Recensione
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Nel mondo videoludico indipendente, ci sono alcuni team che lavorano senza sosta con l’obiettivo di dare vita a produzioni dalla duplice natura, ovvero quei titoli con una resa grafica e un marketing normalmente associati ad un tripla A, ma con una profonda radice indie, i cui contenuti fuoriescono direttamente dall’intima creatività degli sviluppatori, e vengono applicati al prodotto finale senza alcun tipo di filtro o limitazione dettata dal mercato odierno. È questo il caso di Raiders of the Broken Planet, il nuovo shooter-brawler cooperativo in terza persona di Mercury Steam, suddiviso in un prologo (gratuito) e quattro campagne (9,99 € l’una) che usciranno a intermittenza nel corso di un anno e potranno essere anche giocate come singole avventure. Lo scorso 22 Settembre il team ha rilasciato il prologo e la prima campagna, “Miti Alieni”, che ci catapultano in un misterioso e caotico universo sci-fi, dalle intriganti premesse.

 

Versione testata: PlayStation 4

 

Giochi di mano, giochi da villano

 

L’eccessivo sfruttamento ambientale e la conseguente distruzione della loro casa natale, spinge alcuni dei nativi superstiti a unire le forze

Raiders of the Broken Planet ci porta nella costellazione di Lira, di cui fa parte il pianeta distrutto, che non a caso porta questo nome. L’ex pianeta è stato infatti letteralmente devastato dalla razza umana con l’obiettivo di raccogliere Aleph, un minerale che permette il viaggio interstellare ma che al di sotto della crosta planetaria era la sorgente di vita del pianeta stesso. L’eccessivo sfruttamento ambientale e la conseguente distruzione della loro casa natale, spinge alcuni dei nativi superstiti a unire le forze sebbene appartenenti a diversi clan, per combattere la minaccia umana. Sono quindi questi gli eventi che ci portano ai primi minuti di gioco, nei quali ci viene dato il controllo di Harec, uno dei personaggi giocabili, nonché leader del gruppo di resistenza, impegnato in una missione di recupero di un potenziale alleato. Il suo obiettivo infatti è quello di reclutare nuovi combattenti e unirli sotto l’egida della resistenza, per potersi finalmente liberare dalla minaccia umana. Senza troppi fronzoli quindi, ci viene concesso dopo pochi momenti di iniziare la nostra avventura partendo dal tutorial del prologo. Possiamo notare da subito delle differenze dai tradizionali shooter in terza persona: non esiste un tasto che ci permette di correre, lo sprint è presente, ma si attiva in automatico dopo aver guadagnato una certa velocità, il che ci permetterà anche di saltare più lontano o di eseguire scivolate. Altra nota atipica è la presenza di un sistema di combattimento corpo a corpo, non il classico colpo melee con il calcio del fucile o un coltellaccio alla Rambo, bensì un vero e proprio sistema di combattimento costruito sulla base del modello sasso carta forbice. In questo frangente avremo quindi a disposizione due modalità: gli attacchi base con il tasto quadrato, e la “lotta” con il tasto triangolo. La prima è abbastanza esplicativa, e i colpi potranno essere evitati dai nemici (così come dai giocatori) con la schivata, mentre la seconda altro non è che una presa, la quale permette di sconfiggere l’avversario con una sequenza automatica nel momento in cui viene colpito con successo, e interrotta invece tramite l’utilizzo al momento giusto di un attacco base. Quella del brawling nella sua semplicità, è una meccanica decisamente apprezzata, diversifica il gameplay e inoltre ci permette alle volte di giocare furtivo, prendendo di sorpresa i nemici con il tasto triangolo, dando la possibilità di adottare soluzioni differenti da quelle che prevedono l’assalto a testa bassa e muso duro. Ma attenzione, perché il brawling non è solo un piacevole break dal far esplodere i colpi dei nostri amici fucili, anzi, proprio alle munizioni di quest’ultimi dobbiamo prestare particolare attenzione. Infatti, oltre a ritrovarci abbastanza in fretta a corto di proiettili, vista la quantità di nemici, l’unico modo per ottenerne di rifornimento sarà proprio quello di malmenare i poveri malcapitati che proveranno ad ostacolarci, i quali una volta messi K.O. ci lasceranno gentilmente le loro munizioni. È una soluzione di gameplay a dir poco perfetta da parte del team di sviluppo, in quanto indirizza in modo intelligente l’azione verso un misto tra sparatutto e picchiaduro, mettendo inoltre in discussione lo stile di gioco del player più camperone del mondo. Infine mettendo fuori gioco a suon di schiaffoni un ufficiale è possibile guadagnare un punto, spendibile durante la missione per attivare torrette manuali, o in alcuni casi necessario a procedere con la missione, rendendo ancora più di vitale importanza l’utilizzo del combattimento corpo a corpo.

 

 

Non pensarci che ti passa

 

È proprio sul level design però che il titolo comincia a perdere smalto

Una volta al comando di Harec potremo notare un folto HUD, in cui possiamo osservare subito la presenza delle vite, che una volta esaurite metteranno a repentaglio l’esito della missione. Il gioco ci sfiderà infatti a rimanere in vita per un minuto circa, se durante questo lasso di tempo tutti i Raider cadono in battaglia la missione fallirà. Su schermo è inoltre rappresentata una grossa barra insieme ad altri indicatori, posti a mostrare il livello di stress raggiunto dal personaggio. Come prevedibile questa barra aumenterà durante gli scontri a fuoco e di mani, ma cosa più importante, quando troppo alta non permetterà al personaggio di rigenerare automaticamente la propria salute, costringendoci quindi a battere in ritirata dietro un riparo, e aspettare qualche momento perché lo stress scenda e ci permetta di recuperare le forze. È una scelta interessante e ben amalgamata con il level design, non è infatti difficile trovare un riparo di fortuna per prendere respiro.
È proprio sul level design però che il titolo comincia a perdere smalto. Nel corso della prima campagna ci ritroviamo frequentemente in mappe ristrette, chiuse su se stesse, con obiettivi spesso simili tra loro, e nemici poco variegati. Il risultato è che nella maggior parte dei casi la missione in questione ci vorrà a difendere questo o quell’obiettivo, attivare una serie di meccanismi per distruggerne un altro, resistere alle forze nemiche per un determinato periodo di tempo necessario a fuggire. Ci sarebbero anche un paio di spunti interessanti e originali, ma sono comunque un po’ limitati dalla sensazione claustrofobica delle mappe di gioco, e per il resto gli incarichi proposti si perdono in quello che sembra un giro tondo che alla lunga si rivela stancante – se non fosse per una conclusione magistrale della campagna – rendendo praticamente assente la sensazione di aver partecipato alla progressione dell’avventura. Tutto ciò risulta in una proposta cooperativa dallo scarso replay value, le uniche vere motivazioni per cui rigiocare più volte la campagna (o parti di essa) sono quelle di provare nuovi personaggi, e ottenere valuta, necessaria poi a sbloccare abilità (o varianti) di fazione o del personaggio. Sotto l’aspetto della personalizzazione dello stile di gioco e dei Raiders, il titolo riesce invece a brillare, proponendoci un cast di personaggi (ad oggi sei, con altri dieci in arrivo con le prossime campagne),  per quanto alcuni caratterialmente stereotipati (ricordando che questa è solo la prima campagna, potremmo quindi aspettarci uno sviluppo delle personalità nel corso delle successive campagne) ben stratificato con abilità ed equipaggiamenti unici, che conferiscono ruoli ben definiti ad ognuno di loro, rendendo la scelta del proprio Raider in ogni missione, a seconda delle necessità, tutto tranne che scontata. Come accennato poco più sopra è inoltre possibile variare le proprietà delle abilità personaggio, comprando con valute ottenute in gioco delle carte, le quali una volta equipaggiate vanno a modificare le statistiche di base, aumentandone i valori o alterandone gli effetti.

 

 

Malvagio è bello

 

non si può spuntarla giocando come al proprio solito, sarà invece strettamente necessario mettere a punto tattiche e strategie

In modalità simili a quelle viste su Evolve è inoltre presente una modalità che è forse il cuore del gioco nell’attesa tra una campagna ed un’altra, ovvero il PvP asimmetrico quattro contro uno. Nella pratica, ci ritroviamo a giocare nei panni di un’antagonista, con le sembianze di uno dei personaggi disponibili. Il giocatore, nei panni del ficcanaso, va quindi ad interferire con i piani dei player in cooperativa, cercando di ostacolarli nel completamento della missione. Per riuscire nel sadico intento, deve eliminare tutti i Raider (che per l’occasione vedranno il proprio numero di vite raddoppiare) o nel caso di missioni a tempo, ha anche la possibilità di trattenerli finché il timer non si azzera, vanificando ogni sforzo dei buoni. Ovviamente per raggiungere i nostri scopi avremo come alleati i nemici normalmente presenti nelle missioni – gestiti da una IA abbastanza furba tra l’altro – di cui purtroppo non possiamo controllare lo spawn o il posizionamento, opzione che avrebbe sicuramente reso più tattica una missione di per sé molto difficile. Non è infatti un compito da nulla riuscire a trionfare nella modalità antagonista, o almeno non nelle prime ore di gioco, in cui dobbiamo invece fare i conti con la frustrazione, che rischia di scoraggiare i potenziali interessati ad una carriera da guastafeste. Attenzione, non è un discorso di bilanciamento che nel complesso è ben calibrato, ma serve tenere conto che non si può spuntarla giocando come al proprio solito, sarà invece strettamente necessario mettere a punto tattiche e strategie che possano funzionare in modo efficace contro un team di quattro persone. Sotto l’aspetto ludico è quindi una modalità molto tesa, ma anche più dinamica e soddisfacente rispetto all’offerta cooperativa. Nel caso del PvP infatti, il level design volge a favore, trovando il senso della sua progettazione proprio nel fatto che ci ritroviamo in mappe simili a grandi arene. È inoltre una tappa imprescindibile se si vogliono sbloccare tutte le armi di ogni personaggio, le quali tra le altre cose, richiedono per il loro ottenimento di raggiungere un certo rank antagonista, alzando di molto l’asticella della longevità se si ha intenzione di procurarsi tutti gli equipaggiamenti disponibili.

 

 

Dal punto di vista grafico Raiders of the Broken Planet è ineccepibile. Su tutte le piattaforme il titolo gira a 1080p e 60 fps senza sbavature, ed anche durante le sessioni più concitate su PS4 non abbiamo riscontrato alcun calo del frame rate, o glitch grafici di sorta. Lavoro da manuale per l’art design, che riesce a caratterizzare perfettamente i personaggi – spesso fuori di testa – e la presenza di un doppiaggio in audio inglese di ottimo livello (niente paura, per chi non mastica l’idioma britannico il titolo è completamente sottotitolato in italiano). Un po’ meno esaltanti i brani che ci accompagnano durante l’avventura, che si associano abbastanza bene con il ritmo dell’azione, ma rimanendo comunque composizioni non propriamente memorabili.

In conclusione...
8
“Se non capisce con i proiettili, vaglielo a spiegare con le mani.”
Raiders of the Broken Planet prova, anche se non in maniera del tutto diretta, a sfidare i giganti del genere (come Borderlands 2 o il più recente Destiny 2), uscendone con decisione e a testa alta, grazie ad un rapporto qualità prezzo veramente di alto livello. Dieci euro per l’offerta proposta sono un ottimo investimento per un week-end di cooperativa con gli amici, e se le dinamiche del titolo e il suo universo sapranno rapirvi il cuore, non vi lascerà di certo a bocca asciutta con la modalità competitiva e i numerosi sbloccabili presenti nel gioco. Gli sviluppatori hanno intenzione di rilasciare le rimanenti tre campagne del gioco nell’arco di un anno, aggiustando il tiro della produzione secondo i feedback che riceveranno dai giocatori, sarà quindi interessante vedere da qui al prossimo anno il risultato completo dell'opera dei Mercury Steam.
Rapporto qualità prezzo ottimale
Per sbloccare tutto bisogna dedicarcisi molto
Gameplay ben diversificato...
x ...Ma avvolto in un level design un po' deludente
x Alcuni personaggi per ora un po' stereotipati

due parole sull'autore
Videogioca da sempre: stabilisce il monopolio casalingo del SNES a due anni, qualche anno dopo diventa collezionista compulsivo di Stelle su Super Mario 64 e un kartista temuto in tutto il Regno dei Funghi. Predilige i generi Platform e (J)RPG, ma adora comunque il videogioco in tutte le sue forme (tranne gli sportivi, quelli proprio no). Fanatico delle portatili, meglio non toccare il suo 3DS.
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