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Di roguelike ormai ne abbiamo assaporati in tutte le salse

 

Infinite volte ci siamo addentrati in labirinti proceduralmente generati, invischiati in una mole di contenuti spesso impressionante, imparando (ci si augura) da ogni errore commesso per guadagnare quel pizzico di terreno in più verso la meta finale. Nonostante il numero di esponenti del genere presenti sulle nostre periferiche di gioco, c’è sempre un po’ di spazio per una nuova creatura dal gusto squisitamente arcade nel nostro cuore di videogiocatori.
Siamo assolutamente certi che siano state queste le premesse con cui Infinite State Games ha concepito Rogue Aces. Purtroppo qualcosa è andato storto. Se l’anima arcade è viva e pulsante, l’involucro di contenuti che la dovrebbe avvolgere è praticamente assente, tant’è che pad in mano ci ritroviamo un titolo che chiede a gran voce di essere amato, ma proprio non riusciamo a ricambiare il sentimento.

 

Rogue Aces si presta ottimamente per brevi sessioni di gioco

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Versione testata: PS4

 

Al mattino Napalm e rogue-like

 

la situazione non è di certo delle più rosee, ma una volta preso il volo i toni sono assai diversi

Immaginate di trovarvi nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, il vostro battaglione è stato spazzato via, siete l’ultimo pilota rimasto e avete a disposizione tre aerei per vincere la guerra, la situazione non è di certo delle più rosee, ma una volta preso il volo i punti di vista cambiano radicalmente. Ricevuti gli ordini da un generale dal dubbio umorismo inglese, veniamo prontamente indirizzati a crivellare di colpi qualunque cosa sfrecci in cielo o in terra, bersagliare basi nemiche e infierire sui soldati.
Il metodo migliore per imparare è provare, quindi subito dopo un breve tutorial (che ben si guarda dallo spiegare a fondo le meccaniche di guida del nostro fidato volatile di metallo) siamo già pronti a combinare disastri nella modalità campagna. Il nome di certo può trarre in inganno ma in realtà non ci ritroviamo ad affrontare una modalità storia, bensì una sequela di missioni selezionate in maniera procedurale da un totale di circa dieci differenti incarichi, che si tratti di tarpare le ali ad un velivolo nemico o di bombardare i rifornimenti avversari. Distaccate le ruote dalla porta aerei volteggiamo liberamente sopra l’area di guerra, che si spalma su mappe orizzontali anch’esse proceduralmente generate, che ci propongono tra una giocata e l’altra differenze nel terreno estremamente diluite.

 

 

Diventa quindi subito evidente quale sia il problema, e sfortunatamente si trova proprio nel cuore di Rogue Aces. La proceduralità delle mappe di gioco ed un’adeguata mole di contenuti dovrebbe formare un legame indissolubile indispensabile a mettere le basi su cui poi fondare l’azione di gioco del titolo. Nel momento in cui questi due elementi cardine vengono messi da parte si perde la prerogativa più importante di un Rogue-like che è rappresentata dall’unicità di ogni partita.
A salvare la situazione non ci riescono nemmeno le altre cinque modalità di gioco, che a conti fatti sono la semplice riproposizione delle stesse missioni ma con condizioni vagamente diverse, con ad esempio difficoltà aumentata o di sopravvivenza.

 

In un deserto tutto uguale a perdita d’occhio emerge però una piccola oasi

Frontline, è forse la modalità più interessante di tutto il pacchetto, e ci vede impegnati nel cercare di raggiungere una base nemica protetta da una ventina di avamposti tra cui farsi strada. A mettere pressione ci pensa il pilota nemico – guidato dalla CPU – che si avvicina alla nostra casa base. Nell’impresa possiamo anche decidere di affrontare direttamente l’avversario, ritrovandoci coinvolti in una sorta di boss fight che non porta nulla di nuovo o memorabile sul tavolo. Aggiunto quindi un pizzico di strategia e fiato sul collo al mix, Frontline si erge a tentare di dare un valore ludico più approfondito e divertente, purtroppo da sola non basta a giustificare l’acquisto del titolo.

Piloti senza licenza
Mai una volta ci siamo ritrovati circondati da un battaglione, o agilmente raggirati

Una Problematica comune a tutte le sessioni di guerra è l’intelligenza artificiale che gestisce i nemici. Completamente privi di una qualsivoglia mente strategica, ogni pilota si limita a inseguirci come una falena attratta dalla luce, regalandoci la possibilità di aggirarlo con sommarie virate evasive. Mai una volta ci siamo ritrovati circondati da un battaglione, o agilmente raggirati, ma anzi abbiamo sempre avuto a che fare con veri e propri bersagli mobili, pronti a fare da assorbenti per i nostri proiettili e gentilmente donarci un potenziamento per il nostro velivolo. A proposito di potenziamenti, all’inizio della partita possiamo scegliere tra alcuni di questi da portare con noi, e come anticipato possiamo ottenerne di nuovi abbattendo il nemico. Terminate le tre vite a disposizione la partita finisce e gli upgrade vengono rimossi. La strada del miglioramento è l’unica a nostra disposizione per personalizzare l’aereo da guerra, e probabilmente anche la meccanica più vicina a rendere ogni partita vagamente diversa dalla precedente. Se è vero che non è possibile in alcun modo personalizzare il proprio aereo (o ottenere nuovi modelli) ci viene invece permesso di rubare – letteralmente – al volo quelli nemici catapultandoci paracadute in spalla su di essi. Si tratta di una possibilità divertente e ben gradita, che concede anche un minimo grado di manovra strategico sia in offensiva che per salvarci da situazioni piuttosto amare e senza via di uscita.
Sorprendentemente approfondito nella sua semplicità è il sistema di volo, adattato alla perfezione allo schema del joypad: con lo stick sinistro direzioniamo le virate, con quello destro possiamo alzare o abbassare la quota di volo, rendendo gli atterraggi particolarmente soddisfacenti – quando riusciamo a non schiantarci in modo vergognoso al suolo.

 

 

L’estetica della guerra

 

un incentivo in più per avviare una partita a Rogue Aces

Scenari di guerra non sono mai stati così vividamente colorati e brillanti. La resa grafica in 2D è impreziosita da una visuale pulitissima e caratterizzata da uno stile di disegno particolarmente dettagliato. Veder sfrecciare su schermo i piloti e i vari mezzi di distruzione, corredati da esplosioni che Michael Bay può solo sognarsi, è davvero un piacere per gli occhi, sicuramente un incentivo in più per avviare una partita a Rogue Aces, a dispetto di una proposta di gioco molto carente.
Mentre compiamo spericolate acrobazie aeree e ci destreggiamo tra la distruzione di una base e un crimine di guerra falciando tra le eliche un pilota paracadutato, si alterna un lento ciclo giorno-notte, che ci deliziano con ottimi effetti di luce.

 

Al tramonto anche la distruzione di guerra ha una sua poetica

Anche le animazioni godono di eccente qualità, andando però a perdere nella rappresentazione di anatomie umane, legnose e abbastanza approssimative, tenendo comunque conto che per la maggior parte del tempo su schermo appaiono veicoli ed edifici, quindi a conti fatti una problematica di minor conto.
Sul lato tecnico l’unica vera nota dolente è il comparto musicale, praticamente inesistente. A fare da sottofondo al caos generato dalla nostra presenza c’è una sola traccia che si attiva in maniera dinamica: ogni volta che ci buttiamo nella mischia la musica prende il ritmo per poi spegnersi completamente nelle fasi di volo spensierato. Chiaramente la presenza di un maggior numero di tracce – magari proposte a rotazione, o a scelta del giocatore – sarebbero andate a posizionare la fatidica ciliegina sulla torta su di un comparto tecnico veramente ben realizzato.

In conclusione...
6
“Sfortunatamente l'asso è rimasto incastrato nella manica degli sviluppatori”
È evidente come Rogue Aces proponga uno stile di gioco da consumare in piccole porzioni. Sessioni da dieci o quindici minuti sono le più indicate per ottenere il meglio dall’esperienza. Potendo scegliere quindi su che console scaricare il titolo, Nintendo Switch o PS Vita sono le più indicate. In ogni caso la produzione rimane parecchio carente e a malapena sufficiente. Sicuramente una menzione d’onore va alla modalità Frontline, la più interessante da giocare, ma comunque non tanto all'altezza da giustificare l’acquisto del titolo a prezzo pieno. Un’esperienza che lascia l’amaro in bocca, visto soprattutto l'occasione sprecata data la scarsità di titoli che ci calano in un immaginario di guerra ai comandi di un aereo.
Graficamente eccellente
Modalità Frontline interessante
x A causa dei pochi contenuti, praticamente sempre uguale
x Proceduralità poco...procedurale
x Modalità quasi tutte simili tra loro
x Accompagnamento musicale praticamente assente

due parole sull'autore
Videogioca da sempre: stabilisce il monopolio casalingo del SNES a due anni, qualche anno dopo diventa collezionista compulsivo di Stelle su Super Mario 64 e un kartista temuto in tutto il Regno dei Funghi. Predilige i generi Platform e (J)RPG, ma adora comunque il videogioco in tutte le sue forme (tranne gli sportivi, quelli proprio no). Fanatico delle portatili, meglio non toccare il suo 3DS.
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