Recensione
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In un oceano vastissimo qual’è il mercato indie, non sempre è facile riuscire a farsi notare dai giocatori. Chi ci ha provato è stata sicuramente Crespirit, compagnia taiwanese che si è fatta conoscere nel 2016 grazie a Rabi-Ribi, una sorta di metroidvania con elementi dei bullet hell con protagonista una coniglietta in stile playboy e una piccola fata. Ebbene, dopo che il gioco ha riscosso un buon successo su PC, eccolo approdare su PS4 e PS Vita e noi di I Love Videogames abbiamo colto l’occasione per giocarci in maniera approfondita e portarvi la nostra recensione.

Versione  Testata: PlayStation 4

Bunny Tales

La trama di Rabi-Ribi è semplice quanto strana: un piccolo coniglio di sesso femminile si sveglia all’interno di una scatola in un magazzino sconosciuto e farà una scoperta incredibile.
Erina, questo il nome della protagonista, ha una forma umana ed è in grado di parlare, inoltre il suo aspetto è quello della tipica coniglietta di playboy con tacchi a spillo, abito succinto e immancabili orecchie da coniglio. Superato lo shock iniziale per il suo nuovo aspetto, Erina partirà subito alla ricerca della sua padroncina, cercando di arrivare nel frattempo a Rabi Rabi Town per scoprire cosa le sia successo. Molto presto la ragazza sarà affiancata da una fata, la piccola Ribbon, che aiuterà la nostra protagonista nel suo viaggio che (ovviamente) non si rivelerà affatto semplice. Quello che colpisce della storia non sono tanto i personaggi, di cui alcuni di essi sono tipicamente stereotipati come vuole la tradizione nipponica, ma proprio gli eventi che se all’apparenza possono sembrare banali, nascondono sfaccettature a tratti sorprendenti, soprattutto se si ha la pazienza necessaria ad ottenere uno dei vari finali presenti, che rendono più chiaro tutto quello che succede.

Tanti generi in uno

La grande particolarità di Rabi-Ribi sta nell’aver riunito più generi in un unico gioco. Il titolo di Crespirit, infatti, offre elementi presi dagli RPG, Platform e Bullet Hell, che di seguito andremo ad esplorare accuratamente uno per uno.
Per quello che riguarda gli elementi da gioco di ruolo, questi si limitano soltanto alla gestione del personaggio, intesa però come potenziamento di Erina. PV, PP, velocità di movimento, danni inflitti sono solo alcuni dei power-up acquistabili presso il negozio, acquisti che vanno fatti tramite la valuta di gioco, gli “EN”, e che saliranno di prezzo ad ogni livello acquistato. Stesso discorso vale per la fatina Ribbon, anch’essa migliorabile con gli acquisti in negozio ma nel suo caso gli upgrade incrementeranno solo la sua capacità di fuoco.
Passando al lato “Platform” del gioco ci troviamo difronte ad un classico esponente del genere. Lae mappe sono ambienti rigorosamente in 2D dediti all’esplorazione e ai combattimenti, farciti di immancabili piattaforme che richiedono l’utilizzo di entrambi i personaggi e delle volte l’uso di un attacco particolare per liberare un passaggio ostruito. Nonostante la grande varietà dei luoghi a disposizione e i tanti passaggi segreti tutti da scoprire, il gioco costringe il giocatore ad un fastidiosissimo backtracking per avanzare con la storia e a poco servono i teletrasporti sparsi qua e la per le mappe, in quanto si limitano solo a portarci in una zona diversa. Riguardo ai combattimenti, Erina viene controllata con l’analogico sinistro, con i tasti X, Quadrato e Triangolo votati agli attacchi e al salto. Ribbon dal canto suo viene controllata solo tramite il tasto O per sparare e L1-R1 per cambiare la tipologia di fuoco. Utilizzando sempre la stessa arma o proiettile, questi verranno potenziati a daranno vita a nuove combinazioni di attacchi, inoltre nel gioco è possibile trovare in alcuni luoghi nuove armi e potenziamenti speciali, introvabili nel negozio.
Il lato Bullet Hell viene fuori durante gli scontri contro i boss. Questi non solo hanno a disposizione una serie di attacchi base, ma anche uno speciale dove il nemico inizierà a sparare contro Erina un infinità di colpi che andranno schivati con cura per riuscire a sopravvivere, pena il game over. I proiettili nemici inoltre, non seguono sempre la stessa sequenza e potrà capitare che durante uno scontro in particolare un boss sia in grado di utilizzare mosse diverse. Tutto questo può essere contrastato dall’abilità del giocatore ai livelli più alti, oppure semplicemente scegliendo la difficoltà “Casual”, decisamente fin troppo semplice e adatta a chi non vuole impegnarsi troppo. La possibilità di scegliere la difficoltà più congeniale allo stile di gioco degli utenti è sicuramente una scelta azzeccata e in ogni caso il livello di sfida è sempre bilanciato. Per finire, il gioco vanta una longevità smisurata per un indie: per scoprire e sbloccare tutto quello che il titolo offre serviranno anche 100 ore. 

Conigliette pixellose

Rabi-Ribi è realizzato in un simpaticissimo stile “pixelloso” molto bello da vedere, merito anche della grande varietà di luoghi presenti da visitare: foreste, montagne innevate, spiagge e molto altro. Belle anche le illustrazioni proposte dal gioco in alcuni eventi particolari condite da un fanservice moderato che non guasta mai. Purtroppo il gioco pecca, e molto, in uno dei campi in cui ci si aspettava una cura maggiore: la fluidità. Rabi-Ribi soffre di quelli che sono veri e propri fastidiosi effetti a rallentatore e non cali di framerate come si potrebbe pensare inizialmente. Questi però si verificano soltanto in alcune mappe ma, fortunatamente, non si riscontrano durante le battaglie contro i boss, dove la velocità di movimento è tutto per schivare i colpi. Altra nota “negativa” è la colonna sonora piuttosto anonima ma tutto sommato in linea con il gioco e il suo stile. Assente il doppiaggio, ma non è da intendersi come un difetto vista la produzione indipendente e come su PC manca anche la traduzione in italiano. In sostanza, dal lato tecnico la versione PlayStation di Rabi-Ribi è un semplice porting, senza novità o miglioramenti rispetto alla piattaforma originale.

In conclusione...
8
“Hugh Hefner approva questo gioco”
Rabi-Ribi mischia saggiamente elementi RPG, piattaforme e bullet hell, dando vita ad un gioco simpatico e originale. Il particolare stile grafico e una trama più profonda di quanto possa sembrare in apparenza, contribuiscono a far notare il titolo in un panorama vasto come quello del mercato indipendente. Di contro abbiamo una struttura di gioco troppo ripetitiva e una fluidità nei movimenti instabile che intacca l'esperienza, soprattutto negli scontri contro i boss. Difetti a parte, Rabi-Ribi è buon gioco dal gameplay divertente e una longevità sopra la media rispetto le produzioni di questo tipo.
Buona trama
Gameplay divertente
Longevo
x Backtracking eccessivo
x Fluidità altalenante

due parole sull'autore
Grande appassionato di JRPG, ma non dice di no se si tratta di altri generi. Ha iniziato a giocare all'età di 5 anni con la sua prima console portatile, il GameBoy e poi passato al mondo PlayStation, ma il primo amore non si scorda mai e dura tutt'oggi. Stufo di aspettare in eterno localizzazioni di giochi che non si vedranno mai in occidente ha intrapreso la via dell'import, causa di grandi sofferenze al suo portafogli
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