Recensione
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Secondo il dizionario della psicologia, la paura è “un’emozione primaria di difesa, provocata da una situazione di pericolo che può essere reale, anticipata dalla previsione, evocata dal ricordo o prodotta dalla fantasia“. Nonostante non sia stato certo il primo titolo a spaventare, Outlast riuscì nel 2013 a conquistare una vasta fetta di pubblico grazie a meccanismi narrativi e a soluzioni di gameplay dal grande carisma, riuscendo con diversi elementi a toccare le corde giuste della psiche umana per causare quella che abbiamo appena letto essere la paura. Nel primo Outlast ci si sente continuamente braccati, circondati da pericoli (imminenti, ma non solo) e alla costante ricerca di una via di fuga che sembra non arrivare mai. Dopo un DLC collegato alla vicenda principale, il 25 aprile 2017 è uscito ufficialmente Outlast II, seconda avventura ambientata nello stesso universo del primo capitolo, ma del tutto slegata al proprio predecessore. Saranno riusciti i ragazzi di Red Barrels a convincere e a spaventare come quattro anni fa?! Prima di continuare a leggere per scoprirlo, vi ricordiamo che Outlast II è disponibile per PlayStation 4, Pc e Xbox One al prezzo di 29.99€ in formato digitale oppure in versione su disco all’interno della Outlast Trinity (contenente anche il primo capitolo e il relativo contenuto aggiuntivo) a 39.99€.

Versione testata: PlayStation 4

Temple Gate is the new Jonestown
L’universo narrativo e lo stesso del primo capitolo, ma le vincende raccontate sono diverse

Come anticipato nella prefazione, Outlast II è ambientato nello stesso universo narrativo del primo capitolo, ma tratta di personaggi e situazioni completamente differenti. Il protagonista della vicenda è Blake Langermann, cameraman professionista che, assieme alla moglie Lynn, si addentra nei canyon dell’Arizona per scoprire cosa si nasconde dietro il misterioso omicidio di una ragazza incinta. La situazione, ovviamente, degenera quasi subito e l’elicottero precipita dopo un misterioso boato seguito da una forte luce. Al suo risveglio, Blake scopre il corpo scuoiato del pilota e non riesce a trovare alcuna traccia della presenza della propria moglie. Questo è solo l’inizio di un violento viaggio nell’orrore che spingerà il cameraman ad attraversare il villaggio di Temple Gate, losco paesino abitato da una setta cristiana che sembra stia attendendo l’arrivo dell’Apocalisse. Tra personaggi completamente squilibrati, visioni di un passato non ben definito, conflitti religiosi all’interno della setta e una dose di violenza difficilmente vista in precedenza all’interno di un videogioco, Outlast II si rivela essere uno dei titoli più malati, maturi e disturbanti presenti sulla piazza.

E sia chiaro: lo diciamo nel senso più positivo possibile.

Il titolo targato Red Barrels sembra ignorare tutti i possibili pregiudizi che potrebbero sorgere quando si parla della violenza nei videogames presentando situazioni davvero estreme e trattando tematiche adulte e angoscianti come il fanatismo religioso, la violenza su minori e lo stupro. Il tutto, inoltre, viene sapientemente raccontato non solo tramite un grande uso di flashback e della voce interiore del protagonista, ma anche grazie ad una moltitudine di file di testo che andranno a delineare un profilo psicologico dei membri della setta davvero disturbante e dal forte impatto. Ammettiamo che il finale di questo capitolo è riuscito a spiazzarci, risultando volontariamente poco chiaro e lasciando una libera interpretazione al giocatore, che si troverà a riflettere a lungo su quanto accaduto nel corso del torbido viaggio di Blake. Probabilmente si poteva cercare di dare una spiegazione più completa a certi eventi, ma non possiamo contestare la scelta degli sviluppatori nel voler realizzare un determinato tipo di finale in quanto si tratta di una decisione che non spetta ai fruitori del prodotto, ma a chi lo realizza. Ottima la longevità del titolo che, a differenza del proprio predecessore, intrattiene per almeno 15 ore di gioco e riesce a presentare location differenti e mai davvero uguali le une dalle altre.

Il buio oltre la siepe
Per quanto riguarda il gameplay, Outlast II si discosta poco dal suo predecessore

Per quanto riguarda il gameplay, Outlast II si discosta poco dal proprio predecessore, mettendoci nei panni di un uomo comune costretto a fare di tutto per sopravvivere. Non potremo, quindi, utilizzare alcun tipo di arma e l’unica soluzione per sfuggire alle grinfie dei nemici sarà quella di nasconderci dalla loro vista. Armadi, barili, erba alta e pozze d’acqua saranno nostri preziosi alleati, mentre dovremo dosare con attenzione le batterie della nostra telecamera. Proprio come nel primo capitolo, infatti, saremo costretti ad utilizzare la nostra macchina da presa per vedere nelle zone più buie, con l’aggiunta (questa volta) della possibilità di attivare il microfono per scoprire la direzione dei rumori e, di conseguenza, per tentare di aggirare i nostri avversari senza allertarli. Buone alcune soluzioni di gameplay che vanno a contaminare l’impianto narrativo, come la possibilità di registrare alcuni momenti con la videocamera per poi poter riguardare i filmati e permettere alla voce pensiero di Blake di dare la propria opinione, caratterizzando in questo modo il protagonista. Nonostante un comparto ludico abbastanza povero, Outlast II dimostra di non aver bisogno di grandi complessità per una messa in scena della paura nel suo modo più puro. Essere costretti continuamente alla fuga, spinti a nasconderci per evitare di venire uccisi e cercando in tutti i modi di superare area dopo area creano emozioni davvero forti nel giocatore, riuscendo nell’intento di spaventare con poche, semplici, azioni. Questo elemento, ovviamente, dimostra ancora una volta come Outlast (sia il primo che il secondo) si dimostri un titolo completamente differente da quel Resident Evil VII al quale è stato associato (erroneamente) più volte, presentando meccaniche di gioco neanche lontanamente accomunabili e spaventando il giocatore con soluzioni narrative differenti.

Il trillo del diavolo
Il comparto tecnico di Outlast II risulta quasi del tutto inattaccabile

Il comparto tecnico di Outlast II risulta quasi del tutto inattaccabile, con modellazioni poligonali dei personaggi riuscite (per quanto con qualche incertezza), ma soprattutto con una direzione artistica davvero di altissimo livello. Vi capiterà spesso di fermarvi per ammirare scorci disturbanti e malati, enfatizzati da un sistema di illuminazione che fa delle molte ombre e delle poche luci il suo punto di forza. Ottimo anche il comparto sonoro che fonde alla perfezione un buon doppiaggio in inglese, una colonna sonora ispirata e lunghi silenzi capaci di straziare il giocatore, nascosto in attesa di venire scoperto dai malati membri della setta cristiana. Del tutto assenti bug o problemi tecnici di alcun tipo, permettendo ad Outlast II di spaventare dall’inizio alla fine senza il minimo calo di frame o di qualsiasi altra problematica.

In conclusione...
9
“Se nel campo di grano spuntava ET bestemmiavo”
Outlast II è un titolo disturbante, violento, angosciante e che difficilmente dimenticherete una volta portato a termine. I ragazzi di Red Barrels sono riusciti nell'intento di creare un gioco dalle meccaniche molto simili al predecessore, ma senza farlo risultare una mera copia grazie ad atmosfere del tutto nuove, ad una trama priva di collegamenti con il primo capitolo e a piccole aggiunte di gameplay che riescono a soddisfare qualsiasi giocatore alla ricerca di un titolo horror dal forte carisma. L'ottima longevità e il prezzo competitivo sono le due ciliegine sulla torta che rendono Outlast II un titolo di altissimo livello, consigliato semplicemente ad ogni appassionato del genere e ad ogni nuovo giocatore alla ricerca di emozioni forti e indimenticabilmente terrificanti.
Trama avvincente e matura
Atmosfera a dir poco disturbante
Gameplay semplice, ma funzionale
Ottima longevità
x Finale che non piacerà a tutti
x Sconsigliato per le persone più sensibili

due parole sull'autore
Il Luca è quell'animale mitologico a metà tra un nerd ed un videogiocatore, ma con la testa di Ca***. Dall'animo tranquillo, pare che questa creatura sia stata vista solamente poche volte in modalità berserk (con ATK+3 e danno da fuoco), ma si narra che, in quei casi, la bestia cambi colore e ripeta solamente una cosa: LUCA SPACCA!
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