Recensione
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Quando i Neon e lo slasher si uniscono nascono opere particolari come Phantom Trigger.

Sono proprio questi due elementi a caratterizzare la produzione del duo ucraino, Bread Team, partendo da una grafica in pixel-art, unendo insieme una storia particolare e un gameplay che mischia elementi di rpg e Action. Potrete approfondire questo titolo su PC acquistandolo su Steam o sul eShop di Nintendo Switch al prezzo di 14,99 €.

Versione Testata: Nintendo Switch

Storia di una malattia e di un cacciatore

Per il comparto narrativo i ragazzi di Bread Team hanno avuto un’idea rischiosa, ma allo stesso tempo geniale: trattare un tema delicato come quello del tumore, ma in un modo completamente diverso. La storia è divisa in due parti, una in cui impersoneremo un uomo di nome Stan e attraverso alcuni momenti della sua vita lo seguiremo nello svilupparsi della malattia. Mentre parallelamente vivremo, tramite il gameplay del gioco, la vita dell’ Outsider. Ad unire questi due elementi è proprio il filo narrativo, poiché il nostro protagonista attraverso le cure sperimentali che gli vengono somministrate, comincia ad avere problemi di memoria, creando all’interno della sua testa un universo alternativo, atto a rappresentare lo svilupparsi del tumore e la sua lotta per la sopravvivenza. Il passaggio da una vita all’altra è dato da alcuni flash che avvengono durante il raggiungimento dei check-point, portandoci a comprendere come le due vite siano legate indissolubilmente. All’interno della sua mente inoltre abbiamo diversi personaggi, ognuno con lo scopo di rappresentare un elemento della vita di Stan. Dal coniglio che rappresenta la sua passione per la cucina, alla ragazza formica, una rappresentazione della moglie del protagonista, intenta a lottare al suo fianco in  questo momento così duro. A rendere ancora più intrigante lo svolgersi della vicenda è la possibilità di ottenere finali multipli a seconda di come ci si vada a rapportare con i diversi personaggi, rendendo così il titolo ampiamente rigiocabile. Sono poi presenti anche alcune possibilità di scelta dei dialoghi, in entrambi i lati della vita del nostro personaggio.

Fruste, Pugni e Spade

Il fulcro del titolo è però da ricercarsi nel gameplay, vero pilastro portante della produzione. Ci troviamo difronte ad un Action rpg, con uno stile di combattimento ragionato legato alla combinazione delle tre armi principali. La prima, disponibile fin da subito, è la frusta, utile per avvicinare a se i nemici o interagire con gli elementi dello scenario. La seconda arma che sbloccheremo è la spada, rapida ma meno letale, legata ad alcuni poteri del ghiaccio. Ultimi ma non meno importanti sono i pugni di fuoco, lenti ma con un forte impatto a livello di danni. A supportare le armi, come nostra unica difesa abbiamo lo scatto, necessario per uscire dalle situazioni più difficili. Combinando queste tre armi  e lo scatto otteniamo così diverse combinazioni di mosse utili per sconfiggere i nemici più ostici. Proprio rimanendo in tema di nemici, il titolo presenta una buona varietà, che si va ad ampliare proseguendo nei livelli di gioco. Sono presenti nemici che attaccano a corto raggio, mostri a forma di televisore che possono attaccare a distanza con raggi laser, altri ancora che possono creare aree che ci danneggiano e così via. Immancabili i boss di fine livello, ardui da battere a meno di scoprire il loro punto debole, spesso legato a una delle nostre armi o combo effettuabili. Proprio i Boss sono una delle pecche della produzione, resi poco comprensibili e più difficili avendo un solo punto debole, a volte anche non troppo semplice da individuare. Inoltre la mancanza di un tutorial o di qualsiasi consiglio in game, a volte, porta a non scoprire subito alcune mosse utili per il completamento del gioco. All’interno del titolo in parallelo al lato più violento e di combattimento, abbiamo quello più ragionato, fornito dai puzzle ambientali del gioco, troppo semplici e legati alle basi del gameplay, come per esempio giochi di memoria o di semplice pressione di pulsanti. Il lato rpg si mostra invece attraverso il potenziamento delle armi e del livello del protagonista. Ogni arma ha una sua barra di esperienza, guadagnabile attraverso la rottura di “specchi del potere”, oppure rompendo i cristalli colorati utilizzando l’arma del colore corretto. Il tutto rendendo più forte il nostro Outsider. Ad ampliare inoltre la voglia di esplorare il mondo di gioco sono i collezionabili, che ci serviranno per proseguire con le quest secondarie di alcuni personaggi che appaiono nel titolo, rendendo il gioco maggiormente longevo. Ultima caratteristica peculiare è l’idea degli sviluppatori di rendere volutamente difficile il gioco, come per esempio iniziando il titolo, in cui ci si ritrova con la difficoltà già settata su Hard, il tutto forse per rendere più impegnativa la nostra prima partita, rendendoci maggiormente pronti alle dure sfide che ci attendono.

Phantom Trigger

Neon a palla

Il comparto tecnico del titolo è di buona qualità, non ci sono problemi nemmeno nella versione Switch, rendendo il titolo facilmente fruibile da tutti. Artisticamente la pixel-art è ben realizzata, con uno stile peculiare particolarmente azzeccato dato dall’utilizzo di colori al Neon, ma gli scenari non sono molto ispirati e limitano i livelli a variare solamente di alcuni elementi, come piccole componenti di contorno. Buona invece la caratterizzazione dei personaggi, belli visivamente e perfetti per rappresentare questo parallelismo dei due universi presenti nel titolo. Mal realizzato il comparto sonoro, che finisce per essere un dimenticabile accompagnamento, si sarebbe potuto fare molto di più in questo ambito per dare un maggior collegamento fra la drammaticità della storia e le musiche che circondano gli eventi. Il lato artistico diviene così uno degli elementi più altalenanti della produzione, abbassando il livello di un gioco che poteva puntare decisamente più in alto, dato lo stile strepitoso, permesso dai Neon che pervadono il titolo.

In conclusione...
7
“Un Devil May Cry retrò al Neon”
Il titolo del piccolo Bread Team riesce a ritagliarsi un posto nei giochi Indie su cui vale la pena fare un pensierino, grazie alla storia intrigante, ben realizzata e con la possibilità di ottenere finali differenti. Phantom Trigger si sarebbe garantito, grazie anche all'ottimo gameplay, un posto nei migliori giochi indie del momento ma purtroppo questo obbiettivo è stato raggiunto solo a metà, a causa di una varietà di ambienti scadente, una colonna sonora non all'altezza e una difficoltà resa troppo alta, sopratutto per la mancanza di un tutorial a supportare i primi approcci al tutto. Il gioco diventa così un ottima proposta per chi cerca un buon action ma è pronto a sudare molte camice per portare a termine l'avventura, senza pretendere troppo dal lato artistico.
Storia ottimamente realizzata
Finali Multipli
Combattimenti ben realizzati e vari
x Comparto sonoro dimenticabile
x Poca varietà negli scenari
x Si sente la mancanza di un tutorial
x Puzzle troppo semplici

due parole sull'autore
Giovane ventenne piemontese, con i videogiochi nel sangue fin dai primi anni di vita, quando suo padre gli diede in mano il pad del Megadrive. Amante dei retrogame e di ogni console che non abbia avuto successo durante la sua storia videoludica. Ne Boxaro ne Sonaro, semplicemente un videogiocatore.
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