i nemici è molto più importante che saltare, andando a ricordare i Castlevania pre-Igarashi (ma anche post, cui Shantae prende spunto in mille dettagli), sezioni graziate dalla grande varietà di nemici e conseguenti metodi di ingaggio, altre che istigano il giocatore al tecnicismo e al balzo millimetrico, andando a combinare le varie abilità e prendendo di petto la sfida, fino ai dungeon colmi di trappole, trabocchetti e trovate geniali che rendono moderni i piaceri di una struttura classica, andando poi a sfiorare intenti da avventura grafica stile “trova l’oggetto che vuole questo tizio” ed enigmi che richiedono di far entrare in gioco anche i propri neuroni, oltre che i riflessi. Non ci si fa mancare niente, questa è la grande forza di Shantae.

…colui che ha imparato dai grandi maestri per poi modellare nella creta la propria creatura, donandole un’identità unica

Ma è soprattutto il contesto in cui si sviluppa questo estratto di sacro e profano che innalza il prodotto a piacere assoluto. Sequin Land è uno splendore per gli occhi e per le orecchie, un meltin’ pot di ambientazioni e personaggi capaci di farci sentire in vacanza seduti in poltrona, grazie al loro essere stupidotti, adorabili e soprattutto splendidamente caratterizzati, simpaticissimi, graziati da artwork perfetti, ognuno con la propria piccola storia da raccontare attraverso linee di dialogo mai prolisse eppure studiate in ogni battuta, sempre capaci di far sorridere e ridere. E ci si affeziona, si vuole vedere dove la vicenda andrà a parare, fino a scoprire la natura della minaccia Pirate Master, talmente incombente da far riavvicinare anche due acerrime nemiche come Shantae e Risky. Un mondo vivo dove i suoi abitanti danno l’impressione di reagire ai cambiamenti e al passare del tempo, dando vita ad episodi che vanno dal demenziale all’epico, passando per una quantità di bellezze in bikini che Baywatch se le sogna, con le nostre eroine scambiate per principesse, vestite in abiti succinti e rinchiuse nell’agiata prigione di un harem, davvero uno dei picchi più divertenti e no-sense dell’intero gioco. E poi c’è la bellezza dei caraibi arabici che regalano scorci magistralmente disegnati che vanno dall’opulenza di palazzi da sultano a cascate cristalline immerse in foreste tropicali e resti di civiltà antiche, sfociando poi nel fantastico di una fabbrica arroccata tra le nuvole e vette innevate non proprio usuali a quelle latitudini (che poi, che latitudini saranno?). Senza dimenticare l’irresistibile natura piratesca che sostiene e fa da collante di tutta la saga. Shantae è quel tipo di gioco che rende felici e incantati con i suoi ingredienti semplici, coltivati nel proprio orto.

In conclusione...
8.5
“Geniale, anzi, mezzo-geniale!”
Ho sfregato la lampada ed è uscita Shantae, per esaudire i miei più perversi desideri bidimensionali. La maledizione del pirata è un naufragar dolce nel mare di Sequin Land, che tra ricordi e novità ci regala un'avventura tanto solida a livello di gameplay quanto indimenticabile per ambientazione e personaggi, veramente brillanti, solari, saturi di buon umore e di colori vivaci. A volte il level design inciampa, ma i livelli qualitativi sono sempre alti e tutto è curato con grandissimo amore. La mascotte WayForward si merita un posto d'onore tra i metroidvania, grazie alla sua personalità spumeggiante e adorabile. Bravi!
Sequin Land è splendida...
...e popolata da persone adorabili
Gameplay cristallino
Eplorazione sempre piacevole
x Alcuni passaggi ingenui nel design
x Mappa non sempre chiarissima

due parole sull'autore
Un milanese col cuore sui colli piacentini, "romantico" del videogioco con una spiccata predilezione per tutto ciò che viene da Kyoto e dal passato. Se non lo beccate nel Regno dei Funghi, lo potete trovare su qualche pista virtuale a bordo di qualche bolide che non potrà mai permettersi, a causa della sua sindrome da shopping videoludico compulsivo. Appassionato tifoso dell'F.C. Internazionale, segue anche le imprese dei grandi del ciclismo. Nel tempo libero cerca qualcuno con cui confrontarsi sui film di David Lynch senza che egli muoia di noia.
Commenta con:
Seleziona il sistema di commenti cliccando sull'icona


Torna su