Recensione
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Nata da una costola di Shin Megami Tensei, la serie Persona si è rivelata sempre di più essere una colonna portante dei giochi di ruolo giapponesi negli ultimi anni. Nel Novembre 2014 Atlus ha annunciato l’arrivo, per quell’inverno, di Persona 5 con un teaser trailer che ha illuminato gli occhi di tutti i fan che lo aspettavano da tempo. Uscito lo scorso settembre in Giappone, ha conquistato fan e critica proponendosi come uno dei migliori esponenti del genere grazie a un gameplay divertente e uno stile grafico unico. Noi europei abbiamo dovuto attendere qualche mese in più, con una disponibilità su Playstation 4 e Playstation 3 dallo scorso 4 Aprile. Finalmente, però, siamo riusciti a metterci su le mani: sarà il miglior jrpg degli ultimi 10 anni? Scopritelo nella nostra recensione.
Versione testata: Playstation 4

 

Phantom Thieves of Hearts
Può sembrare una barezelletta ma è uno degli avvii più veloci e adrenalinici dell’intera saga

La miglior OST del gioco a far da sottofondo, un casinò illuminato a giorno e una persona misteriosa che scappa da un branco di poliziotti. Può sembrare l’inizio di una barzelletta ma è, invece, uno degli avvii più veloci e adrenalinici dell’intera saga. Nei primi secondi di gioco avremo il pad in mano e saremo costretti a cercare una via di fuga nel tentativo di metterci in salvo, grazie anche ai suggerimenti di persone misteriose che ci stanno parlando nell’auricolare. Il nostro protagonista, però, non riuscirà a salvarsi e verrà portato nella stazione di polizia più vicina. Qui una donna costringerà Akira Kurusu (il suo nome originale che potremo cambiare a nostro piacimento) a ripercorrere i 6 mesi precedenti il suo arresto e come è diventato un membro della squadra conosciuta come Phantom Thieves of Hearts. Da qui si avrà un flashback nel passato che mostra il suo arrivo nella città di Tokyo: a causa di un alterco con una persona molto conosciuta, Akira è stato arrestato e posto sotto tutela di un parente alla lontana, Sojiro Sakura, per un anno. Nel caso non dovesse causare incidenti o problemi allora sarà libero di poter tornare a casa propria, altrimenti sarà denunciato e poi portato in galera. Durante il suo primo giorno di scuola conoscerà Ryuji Sakamoto, un ragazzo frequentante la Shujin Academy come il protagonista, e insieme si ritroveranno per la prima volta in un misterioso castello. Qui i due finiranno prigionieri di un uomo riconosciuto da Ryuji come Suguru Kamoshida, il professore di Educazione Fisica della Shujin, che li condanna a morte per essersi intrufolati ed avergli mancato di rispetto. A causa della tensione e del pericolo Akira risveglia per la prima volta il suo Persona (cioè una rappresentazione del proprio Io interiore), con il quale si scontrerà contro i demoni e intrappolerà Re Kamoshida in cella permettendogli la fuga. Grazie al suo aiuto e a quello di un nuovo amico, un gatto parlante chiamato Morgana, i due riescono a fuggire e a tornare nel mondo reale, in cui non c’è traccia del castello. Nei giorni seguenti i due ragazzi intuiscono che il segreto dell’entrata nel Palace (così vengono chiamati i posti creati dai desideri distorti e corrotti degli adulti) è nell’app che è comparsa all’improvviso ai due sui propri cellulari e attivandola riescono a entrarvi nuovamente. Qui il trio, compreso Morgana, scopre che una serie di studenti, giocatori di pallavolo allenati da Kamoshida, sono attaccati e resi schiavi. Il gatto spiega che quella è la visione che il professore ha dei suoi stessi allievi nella vita reale, cosa che manda su tutte le furie Ryuji permettendogli, di risvegliare Captain Kidd, il suo Persona. I due, stanchi dei soprusi del professore, decidono di formare un gruppo atto a rubare il suo cuore e farlo diventare un individuo migliore. Da qui nascono i Phantom Thieves of Hearts, il cui scopo è quello di rubare i desideri distorti degli adulti e fargliela pagare costringendoli a confessare tutte le loro malefatte.

 

 

Persona 5 si concentra sulla ricerca della libertà dall’oppressione

Se la morte e la ricerca della propria identità erano i temi dei precedenti titoli della saga, in Persona 5 la trama si concentra sulla ricerca della libertà dall’oppressione e dalle prigioni che l’essere umano crea in alcune situazioni. Molti dei personaggi introdotti, infatti, fanno parte di categorie che devono seguire certe regole imposte dalla società giapponese andando a colpire temi attuali come la corruzione o situazioni che hanno avuto un grande peso mediatico nella terra del Sol Levante come le tragedie riguardanti i deragliamenti ferroviari. Per sfruttare al meglio un tema come questo Atlus ha costruito un cast di personaggi ad hoc, che si distacca dai cliché visti negli scorsi capitoli. Se infatti Ryuji può sembrare il classico teppista il suo background, che viene toccato solo leggermente durante la trama e ampliato passando tempo con lui, dimostra come ci sia un motivo serio dietro al suo comportamento. Lo stesso si può dire per qualsiasi membro dei Phantom Thieves, personaggi all’apparenza molto semplici e “classici” che nascondono retroscena costruiti in maniera ottima. Anche i vari antagonisti possiedono una loro psicologia ben precisa che, ricalcando il tema dell’intero gioco, viene messa in evidenza una volta entrati in contatto con i loro Shadow e nei meandri dei Palace.

 

 

Dormire è importante
Morgana opprimerà il povero protagonista

Per quanto riguarda il gameplay Persona 5 mantiene il classico schema che ha sempre contraddistinto la saga. Ogni giorno del nostro calendario sarà diviso in tre parti: la mattina in cui andremo a scuola, il pomeriggio che potremo impiegare per entrare nel Metaverse o per svolgere altre attività e la sera che ci permetterà di visitare molti negozi e intraprendere lavori part-time. Il giocatore potrà decidere come gestire la propria giornata per la maggior parte delle volte. Purtroppo incombenze di trama saltuarie non ci permetteranno di fare ciò che avremmo voluto, ma saremo costretti ad andare a dormire, con Morgana che opprimerà il povero protagonista (come possibile vedere nei meme che tanto vanno di moda nell’ultimo periodo).

Durante le giornate in cui avremo la piena libertà delle nostre azioni, l’obiettivo sarà quello di andare in giro per i vari quartieri di Tokyo (riprodotti molto fedelmente) alla ricerca di cose da fare. Potremo lavorare per guadagnare denaro da utilizzare in equipaggiamenti, alzare le nostre Social Stats (importanti per aumentare il rapporto con alcuni npc) oppure fare la conoscenza dei Confidant, persone che aiuteranno i Phantom Thieves nelle loro attività. Questi prendono il posto dei Social Link, visti nei capitoli precedenti, e permetteranno ad Akira di acquisire abilità uniche in base al personaggio che andremo ad approfondire. Se aumenteremo il rapporto con un membro dei Phantom Thieves acquisiremo la possibilità di avere bonus durante i combattimenti o la possibilità di creare nuovi Persona. Facendo amicizia con personaggi esterni al team potremo sbloccare funzioni del gameplay, nuovi negozi o, addirittura, avere la possibilità di effettuare altre attività una volta tornati dai dungeon.

Oltre a girare per la città di Tokyo, durante le giornate potremo entrare nel Metaverse per esplorare i Palace, nel caso ce ne sia uno attivo, oppure i Memento. I primi sono, come abbiamo già detto in precedenza, la rappresentazione cognitiva di un individuo con dei desideri così forti da distorcere l’ambiente che contiene quello più grande. Partendo da questo principio Atlus ha deciso di creare ambienti unici e personali in cui muoversi in modo stealth, come dei veri ladri, e con puzzle ed enigmi a incorniciare il tutto, andando a rimediare ai dungeon casuali, una delle grandi critiche mosse in passato alla compagnia. Questi, però, non sono stati del tutto eliminati ed è possibile trovarli durante le esplorazioni nel Memento, il Palace collettivo di tutti gli esseri umani che non possiedono forti desideri distorti, che conterrà per lo più missioni secondarie affidateci da alcuni npc o dai nostri Confidant.

 

Tanto i turni sono superati
Il sistema di combattimento di Persona 5 mantiene la formula a turni che ha fatto la fortuna della serie

Il sistema di combattimento di Persona 5 si avvicina molto a quello dei suoi predecessori, mantenendo così la formula a turni che tanto ha fatto la fortuna dell’intera serie. Atlus però, ha voluto rimaneggiare i vari menù per rendere intuitiva l’esperienza anche ai novizi della saga associando le varie azioni ai tasti del pad. Così facendo potremo attaccare il nemico fisicamente, evocare il proprio Persona per usare le sue abilità, usufruire di oggetti o difendersi. Nel caso dovessimo utilizzare una mossa a cui il nemico è debole avremo a disposizione un turno in più, con cui entra in scena una delle gradite novità di questo nuovo capitolo della serie: il Baton Pass. Ottenibile aumentando il livello di Confidant dedicato a un membro del team, quest’ultimo ci permette di passare il testimone (da qui il termine) a un altro membro del party per potergli dare la possibilità di sfruttare le debolezze per atterrare i nemici rimanenti. Una volta che ciò è avvenuto, potremo sfruttare o l’All Out Attack (potentissimo attacco che infligge gravi danni agli avversari) o il ritorno delle contrattazioni. Questa è una meccanica presa da Shin Megami Tensei che ci permette di parlare con i demoni per ottenere oggetti, soldi oppure di poterlo reclutare tra le nostre fila, a patto di rispondere correttamente alle sue domande. Ogni nemico possiede la propria personalità e non sarà facile inizialmente capire come rispondere. Per fortuna, però, durante le fasi avanzate sarà possibile usare le abilità di alcuni Confidant per convincerli ad unirsi immediatamente a noi. I demoni che entreranno nelle nostre fila saranno utilizzabili solo dal protagonista vista la sua abilità unica di poter possedere più Persona all’interno di sé. A questo punto entra in gioco la Velvet Room, una stanza posta in una realtà parallela gestita da Igor e dalle sue aiutanti Justine e Caroline. Qui potremo creare nuovi Persona, grazie alla fusione, fargli imparare nuove abilità, sacrificarli per potenziarne altri e, soprattutto, controllare i nostri progressi della collezione nel compendium. All’inizio non sarà possibile svolgere gran parte delle azioni descritte sopra ma, anche qui, aumentando il grado Confidant di Igor e delle Guardie si sbloccheranno progressivamente sempre più funzioni.

 

Grande cura è stata risposta da Atlus anche nei boss di fine Palace. Questi, oltre a essere nemici formidabili e dal grande quantitativo di vita, sono caratterizzati da meccaniche uniche, come il poterne colpire i punti deboli mandando un nostro alleato allo sbaraglio mentre gli altri lo terranno occupato.

 

 

Perzone stiloseh
Dal punto di vista grafico non può competere con altre esclusive

Persona 5 è un gioco con le basi radicate nella scorsa generazione e si vede. Dal punto di vista puramente grafico non si può di certo comparare a titoli del calibro di The Order: 1886, The Last of Us oppure Horizon: Zero Dawn. Quello Atlus, però, eccelle dal punto di vista stilistico grazie a un’ottima scelta sulla costruzione dei vari menù di gioco e delle finestre di dialogo che finiscono per risaltare e meravigliare il giocatore anche dopo 100 ore. Nota di merito per come gli sviluppatori hanno deciso di gestire il cambio di scena pre e post combattimento nei dungeon grazie a transizioni banali, come può essere il protagonista che inizia a correre mentre a schermo passano informazioni su punti esperienza o yen conquistati. Queste però aumentano di molto l’esperienza all’utente grazie a un minor distacco tra esplorazioni e scontri e l’eliminazione dei caricamenti che, in un jrpg dove il grinding è importante, può essere un elemento di disturbo.
Grande cura è stata posta anche nei filmati, in stile anime e con il motore grafico del gioco, che risultano gradevoli e di grande impatto. Ottima, come sempre, la colonna sonora, creata dal solito Shoji Meguro, che unisce tracce in grado di esaltare il giocatore (come non citare Life Will Change, in assoluto la migliore) ad altre che servono a dare il mood adatto alla situazione.

Uno dei problemi di Persona 5 riguarda la localizzazione. Questa è solamente in lingua inglese e nonostante l’ultimo rinvio (quello dello scorso novembre) servisse a dare una maggiore qualità questa non è proprio perfetta. Alcuni fan hanno deciso di raccogliere i peggiori strafalcioni e di proporli sul web come fu fatto anche in passato con alcuni titoli Nintendo. Nonostante questo Persona 5 non ha molti problemi a tenere i giocatori incollati allo schermo per le oltre 80 ore necessarie per completare la prima run.

 

80 ore minime per completare la prima run, ma noi siamo perfezionisti e ce ne mettiamo 120.

In conclusione...
9.5
“Ora vado a dormire, prima che Morgana cominci a rompere”
Se siete fan dei JRPG potete prendere il voto che vedete di fianco a questo commento e moltiplicarlo per 10, anche 20 volte. Persona 5 è il miglior gioco di ruolo giapponese che sia uscito negli ultimi 10/15 anni nonostante l'utilizzo di meccaniche, a detta di molti, superate. Atlus ha lavorato per rendere questo capitolo della serie fruibile anche a chi non ne abbia mai giocato uno senza, però, snaturare il tutto. Infatti rimangono le tematiche pesanti, una trama seria e adulta con un cast che svolge egregiamente il proprio lavoro, senza risultare mai banali. L'unico grosso problema di questo capolavoro sta nella localizzazione, purtroppo visti anche i problemi con Atlus Japan (che ha dato lo script in ritardo) questa risulta a volte molto forzata e con frasi quasi senza senso. Nonostante questo Persona 5 è un viaggio bellissimo che una volta finito lascia dentro un vuoto enorme.
Sistema di combattimento rinnovato
Trama adulta e non banale
Gameplay divertente
Confidant interessanti
x Localizzazione un po' disastrosa

due parole sull'autore
Nato già con il joypad in mano, possessore di SNES prima ancora che del biberon ma cresciuto con la Playstation nel cuore. Grosso amante dei JRPG e dei titoli sportivi. Recentemente ha acquistato anche una Xbox One così da poter dire la sua su tutto il panorama videoludico attuale.
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