Recensione
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Con il passare del tempo, il crowdfunding è diventato un metodo sempre più utilizzato per permettere a nuovi progetti di venire alla luce. In un’industria videoludica che raramente crede in nuove idee da parte di piccoli sviluppatori, siti come Kickstarter si sono trasformati sempre più in una fucina dove poter presentare e raccogliere fondi per il proprio lavoro. Lo sanno bene i ragazzi di The Deep End Games, studio che ha raccolto forza lavoro anche dai team del primo Bioshock e che, proprio tramite la suddettapiattaforma, ha permesso a Perception di venire pubblicato, dopo il raggiungimento dell’obiettivo dei 150.000 dollari. Ma varrà la pena vestire i panni di Cassie in questa prima avventura del neonato team americano?! Prima di scoprirlo, come di consueto, nella nostra recensione, vi ricordiamo che Perception è già disponibile su Steam e sugli store digitali di PlayStation 4 e Xbox One al prezzo di circa 22 euro.

Versione testata: PlayStation 4

(Wo)Man in the Dark
Alcune storie provenienti dal passato della villa riescono davvero ad emozionare e suscitare interesse nel giocatore

La storia di Perception ci vede nei panni di Cassie, una ragazza completamente cieca che, tormentata da inquietanti visioni, decide di scoprirne l’origine indagando su una misteriosa villa nelle vicinanze di Gloucester. Questo, ovviamente, è solo l’inizio di un incubo che la vedrà assistere a terribili rivelazioni sul passato di quel luogo infestato e sulla lunga storia che sembra collegare diverse famiglia a terribili omicidi/suicidi. La trama di Perception fa fatica ad ingranare a causa di una caratterizzazione altalenante della protagonista e di una storia che, inizialmente, non riesce a sorprendere e a conquistare il giocatore. Con il passare del tempo, però, Cassie diventa un personaggio leggermente più intrigante e alcune storie provenienti dal passato della villa riescono davvero ad emozionare e suscitare interesse sia per la qualità della storia (con qualche colpo di scena ben studiato) che per il metodo con il quale viene narrato. Il finale dell’avventura, purtroppo, abbassa di nuovo leggermente il tiro, ma rimane comunque valido e riesce a non lasciare l’amaro in bocca una volta concluse le avventure di Cassie. Proprio per quanto riguarda Cassie, invece, segnaliamo che è possibile scegliere ad inizio gioco la quantità di voce pensiero che ascolteremo durante la storia, ma trattandosi di un titolo prettamente narrativo noi vi consigliamo di non perdervi una sola linea di dialogo. La storia di Perception si può portare a termine in circa 6 ore, ma segnaliamo comunque la presenza di collezionabili e di qualche “segreto” legato al mondo di gioco che possono aumentare la longevità complessiva di un altro paio di ore. Nulla di particolarmente encomiabile, ma comunque nella media per quanto riguarda questo tipo di produzione.

Il segreto dei suoi occhi
Da un punto di vista prettamente ludico, Perception si presenta come un “walking simulator” condito di elementi horror e semplicissimi puzzle ambientali

Da un punto di vista prettamente ludico, Perception si presenta come un “walking simulator” condito di elementi horror e semplicissimi puzzle ambientali (prendi la chiave, apri la porta). Tutto l’impianto del gameplay, però, si basa su quello che dovrebbe essere il cavallo di battaglia del titolo targato The Deep End Games: la cecità della protagonista. Con la semplice pressione di un tasto, infatti, sarà possibile sbattere il proprio bastone sulle superfici per creare un’onda sonora che ci permetterà di “vedere” gli oggetti circostanti. Questo elemento viene enfatizzato anche dagli oggetti ambientali che, ogniqualvolta emetteranno un suono, andranno a delineare gli oggetti nelle stanze e a permetterci di orientarci all’interno della villa. Tralasciando la sospensione dell’incredulità che aggredisce subito il giocatore quando si utilizzano i “poteri” di Cassie, la cecità della ragazza regala rari momenti registicamente ispirati, risultando non interessante quanto ci si potesse aspettare. Nonostante una progressione abbastanza regolare, ci teniamo a sottolineare come nella seconda metà di gioco il titolo riesca a stuzzicare maggiormente l’attenzione nel giocatore, presentando qualche pericolo in più rispetto alla “presenza” che alberga nella villa. Avete capito bene: non appena varcheremo le porte dell’inquietante edificio saremo perseguitati da una misteriosa entità paranormale che, però, difficilmente riuscirà a mettere in seria difficoltà il giocatore (un po’ come faceva lo xenomorfo in Alien: Isolation) e risultando il più delle volte stupida e/o troppo semplice da aggirare. Insomma, non lo nascondiamo: Perception è un titolo che si fa giocare, ma che difficilmente potremo apprezzare per il suo impianto ludico.

The Eye
Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, Perception offre pochi alti e più di qualche basso

Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, Perception offre pochi alti e più di qualche basso. Il comparto grafico presenta modelli poligonali di dubbia qualità, ma nonostante in un titolo del genere sia più importante l’aspetto artistico rispetto alla mera grafica, non riesce mai a stupire davvero neanche in questa direzione, rendendo il titolo solamente mediocre. Buono il comparto sonoro che, grazie ad una colonna sonora curata e ad una recitazione dei doppiatori particolarmente ispirata, riesce a farsi apprezzare per tutto il corso dell’avventura. Segnaliamo, invece, la poca cura per quanto riguarda l’aspetto grafico dei menù di gioco che, a causa di un’eccessiva semplicità e della mancanza di dettagli di qualsiasi tipo, risulta molto più vicino a quelli di alcuni flash games piuttosto che ad una produzione del livello che ci saremmo aspettati da The Deep End Games. Pochissima attenzione anche per i sottotitoli in italiano che talvolta spariscono e altre volte vengono sostituiti da quelli inglesi senza alcuna spiegazione logica.

 

recensione
Beyond Eyes
"Beyond Eyes". A volte, non serve che un semplice titolo per descrivere un concetto intero: è "oltre gli occhi" che bisogna andare, per poter godere del nuovo titolo Indie di Tiger & Squid e di Team 17. È "oltre gli occhi" che bisogna "guardare",...
In conclusione...
6.5
“Daredevil Simulator 2017”
Perception non si è dimostrato un titolo pessimo, sia chiaro, ma non possiamo non rendervi partecipi della nostra delusione una volta portato a termine il titolo targato The Deep End Games. Una storia con qualche spunto interessante e un comparto sonoro di qualità non riescono a mascherare del tutto un ritmo narrativo altalenante e un gameplay che, per quanto ricco di ottime premesse, ha saputo dimostrarsi estremamente povero. Il fatto che tra gli sviluppatori ci fossero elementi del team di Bioshock e di Dead Space fa solamente storcere maggiormente il naso e, alla fine, ci sentiamo di consigliare l'acquisto di Perception solamente se particolarmente attratti dall'idea di fondo o se siete alla ricerca di un titolo di genere horror diverso rispetto ad altri prodotti presenti sul mercato.
Atmosfera interessante
Qualche momento narrativamente avvincente
Sonoro di qualità
x Storia dal ritmo altalenante
x Gameplay povero
x Si nota in generale poca cura nel prodotto

due parole sull'autore
Il Luca è quell'animale mitologico a metà tra un nerd ed un videogiocatore, ma con la testa di Ca***. Dall'animo tranquillo, pare che questa creatura sia stata vista solamente poche volte in modalità berserk (con ATK+3 e danno da fuoco), ma si narra che, in quei casi, la bestia cambi colore e ripeta solamente una cosa: LUCA SPACCA!
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